Saggistica Storia e biografie La grande guerra sul Pasubio
 

La grande guerra sul Pasubio La grande guerra sul Pasubio

La grande guerra sul Pasubio

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Il Monte Pasubio ricoprì un fondamentale ruolo strategico nel Primo conflitto mondiale sia per gli italiani sia per l'esercito austro-ungarico. Nel 1916 fu teatro di violentissimi combattimenti, mentre nel 1917 e nel 1918 sui sentieri e nelle sue grotte si combatté una logorante, ma non per questo meno cruenta, guerra di posizione. Questo volume è una testimonianza precisa e allo stesso tempo vibrante di autentica pietas per i combattenti, dell'una e dell'altra parte, che sul Pasubio soffrirono e morirono. Scritto dal generale Viktor Schemfil, stimato storico austriaco, rappresenta uno strumento attendibile ed esauriente per la conoscenza e lo studio della Grande Guerra sul Pasubio.

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La grande guerra sul Pasubio 2015-06-22 04:49:37 Renzo Montagnoli
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Renzo Montagnoli Opinione inserita da Renzo Montagnoli    22 Giugno, 2015
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Il contabile delle battaglie

Che il massiccio del Pasubio costituisse per gli italiani l’ultimo baluardo prima della pianura veneta è un fatto arcinoto, così come appare evidente che la sua conquista da parte degli austriaci avrebbe consentito agli stessi di scendere senza impedimenti fino a Valdagno e a Schio e da lì dilagare con direttrici verso Vicenza e Treviso, aggirando le nostre armate attestate sull’Isonzo. Tuttavia, la sua importanza fu accertata solo dopo che la famosa Strafexpedition, o battaglia degli altipiani, combattuta fra il 15 maggio e il 27 giugno 1916, fu fermata per l’abnegazione e l’eroismo dei nostri soldati ad Asiago, quando pochissimo mancava alla discesa del nemico nell’ubertosa pianura veneta. Vi è anche da precisare che lo sforzo offensivo austriaco venne meno proprio nel momento cruciale, avendo dovuto l’esercito imperiale ritirare in fretta e furia diverse divisioni per trasferirle in Galizia, dove l’esercito russo aveva iniziato una grande offensiva, a seguito anche delle richieste urgenti di aiuto in tal senso avanzate dal governo italiano.
Restava quindi l’unica possibilità di espugnare il Pasubio, il che non richiedeva grandi forze e fu quello che tentarono da lì a poco gli austriaci, con una serie di attacchi, dai quali ottennero ben poco, tanto che ben presto vi si rinunciò e gli anni successivi 1917 e 1918 non ne videro altri, ma solo una costante e sanguinosa guerra di logoramento.
Di questo parla il libro di Viktor Schemfil, generale austriaco all’epoca impegnato in zona e a conflitto terminato dedito a scrivere saggi storici sulla Grande Guerra. Non manca l’obiettività e questo rende onore all’ex nemico, così come di tanto in tanto emerge una vena di pietà per gli opposti combattenti, i cui sacrifici furono veramente rilevanti. Purtroppo, Schemfil ha impostato il saggio su una struttura che pare la prima nota di un contabile, o anche il verbale degli accadimenti, un risultato monotono visto che ciò che appare più rilevante sono i numeri (tot perdite austriache, tot perdite italiane, guadagni o perdite in tema di terreno). Non manca in questo modo il rigore necessario per un saggio storico, ma questo è francamente eccessivo, perché il lettore non respira l’aria della battaglia, non è in grado di comprendere le obiettive difficoltà, né di avere almeno un’idea della tragica atmosfera che avvolgeva come un sudario il Pasubio. Insomma, un po’ di fantasia non avrebbe certo guastato, pur nel rispetto dei fatti, e invece, complice anche una traduzione dal tedesco non proprio encomiabile, dopo poche pagine l’unica sensazione che prova il lettore è il torpore che lo assale, insieme a una noia tremenda che induce a chiudere anzitempo il volume.
È un peccato, data l’importanza del tema trattato, purtroppo in modo inadeguato.
Francamente non mi sento di consigliarne la lettura, se non a chi soffre d’insonnia, perché, credetemi, l’effetto è quello di un valido sonnifero.

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