Buona vita a tutti Buona vita a tutti

Buona vita a tutti

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Quando J.K. Rowling è stata invitata a tenere il discorso per la cerimonia di laurea di Harvard, ha deciso di parlare di due temi che le stanno molto a cuore: i benefici del fallimento e l’importanza dell’immaginazione. Avere il coraggio di fallire, ha detto, è fondamentale per una buona vita, proprio come ogni altro traguardo considerato di successo. Immaginare se stessi al posto degli altri, soprattutto dei meno fortunati, è una capacità unica dell’essere umano e va coltivata a ogni costo. Raccontando la propria esperienza e ponendo domande provocatorie, J.K. Rowling spiega cosa significa per lei vivere una ‘buona vita’. Un piccolo libro pieno di saggezza, umanità e senso dell’umorismo, ricco di ispirazione per chiunque si trovi a un punto di svolta della sua esistenza. Per imparare a osare e ad aprirsi alle opportunità della vita.


Recensione della Redazione QLibri

 
Buona vita a tutti 2017-11-22 17:01:29 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    22 Novembre, 2017
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Erudizione alla vita, all'ottimismo

Nel discorso tenuto ai neolaureati dell’università di Hardvard nel 2008, J.K. Rowling decide di parlarci dell’importanza di due elementi essenziali per la crescita e la maturazione del singolo individuo: il fallimento e l’immaginazione. E lo fa, la nota autrice del giovane maghetto più famoso sulla scena pubblica, ricorrendo a quella che è stata la propria esperienza di vita. Ci racconta come si sia dovuta mettere contro i genitori che vedevano quali inutili le sue scelte di studio non ritenendo lettere classiche un qualcosa di applicabile ai regimi dettati dalla vita moderna, e lo fa descrivendoci quei sette anni successivi al conseguimento del titolo di laurea in cui si è ritrovata con un matrimonio disastroso alle spalle e una figlia da crescere da sola, e lo fa semplicemente raccontandoci di come abbia inseguito i suoi sogni, la sua voglia di scrivere racconti, il suo desiderio di mettere su carta quelle che erano le sue idee, i suoi pensieri, e lo fa facendoci provare sulla pelle quella sensazione di ingiustizia che solo l’insuccesso sa determinare. Perché come giustamente asserisce, “il talento e l’intelligenza non hanno mai vaccinato nessuno contro i capricci del Fato, e nemmeno per un istante darò per scontato che i qui presenti abbiano tutti goduto di un’esistenza di imperturbato privilegio e soddisfazione”.
E fallire, ci sussurra ancora, non è stato uno spasso. Ma allora, perché parlare di benefici? Perché il fallimento l’ha costretta a eliminare tutto quel che era superfluo, l’ha obbligata a spogliarsi dell’illusione di essere qualcosa che non era, del credere di aver raggiunto un risultato o un traguardo per il solo fatto di essere riuscita con il minimo sforzo a conseguire gli esami del suo corso.

«Magari non vi capiterà di fallire in maniera altrettanto disastrosa, ma nella vita è inevitabile una certa dose di insuccesso. E’ impossibile vivere senza fallire in qualcosa, a meno di vivere così prudentemente che tanto varrebbe non vivere affatto… nel qual caso si fallirebbe in partenza. Fallire mi ha dato una sicurezza interiore che superando gli esami non avevo mai provato. Fallendo ho imparato cose su di me che non avrei potuto apprendere in nessun altro modo. Ho scoperto di possedere una grande forza di volontà e più disciplina di quanto sospettassi. [..] La consapevolezza è un vero e proprio dono, per quanto la si guadagni soffrendo, e si è dimostrata più preziosa di qualunque titolo io abbia mai conseguito.»

Ecco, perché fallire è importante. Ecco, perché, dal fallimento può trarsi un beneficio. Ma l’immaginazione? Cosa c’entra in tutto questo detto secondo carattere? Che ruolo ha? Siffatto aspetto è la chiave con cui ricostruire la propria esistenza dopo la caduta, dopo l’insuccesso, ma è anche la forza che ci permette di provare empatia per gli esseri umani che incrociano le nostre strade ma di cui non abbiamo condiviso le esperienze. Ancora, è quello sfogo che ci consente di uscire dalle situazioni più aberranti. In tal senso, la Rowling ci descrive come il rifugiarsi nei frutti della sua mente le sia stato d’aiuto nel periodo in cui prestava la propria opera presso il dipartimento di ricerche sull’Africa di Amnesty International di Londra. Costretta a vivere tra lettere clandestine, tra resoconti di vittime sottoposte a tortura, o ancora a quelli di testimoni oculari di processi ed esecuzioni sommarie ed ancora di sequestri e stupri, J.K., ha toccato con mano quel che era l’afflizione, ma al contempo ha imparato sulla bontà e sul genere umano più di quanto mai ne avesse saputo prima. Perché il potere dell’empatia se si concretizza nell’azione collettiva riesce a salvare uomini e donne, riesce a liberare prigionieri. Da qui l’essenzialità di aprire il proprio intelletto alle varie prospettive, da qui l’importanza di non autoincatenersi.
In conclusione, un discorso avvalorato dalla presenza di immagini atte a fissare quelli che ne sono i contenuti, che invita all’ottimismo, a non arrendersi, ad andare avanti, a non aver paura di cadere per poi credere di non aver la forza di rialzarsi, un invito ad aprire la mente perché una mente aperta può, una mente in gabbia e volutamente autolimitante dà vita a terrori e paure diverse e da non sottovalutare.

«Come un racconto, così è la vita: non importa che sia lunga, ma che sia buona»

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