Saggistica Storia e biografie L'abuso pubblico della storia
 

L'abuso pubblico della storia L'abuso pubblico della storia

L'abuso pubblico della storia

Saggistica

Editore

Casa editrice

Da circa vent’anni è in corso assistiamo a un prepotente ritorno sulla scena politica del «Principe» che avoca a sé il potere di stabilire quel che la storia deve dire. Questo ritorno si giova di fenomeni quali l’eclissi del sociale, la corrosione della democrazia, l’avanzare dell’antipolitica populista, la fine dello Stato sociale, il vento culturale del neoliberismo che hanno puntuali ricadute sul piano culturale e, più specificamente, storiografico. Su questo scontro, e sulle più ampie questioni correlate, indaga Aldo Giannuli analizzando il revisionismo storico nelle sue varie manifestazioni, a cominciare dal tema dell’Olocausto e dal correlato fenomeno di «tribunalizzazione della storia», e dedicando particolare attenzione all’«anomalo caso italiano». Partendo dall’affermazione che la storia è il suo uso pubblico, e coincide perfettamente con esso, il libro si sofferma in particolare sull’«abuso» della storia recente nei mass media, con un occhio attento alla spettacolarizzazione. Se non mancano infatti opere di buona qualità, prevalgono nettamente quelle che, in nome dell’«uso pubblico della storia», praticano un sostanziale abuso a fini di polemica contingente. Il problema storiografico che ci si presenta oggi è proprio quello di intuire la portata della svolta storica che abbiamo appena attraversato, da dove è sorta e dove ci sta portando.



Recensione Utenti

Opinioni inserite: 1

Voto medio 
 
2.0
Stile 
 
2.0  (1)
Contenuti 
 
2.0  (1)
Approfondimento 
 
2.0  (1)
Piacevolezza 
 
2.0  (1)
Voti (il piu' alto e' il migliore)
Stile*  
Scorrevolezza della lettura
Contenuti*  
Interesse suscitato
Approfondimento*  
Grado di approfondimento dei temi trattati
Piacevolezza*  
Grado di soddisfazione al termine della lettura
Commenti*
Prima di scrivere una recensione ricorda che su QLibri:
- le opinioni devono essere argomentate ed esaustive;
- il testo non deve contenere abbreviazioni in stile sms o errori grammaticali;
- qualora siano presenti anticipazioni importanti sul finale, la recensione deve iniziare riportando l'avviso che il testo contiene spoiler;
- non inserire oltre 2 nuove recensioni al giorno.
Indicazioni utili
 sì
 no
 
L'abuso pubblico della storia 2009-05-26 19:48:20 prupitto
Voto medio 
 
2.0
Stile 
 
2.0
Contenuti 
 
2.0
Approfondimento 
 
2.0
Piacevolezza 
 
2.0
prupitto Opinione inserita da prupitto    26 Mag, 2009
Top 500 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

