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Jean McClellan è diventata una donna di poche parole. Ma non per sua scelta. Può pronunciarne solo cento al giorno, non una di più. Anche sua figlia di sei anni porta il braccialetto conta parole, e le è proibito imparare a leggere e a scrivere. Perché, con il nuovo governo al potere, in America è cambiato tutto. Jean è solo una dei milioni di donne che, oltre alla voce, hanno dovuto rinunciare al passaporto, al conto in banca, al lavoro. Ma è l’unica che ora ha la possibilità di ribellarsi. Per se stessa, per sua figlia, per tutte le donne.

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Vox 2018-11-26 10:39:23 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    26 Novembre, 2018
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Silenziare

«Se c’è una cosa che ho imparato da lei è che non puoi protestare contro qualcosa che non ti aspetti» p. 34

Stati Uniti. Da quando il nuovo Presidente si è insediato alla Casa Bianca e ha iniziato a detenere il potere molte cose sono cambiate. Sulla scia dell’estremismo del credo religioso e dell’indottrinamento delle masse si è giunti alla conclusione di una necessità impellente: quella di ripristinare i ruoli e i valori all’interno della famiglia moderna per ridare un ordine a tutte quelle cose che a fronte di una società basata sulle apparenze e frivolezze, non vanno come dovrebbero. E quale miglior modo se non quello di ripristinare la figura del pater familias, di renderlo l’unico soggetto legittimato a prendere decisioni a lavorare, con annessi e connessi poteri trasmessi anche alla prole di sesso maschile, e con la riconduzione della figura femminile solo e soltanto al ruolo di madre e custode della casa? Non stupisce dunque che, mentre un piano di bonificazione ha luogo in tutto il paese, un piano che parte dalla riformulazione del concetto di scuola e di istruzione a cui fa seguito ancora una marcata separazione delle figure femminili e maschili in ogni contesto nonché uno spossessamento di diritti (dal semplice possesso di un conto corrente bancario a un passaporto), contemporaneamente abbia luogo anche una degenerazione del sistema che mira ad un “silenzio assoluto” del possibile dissenso. Un silenzio che non si basa più su un limite di parole che possono essere proferite al giorno da parte della categoria del gentil sesso. Un silenzio che si uniforma a macchia d’olio senza risparmiare alcuno. Eh sì, perché se per controllare le donne è necessario silenziarle imponendo alla categoria il limite di 100 parole giornaliere a cui segue per ogni frazione decimane superata una scossa elettrica irradiata dal contatore, un braccialetto di vari colori e strass al polso (perché la donna è superficiale e guarda soltanto al brillantino e al colore), che si incrementa all’aumentare delle parole in eccesso proferite, adesso che la società ha assunto un nuovo volto, è necessario qualcosa di più forte e efficace. Da qui, il ruolo nuovamente necessario della protagonista, la Dott.ssa Jean McClennal specializzata nello studio delle neuropatie e in particolare massima esperta del progetto Wernicke.

«Puoi portare via molte cose a una persona: soldi, lavoro, stimoli intellettuali. Puoi anche portarle via la voce senza intaccare la sua essenza più profonda. Ma, se le impedisci di sentirsi parte di un gruppo, se le togli lo spirito di squadra, le cose cambiano» p. 47

