Gli aquiloni Gli aquiloni

Gli aquiloni

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È un giorno d’ombra e sole degli anni Trenta quando, dopo essersi rimpinzato e assopito sotto i rami di una capanna, Ludo scorge per la prima volta Lila, una ragazzina biondissima che lo guarda severamente da sotto il cappello di paglia. Ludo vive a Cléry, in Normandia, con suo zio Ambroise, «postino rurale» tornato pacifista dalla Grande guerra e con una inusitata passione: costruire aquiloni. Non è un costruttore qualunque. Da quando la Gazette di Honfleur ha ironicamente scritto che gli aquiloni dell’«eccentrico postino» avrebbero reso famosa Cléry «come i pizzi hanno costituito la gloria di Valenciennes, la porcellana quella di Limoges e le caramelle alla menta quella di Cambrai», Ambroise è divenuto una celebrità. Belle dame e bei signori accorrono in auto da Parigi per assistere alle acrobazie dei suoi aquiloni, sgargianti strizzatine d’occhio che il vecchio normanno lancia in cielo. Anche Lila vive in Normandia, benché soltanto in estate. Suo padre non è, però, un «postino spostato». È Stanislas de Bronicki, esponente di una delle quattro o cinque grandi dinastie aristocratiche della Polonia, detto Stas dagli amici dei circoli di giocatori e dei campi di corse. Un finanziere che guadagna e perde fortune in Borsa con una tale rapidità che nessuno potrebbe dire con certezza se sia ricco o rovinato. L’incontro infantile con Lila diventa per Ludo una promessa d’amore che la vita deve mantenere. Il romanzo è la storia di questa promessa, o dell’ostinata fede di Ludo in quell’incontro fatale. Una fede che non viene meno nemmeno nei drammatici anni dell’invasione tedesca della Polonia, in cui Lila e la sua famiglia scompaiono, e Ludo si unisce alla Resistenza per salvare il suo villaggio dai nazisti, proteggere i suoi cari e ritrovare la ragazzina biondissima che lo guardava severamente da sotto un cappello di paglia.

Recensione della Redazione QLibri

 
Gli aquiloni 2017-11-29 16:22:40 Elena72
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Elena72 Opinione inserita da Elena72    29 Novembre, 2017
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un inno all'immaginazione e all'amore

“Se tu ami veramente qualcuno o qualcosa, dagli tutto quello che hai e anche tutto quello che sei” (p.15)

L'amore è il tema di questo splendido romanzo: l'amore per una donna, per i propri ideali, per la libertà. Romain Gary pubblicò questa sua ultima opera nel 1980, pochi mesi prima di porre fine, con un colpo di pistola, alla sua esistenza. “Gli aquiloni” è il suo testamento, la sintesi di ciò in cui ha creduto: un inno alla fratellanza, alla solidarietà, alla memoria del passato e alla capacità di immaginare il futuro.

Il romanzo si divide in due sezioni: nella prima, che va dal 1930 all'occupazione della Polonia, l'autore presenta il contesto in cui si svolge la vicenda e ne delinea i personaggi principali. Nella seconda parte, a conflitto ormai conclamato, l'azione prende il sopravvento e l'intreccio si fa più complesso; in un crescendo di colpi di scena la storia termina con lo sbarco degli Alleati. Tutto ha inizio a Cléry, un villaggio rurale della Normandia dove Ludovic, a soli dieci anni, incontra in un bosco Elizabeth Bronicki, erede di un'aristocratica famiglia polacca che trascorre ogni estate le vacanze in Francia. I due bambini si scambiano poche parole, ma Ludo resta incantato da quella “bionda e severa apparizione” che sarà per sempre la sua unica ragione di vita. Lila è ambiziosa, volitiva, alla ricerca di se stessa e desiderosa di compiere qualcosa per cui essere ricordata. Pur dimostrando interesse per Ludo, la ragazza non disdegna le attenzioni di altri pretendenti: l'altero Hans, soldato prussiano votato alla guerra e il timido Bruno, virtuoso pianista che dovrà rinunciare al suo talento a causa del conflitto.
Alla vigilia dell'occupazione nazista, un tracollo finanziario costringe la famiglia Bronicki a rientrare in Polonia. La guerra distrugge le aspirazioni dei giovani protagonisti che sono costretti a separarsi; Ludo si unisce alla Resistenza e di Lila perde a lungo le tracce, ma non la speranza di poterla ritrovare per coronare il suo sogno d'amore.

