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Dalla Chiesa

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Giovanissimo incursore durante la Seconda guerra mondiale, dopo l'8 settembre partigiano sulle coste adriatiche, poi in Sicilia a caccia di latitanti nelle campagne dove spadroneggiava il bandito Giuliano, quindi a Milano alle prese con alcuni grandi delitti «mediatici» in una città in pieno boom economico. Per il generale Carlo Alberto dalla Chiesa questi furono gli esordi di una straordinaria carriera da comandante, sempre in prima linea nella lotta alla criminalità e al servizio dello Stato. Nella lunga battaglia contro la mafia, quando sfidò il sistema di potere dei boss e si scontrò con la loro capacità di «aggiustare» i processi ed evitare condanne, e poi negli anni bui del terrorismo, quando fu chiamato a guidare la ferma reazione delle istituzioni contro la minaccia eversiva delle Brigate rosse, il generale fu sempre sul campo accanto ai propri uomini, e unì carisma, intuito, coraggio a un metodo d'indagine che avrebbe fatto scuola. Marito e padre affettuoso, fine psicologo (i principali pentimenti di brigatisti furono merito suo), Carlo Alberto dalla Chiesa è stato, innanzitutto, un carabiniere. E il congedo dall'Arma, in occasione della sua nomina a prefetto di Palermo, fu un dolore che faticò a descrivere: scelto ancora una volta dalla politica come uomo della provvidenza, nella stagione più sanguinosa della guerra di mafia fu lasciato solo, quando Cosa nostra decise di eliminarlo perché in poco tempo aveva svelato interessi criminali che solo anni dopo sarebbero emersi con chiarezza dalle inchieste giudiziarie.

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Dalla Chiesa 2018-02-01 09:53:00 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    01 Febbraio, 2018
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Il vuoto di un generale

Andrea Galli è giornalista al Corriere della Sera, dove si occupa di cronaca nera e di inchieste, seguendo fatti nazionali ed internazionali. Ha pubblicato: Cacciatori di mafiosi, Il patriarca e Carabinieri per la libertà. Ora giunge in libreria con un libro intitolato: Dalla Chiesa, che ha un sottotitolo indicativo: Storia del generale dei carabinieri che sconfisse il terrorismo e morì a Palermo ucciso dalla mafia. In poche, precise ed attente, parole il succo del testo.

Ma chi è stato il Generale Dalla Chiesa? Ce li spiega sinteticamente Aldo Cazzullo, nella prefazione:

“Dalla Chiesa è l’uomo che ha sconfitto il terrorismo rosso. Ed è stato assassinato, non sconfitto, dalla mafia. La sua morte apre una stagione chiusa dall’assassinio di Falcone e Borsellino, e dal riscatto dello Stato. (…) Era un uomo chiamato a districarsi fra poteri invisibili ed occulti. (…) Alla fine della sua parabola fu un uomo lasciato solo. (…) Di questo possiamo essere certi: era un italiano di cui poter andare orgogliosi.”.

Giovanissimo incursore durante la Seconda Guerra mondiale, dopo l’8 settembre partigiano sulle coste adriatiche, poi in Sicilia a caccia di latitanti nelle campagne dove spadroneggiava il bandito Giuliano, quindi a Milano alle prese con alcuni grandi delitti “mediatici” in una città in preda al pieno boom economico. Per il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa questi furono gli esordi di una straordinaria carriera da comandante, sempre in prima linea nella lotta alla criminalità al servizio dello Stato. Nella lunga battaglia contro la mafia, sfidò il sistema di potere dei boss e si scontrò con la loro capacità di “aggiustare” i processi ed evitare condanne, e poi negli anni bui del terrorismo, quando fu chiamato a guidare la ferma reazione delle istituzioni contro la minaccia eversiva delle Brigate Rosse, il generale fu sempre sul campo accanto ai suoi uomini, e unì carisma, intuito, coraggio ad un metodo d’indagine che avrebbe fatto scuola. Marito e padre affettuoso, fine psicologo ( i principali pentimenti dei brigatisti furono merito suo), Carlo Alberto Dalla Chiesa è stato,innanzitutto, un carabiniere. E il congedo dall’Arma, in occasione della sua nomina a prefetto di Palermo, fu un dolore che faticò a descrivere: scelto ancora una volta dalla politica come uomo della provvidenza, nella stagione più sanguinosa della guerra di mafia fu lasciato solo, quando Cosa Nostra decise di eliminarlo perché in poco tempo aveva svelato interessi criminali che solo anni dopo sarebbero emersi con chiarezza nelle inchieste giudiziarie. Attingendo a rapporti ed informative, visitando i luoghi che lo videro cogliere successi investigativi, tra pedinamenti ed arresti, e soprattutto condividendo segreti operativi e retroscena inediti dagli uomini che gli furono accanto, Andrea Galli ha ricostruito in questo libro la vicenda umana e professionale del più famoso Carabinieri d’Italia, trentacinque anni dopo il tragico attentato a via Carini a Palermo, il 3 settembre 1982, e insieme tracciato un racconto che, dal secondo dopoguerra a oggi, segue il filo rosso della drammatica e spesso misteriosa storia del nostro Paese, ripercorsa attraverso la biografia di un suo indimenticato protagonista chiamato a “essere al centro della fiducia e della credibilità dello Stato.”

In particolare l’autore nota come:

“persistono zone d’ombra sia nelle modalità con le quali il generale è stato mandato in Sicilia (praticamente solo e senza mezzi) a fronteggiare il fenomeno mafioso, sia nella consistenza di specifici interessi, anche all’interno delle istituzioni, volti all’eliminazione del pericolo costituito dalla determinazione e dalla capacità del generale.”

A così tanti anni di distanza, finalmente il libro di Andrea Galli tenta, almeno parzialmente, di riempire quel vuoto, terribile ed assoluto, di verità.

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