Tra me e il mondo Tra me e il mondo

Tra me e il mondo

Letteratura straniera

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Tra me e il mondo è una lettera che l'autore scrive al figlio Samori nel giorno del suo quindicesimo compleanno. Coates racconta la storia della sua infanzia nella parte sbagliata di Baltimora, della paura delle strade e delle gang, della scuola, della violenza, della polizia. Vincere questa paura, la paura di perdere il proprio corpo, diventerà lo scopo della sua vita.



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Tra me e il mondo 2017-03-07 22:33:40 Giovannino
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Giovannino Opinione inserita da Giovannino    08 Marzo, 2017
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Il lato oscuro dell'America.

Ho conosciuto Ta’Nehisi Coates tramite la “lettera” pubblicata su The Atlantic in cui parlava della frattura tra gli afroamericani ed i bianchi e del modo per risanarla, o almeno provarci. Subito me ne sono innamorato. Raramente infatti si trova una scrittore che non solo pubblica scritti così aperti e diretti sull’argomento ma soprattutto ancora più raramente si trova chi, così apertamente, indica la popolazione bianca d’America come la vera causa di questa segregazione secolare.
Si tende infatti spesso a colpevolizzare il passato ma a chiudere gli occhi nel presente, quando invece, come lo stesso Coates ha più volte detto, la situazione non è cambiata molto ma si è semplicemente evoluta.
Dopo la lettera all’Atlantic ho letto il primo numero di Pantera Nera, un super eroe Marvel, uno dei pochi e probabilmente il primo super eroe nero della storia dei fumetti Marvel. in questa collana Coates si occupava della sceneggiatura ed anche qua erano fortemente presenti i caratteri che lo distinguono (diversità razziale, lotta al sessismo).
Ora finalmente in Italia è uscito questo suo romanzo, che più che un romanzo è proprio una lettera che l’autore scrive al figlio per spiegargli cosa c’è tra loro, i neri d’America, ed il resto del mondo. come da titolo appunto, “Tra me e il mondo”.
Il libro è diviso in 3 capitoli, l’ultimo racconta da vicino, sotto forma di intervista alla madre, la storia di un ragazzo ucciso dalla polizia. Nei primi due invece Coates prova a spiegarci come si è arrivati a questa frattura che c’è ed è forte tuttora tra bianchi e neri in America. Lo fa tirando in causa personaggi storici che hanno combattuto la segregazione, da King ai meno famosi e provinciali, ma lo fa soprattutto rendendo omaggio a chi di questa discriminazione ci è morto, come le centinaia di ragazzi neri che ogni anno vengono uccisi dalle forze dell’ordine, e che poi spesso escono impuniti dai processi.
La cosa che più colpisce del racconto è forse proprio l’artifizio letterario della lettera al figlio, in tutto il corso della lettera infatti l’autore non cerca di salvare il figlio ma solo di metterlo in guardia. Ed è proprio forse l’impotenza di un padre che avvisa il figlio dei pericoli che corre in questo mondo a colpire più di ogni altra cosa il lettore. “Tu non potrai mai sbagliare, mentre i bianchi avranno un mucchio di seconde chances”.
E’ un libro che parte dagli albori, dall’infanzia del giovane Coates nei sobborghi di Baltimora fino alla nascita del figlio, includendo anche una breve fuga per amore della madre a Parigi. In tutto questo il distacco e la frattura tra le due razze è evidente, dalla scuola al lavoro, dalla strada fino alle istituzioni. Non salva nessuno Coates, dice chiaramente che se siamo arrivati fino a questo punto un responsabile c’è: “Voi avete creato una razza, noi abbiamo creato un popolo”.
Non vi sto ad elencare i premi che ha vinto questo libro scritto da quello che il Times ha definito una delle 100 personalità più influenti del 2016, vi do solo un consiglio: leggetelo.

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