“Gli aquiloni” è un romanzo che colpisce il lettore per almeno tre aspetti: la fervida immaginazione, le nobili idee e lo stile originale. “Non vale la pena di vivere nulla che non sia un'opera di immaginazione, sennò il mare sarebbe soltanto acqua salata” (p. 225). Il primo a credere nella fantasia è senza dubbio Gary che attribuisce ai suoi personaggi qualità straordinarie e quel pizzico di follia che rende possibile l'impossibile. Tra tutti spicca il protagonista, Ludovic, dalla prodigiosa memoria e dalla incredibile capacità di calcolo. Non è da meno il suo tutore, lo zio Ambroise Fleury, reduce di guerra, pacifista convinto e abile artefice di splendidi aquiloni. Gli “gnamas” (così li chiama Ambroise) sono un elemento costante della storia, simboleggiano i grandi ideali, purché si abbia l'accortezza di tenerli ben saldi per evitare che “prendano la fuga verso l'azzurro”. Le idee in cui crediamo sono ciò che ci tiene in vita, ma dobbiamo essere cauti: se vanno troppo in alto, si perdono; se toccano terra si infrangono, come gli aquiloni. Gary ci invita a diffidare di chi pensa di essere dalla parte del giusto, ognuno di noi potrebbe essere "il nemico". La guerra insegna che “il lato disumano fa parte dell'umano” e i vincitori non possono dirsi immuni dal commettere ingiustizie.

“La sua faccia mi parve familiare e sulle prime credetti di conoscerlo, ma subito capii che ad essermi familiare era l'espressione di sofferenza (…). Tedeschi o francesi, in quei momenti siamo intercambiabili”. (p. 326)

“Gli aquiloni” è un romanzo scritto in prima persona da una voce narrante, quella di Ludovic, capace di coniugare serietà ed ironia: “la comicità è una grande virtù: è un posto sicuro in cui ciò che è serio può rifugiarsi per sopravvivere” (p. 225).
L'intreccio è appassionante, in alcuni punti rocambolesco, in altri commovente; le vicissitudini belliche restano sullo sfondo, l'autore preferisce soffermarsi sui piccoli o grandi gesti di amicizia, di lealtà e di solidarietà che inaspettatamente uniscono gli uomini anche quando la Storia li schiera su fronti contrapposti.
La lettura scorre rapida, piacevole, curiosa di scoprire un lieto fine che si intuisce, ma di cui non si è certi.
"Gli aquiloni" lascia una sensazione di positività e di speranza; si stenta a credere che Gary abbia potuto compiere, pochi mesi dopo la pubblicazione di questo libro, il gesto estremo.
Tra le righe de “Gli aquiloni”, forse, la risposta:

“Amava appassionatamente l'umanità intera, ma in fondo non aveva nessuno. (…) Per la speranza bisogna essere in due” (p. 91)


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Gli aquiloni 2018-05-26 20:51:11 68
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68 Opinione inserita da 68    26 Mag, 2018
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Il potere dei sogni e della memoria

