L'ultima fuggitiva L'ultima fuggitiva

L'ultima fuggitiva

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Nell'America del 1850, divisa tra schiavismo e abolizionismo, la storia di una passione inespressa e di un amore impossibile. È il 1850 quando Honor e Grace Bright si imbarcano sull'Adventurer, un grande veliero in partenza dal porto inglese di Bristol per l'America. Romanzo che conduce il lettore nel cuore dell'America schiavista, dove i grandi temi della crudeltà e dell'eroismo, dell'onore e della passione, della viltà e del coraggio trovano un fertile terreno.



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Opinioni inserite: 13

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L'ultima fuggitiva 2017-08-18 13:54:04 violetta89
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violetta89 Opinione inserita da violetta89    18 Agosto, 2017
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INNO ALLA LIBERTA'

Ci troviamo a bordo di un veliero salpato da Bristol, è carico di migranti in cerca di fortuna (eh sì, la storia si ripete) fra questi ci sono le due sorelle Bright: Grace, che sta andando in America a conoscere il futuro marito, e Honor che, anche se non troppo convinta, ha deciso di seguire la sorella dopo una delusione amorosa.
Dopo lo sbarco a New York, durante il tragitto che le porterà nel piccolo paesino dell'Ohio dove abita lo sposo, Grace improvvisamente muore e Honor si ritrova sola e sperduta in un mondo a lei sconosciuto. La ragazza dovrà quindi rimboccarsi le maniche e capire cosa fare in questo mondo che per lei è letteralmente nuovo. Infatti rimane spesso sbalordita davanti a piante, animali che non ha mai visto, al cambiare delle stagioni così diverse dall'Inghilterra e soprattutto ciò che la stupirà di più saranno le persone. L'America si trova nel pieno dello scontro fra abolizionisti e schiavisti: la ragazza ha infatti sentito parlare della schiavitù solo in astratto e la cosa la sconvolge alquanto. Da quacchera devota non potrà certo stare con le mani in mano, anche se questo significa scontrarsi con coloro che l'hanno accolta in America e con l'uomo che le fa battere il cuore, un cacciatore di schiavi per l'appunto.
Ringrazio Tracy Chevalier per avermi fatto conoscere meglio questo pezzo di storia relativo agli schiavi che fuggivano dagli stati del Sud per arrivare in Canada alla ricerca della tanto agognata libertà. Tanti bianchi cercavano di aiutarli come potevano, anche se questo significava mettere a rischio la loro stessa incolumità (erano infatti a rischio galera e ritorsioni), ma c'erano anche i cosiddetti cacciatori di schiavi che braccavano giorno e notte le rotte battute dai fuggitivi per riportarli al sud.
E' un romanzo coinvolgente e emozionante, non si può non provare simpatia per la dolce Honor che nonostante abbia dovuto superare anche lei varie difficoltà nella sua vita, non è disposta a girarsi dall'altra parte e fare finta di niente.
Questo libro sprona la ricerca della libertà sempre e comunque, costi quel che costi.

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L'ultima fuggitiva 2016-09-02 18:54:40 Kryssa
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Kryssa Opinione inserita da Kryssa    02 Settembre, 2016
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Una trapunta di storie

Come in tutti i libri della Chevalier c'è la crescita personale di una protagonista che si trova a doversi confrontare con un momento importante della Storia. In questo caso, Honor arriva in America e scopre che la schiavitù è un problema ben diverso da come si era immaginata dai discorsi fatti in Inghilterra. Infatti nella sua terra nativa non ci sono quegli schiavi, non c'è il dilemma della morale contro il profitto economico, il voler aiutare ma il non poter disobbedire alla legge. Honor, dalla ragazzina sperduta e delusa dall'amore e dalla nuova famiglia, cresce e diventa una donna che ha imparato a guardare avanti per trovare la sua strada.

(piccolo spoiler.)
Non so voi, ma a me ad un certo punto è capitato di desiderare un corso di cucito per fare quelle meravigliose trapunte di cui lei parla tanto, quelle difficili ma precise che una volta finite portano tante soddisfazioni. Da dire: mentre soffrivo o gioivo ho creato questa cosa bellissima, mi ricorderà questo periodo finché campo. Prendere pezzi di stoffa dai vestiti delle persone amate, dalla sorella morta, dal nero che non ha aiutato, dalla fuggitiva che invece ha salvato, dall'uomo che non ha cambiato... combinare tutto insieme e creare qualcosa di nuovo e di armonico. E' una cosa affascinante secondo me!
voto 9

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L'ultima fuggitiva 2015-09-05 15:40:11 silvia71
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silvia71 Opinione inserita da silvia71    05 Settembre, 2015
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Nella lontana America

Nel romanzo della Chevalier confluiscono due temi corposi di cui tanto si è scritto e che sono pezzi di Storia; il flusso migratorio dall'Europa verso le Americhe e la piaga dello schiavismo.