Da questi brevi assunti ha inizio il romanzo distopico di Christina Dalcher, un testo in cui è chiara la volontà di denuncia all’ultimo governo americano, i cui riferimenti e spunti di riflessione sono molteplici. L’autrice nella sua narrazione cerca di evidenziare le varie contraddizioni di quello che sarebbe un sistema volto ad un ritorno indietro cercando, ancora, di porre l’accento sulla necessità di una concreta parità di diritti tra i due sessi. Il problema è che nello scorrere delle vicende tante sono le incongruenze e imprecisioni che deviano gli intenti e che non consentono al lettore di appassionarsi e riflettere, come dovrebbe, sul contenuto.
Perché se per una prima parte, un centocinquanta pagine circa, lo scopo dell’opera è chiaro e inequivocabile nonché ben strutturato, a partire dalla seconda parte lo sviluppo peggiora, perde quelle che erano le linee essenziali e diventa un mix tra un colpo di Stato alla Casa Bianca con un moto di ribellione verso il dogma religioso in un connubio di sequenze non chiare e sconclusionate. Da notare, infatti, è che tutta la denuncia attuata dalla scrittrice si basa, fonda e sostanzia proprio su quest’ultimo aspetto. La condizione femminile viene analizzata cioè esclusivamente a fronte di un ridondante e perenne estremismo religioso che non lascia spazio e possibilità di appello a tutti gli altri motivi che potrebbero invece fondare questa disparità. A questa prima nota debole si aggiunge una narrazione in prima persona che non caratterizza i personaggi, che nella fase d’azione è caotica e confusionaria e che negli altri passi dello scritto tende a ripetersi nei soliti concetti ripetuti e ripetuti e ripetuti ancora, lasciando tanti altri dettagli al caso e all’intuizione del lettore. Non stupitevi, dunque, se vi sembrerà di aver saltato un pezzo e se quindi vi verrà da tornare indietro per rileggere il periodo: non siete voi che non avete letto qualcosa, è l’autrice che o lo ha dato per scontato o semplicemente ha inserito un dettaglio che non trova fondamento e continuità con quello che stava trattando. Il risultato è che ci si chiede: ma cosa sta succedendo? Che succede?
A tutto ciò si aggiunge un finale poco esaustivo, frettoloso, che non centra il fulcro di quello che poteva essere l’epilogo, che lascia l’amaro in bocca, che non ha un perché logico.
Peccato, perché con uno sviluppo più curato e attento e con una minore fretta nella pubblicazione, “Vox” avrebbe avuto tutte le carte in regola per essere un libro da ricordare e con cui riflettere sulla realtà sociale che ci circonda.

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Vox 2018-10-17 10:53:37 LittleDebbie
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LittleDebbie Opinione inserita da LittleDebbie    17 Ottobre, 2018
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Sviluppo pessimo

Immaginate un mondo nel quale le donne non possono più parlare, non possono più dire la loro opinione. Peggio, un mondo nel quale possono farlo, ma per massimo cento parole al giorno, dopodiché, per via del braccialetto che portano obbligatoriamente al polso, se solo provano a pronunciare la centunesima parola verranno scosse elettricamente. Un incubo.
La storia si ambienta negli Stati Uniti e già nei primi capitoli scopriamo che il fenomeno per il momento è circoscritto soltanto lì.
Con questo romanzo distopico l’autrice cavalca l’onda dei temi quali il femminismo, anche se da una parte ci sono uomini conservatori, ma anche le stesse donne che puntualizzano come loro debbano essere mogli amorevoli che si occupano della casa. Questo romanzo vorrebbe far comprendere come in qualsiasi circostanza la libertà di parola sia fondamentale.
Queste idee estremiste sono stata inculcate con il tempo, come spiega Jean: «Ecco, è così che ci sono riusciti. Intrufolandosi in un corso qui e una associazione là, ovunque potessero attirare i ragazzi con la promessa di rendere più appetibili le loro candidature. È bastato». (Candidature per il college).
In Vox ciò che porta al silenzio femminile è la religione che prende sempre più piede con i suoi dogmi e regole sulla sottomissione della moglie al marito. Anche se nel romanzo è così, si può invece notare come nella nostra realtà le donne vengono etichettate dagli uomini e si cerchi comunque di farle stare in silenzio, senza che la religione imponga niente.
Sebbene l’idea di questo romanzo sia molto buona, lo sviluppo non lo è altrettanto. Si parla tanto di questo libro per la trama distopica di cui è composto, ma l’autrice non è riuscita a trattare bene il tema prefisso. Si parte bene e si prosegue in maniera confusionaria senza che il lettore riesca a comprendere cosa stia accadendo.
Il romanzo è scritto in prima persona, quindi ci si aspetta una certa introspezione che invece manca. I personaggi non sono minimamente approfonditi e molti concetti vengono ripetuti sino alla nausea ancora ed ancora, risultando davvero ripetitivo.
Con l’andare avanti dei capitoli il romanzo prende una piega con più azione che purtroppo è molto caotica, spesso non si capisce cosa stia effettivamente accadendo.
Il finale è molto veloce e poco sviluppato – come tutto il libro – lasciando il momento clou fuori campo. Anche in questo caso il lettore si chiederà cosa sia davvero accaduto.
Questo è uno di quei romanzi che avrebbe potuto dare tantissimo, ma, forse per la fretta di pubblicarlo, è soltanto un’accozzaglia di frasi e avvenimenti buttati lì alla rinfusa.

