Saggistica Storia e biografie I gas di Mussolini. Il fascismo e la guerra d'Etiopia
 

I gas di Mussolini. Il fascismo e la guerra d'Etiopia I gas di Mussolini. Il fascismo e la guerra d'Etiopia

I gas di Mussolini. Il fascismo e la guerra d'Etiopia

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Il mito della presunta "diversità" del nostro colonialismo, della sua umanità e tolleranza, ha a lungo consentito di rimuovere i sensi di colpa e oscurato la necessità di un'indagine rigorosa. La guerra chimica scatenata dal fascismo in Etiopia rimane uno dei capitoli più oscuri e controversi del nostro recente passato; questo volume, nel fornire una ricostruzione rigorosamente scientifica, intende costituire anche una sorta di deterrente contro le facili riabilitazioni del regime mussoliniano. Ai saggi di Del Boca si accompagnano scritti di Rochat, Pedriali e Gentili, che documentano le strategie dei comandi italiani riguardo all'uso di armi chimiche, e il testo dei telegrammi inviati da Mussolini a Badoglio e Graziani, dai quali emerge il quadro di una campagna militare progettata come una vera e propria guerra di sterminio. Questa nuova edizione è arricchita da una prefazione di Nicola Labanca.



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I gas di Mussolini. Il fascismo e la guerra d'Etiopia 2018-09-18 10:14:07 Renzo Montagnoli
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Renzo Montagnoli Opinione inserita da Renzo Montagnoli    18 Settembre, 2018
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La verità negata

Che in epoca fascista sia stata stesa una pesante coltre sulle nostre operazioni coloniali in Etiopia e in particolare sull’uso, non sporadico, che si fece dei gas asfissianti e urticanti è comprensibile, anche se ovviamente non giustificabile; che poi nel dopo guerra, quindi in periodo repubblicano, ci sia stato un netto ostracismo per quanto concerne appunto la questione del nostro ricorso a queste armi, messe al bando nella Convenzione di Ginevra, peraltro da noi sottoscritta, appare del tutto illogico; approfondendo l’argomento, si viene fin da quasi subito a scoprire che questa atroce verità cozzerebbe con l’immagine, che ci siamo attribuiti, di italiani sempre brava gente e della vulgata secondo la quale in occasione delle guerre coloniali adottammo in ogni circostanza un comportamento umano, perfino quasi amichevole. E’ vero che in alcuni teatri di guerra ci comportammo in modo civile e onorevole, ma è altrettanto vero che in altri fummo dei massacratori, né più né meno dei famigerati tedeschi. In questo contesto trova quindi una spiegazione il comportamento tenuto a livello governativo e militare nei confronti dello storico Angelo Del Boca, che pur in possesso di scarse e scarne notizie che parlavano dell’uso da parte nostra dei gas chiedeva invano con insistenza e a gran voce che fosse possibile accedere ad archivi altrimenti riservati. Nonostante l’evidente ostracismo, le minacce, la chiusura netta, poco a poco si alzò questo pesante velo di omertà e così non solo trovò conferma il nostro metodico utilizzo di iprite e di fosgene, oltre che di arsina, ma anche la preponderanza di tali mezzi di distruzione in una guerra che, almeno sulla carta, avremmo dovuto vincere nel giro massimo di un mese. Questo saggio storico, a cui hanno contribuito, oltre ad Angelo Del Boca, Giorgio Rochat, Ferdinando Pedriali e Roberto Gentili, è frutto di un articolato e complesso lavoro svolto negli archivi militari, ricerche che, pur nella loro incompletezza, hanno evidenziato una precisa volontà di Mussolini di arrivare alla vittoria con qualsiasi mezzo, ivi compresi i gas, di cui, in più di un telegramma, di volta in volta autorizzò l’uso a Badoglio quando questi, motu proprio, già li aveva impiegati in battaglia. Sebbene il ricorso a tali armi fosse coperto da segreto, la loro diffusione, soprattutto nel bombardamento aereo, era tale che non pochi dovevano esserne a conoscenza; fra chi ignorava c’è anche il famoso storico e giornalista Indro Montanelli che avviò una querelle pesantissima nei confronti di Angelo Del Boca, un conflitto durato anni, fino a quando il giornalista toscano si convinse e decise di smettere, riconoscendo la validità delle asserzioni sull’impiego dei gas e adducendo la scusa che quando lui era là al fronte non ne aveva mai avuto sentore.
Le pagine di questo saggio, a volte poco avvincenti nella cruda elencazione delle azioni condotte con queste armi, del loro quantitativo impiegato, distinte per tipologia, è in grado però di offrire un quadro d’insieme tale da poter smentire più d’uno che, messo alle strette, ne ammettesse un uso esclusivamente sporadico (e infatti ci fu chi ebbe questa infelice idea).
Si tratta di ben altro, quindi, della semplice contestazione della diversità del nostro colonialismo, intriso di tolleranza, di umanità, e che è servito a rimuovere il senso di colpa; praticammo invece scientemente una guerra di sterminio nei confronti di esseri umani che il regime, e non pochi italiani, consideravano inferiori, bestie o anche peggio.
Il saggio è pertanto da leggere, perché solo avendo una esatta e completa conoscenza del nostro passato possiamo sperare di costruire un futuro migliore.

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