Saggistica Storia e biografie I grandi miti greci
 

I grandi miti greci I grandi miti greci

I grandi miti greci

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Si può raccontare un mito nato migliaia di anni fa rendendolo divertente e interessante per il lettore del Duemila? Si può eccome, soprattutto se a farlo è Luciano De Crescenzo, con la sua inconfondibile grazia e ironia. In questo libro l'ingegnere-filosofo torna alla terra e all'epoca che più ama, l'antichità greca, per narrarci storie immortali che parlano di dèi, eroi, ninfe, sirene, ma anche di uomini comuni con le loro grandezze e le loro miserie. Celebri e commoventi vicende d'amore, imprese avventurose, imprevedibili metamorfosi, eroiche epopee. Da Ulisse a Narciso, da Zeus a Dafne, Luciano de Crescenzo traccia così, novello Omero, un affresco vivo e partecipe di un patrimonio di leggende unico al mondo.

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I grandi miti greci 2016-07-22 14:00:02 Todaoda
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Todaoda Opinione inserita da Todaoda    22 Luglio, 2016
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Modernità

C’è qualcosa relativo alla divinità che spinge alcuni ad indagare costantemente nella sfera del mito e della leggenda. Qualcuno, i più religiosi, ritengono sia questa una “spinta dall’alto” una nostra pulsione, come una sorta di ispirazione a ricongiungerci alla matrice originale che ci ha creato; altri i più materialisti riconducono l’interesse che ancora oggi suscita l’argomento a un’ evoluzione dell’illusione infantile di onnipotenza: che bello se bastasse uno schiocco di dita per creare un cataclisma e spazzar via tutti i nostri problemi o una parola magica e sacra perché si avverassero i nostri desideri! Certo da esseri onnipotenti sarebbe lecito domandarsi se avremmo ancora desideri, ma non divaghiamo. Entrambe le teorie comunque per quanto valide (pur riconoscendone la loro indimostrabilità) non considerano però una terza possibilità, un’ opzione che, concentrandoci ora sul lavoro di De Crescenzo, risulta quanto mai portante ed evidente: l’umanità. La profonda, sacra eppur carnale umanità dell’elemento divino.
De Crescenzo tiene particolarmente a questo aspetto della mitologia e per ogni racconto, episodio, riflessione non manca mai di sottolinearlo. E a ben vedere è un punto particolarmente interessante del suo trattato-racconto: gli Dei, specialmente quelli del pantheon greco, provano come noi emozioni, ci dice l’autore, provano come noi sensazioni e sentimenti, ragionano come noi, perfino ridono come noi e spesso inoltre si concedono ai nostri stessi vizi. Insomma ci assomigliano in tutto e per tutto. Ed è proprio questa somiglianza che ci lega profondamente a loro e stimola la nostra curiosità. È bene considerare tra l’altro che oggi giorno questo legame è ancora più evidente al cospetto delle divinità antiche, poichè, riconosciutane la loro fallace superficialità, constatatane la loro provinciale trivialità, il parallelo con l’essere umano è molto più diretto e semplice che con le più complesse e forse furbe divinità moderne. A differenza infatti degli Dei moderni, di fronte ai quali forse ci sentiamo ancora in soggezione, (o per lo meno in soggezione nei confronti di coloro che credeno alla loro superiorità), con gli Dei antichi possiamo ammettere in tutta onestà che sono copie identiche degli esseri umani, che sono esattamente come noi, se non peggio, che insomma sono (badate bene!) fatti a nostra immagine e somiglianza. Pertanto raccontare della loro mitologia può facilmente diventare un pretesto o uno stratagemma per parlare di noi stessi, evidenziare i loro difetti può diventare un modo per evidenziare i nostri difetti, ridere dei loro timori (giacché ne provano) puó essere un modo per esorcizzare i nostri.
Di fatto la mitologia antica oggi giorno rischia di esserci perfino più utile di quella moderna: quanti infatti si affidano ancora ad una entità esterna e presuntamente superiore per sconfiggere i propri demoni e quanti invece preferiscono un’ analisi (o autoanalisi) magari alleggerita da interessanti e divertenti metafore (come in questo libro), per trovare in se stessi la forza e il coraggio di guardarsi in faccia?
Nessuna sorpresa dunque che il tema della mitologia desti ancora così tanto interesse... o forse sì?