L'abuso pubblico della storia

Mentre le riflessioni relative ai mutamenti delle strategie militari attuali sono solo una sintesi scarsamente efficace che nulla di significativo aggiungono alla letteratura specialistica,al contrario quelle relative alla definizione di populismo come oclocratia sono di indubbio interesse almeno tanto quanto il parallelismo posto tra pacifismo e populismo,confronto costruito sulla assenza di realismo(nonostante l'autore dichiari di condividere apertamente le istanze ideali del movimento no global).A tale proposito-sotto il profilo della esplicitazione dei presupposti metodologici del saggio-Gianuli sottolinea l'assenza da parte del movimento no global di un impatto rilevante nei confronti della realta' attuale,impatto che fu al contrario di notevole dimensione da parte del sessantotto di cui l'autore e' un fervente sostenitore. D'altronde la difesa quasi apologetica del welfare state e il rifiuto radicale delle oligarchie economiche sovranazionali, rientrano pienamente nella costellazione ideologica del movimento del sessantotto. Dopo aver liquidato in modo grossolanamente superficiale le premesse epistemologiche dell'individualismo metodologico di Von Mises e Von Hayek senza tenere in alcun conto la complessita' della loro riflessione e che interpreta come criptofasciste(confermando in tal modo il tradizionale pregiudizio della sinistra estrema relativo alla equipollenza tra fascismo e liberismo),con altrettanta rapidita' stigmatizza duramente il contributo storiografico di Furet e Nolte caratterizzandolo non solo come scarsamente originale ma soprattutto come un esempio illuminante di storiografica asservita ad un preciso intento politico e priva dunque del necessario spessore scientifico.In realta',Gianuli non solo non si accorge che la medesima accusa potrebbe essere agevolmente rivolta ai suoi contributi storiografici ma omette di rilevare come la storiografia noltiana e furetiana rappresenti una temibile concorrente di quella marxiana(fra l'altro i rilievi mossi a Furet solo solo una parafrasi di quelli di Losurdo).Al contrario, nei confronti di De Felice-pur essendo costretto a denti stretti a riconoscerne gli indiscutibili meriti-ne ridimensiona la portata in relazione alla demistificazione defeliciana del mito resistenziale,confermando in tal modo la pesante ipoteca ideologica che grava sul suo saggio,d'altronde agevolmente rilevabile sia dall'apologetico commento dell'opera storiografica di Spriano sia dalla valutazione completamente negativa dei contributi di Melograni e Pansa liquidati sbrigativamente e in modo sprezzante.Per quanto concerne le considerazioni di Gianuli relative agli scritti di Flamigni e De Lutiis-massimi interpreti a sinistra della strategia della tensione-,pur non condividendo la tesi portante degli autori secondo i quali sarebbe esistita una regia unica dietro le stragi di stato,ne condivide tuttavia l'impianto complessivo confermando in tal modo-ancora una volta-i profondi pregiudizi ideologici che alimentano i suoi saggi storiografici(ci riferiamo a scanso di equivoci a quelli antiatlantici e antimilitaristi).La medesima superficialita' e faziosita' sono riscontrabili sia nella ipotesi complottistica-formulata dall'autore- da parte della intelligence inglese sul caso Mitrokin sia nei confronti delle riflessioni di Hundington.Ebbene -a nostro avviso-le uniche considerazioni degne di interesse sono quelle relative agli strumenti di fasificazione storica(fra i quali la falsificazione dei dati,la reticenza,la manipolazione e il montaggio suggestivo) intorno ai quali il saggio avrebbe dovuto polarizzarsi-invece di lasciare spazio alle opinioni politiche dell'autore-e quelle relative alla sapiente strumentalizzazione politica del Processo di Norimberga fatta da Israele.In conclusione,nonostante le affermazioni di principio sulla assoluta necessita' di distinguere nettamente tra uso legittimo-sotto il profilo politico-della storia e abuso della stessa,il saggio dell'autore costituisce una testimonianza illuminante di abuso della storia .
GAGLIANO GIUSEPPE

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
 

Le recensioni delle più recenti novità editoriali

Figlia della cenere
Valutazione Utenti
 
5.0 (1)
L'ossessione
Valutazione Redazione QLibri
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Il suo freddo pianto
Valutazione Redazione QLibri
 
4.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Tre gocce d'acqua
Valutazione Redazione QLibri
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Il rogo della Repubblica
Valutazione Redazione QLibri
 
4.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
L'inverno dei Leoni. La saga dei Florio
Valutazione Redazione QLibri
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Yoga
Valutazione Redazione QLibri
 
3.3
Valutazione Utenti
 
4.0 (1)
Il grido della rosa
Valutazione Redazione QLibri
 
3.8
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Una rosa sola
Valutazione Redazione QLibri
 
1.8
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
I demoni di Berlino
Valutazione Utenti
 
4.8 (2)
L'uomo del bosco
Valutazione Utenti
 
2.8 (1)
Il vizio della solitudine
Valutazione Redazione QLibri
 
4.3
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

Altri contenuti interessanti su QLibri