Dettagli Recensione

 
Il racconto dell'ancella
 
Il racconto dell'ancella 2022-03-29 21:39:43 Martina248
Voto medio 
 
4.8
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
Martina248 Opinione inserita da Martina248    29 Marzo, 2022
Top 500 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Abituarsi all'abitudine

Poco sappiamo della protagonista di questo libro; neanche il titolo allude al suo essere ma solo al suo ruolo: ancella.
Il nome narra un destino e quello che il regime di Gilead assegna alle sue ancelle racconta l’unica sorte possibile per una donna fertile che vive a Gilead: l’appartenza ad un uomo. Ogni donna è spogliata del suo essere per divenire puro accessorio, mezzo dei potenti per perpetuare la loro specie: June viene ridotta a Of-Fred.
Il regime nasce dalle migliori intenzioni: far rifiorire un mondo oppresso da disastri ambientali, tornare a scorgere una crescita nella natalità, portare ordine in una contemporaneità dominata dal caos. Eppure, viene da chiedersi a scapito di chi tali piani si perseguano, quando anche gli stessi uomini, a capo del sistema, ne sono schiavi a loro volta. Una società che riduce la donna a oggetto, che le toglie ogni valore se non la riproduzione, nega al contempo l'umanità dell’uomo. Perché umanità è nella relazione e neanche Fred ha più diritto al dialogo che elemosina alla sua ancella.
Atwood sceglie uno stile lineare e, al tempo stesso, narrativamente ben pensato. Il salto schizofrenico tra passato e presente, il racconto frammentario di Of-Fred ben rendono lo smarrimento della protagonista.
Restano molti dubbi al lettore: come è avvenuto il passaggio dall’antico mondo a Gilead? Cosa avviene una volta che le ancella saranno ormai anziane e non più fertili? Esiste una possibilità di sovvertimento dell’ordine? Sono risposte che il lettore non ha perché neanche il suo narratore può darvi risposta. Anche noi entriamo a far parte di Gilead e della sua manipolazione.
June ci offre, però uno scenario: ciò che rende la distopia realtà è l’abituarsi all’abitudine, il lasciar scorrere senza alzare lo sguardo.
Quel che, invece, alimenta la vita, nel regno della distopia, è solo una flebile speranza in parole non totalmente comprese, a cui ci si aggrappa, quando tutto pare perduto: Nolite te bastardes carborundorum.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Altri distopici, Orwell per primo
Trovi utile questa opinione? 
60
Segnala questa recensione ad un moderatore

Commenti

Per inserire la tua opinione devi essere registrato.

Le recensioni delle più recenti novità editoriali

La casa delle luci
Valutazione Utenti
 
2.5 (1)
Bournville
Valutazione Utenti
 
3.0 (1)
Brave ragazze, cattivo sangue
Valutazione Utenti
 
4.3 (1)
Angélique
Valutazione Redazione QLibri
 
2.8
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
La vita in tasca
Valutazione Utenti
 
3.8 (1)
Un cuore nero inchiostro
Valutazione Redazione QLibri
 
5.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Oblio e perdono
Valutazione Utenti
 
3.0 (1)
Respira
Valutazione Redazione QLibri
 
5.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Una piccola pace
Valutazione Utenti
 
3.8 (1)
Il male che gli uomini fanno
Valutazione Utenti
 
3.8 (1)
Una buona madre
Valutazione Utenti
 
3.5 (1)
La maschera di marmo
Valutazione Utenti
 
3.0 (1)

Altri contenuti interessanti su QLibri

L'eclisse di Laken Cottle
Il pianeta del silenzio
Il maestro della cascata
La luna è una severa maestra
Verso il paradiso
Terminus radioso
La fiaba nucleare dell'uomo bambino
Ritorno dall'universo
Un oscuro scrutare
Tutto il nostro sangue
Fiori per Algernon
Nel paese dei ciechi
La classe
L'invincibile
Dirk Gently, agenzia investigativa olistica
I simulacri