I temi del romanzo toccano memoria, guerra, identità, sogni, speranze, amore, destino, tutto ciò che include grandezza e complessita’ ma anche crudeltà ed inspiegabile follia.
Centrale la figura leggendaria di Ambroise Fleury, postino rurale costruttore di aquiloni, memoria storica del racconto, eccentrico e sagace, convinto che le sue creature debbano imparare come tutti a volare e che siano espressione di libertà, creatività, voglia di vivere e sperimentare.
Aquiloni sempre nuovi e diversi, da tenere stretti perché, una volta lasciati, inseguono l’ azzurro e ricadendo causerebbero disastri, creature che si amano, che prendono forma nel cielo ed a terra la perdono, si rattristano e ricercano amicizia, sono un simbolo di libertà, con un innato bisogno di altezza e spazio libero.
Il giovane Ludo, come tutti i Fleury dotato di una memoria prodigiosa, vive con lo zio Ambroise a Clery, in Normandia, ed un giorno si innamora della ineffabile Lola, una ragazzina bianca e bionda proveniente da una ricca ed antica famiglia aristocratica polacca che trascorre le proprie estati in Francia, aspirando all’ unicità e ad alla mutazione perpetua per non essere un semplice oggetto fabbricato dalle circostanze.
Lola sparirà all’ improvviso ed a Ludo rimarrà una promessa d’ amore ed un legame inalterato nonostante gli eventi totalizzanti e persecutori della seconda guerra mondiale, l’ avanzata tedesca, l’ occupazione e la Resistenza.
La sua prodigiosa memoria contraddice un’ epoca in cui i francesi cercano più di dimenticare che di ricordare, una memoria storica così importante che può persino condurre alla morte.
In lui inizialmente traspare l’ ingenuità dell’ infanzia, quella parte più feconda che la vita da’ e poi si riprende, l’ amore per un’ idea che si perde quando essa si materializza e l’amore viscerale per un paese che non è mai quello giusto.
Lola continua a popolare il proprio reale immaginario, c’è e vive per non essere dimenticata, una voce nel silenzio, un rifugio o forse solo l’ eco della stanchezza e del dubbio, quando la crudeltà della guerra genera orrore e morte, gli amici trasformati in nemici, e non si conosce niente al di fuori del proprio paesaggio di casa, impreparati alla vita, convinti ancora che l’ amore possa costituire sostanza e senso di una esistenza.
Probabilmente Ludo ha amato prematuramente e troppo intensamente, ma un giorno capirà quanto questo non sia sufficiente, che dovrebbe frequentare molte donne per amarne una sola e in primis se stesso.
Ma l’ amore può anche essere una risposta alle atrocità della guerra ed una speranza rivolta al futuro, la memoria un modo per riaffermare ciò che non c’ è e sembra scomparso per sempre.
Ed allora, molti anni dopo, al calare della vita, delle idee e dei sogni, si costruiranno aquiloni.
C’ è ancora un ristorante che deve restare quello che è stato, una delle eccellenze di Francia, con un proprietario, Marcellin Duprat, che ogni giorno intende dare al nemico la dimostrazione di ciò che non può essere sconfitto, ma forse la grande cucina francese è divenuta per lui una ossessione e l’ ultima spiaggia.
Una cosa è certa, e Ambroise ne è voce suadente, quando finalmente la Francia tornerà se stessa avrà bisogno di molta immaginazione ed immaginario come quell’ amore agognato ed inevitabilmente diverso che si dovrà inventare e reinventare per sopravvivere .
Spesso si crede di respirare la sola memoria ma ci si nutre della propria immaginazione, arrendendosi all’ evidenza che la disumanità e’ cosa umana.
Ludo, vissuta l’ atrocità dell’ occupazione, schieratosi in difesa di amici e nemici, ma in primis di uomini, non odierà più i tedeschi perché non tutto può essere diviso e sintetizzato in criminali ed eroi o in semplici luoghi comuni e ci si può legare a diversità improvvisamente capovolte e crudelmente simili.
È in questo istante che egli considererà l’ umanità dei nazisti insita nella loro disumanità. A volte la fraternità mostra una strana brutta faccia e finiamo con il domandarci chi siano realmente gli altri, e noi?
Oggi altri aquiloni sono pronti a spiccare il volo verso l’ azzurro, un giorno forse Ambroise Fleury ritornerà, anzi è già qui, in mezzo a noi,

… ‘ colui che ha saputo esprimere con l’ arte dell’ aquilone tutto ciò che su questa terra rimane eternamente puro ed inalterabile “….

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Gli aquiloni 2018-05-09 20:58:53 siti
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siti Opinione inserita da siti    09 Mag, 2018
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NOUS RESISTERONS