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Vox 2018-10-05 21:42:18 ALI77
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ALI77 Opinione inserita da ALI77    05 Ottobre, 2018
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UN TESTO CHE DOVEVA MATURARE

Vox, è il libro di cui tutti parlano e che mi inizialmente mi ha incuriosita molto.
Solo 100 parole questo è il limite giornaliero consentito alle donne. Solo alle donne perché gli uomini non hanno nessun tipo di vincolo.
Non vorrei dilungarmi sulla trama, ma questo romanzo dispotico mi ha lasciato qualche perplessità e vi vorrei dire il perché.
Sempre e solo le donne, in questi libri tutto ruota intorno a noi a questi soliti cliché che ormai stanno dominando la nostra società, le donne devono parlare di meno, devono stare al loro posto, devono essere fedeli e soprattutto devono fare figli. Anzi servono solo a quello.
Sono inevitabili i paragoni con il libro “Il racconto dell’ancella” di Margaret Atwood e il confronto non regge perché Vox presenta molti difetti.
Sicuramente la trama ha un qualcosa che attira il lettore ma credo che la curiosità iniziale svanisca quasi subito, perché l’idea c’è ma non è sviluppata in maniera approfondita.
La storia non è così originale, i primi capitoli sono troppo lenti e nei successivi la narrazione corre così veloce che alcuni passaggi si perdono.
Sicuramente devo ammettere che è un libro che fa riflettere sulla società del futuro, che non va avanti ma che torna indietro evidenziando le differenze e non trovando invece una ricchezza nel nostro mondo così variegato.
Nella seconda metà del libro la trama diventa veramente difficile da seguire, c’è molto confusione nei personaggi e nella storia.
Ho trovato agghiacciante leggere alcuni parti di questo romanzo, per la gravità di quello che potrebbe diventare il nostro mondo, ma sicuramente non possiamo ignorare i molti messaggi che oggi giorno vengono lanciati dalla società in cui viviamo.
Questo testo non mi ha convinto, per un libro che viene venduto e pubblicizzato così tanto l’autrice, l’editor e tutti gli altri che ci vanno dietro dovrebbero prestare più attenzione a quello che propongono.
Se fosse solo per il messaggio il libro è da un cinque pieno, ma purtroppo in sé lo stile e la struttura è da uno.
Avevo molto aspettative, forse troppo riguardo a questo libro e sono stata veramente delusa e mi dispiace perché probabilmente il testo e l’idea dovevano forse essere rivisti e “maturare” un po’ di più.
Non consiglio questo libro perché non mi ha convinta, anche se vi capitasse di leggerlo o lo avete già comprato sicuramente è un testo che fa riflettere e dal quale possiamo trarre alcuni spunti importanti, ma nonostante questo il mio giudizio non è positivo.
Se cercate un testo più solido, lineare e un vero dispotico con le stesse tematiche vi rinnovo l’invito alla lettura de “Il racconto dell’ancella”.
Non è una storia che ricorderò con piacere ma solo con tanta amarezza.

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