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I testamenti
 
I testamenti 2020-02-16 08:04:37 Alice
Voto medio 
 
4.8
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
Opinione inserita da Alice    16 Febbraio, 2020

LA PERFEZIONE (QUASI)

Da dove cominciare a parlare di questo libro, che la maggior parte dei lettori mondiali del genere distopico stava aspettando come si aspetta l’arrivo di Babbo Natale? Iniziamo dal dire, togliendoci subito dall’impaccio, che il libro è un capolavoro! Se possibile, ancora meglio del suo predecessore “Il racconto dell’ancella”, anzi no, è migliore e infatti è, per ora, il miglior libro che la sottoscritta abbia letto nel 2019. E con queste premesse vediamo di riallacciare tutti i pensieri che ho in testa e cercare di spiegarvi perché DOVETE ASSOLUTAMENTE ACQUISTARE questo romanzo.

Partiamo dal raccontare qualcosa della trama, che sarà ben poca cosa, perché raccontando la trama si rischia di spoilerare la qualunque e togliere i vari colpi di scena che vengono narrati nel libro e parlo soprattutto per chi ha già letto “Il racconto dell’Ancella”, che in questo sequel tanto atteso, scoprirà chi e cosa è stato a far cadere il regime teocratico di Gilead – cosa che chiunque di noi aspettava con ansia di sapere. Sì, perché tutti, finendo l’ancella avevamo inteso che Gilead era caduta in modo alquanto rovinoso, ma non sapevamo come, perché e chi. Ecco: qui avremo le risposte a cui anelavamo. E saranno risposte scioccanti. La storia dei Testamenti, parte quindici anni dopo i resoconti su audiocassetta lasciati da Difred e si snoda su tre personaggi molto importanti. Il primo lo conosciamo bene, Zia Lydia, una delle fondatrici delle Zie che sta scrivendo un lascito apocrifo per un lettore futuro. Il secondo è una ragazzina di Gilead, Agnes Jemima, figlia di un Comandante che dopo la morte della madre scopre che non è figlia dei due, ma di un’Ancella che è scappata. Il terzo personaggio è una ragazzina di appena 16 anni che vive in Canada, quindi libera, ma dopo che i suoi genitori muoiono in un attentato, scopre che è la figlia di un’Ancella fuggita da Gilead.

Purtroppo mi fermo qui, perché sennò racconterei troppo e, come sempre, non voglio fare spoiler. Sappiate solo che già dai primi capitoli succedono cose che vi lasceranno a bocca aperta.
La Atwood ci ha fatto aspettare ben 34 anni per scrivere questo sequel e in questi anni sembra che nulla sia cambiato, anzi, se proprio devo dirla tutta, la situazione mondiale è anche peggiorata. E di molto. Ritroviamo qui dentro l’abiura completa delle dittature, dei populismi e dei rigurgiti di nazionalismo che infestano i nostri giorni. Troviamo l’urlo silenzioso delle donne di tutto il mondo, quelle donne che vengono vessate, silenziate, violate, usate per i propri abietti piaceri, picchiate, segregate e uccise come se fossero di proprietà dell’uomo. Come se fossero un trofeo da mostrare e buttare in soffitta quando non serve più. Questo libro è intriso di femminismo in ogni pagina, in ogni riga e in ogni parola. Ma, attenzione, non parliamo di un femminismo atto a rovesciare un ordine precostituito da alcuni individui, ma un femminismo che serve solo per poter vivere meglio la condizione di donna. La Atwood in questo è una vera ape regina, una donna a cui guardare e prendere esempio per cercare di elevarsi a rango di letterata ed è per questo che una delle cose che vengono vietate alle donne di Gilead è l’imparare a leggere e scrivere. Leggere è la forma di libertà più grande che possa esistere e vietarlo porta all’ignoranza, che porta al populismo e a credenze sbagliate e che oscurano le verità a cui dovremmo ambire tutti, uomini e donne.

Nel libro ho ritrovato anche delle citazioni a George Orwell che mi hanno fatto emozionare, come quando Zia Lydia, parlando al Comandante degli Occhi, Judd dice: “Certe volte, due più due fa veramente quattro”, il contrario della frase che in “1984” , McCarthy ripeteva a Winston per “indottrinarlo” alla politica del Partito (“2 + 2 = 5”) . E non sono certo le uniche somiglianze con il grande romanzo di Orwell, per esempio posso nominare la “particicuzione” e riportarla alla mezz’ora d’odio di “1984” e poi riportarla nella realtà a quelle trasmissioni televisive dove tutti urlano contro tutti – e farebbero anche altro se lasciati liberi.
Il libro si legge benissimo. I capitoli sono della lunghezza giusta, né corti né lunghi e la scrittura è ritmata e frizzante. Rispetto al “Racconto dell’ancella” credo di poter dire che la traduzione odierna ha fatto molto per alleggerire questo nuovo libro. Il “Racconto dell’ancella”, essendo stato scritto nel 1985 aveva una scrittura adatta a quel tempo, più ridondante e cupa, mentre questo libro, essendo stato scritto ora, rappresenta di più il parlato odierno e quindi risulta più semplice da leggere e capire.
L’unico neo, se così vogliamo chiamarlo, è stata la scelta di non tradurre i nomi delle Ancelle e lasciarli con i nomi inglesi. Ad esempio noi conosciamo difred e non “offred” e la conosce come difred anche chi sta seguendo il serial di grande successo “The Handmaid’s tales” (giunto alla terza stagione, dove seguiamo passo passo la lotta dell’ancella più famosa per rovesciare Gilead, che si vá ad inserire tra i due libri come racconto spazio-tempo). Cosa che non inficia il mio giudizio di capolavoro per questo libro.

Alla fine, posso affermare senza paura di essere corretta che Margaret Atwood è la vera madrina del genere distopico classico e tutti gli scrittori/lettori che si approcciano a questo genere dovrebbero avere un suo santino nel portafoglio e prendere esempio da lei e da quello che vuole comunicare con i suoi libri (ricordo che ne ha scritti decine, andate a fare una ricerca sugli store online).
Insomma, leggetelo. Leggetelo. Leggetelo.
Vi innamorerete come mi sono innamorata io di questo genere, vero termometro dei problemi che affliggono il nostro bel pianeta.

Ps: sarà per questo che sta avendo così successo in questi ultimi mesi e stanno uscendo parecchi libri distopici?

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Il racconto dell'ancella
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