Un libro sulla Resistenza e ancor più sulla resilienza, molto particolare, al sapor d’infanzia e di ingenuità.
Resistono un postino rurale, costruttore di aquiloni, un cuoco nel suo ristorante e un orfano, povero e innamorato di una ricca polacca.
Perché resistere?
Perché i sogni trionfino sulla realtà, anche su quella cruda della guerra e dell’occupazione nazista e di ciò che verrà dopo.
Il postino, Ambroise Fleury, è lo zio del giovane Ludo, la voce narrante, e attraverso gli aquiloni simboleggia l’infanzia, il disincanto, il sogno, l’ingenuità e la fedeltà ai propri ideali. Il cuoco, Duprat, stoico nel suo servizio anche se a favore dei crucchi e dei loro palati, è il difensore del buon nome francese che neanche in guerra deve venir meno. La cucina rappresenta la passione, il cibo il patriottismo senza armi e senza violenza, con il sapore e il gusto dell’alta cucina. Cibo come veicolo di vicinanza, di convivialità e di amicizia anche tra nemici. Ludo è infine il resistente in amore e in guerra, schermato dalla follia quanto lo zio, è il partigiano francese, il simbolo dell’amore assoluto per la patria e per una donna.
È questo inoltre un romanzo sulla memoria, tutto giocato sulle straordinarie doti mnemoniche di Ludo/ Gary a dispetto di francesi che “cercano più di dimenticare che di ricordare”.
È anche un atto di riconciliazione estrema che salva il salvabile con pietà umana quando tutto ottunde, sbiadisce, vacilla, barcolla, cade e tradisce. Un inno alla follia idealista, quella capace di farti amare una donna, un ‘idea, il tuo paese, tramutandoli, quando sono prossimi alla realtà, in elementi finiti e imperfetti, senza che si realizzi l’agognata corrispondenza fra sogno e oggetto sognato.
Quando l’ideale si schianta con il reale, collima, trascende, diventa altro.
È anche un libro, infine, che nega il ricordo, paradossalmente, ma solo quello che tende a cristallizzare senza contemplare l’inevitabile cambiamento prodotto dagli eventi, dal tempo.
Bella lettura, fresca e ingenua, chiara ed edificante puntellata di ottime frasi, da citazione, capace di emozionare nel finale ma priva di quell’afflato necessario per renderlo un capolavoro.

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Gli aquiloni 2018-05-01 07:37:34 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    01 Mag, 2018
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Il simbolismo degli aquiloni

Gli aquiloni
Romain Gary, pseudonimo di Romain Kacev, scrive il romanzo Gli aquiloni, ora pubblicato con successo dalla casa editrice Neri Pozza. Un’opera toccante e di rara delicatezza. Un’ambientazione squisitamente ideata e una trama di indiscusso fascino.
Narra la storia di Ludo, giovane contadino in Normandia, vissuto negli anni ’30. Lui è particolarmente fortunato, ha uno zio, postino, considerato da tutti un po’ picchiatello, che si diverte a costruire aquiloni di ogni forma e tipo, talmente ben costruiti da attirare persone provenienti da tutta la Francia. La vita pare scorrere tranquillamente, fino a quando Ludo conosce Lila, una ragazza ebrea, giovane ed ingenua, e se ne innamora con tutta la passione e la freschezza del primo amore. Purtroppo non sarà un amore facile, perché si scontrerà con il periodo buio ed oscuro di Hitler e del nazismo. In una Francia surreale è l’ambientazione del testo, dove la guerra sconvolge le vite e i destini degli esseri umani. Romain Gary è uno scrittore di sicuro talento e di gran fascino, la trama e la narrazione sono ricchi di una impareggiabile ironia e di un malinconico disincanto. Bellissima la frase di Ludo, condannato a fare la Resistenza, mai dimenticandosi di Lila, che dice:
“C’è sempre la vecchia espressione “si vive di speranza”, ma comincio a credere che sia soprattutto la speranza a vivere in noi.”.
Un grido profondo ed intimo, secondo cui:
“Cercavo qualcosa da dire, perché bisogna sempre ricorrere alle parole per impedire al silenzio di parlare troppo forte.”
Un inno all’amore, nelle sue tante forme: per la patria, per le donne, per i propri ideali, per la passione verso una donna. Un testo delicato e poetico oppresso dagli orrori e dal buio della guerra, in grado di trasmettere a chi legge profonde emozioni e gioia. Con tocchi di malinconico cinismo.

