Narrativa straniera Fantascienza Furia dall'ignoto
 

Furia dall'ignoto Furia dall'ignoto

Furia dall'ignoto

Letteratura straniera

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L'oggetto sconosciuto giunge senza preavviso, gettando una spirale di devastazione nel pacifico paesaggio campestre. Reca con sé i resti di un essere stranamente umano, e... una farfalla. Una farfalla che non può esistere. L'apparizione stessa della capsula è un mistero. Tutto sta a confermare che la furia scaturita dall'ingnoto proviene non dallo spazio ma dal tempo. Questa è la plausibile teoria di Bowden Karvel. Ma la capsula misteriosa svanisce accidentalmente, di colpo, durante un esperimento. Un'altra ne compare, portando rovina e morte in un villaggio. Non l'accompagna nessuna farfalla, questa volta. E, all'interno, ci sono i resti di un essere extraterrestre. Che cosa accadrebbe se la furia distruttrice colpisse una città popolosa? Quando la prima capsula torna (per fortuna in un deserto), risulta evidente che qualcuno deve riportarla al punto di provenienza, per far cessare quelle pericolose spedizioni. È una sconvolgente esperienza nel lontano futuro e in un remoto passato terrestre, antecedente alla comparsa dell'uomo.

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Furia dall'ignoto 2018-03-04 09:34:26 catcarlo
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catcarlo Opinione inserita da catcarlo    04 Marzo, 2018
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Sorpresa|

Quando si dice la sorpresa: questo vecchio Cosmo Argento a firma di un autore ormai dimenticato si rivela un piacevolissimo intrattenimento grazie a una notevole inventiva e a un ritmo coinvolgente che sa ponderare l’azione con attimi più riflessivi. A dir la verità, l’inizio non è che prometta benissimo, con il suo sguardo ironico ma di maniera sulle gerarchie militari combinate con le intrusioni dei servizi segreti in un insieme che rispecchia gli anni Sessanta in cui il libro fu scritto: bastano pochi capitoli perché ci si alzi di livello, in pratica già dalla spedizione con vacanza in Francia del protagonista affiancato al suo amico barman, per poi acuire definitivamente l’interesse quando si inizia a pendolare avanti e indietro nel tempo. Il viaggio temporale è un argomento scivoloso e Biggle dimostra di maneggiarlo con ammirevole misura descrivendo prima una società del futuro basata sulla specializzazione, la proprietà privata e la possibilità di commerciare qualsiasi cosa, inclusi gli esseri umani – in filigrana c’è forse la critica alle multinazionali coerente con il periodo – e in seguito trasferendosi nel Triassico a sfuggire ai dinosauri in compagnia dell’equipaggio di una nave aliena. Il barile a sei zampe di questi ultimi e le corporature alte e snodate, nonché glabre, dei terresti a venire sono funzionali assieme al tentativo riuscito di delinearne una psicologia precisa così da appassionare alle loro vicende non meno che a quelle di Bowden Karvel, un ex pilota dedito all’alcool (un incidente gli è costato una gamba e le missioni spaziali) che finisce un po’ per caso al centro della vicenda. Dalle sue parti, un oggetto misterioso compare dal nulla scatenando una forza distruttiva a spirale: appare evidente che possa viaggiare nel tempo, ma l’extraterrestre alla guida è spiaccicato e i comandi incomprensibili. Inavvertitamente, quello per ripartire viene trovato, ma poco dopo il coso riappare in Francia facendo un altro macello: Karvel si offre per provare ad andare nel futuro a bloccare ulteriori invii del letale mezzo di trasporto. Quando infine riesce a intendersi con i pronipoti, capisce di essere andato nel senso sbagliato, così, non prima di aver fomentato la rivolta terrestre contro gli altri mondi che sfruttano il pianeta-madre, ecco il grande salto all’indietro fino a incontrare gli smarriti Hras bisognosi di uranio per tornare a casa. Il finale interlocutorio per il protagonista è un ulteriore pregio di questo romanzo di genere le cui molte virtù riescono a non far quasi sentire l’inevitabile obsolescenza della parte scientifica per un passatempo con un alto tasso di divertimento.

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