Saggistica Storia e biografie Un onorevole siciliano
 

Un onorevole siciliano Un onorevole siciliano

Un onorevole siciliano

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Andrea Camilleri racconta l’esperienza parlamentare di Leonardo Sciascia, attraverso le interrogazioni parlamentari che lo scrittore presentò, dalle file del partito radicale, tra il 15 dicembre 1979 e il 31 gennaio 1983. Camilleri, che a Sciascia fu legato da amicizia, ne mette in luce la passione politica autentica; la lucidità, l’approccio mai ideologico ma sempre ancorato a una analisi dei fatti acuta e spietata. Gli argomenti di queste interrogazioni sono, tutti, di estrema attualità, allora come oggi; i casi di cronaca affrontati sono tuttora ferite aperte: la mafia, l’uccisione del magistrato Ciaccio Montalto, il caso Pecorelli, il petrolio, l’uso delle armi da parte delle forze dell’ordine. Dalla voce di Andrea Camilleri, e dagli interventi di Sciascia emerge un ritratto impietoso di un’Italia incapace di fare i conti con il proprio passato; e colpevolmente sorda alle parole di chi dimostrava di amarla.



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Un onorevole siciliano 2015-09-14 19:11:05 Rollo Tommasi
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Rollo Tommasi Opinione inserita da Rollo Tommasi    14 Settembre, 2015
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Come si vede Roma dalla Sicilia

“ (…) mi sono sempre occupato di politica: e sempre nel senso etico. Qualcuno dirà che questa è la mia confusione o il mio errore: voler scambiare la politica con l'etica. Ma sarebbe una ben salutare confusione e un ben felice errore se gli italiani, e specialmente in questo momento, vi cadessero.”

Il siciliano è Leonardo Sciascia, ed il termine “onorevole” dovrebbe essere interpretato come sostantivo, in quanto lo scrittore di Racalmuto fu eletto deputato al Parlamento nel 1979, nelle file del Partito Radicale, e vi rimase sino al 1983; di questo periodo il libro si occupa. Resta tuttavia il dubbio che quell' “onorevole” possa leggersi anche come aggettivo (cioè come contrario di quegli uomini poco onorevoli ai quali, all'interno del libro, lo scrittore a volte si riferisce).

Andrea Camilleri di Sciascia fu amico.
In questo libro, raccoglie undici interpellanze che “l'onorevole siciliano” lesse personalmente durante la sua permanenza tra i banchi della Camera dei deputati; nonché, in appendice al volume, la relazione di minoranza da lui presentata nell'ambito dell'indagine parlamentare sull'omicidio di Aldo Moro. Il tutto è preceduto da un breve scritto di Camilleri sullo Sciascia politico, sull'idea di politica dello stesso e sul suo controverso rapporto con il Partito Comunista.
La prima impressione è netta: lo Sciascia dei romanzi - tagliente, abituato a pesare ogni parola nel bene e nel male – non si snatura per il solo fatto di sedere in Parlamento.
Inalterato di sicuro è lo stile. Ma inalterato o quasi è anche il contenuto: Sciascia interviene nel merito di quei temi che ritroviamo nei suoi romanzi più noti (e non farà mistero, più tardi, di aver tratto ispirazione da alcuni fatti di cronaca italiana così come dall'esperienza parlamentare). Si va dall'uso della forza di Stato all'eversione (brigatista), e all'allarme verso un fenomeno mafioso ancora fortemente sottovalutato.
Due passi del volume, in particolare, colpiscono: l'uno per la sua attualità, l'altro per il suo acume.
Il primo riguarda un intervento nel quale si accusa la maggioranza dei parlamentari di “doppiezza”: alle decise proteste contro certi progetti di legge poco condivisibili segue poi un voto favorevole del tutto contraddittorio. Per Sciascia questo è inspiegabile.
Il secondo passo si riferisce alla vicenda Moro: come più ampiamente farà nel libro “L'affare Moro”, la relazione di minoranza stilata dallo scrittore svela il meccanismo per cui, in quei drammatici giorni, le forze politiche che dovevano sostenere il presidente (Democrazia Cristiana in testa) furono invece le prime a delegittimarne gli sforzi ed a lasciarlo, infine, solo.

Tempo dopo, Marco Boato ricordò in questo modo l'esperienza parlamentare di Leonardo Sciascia:
“Nell'aula della camera parlò pochissimo, e sempre con interventi di pochi minuti, che leggeva con voce lenta e roca, dopo averli preparati con scrittura minuta e minuziosa su pochi foglietti. (…) Appena aveva terminato di parlare, lo pregavo di lasciarmi quei pochi foglietti appena letti nel silenzio più assoluto (caso rarissimo nella vita quotidiana della camera)...”