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Gli aquiloni 2018-04-27 08:35:57 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    27 Aprile, 2018
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La forza della memoria storica

Normandia, 1930. Ludo è un ragazzo di appena quattordici anni quando la vede per la prima volta.
Lei è Lila, una piccola donna dai biondi capelli e di appena un anno più grande di lui. Un breve incontro che lo segna profondamente. La giovane tornerà a Cléry, soltanto dopo quattro anni, eppure per lui sarà come essersi lasciati il giorno prima. Vive di memoria storica, egli è memoria storica. In questo lasso di tempo continua ad abitare con lo zio Ambroise che, “postino rurale” tornato dalla Prima Guerra Mondiale fortemente colpito e segnato, costruisce aquiloni e rinnega e rifiuta ogni forma di conflitto armato. Ma badate bene, i suoi non sono semplici giocatoli. I suoi sono veri e propri gioielli che colorano il cielo con i loro personaggi storici, con le loro tonalità vivide con i loro temi sempre diversi e talvolta provocatori.
Figlia di Stanislas de Bronicki, esponente di una delle quattro grandi dinastie aristocratiche della Polonia, detto Stas dagli amici dei circoli di giocatori e dei campi di corse e grande scommettitore tanto che soventemente è ricoperto di debiti a cui deve far fronte la consorte con i sotterfugi più disparati, la polacca entra nel cuore del protagonista, diventando, da una infatuazione, una vera e propria promessa d’amore. Al contempo ella è ambiziosa, non rifiuta gli sguardi e le avances di altri pretendenti, è una molla incostante alla ricerca di quel qualcosa che la renda indimenticabile, che le spieghi qual è il suo posto nel mondo.
E a questa prima simbolica parte, si contrappone una seconda che si dipana in quel che è il conflitto vero e proprio. La guerra è ormai in corso e con il suo avvenire prende il sopravvento tu tutto. La resistenza, il sacrificio, la morte e tutto ciò che a questo è correlato, saranno protagonisti della scena. Gli stessi personaggi muteranno e matureranno con il cambiare e l’evolversi delle circostanze. Il tutto sino allo sbarco degli alleati. Il tutto sino a dopo lo sbarco degli alleati quando per i tedeschi non vi è più scampo e la vita torna a scorrere lenta, con le sue ferite da risarcire, con le sue pietre da ricostruire.
Questo e molto altro è “Gli aquiloni”. Un romanzo che tocca il lettore per contesto storico, morale, idee, valori e massime. Un elaborato dove nulla è lasciato al caso e dove ciascun eroe è raccontato e descritto con molta cura. E se Ludovic è un maestro nel calcolo e nella (e della memoria storica), suo zio Ambroise è un tutt’uno con i suoi “gnamas” che con il loro librarsi simboleggiano ideali puri da non dimenticare e a cui aggrapparsi quando il peggio prende campo. Le idee e quel in cui crediamo sono la nostra unica ancora di salvezza quando il male ci circonda, quando la speranza sembra volerci o averci abbandonato.
Gary ci invita ancora ad avere una visione a trecentosessanta gradi diffidando di conseguenza da chi pensa di essere dalla parte del giusto. Perché il confine tra il giusto e lo sbagliato è labile, perché chiunque può essere il nemico soprattutto in guerra. Perché la guerra insegna che anche i vincitori non sono immuni dal commettere ingiustizie.
Oltre che a una morale forte, intrisa di verità e ricca di elementi di riflessione, il testo è caratterizzato da un linguaggio fluido, appassionante che non manca di conquistare. Il tutto avviene mediante una narrazione in prima persona dove risaltano in prima linea i gesti di amicizia, la lealtà, la solidarietà e tutti quegli elementi che sono capaci di unire gli uomini anche quando decidono di schierarsi su fronti contrapposti, e sullo sfondo, ma non per questo in secondo piano, quello che è il conflitto. Questo resta una costante, una presenza che mai viene a mancare e che aleggia attorno alle vicende come una nube che può sembrare essersi diradata ma che di fatto è sempre presente.
Toccante, forte, indimenticabile. Uno scritto sulla resistenza di grande valore e pregio.

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Gli aquiloni 2018-02-28 09:44:08 lapis
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lapis Opinione inserita da lapis    28 Febbraio, 2018
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Ed io avrò cura di te

La carta prende le sembianze di una farfalla, di Jean-Jacques Rousseau, della Bastiglia. Frammenti di gioia e fantasia capaci di prendere il volo all’inseguimento dell’azzurro, rimanendo però sempre attaccati con un cordino al suolo dove risiede la realtà, anche quella più brutta, ingiusta, assurda.

Nell’immagine degli aquiloni che si librano nel cielo è racchiuso l’interrogativo che attraversa questo splendido e delicatissimo romanzo: come si può custodire un amore, per una donna, per la propria terra, per i propri sogni quando il mondo che conoscevi ti si sgretola davanti agli occhi?

