Narrativa straniera Romanzi Oltre l'inverno
 

Oltre l'inverno Oltre l'inverno

Oltre l'inverno

Letteratura straniera

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Lucía, cilena espatriata in Canada negli anni del brutale insediamento di Pinochet, ha una storia segnata da profonde cicatrici: la sparizione del fratello all’inizio del regime, un matrimonio fallito, una battaglia contro il cancro, ma ha anche una figlia indipendente e vitale e molta voglia di lasciarsi alle spalle l’inverno. E quando arriva a Brooklyn per un semestre come visiting professor si predispone con saggezza a godere della vita. Richard è un professore universitario spigoloso e appartato. Anche a lui la vita ha lasciato profonde ferite, inutilmente annegate nell’alcol e ora lenite solo dal ferreo autocontrollo con cui gestisce la sua solitudine; la morte di due figli e il suicidio della moglie l’hanno anestetizzato, ma la scossa che gli darà la fresca e spontanea vitalità di Lucía restituirà un senso alla sua esistenza. La giovanissima Evelyn è dovuta fuggire dal Guatemala dove era diventata l’obiettivo di pericolose gang criminali. Arrivata avventurosamente negli Stati Uniti, trova impiego presso una facoltosa famiglia dagli equilibri particolarmente violenti: un figlio disabile rifiutato dal padre, una madre vittima di abusi da parte del marito e alcolizzata, un padre coinvolto in loschi traffici. Un incidente d’auto e il ritrovamento di un cadavere nel bagagliaio della macchina che saranno costretti a far sparire uniranno i destini dei tre protagonisti per alcuni lunghi giorni in cui si scatena una memorabile tempesta di neve che li terrà sotto assedio.


Recensione della Redazione QLibri

 
Oltre l'inverno 2017-11-13 16:29:15 Belmi
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Belmi Opinione inserita da Belmi    13 Novembre, 2017
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Oltre il passato

Ultima opera di un’autrice che ha scritto molto e che cosa curiosa, ho scoperto che da ben trentacinque anni a questa parte, inizia ogni libro l’8 gennaio.
Un’autrice che pur avendo scritto tanto io conosco poco e nulla, vuoi per il pessimo approccio che ho avuto con il libro “Paula” in passato o vuoi per le ultime opere che hanno avuto recensioni non molto alte.. comunque mi sono ripromessa di approfondirla meglio.

Con “Oltre l’inverno” siamo in piena bufera e Brooklyn non è proprio pronta a tutta questa neve che sta bloccando la città. Una moltitudine di persone in una grande città, ma sono tre quelle che interessano a noi:

“Nei tre giorni successivi, mentre la bufera iniziava a stancarsi di castigare la terra per andare a dissolversi nell’oceano, le vite di Lucia Maraz, Richard Bowmaster e Evelyn Ortega si sarebbero legate inestricabilmente”.

Tre persone diverse, tre cittadinanze diverse e tre passati diversi ma tutti accomunati da qualcosa da cui non si riesce ad andare oltre.

Isabel Allende mette a nude le vite dei suoi protagonisti riportando a galla passati da dimenticare. L’Allende parla del suo Sud America, del passato ma anche del presente, toccando il tema dell’immigrazione clandestina e della malavita e di tutto il marcio che toglie la speranza alle persone, che pur nel buio, cercano di trovare la loro piccola fiamma per continuare, anche se sono in molti quelli che s’impegnano per spegnerla del tutto.

Due over 60 e una ragazzina balbuziente si metteranno in gioco e cercheranno di risolvere un problema che ormai è diventato comune, affrontando molte difficoltà che andranno a toccare nel profondo i protagonisti.

Tanto di cappello all’autrice per le tematiche trattate pur essendo cose di cui ho già letto, uno sguardo da chi le ha conosciute più da vicino è sempre importante. Quello che personalmente invece non posso negare è la poca empatia trasmessa. La storia si alterna fra presente e racconti passati e nel passato sono molte le cose toccanti che succedono, ma restano solo in superficie, come se il lettore si trovasse a leggere di una catastrofe su un giornale, non come se leggesse la sofferenza che il protagonista sta provando e ha provato. Posso fare un esempio per spiegarmi meglio: sono una lettrice che assimila (effetto spugna) quello che legge e la mia sensibilità mi spinge sempre ad abbandonare alcune letture la sera per evitare di rivivere certe scene appena lette..questo libro l’ho potuto tranquillamente leggere la sera, perché pur trattando argomenti molto forti, mi sono scivolati addosso. Li ho recepiti, li ho letti e poi ho voltato pagina e quando si legge certi argomenti, non si dovrebbe mai solo voltare pagina.

Spero di essere stata chiara, una storia interessante per le tematiche ma molto meno per quello che trasmette e quel tocco di giallo ci può stare come no..

Buona lettura.

