Non puoi dire sul serio Non puoi dire sul serio

Non puoi dire sul serio

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Genio e sregolatezza, uno dei tennisti più amati di tutte le epoche. Unico per il suo stile di gioco tecnico tagliente e aggressivo, John McEnroe era altrettanto famoso per le sue celebri sfuriate contro arbitri, giudici di linea e avversari. Come quando urlò a squarciagola " You cannot be serious " in faccia all' arbitro, a Wimbledon. La storia di un tennista ma soprattutto di un uomo, dagli inizi fino all' apice del successo e alle relative difficoltà incontrate lungo il cammino. In mezzo una schiera di personaggi che hanno fatto la storia dello sport tra gli anni '70 e '90, tra delusioni, fallimenti sportivi e personali, improvvise resurrezioni.

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Non puoi dire sul serio 2015-03-11 15:37:56 Vita93
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Vita93 Opinione inserita da Vita93    11 Marzo, 2015
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Non cambiare mai

" Non cambiare mai " gli disse Jack Nicholson.
Irrequieto, perennemente insoddisfatto, sfacciato, arrogante e prepotente.
John McEnroe ha rappresentato un punto di svolta per il tennis.
Da sport fatto di osservazione composta delle regole e comportamenti aristocratici, McEnroe divenne non solo il tennista rappresentativo della sua epoca ma soprattutto il simbolo della ribellione, idolo dei giovani e di chi vedeva in questo genio della racchetta un invito alla sommossa verso tutto ciò che è vecchio, stantio. Un fenomeno generazionale, uno stile di vita riassumibile in quella celebre frase " You cannot be serious " che rivolse ad un arbitro.
Forse il tennista più amato ( e allo stesso tempo odiato ) di tutti i tempi.

In generale la biografia di McEnroe è una successione di aneddoti che hanno caratterizzato la sua carriera sportiva ricca di successi e di sfide memorabili con i vari Borg, Connors, Lendl, unita alla narrazione degli avvenimenti più importanti che lo hanno formato come uomo prima e poi come marito e padre.
" Non puoi dire sul serio" parte da una premessa : McEnroe descrive la tragica mattinata dell' 11 settembre 2001, l' incredulità e la paura che lo assalgono dopo aver appreso la notizia dell' attacco terroristico, il bisogno di andare a prendere i propri figli a scuola per abbracciarli e riflettere su cosa è davvero importante in una vita che spesso sembra fin troppo fugace.
Da questa riflessione McEnroe inizia quindi a raccontare cosa è stato davvero significativo nella sua esistenza privata e professionale fino a quel momento.

Verrebbe spontaneo paragonare ogni autobiografia sportiva con lo splendido " Open " di Agassi, rimasto in cima alle classifiche di vendita per molto tempo.
Ma il contenuto dei due romanzi è troppo diverso. Se da una parte lo scopo di raccontarsi è il medesimo, dall' altra abbiamo due personalità e due modi di vivere il tennis opposti.
Due caratteri entrambi fragili, con diversi modi di nasconderlo ma soprattutto con opposti sentimenti verso lo sport che li ha resi leggende. Agassi scrive spesso di averlo odiato con tutto se stesso, McEnroe lo ha amato senza condizioni dalla prima all' ultima partita disputata.

Rimane al termine di questa piacevole lettura un sentimento di nostalgia verso tutto quello che sono stati gli anni '80. Anni che io non ho vissuto, ma che percepisco come un periodo più " vivo " rispetto ai giorni nostri, forse più spensierato e libero. Leggere di tennisti famosi che spesso si spostavano con la loro macchina da un torneo all' altro, che durante il viaggio mangiavano nei fast food, il loro modo di relazionarsi al pubblico durante e dopo la partita, fanno pensare a quanto oggi i nostri beniamini sportivi ci sembrino così vicini attraverso il gossip e gli abusati social network e allo stesso tempo così inavvicinabili.

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Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Agli appassionati di tennis e di sport in generale, condizione più necessaria rispetto alla lettura di " Open " che invece consiglio a tutti indistintamente.
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