Il giovane Ludo attraverserà gli anni della seconda guerra mondiale proteggendo nel suo cuore il ricordo di una bellissima ragazzina polacca, incontrata per caso da bambino in una giornata di sole. Lila è il suo unico amore e non c’è giorno in cui lei non verrà a fargli compagnia, con il suo abito bianco e il suo cappello di paglia. Anche se la Polonia è invasa. Anche se non si sa dove Lila sia finita.

Ma la memoria non basta. Serve anche immaginazione, e un granello di follia. Per rischiare ogni giorno la vita nascondendo gli aviatori inglesi abbattuti. O per stampare e diffondere giornali in cui si parla di immortalità, sapendo che la morte è invece dietro l’angolo. E per tenere le idee più nobili legate a un solido cordino, senza lasciare che volino via.

E così Ludo con il suo candore diventerà simbolo di speranza, coraggio, tolleranza. Continuerà a proteggere sana e salva nella sua mente la sua Lila e a credere, un giorno, di poterla incontrare di nuovo. Continuerà ad aggrapparsi alle tradizioni e ai valori di una Francia che non c’è più e a lottare con tutte le proprie forze per inventarne una nuova. Continuerà ad amare l’umanità, nonostante gli orrori, mostrandosi capace di accettare il lato umano che si nasconde dietro la disumanità.

“Gli aquiloni” è un romanzo davvero toccante e pregevole, sia per il contenuto sia per la forma espressiva. La penna di Gary è delicata, leggera e poetica nel raccontarci una delle epoche più buie della nostra storia. Le pagine però non si riempiono di orrore ma di positività ed emozione, portando un messaggio di comprensione che abbraccia l’umanità intera. Da leggere.

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Gli aquiloni 2018-02-21 07:24:30 Renzo Montagnoli
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Renzo Montagnoli Opinione inserita da Renzo Montagnoli    21 Febbraio, 2018
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La speranza non deve morire

a prima emozione, quel primo sentimento che è ancora impossibile definire amore, ma semplicemente trasporto verso altri è per un bambino francese di dieci anni un’occasione irripetibile, unica, in cui i suoi turbamenti sono di gioiosa trepidante felicità e di quella sensazione avrà sempre memoria, ma non solo ricordo, perché è in un giorno d’ombra e di sole degli anni ‘30 che Ludo, orfano di entrambi i genitori e che vive con uno zio un po’ picchiatello che si diverte a fabbricare aquiloni, conosce Lila, una biondissima ragazzina polacca.
Non si tratterà di un’infatuazione passeggerà, perché la promessa d’amore di Ludo finirà con il costituire la ragione stessa della sua esistenza, gli imporrà scelte decisive, lo aiuterà a maturare nonostante gli eventi che vedono la Francia occupata e l’assenza di notizie da parte di Lila, ritornata precipitosamente in Polonia a seguito di un tracollo finanziario del padre.
Ludo diventa partigiano e verrà coinvolto nella guerra spietata fra i maquis e i nazisti, ma senza mai perdere quel senso di umanità che gli è proprio, che gli impedisce di odiare e che lo induce a credere fermamente che l’amore non potrà che trionfare. E infatti la Francia tornerà libera, la guerra che ha sconvolto l’Europa finisce, chi era dovuto scappare, chi era stato disperso ritorna e così ritorna anche Lila. Il cerchio si chiude; era tutto iniziato in quel giorno d’ombra e di sole con l’incontro di due bimbi, ora cresciuti, diventati adulti, provati dalla guerra, ma non sconfitti. Gary sembra volerci dire che quando tutto si fa nero, quando il nostro mondo crolla, non si deve mai perdere la speranza, soprattutto se alla base di questa c’è un amore da coltivare, da difendere, da raggiungere.
La mano dell’autore è lieve, muove i personaggi con dolcezza, ma non si creda che sia un romanzo d’amore, perché è un romanzo sull’amore, su quel sentimento che dovrebbe affratellare gli uomini.
Gli aquiloni mi è parso senz’altro meritevole di lettura, anche se un’amica mi ha fatto presente che ha scritto di meglio e considerato il livello di questo romanzo il meglio può essere solo quello del capolavoro.

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