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Oltre l'inverno 2018-01-13 09:29:45 eugrizzo
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eugrizzo Opinione inserita da eugrizzo    13 Gennaio, 2018
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Un gelido inverno

Isabelle Allende è forse una delle scrittrici più sensibili e duttili, capace di coniugare il realismo magico di Garcia Marquez a quello storico del golpe militare in Cile del 1973 culminato con la la morte di Salvador Allende (cugino del padre).
Oltre l’inverno, l’ultimo romanzo, ha una genesi anomala. Vive di lunghe descrizioni, un respiro gelato che sa di neve in una Brooklyn flagellata da una tempesta, questo scritto, invogliando il lettore a gustarselo, sotto un’abbondante dose di coperte e con una tazza di cioccolata calda sul comodino.
Sono tre storie, ognuna narrata secondo un personale punto di vista: quello di Richard Bowmaster, professore universitario solitario e riservato, di Lucia Maraz, sua vicina di casa e di Evelyn Ortega, immigrata clandestina dal Guatemala, i cui destini si trovano “aggrovigliati” in un appartamento di un caseggiato alla periferia New York.
Tre persone diverse, tre cittadinanze diverse e tre passati diversi tutti accomunati da qualcosa che conserva le ombre del passato da cui riaffiorano nomi e voci che tutti e tre non avevano più voluto, per scelta, ricordare.
E il pretesto della “rimembranza” arriva quasi subito, dopo trenta pagine: un tamponamento causale -durante il ritorno dal veterinario a cui Richard aveva portato uno dei quattro gatti, finito mezzo avvelenato dopo aver bevuto per sbaglio l’antigelo- da parte di Richard alla macchina di Evelyn, o, almeno, dei “padroni” di Evelyn visto che lei lavora come cameriera in una facoltosa famiglia non propriamente dalle abitudini e dall’amor proprio cristalline (il pater-familias, Frank Leroy è un violento, succube la moglie mentre il figlio è un tredicenne affetto da paralisi cerebrale).
Aggiungiamo un cadavere, quello di Katherine, la badante dell’adolescente, nel bagagliaio della macchina guidata appunto dalla silente cameriera (come c’è finita e chi l’ha messo??) e una storia che mette a nudo i personaggi e abbiamo “lo scheletro” della vicenda.
Una vicenda che la scrittrice dimostra di conoscere bene, inutile nasconderlo e sa narrare con rara grazia e dolcezza con un’abbondante dose di tristezza e dolore (vedi la storia di Evelyn, tra le più “forti”), i rapporti tra i tre protagonisti caratterizzati da sapienti flash-back.
Richard, ebreo scampato miracolosamente grazie al padre allo sterminio nazista, ha avuto nella vita profonde ferite, inutilmente annegate nell’alcol e ora lenite solo dal ferreo autocontrollo con cui gestisce la sua solitudine; la morte dei due figli (indotta dall’uomo) e il suicidio della moglie Anita, l’hanno anestetizzato anche nell’attenzione e nella vitalità che Lucia, vorrebbe donargli.
Dall’altro una giovane Evelyn balbuziente, distrutta dalla morte dei fratelli finiti invischiati in Guatemala in traffici di droga di malavitosi (che non si son fatti scrupolo di violentarla) è lo specchio “giovane” e insicuro di Lucìa, matura cilena dissidente al golpe di Pinochet anch’essa riuscita a scappare alle rappresaglie del governo militare che le ha ucciso il fratello, simpatizzante socialista di Allende.
I tre destini convergono in uno mediante la forma del “thriller” che ne fa da collante insieme al biografismo della scrittrice, nelle colpe del suo Sud America, nella storia di immigrati clandestini, sempre osteggiati da un potere marcio che toglie loro speranza, annichilendo ogni dignità e velleità di scelta.

Nel buio, incapaci di vedere l’arabesco che le tre parche hanno loro riservato, Richard, Lucia ed Evelyn cercano di trovare la loro piccola fiamma per continuare, nonostante soffi e bufere (non solo quella che colpisce senza pietà New York all’inizio) glielo impediscano, a vivere in un presente dove la tensione è alle porte, pronta a esplodere con atti feroci di violenza che sottopongono i nostri eroi a non facili scelte da affrontare. Su tutte però rimane l’amore, l’amore salvifico. Come ci riferisce Allende: basta rotolarsi nelle pene del passato. L’unico rimedio per tutte le disgrazie è l’amore. Non è la forza di gravità a mantenere in equilibrio l’universo ma quella adesiva dell’amore.
Oltre l’inverno bascula con un meccanismo preciso e bilanciato tra due “mondi”, forza e al tempo stesso punto debole della struttura: nonostante la scrittura fluida della Allende (su cui giustamente sapevo di poter contare non essendo il primo romanzo che leggo), la potenza narrativa degli eventi trascorsi rimane in superficie, come fatto di cronaca asettico, senza la dovuta piena sofferenza morale dei protagonisti ben delineati psicologicamente ma sterili nelle loro azioni.
I continui flash-back inoltre, da un lato rallentano l’evoluzione narrativa (alcuni capitoli del golpe sembrano presi da un libro di storia moderna), ma dall’altro, con una ricchezza emotiva, riescono, -cosa non da poco- a comunicare con la dovuta efficacia il difficile ruolo del destino e la scelta, forzata o meno, che questo inevitabilmente provoca nella nostra vita.

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