Effettivamente un poco sorprende, tanto quanto almeno il coraggio di De Crescenzo nel scriverne, nel corso degli anni infatti la mitologia è stata così a lungo dibattuta, studiata, forzatamente indottrinata a schiere di annoiati studenti, da pensare che ormai avesse perso gran parte del suo fascino e dunque della sua utilità. Tuttavia le più recenti uscite letterarie e cinematografiche smentiscono categoricamente questa proiezione. Certo non si legge o si vede più gli Dei nel loro contesto originale, i prodotti odierni sono molto più simili ai fumetti dei supereroi, ma in fondo, pur derubati della loro connotazione classica, pur sempre di figure mitologiche si tratta e tra lampi e colpi di scena qualche “verità” storica la serbano ancora.
Voglio credere che il libro di De Crescenzo sia il capostipite di questo rinnovato interesse del grande pubblico per questi temi (si sa bene in realtà che non è così e le Majors hollywoodiane probabilmente non sanno neppure chi sia il filosofo nostrano...) o, se non il capostipite, almeno il precursore; voglio credere che I grandi miti greci con la sua verve, con la sua mordace e un po’ commerciale guasconeria, con il suo raccontare fuor dagli schemi, da ottiche certamente più attuali dei sussidiari scolastici, sia un’opera precorritrice di tutto questo multimilionario recente movimento di riscoperta degli antichi valori romani ed ellenici. Siamo infatti qui di fronte ad un’opera del tutto particolare e innovativa, un’opera, scritta ancora in tempi non sospetti, che tratta argomenti (altresì pesanti) con l’attuale leggerezza e laicità dell’essere umano moderno, conferendogli un fascino e una godibilità del tutto peculiari. Non è il fascino della novità, ma della riscoperta: il fascino che posseggono gli antichi reperti agli occhi dell’esploratore che li rinviene dopo secoli di oblio; non è la godibilità di un best seller planetario, ma quella di una piccola gemma nascosta, di un libro che come pochi altri stimola la “ghiandola dell’autocompoacimento”, della soddisfazione che deriva dalla consapevolezza che nel mentre lo si legge ci si educa anche, si arricchisce la propria cultura, si espandono i propri orizzonti e, di riflesso, la consapevolezza della realtà che ci circonda.
È quello di De Crescenzo insomma un libro che può essere interpretato in diversi modi, ognuno corrispondente a un differente piano di lettura: quello culturale - educativo; quello amabilmente intrattenitivo, e perfino quello metaforico, poichè ogni vicenda, ogni leggenda dell’antichità può essere considerata una parabola di quanto la natura umana, la nostra natura, sia imprescindibilmente portata a determinati comportamenti e dinamiche di relazione a seconda del contesto.
Nel suo piccolo (non si è alle prese con un volume di proporzioni enciclopediche, come si è soliti aspettarsi con questo genere di letture) dunque verrebbe da definire I grandi miti greci, un esempio di letteratura totale, che trascende il genere espandendosi a trecentossessanta gradi lungo ogni ambito della conoscienza e del sapere umano senza tuttavia sconfinare nella pedanteria a buon mercato; un libro che, mantenendosi sempre con eleganza su un piano letterario fruibile sia dal lettore occasionale che dall’esperto già edotto, può strappare un sorriso a chiunque.
Unico ostacolo è la presunta voltaria ridondanza di alcuni passaggi, come a stressare la ripetitività degli schemi comportamentali umani e divini, ostacolo che tuttavia si supera agevolmente grazie all’interesse che suscita l’autore per ogni storia e mito narrati, un interesse che come nei migliori film da botteghino raggiunge il suo climax verso il finale di ogni racconto, con quel crescendo di ritmo, paradossale incisività e ficcante trivialità tipica di altri generi di più vasto e facile consumo.
Storia antica e ritmo alla ken follet con un pizzico di humor post modernista wallaciano senza trascurare tuttavia il legame con le proprie origini e la tradizione della propria terra... Questo non è un trattato di letteratura antica qualsiasi, non è uno dei tanti testi di storia della filosofia e neppure una banale raccolta di racconti, è un libro unico, un crepuscolare esempio di neoclassicismo modernista o, dal momento che è un genere che mi sono appena inventato, se preferite, “neomodernismo classicista”... ma sempre crepuscolare eh!
Termini altisonanti a parte comunque non è da tutti riuscire a creare una simile commistione di generi e stili, e non è da tutti riuscire a farlo con tale fluidità nel mentre, come si diceva, si insegna e si precorrono i tempi.
Un’opera sorprendente, davvero sorprendente!

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Consigliato a chi ha letto...
Agli amanti della storia, del mito, dello humor e dei bei racconti. Io non lo sono e dunque non conosco i titoli! :-)
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