Narrativa straniera Fantascienza La guerra dei mondi
 

La guerra dei mondi La guerra dei mondi

La guerra dei mondi

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La guerra dei mondi, pubblicato a Londra nel 1897, è considerato uno dei primi romanzi di fantascienza scritto da uno dei pionieri del genere. L'avvio è lento, con una riflessione sulle false certezze umane, a metà tra il filosofico e l'umoristico, nell'epoca dell'illusione positivista. Subito, però, la storia si anima e, in un crescendo di suspense, viene descritto l'arrivo sulla Terra di terrificanti marziani che seminano distruzione e minacciano di cancellare ogni traccia di vita sul pianeta. Un gioco della fantasia e una lente di ingrandimento sulle paure della società post industriale inglese, ancora oggi attuale, grazie a uno stile che coniuga con intelligenza gli ingredienti del racconto fantastico e del romanzo dell'orrore.

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La guerra dei mondi 2018-09-12 07:49:47 martaquick
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martaquick Opinione inserita da martaquick    12 Settembre, 2018
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ANALISI DI UN'INVASIONE

Quest'opera di Wells, autore che più leggo e più stimo, si pone come una sorta di analisi di un'ipotetica invasione aliena.
La situazione è presentata come un racconto post- apocalittico da uno dei pochi sopravvissuti e ci vengono descritti i fatti in modo distaccato, quasi freddo, come se fosse passato parecchio tempo.
Il protagonista si ritrova testimone della prima caduta di un'elemento alieno sulla città di Londra e assiste all'evolversi della potenza dei marziani.
Inizialmente c'è la speranza di un'invasione pacifica e la curiosità della popolazione; poi ci racconta come i marziani si organizzino con macchinari grandi e complessi guidati da loro stessi, la loro avanzata tramite un raggio laser che uccide chiunque si trovi nella loro strada e la loro organizzazione anche dal punto di vista nutrizionale.
Il protagonista ci spiega la sua fuga e anche quella di suo fratello, entrambi alle prese con il veloce degrado dell'umanità da specie all'apice della catena alimentare fino a ritrovarsi allo stato di preda al pari degli animali che cacciamo noi; ci rappresenta come topi in fuga, con l'egoismo che prevale sull'altruismo, la pietà spazzata e la pazzia che prende il sopravvento.
Ho preferito l'inizio e la fine di questo romanzo perchè ho trovato alcune parti centrali un po' troppo analitiche ma nel complesso è un'opera fantascientifica semplice ma accattivante se si pensa all'epoca in cui è stata scritta.
altre opere di Wells si può considerare molto attuale e visionaria, il talento che aveva questo scrittore non si può discutere!

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La guerra dei mondi 2015-05-26 12:50:28 Valerio91
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Valerio91 Opinione inserita da Valerio91    26 Mag, 2015
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La Terra non ci appartiene

Questo è senza ombra di dubbio il capostipite del sottogenere fantascientifico delle invasioni aliene. Pubblicato nel 1897, quella dell’arrivo di esseri extraterrestri con intenzioni ostili era un’idea nuova, mentre oggi è sfruttata fino all’inverosimile. Leggendo la data di pubblicazione vi verrà automatico pensare che non ci si possa aspettare nulla di simile a quello a cui siamo abituati oggi, alle spettacolari pellicole cinematografiche tutte sparatorie e combattimenti, così come accade anche nel film omonimo al romanzo in questione e che da questo non prende altro che le idee di base. Nulla di più corretto, ed è proprio questo il bello. Assistere a un’invasione aliena ambientata in un passato abbastanza remoto è un qualcosa di affascinante da scoprire, ma la cosa che vi stupirà di più, è che il titolo di quest’opera è più che mai appropriato. Ebbene sì, perché tra le pagine di questo libro non vi è la guerra tra terrestri e marziani, ma tra la Terra e Marte in quanto mondi, in un certo senso. Molti di voi sapranno che da questo romanzo è stata tratta, nel 1938, una trasmissione radiofonica che ha mandato nel panico il popolo statunitense, convinto che le cronache narrate dalla voce radiofonica stessero realmente avendo luogo e che i marziani fossero realmente sbarcati sulla Terra. Ci furono disordini e panico, e questo non fa che confermare quello che questo libro ci vuole trasmettere: non siamo pronti.

Qui non parliamo di fantascienza spicciola, introducendo questo nuovo genere “alieno”, Wells trova un pretesto per lanciare una critica al genere umano, per riflettere sulla vita nel suo senso più ampio. I marziani che si fiondano sulla crosta terrestre a bordo di cilindri metallici sono molto più intelligenti, forti ed evoluti di noi, ma non è il tormento fisico che loro sono capaci di infliggere quello più intollerabile. Sì, loro ci sbatteranno in faccia la realtà, ed è questo che fa più male, ci diranno tacitamente che la Terra non è nostra. Appartenere alla razza dominante di un ecosistema non ci rende automaticamente suoi padroni, non ci conferisce alcun diritto o potere su di esso. Quando tutto si ribalta, ovvero quando un essere superiore all’uomo si presenta e reclama per sé il diritto a prevalere, che cosa accade? La verità ci travolge devastante. L’uomo si interroga sul perché il marziano si faccia artefice di tanta crudeltà nei confronti dell’essere umano, ma non è chiaro? L’essere umano si fa forse scrupolo nel distruggere un formicaio o nell’uccidere un animale che considera inferiore per procurarsi del cibo? L’uomo giudica crudele se fatto nei suoi confronti quello che compie ogni giorno quasi senza pensare, come se il suo “essere superiore” gliene concedesse tacitamente il diritto.
In un finale geniale nella sua semplicità e logicità, “La guerra dei mondi” ci fa riflettere, e tanto. Di guerra vera è propria c’è ben poco, ma solo la lezione morale che quel pianeta di cui calchiamo il suolo ci vuole dare: essa è padrona di sé stessa, e sceglie autonomamente quale vita deve popolare la sua superficie. Inoltre, come dicevo prima, ci sbatte in faccia il fatto che di fronte a una simile realtà, per quanto impossibile, non saremmo pronti. Non perché mancano gli armamenti (quelli purtroppo abbondano), ma perché manca una giusta predisposizione mentale, e in tale situazione ci dibatteremmo come un branco di animali in preda al panico.

"Gli uomini, infinitamente soddisfatti di sé stessi, percorrevano il globo in lungo e in largo dietro alle loro piccole faccende, tranquilli nella loro sicurezza d’esser padroni della materia. Non è escluso che i microbi sotto il microscopio facciano lo stesso."

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