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Sciascia, naturalmente.
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Un onorevole siciliano 2010-01-13 22:17:35 Arcangela Cammalleri
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Arcangela Cammalleri Opinione inserita da Arcangela Cammalleri    14 Gennaio, 2010
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Un onorevole siciliano di Andrea Camilleri

Andrea Camilleri in questo scritto riporta e commenta Sciascia politico, le interrogazioni e le interpellanze che presentò quando (il suo primo impegno politico risale al 1975 quando si candidò come indipendente nelle liste del partito del PCI alle elezioni comunali di Palermo), fu deputato alla Camera come indipendente nelle liste dei radicali nell’arco di tempo tra il 1979 e il 1983. Fece parte della commissione per gli Affari esteri e della commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Moro. L’impegno politico dello scrittore siciliano fu diretto come deputato e indiretto attraverso degli articoli che pubblicò prima sul Corriere della Sera e poi sulla Stampa relativi all’evolversi delle BR, al terrorismo. Veemente, incisivo ed eticamente impegnato sia nella scrittura sia nella politica profuse idee, energie e grande forza espressiva. Nella realtà politica vedeva come una specie di proiezione dei fatti immaginati nei suoi scritti, la prefigurazione e poi il verificarsi di essi erano la comprova di quanto smarrimento e preoccupazione potesse destare una classe politica criticabile nei suoi atti; “il mio essere contro lo Stato” va visto – diceva - come una delusione e non come un’avversione”. Infatti affermava che la politica fosse un’attività mediocre per uomini mediocri. Ma a chi gli chiedesse perché facesse politica lui che mediocre non era né pensava di esserlo rispondeva che un uomo vivo ha diritto alla contraddizione, in nome della vita, della speranza. Occuparsi di politica nel senso etico, anche se è confusione voler scambiare la politica con l’etica, sarebbe stato felice se gli italiani cadessero in tale ben salutare confusione.
Camilleri riporta fedelmente gli undici interventi di Sciascia che sicuramente risultano di suo pugno e li commenta brevemente evidenziando i punti cardine di ciascuno.
Come deputato, Sciascia partecipò attivamente alle sedute della commissione d’inchiesta sul sequestro e l’assassinio di Moro, redigendo una relazione di minoranza; fu attivo con interrogazioni e interpellanze (in tutto 19) su diversi argomenti: sull’uso delle armi da parte delle forze dell’ordine, sul fenomeno della mafia, sulla vicenda dei petroli e sul caso Pecorelli, sull’uccisione del magistrato Ciaccio Montalto…Ricorda Marco Boato che nell’aula della camera parlò pochissimo e sempre con interventi di pochi minuti, leggeva con voce lenta e roca, dopo averli preparati con una scrittura minuta e minuziosa. Emblema dell ‘icasticità di parole brevi e quasi scolpite sulla pietra… mentre un silenzio assoluto regnava in aula. Attraverso alcune interpellanze veniamo a conoscere le idee di Sciascia: in merito all’uso delle armi da parte delle forze dell’ordine, affermava che il dare alla polizia più poteri e ai colpevoli pene più dure non avrebbe fatto diminuire di un millesimo i fenomeni delinquenziali; non di leggi speciali, di poteri più vasti e arbitrari, la polizia aveva bisogno, ma di una buona istruzione, di un addestramento accurato, di una direzione intelligente; leggi speciali e poteri più ampi fanno demagogia e sarebbero pericolosi per noi cittadini e per la polizia stessa ( tutte cose che vennero a mancare per esempio alle forze dell’ordine durante il G8 di Genova). Queste leggi servono “A fare tabula rasa in questo paese dell’idea stessa del diritto”. Nell’interpellanza riguardante il fenomeno della mafia faceva riferimento ad un suo racconto paradossale Filologia cioè un dialogo sull’etimologia della parola mafia; ebbene, Sciascia, dice che si è rimasti alla filologia, alla sociologia del fenomeno non perché i carabinieri, i marescialli di pubblica sicurezza non facevano il loro dovere, ma più in alto non si era fatto quello che si doveva fare. Cita l’esempio del commissario Giuliano quando indagava sul caso De Mauro, un uomo riservatissimo, aveva, Sciascia, notato nel suo comportamento una sorta di diagramma, era partito con una certa euforia, poi era subentrata la delusione. Per Sciascia il fenomeno mafioso si poteva combattere ”Riformando il sistema delle misure di prevenzione secondo criteri che introducano forme di controllo sugli illeciti arricchimenti”…( Quarta di copertina).
Nella nota bibliografica Camilleri annota di aver attinto il materiale del libro dalla rivista “Euros” diretta da Vittorio Nisticò (maggio-agosto 1993), dove sono raccolte le interpellanze e le interrogazioni d Leonardo Sciascia con note e commenti di Alfonso Madeo, Marco Boato, Igor Man, Fernando Savater. Inoltre è stato fondamentale anche il volume-intervista La palma va a nord Gammalibri, 1982.
Noi lettori possiamo ringraziare Camilleri per averci fatto conoscere Leonardo Sciascia come politico e di quanto il suo pensiero sia attuale in un’Italia di ieri e di oggi immutabile nelle sue anomalie, viziata da un immobilismo ignorato dai politici professionisti, ma additato da quella razza rara di scrittori il cui acume e la cui indignazione non li mette a tacere. E Sciascia è stato uno di quella speciale razza.
Arcangela Cammalleri

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Camilleri, Sciascia.
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