Cucire una narrazione che si nutra di questi argomenti e che rispecchi le ambientazioni storico, sociali e culturali del tempo, è opera ardua.
Le vicissitudini della giovane inglese Honor iniziano a scorrere lungo le pagine in maniera tenue senza lasciare un segno incisivo nelle immagini riportate sulla carta né nelle vaghe sensazioni trasmesse.
La narrazione subisce dei momenti di stanchezza nell'evoluzione della trama, ma al contempo non giunge in aiuto nemmeno lo spessore storico.
La vaghezza delle descrizioni delle condizioni di vita dell'epoca si arena in alcuni scorci campestri, dove il nucleo familiare è intento a mandare avanti una piccola fattoria, lavorando duramente tutto il giorno per carpire alla terra il sostentamento minimo.
I sogni di ricchezza che foderavano le valigie dei migranti europei si infrangono contro le difficoltà incontrate sul suolo ospite; così le speranze di fuga di alcuni schiavi che partono dalle regioni del Sud e attraversano lo stato dell'Ohio per giungere nella terra della libertà, ossia il Canada.

Valutato nella sua interezza, il romanzo è carente nel contenuto oltre a rimanere troppo in superficie nella definizione emotiva dei protagonisti.
Questa storia avrebbe dovuto trasudare dolore e disperazione, speranza e riscatto; il tema della schiavitù che si intreccia con quello altrettanto complesso dell'immigrazione e dell'inserimento in un nuovo contesto sociale, deve nutrirsi di più forza per ottenere credibilità e insinuarsi nel lettore.
.
Per chi volesse approfondire la storia della schiavitù sul suolo americano, è consigliabile dirigersi sulla lettura di Alex Haley con il suo “Radici” e lasciare la Chevalier per una lettura di passatempo senza infamia e senza lode.

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L'ultima fuggitiva 2015-08-29 15:38:04 noemi.musica
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noemi.musica Opinione inserita da noemi.musica    29 Agosto, 2015
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Un romanzo che fa riflettere

A volte non serve molto per indurre il lettore a riflettere sugli errori del passato e su una società che fortunatamente è cambiata ma che ha fatto molti errori. A volte basta un romanzo storico scritto nei minimi particolari ad insegnare qualcosa. Ad insegnare prima di tutto che i propri ideali non devono essere mai sviliti, che una persona deve fare tutto ciò che è in proprio potere per fare qualcosa di giusto. L'autrice, attraverso la sua meticolosa scrittura e la descrizione di ogni personaggio fino a renderlo reale, è riuscita a farmi immedesimare nelle situazioni, negli ambienti e nelle vicende. La protagonista è una donna con un grande cuore, una donna come un'altra all'apparenza ma che in realtà riesce a distinguere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato nonostante la religione e quello che gli altri le dicono di fare, e con una grande forza d'animo. Nonostante forse avrei scelto un finale differente, non posso che consigliare questo libro in quanto sensato, scorrevole, perfettamente ambientato e a dir poco ottimo. La ragazza con l'orecchino di perla, uno dei libri più famosi dell'autrice, rimane sempre al primo posto come mio romanzo preferito in assoluto, ma questo gli da filo da torcere.

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Romanzi scritti con professionalità o comunque gli altri romanzi dell'autrice
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L'ultima fuggitiva 2015-02-23 10:07:49 MATIK
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MATIK Opinione inserita da MATIK    23 Febbraio, 2015
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L'ultima fuggitiva

"Sei troppo ingenua Honor Bright. Pensi davvero che i tuoi amici quaccheri credano nell'uguaglianza? E' facile dire che siamo tutti uguali agli occhi di Dio, ma fra il dire e il fare c'è di mezzo il mare."
Honor Bright parte dall'Inghilterra alla volta dell'America, fugge dalla vergogna di essere stata lasciata dal proprio fidanzato per un'altra donna, cerca un posto nel mondo, dove vivere serenamente e con semplicità, un posto dove possa sentirsi a suo agio e secondo i propri principi da quacchera.
Arriva in America, una terra dai grandi paesaggi, dove sia la natura che gli animali, le stagioni e le case e il cibo sono totalmente diverse dall'Inghilterra, ma ciò che fa la diversità tra uno stato e l'altro, è che nella sua patria natale il concetto di libertà come uomini è una realtà affondata nelle radici, qui si ritrova ad affrontare la piaga della schiavitù, uomini, donne e bambini neri che cercano di fuggire al loro triste destino, per lei e per la sua religione è inconcepibile, siamo tutti uguali di fronte a Dio, quindi inizia ad aiutare quel popolo , per quello che le è possibile.
"Era partita con un nitido convincimento maturato nel silenzio della meditazione: le persone sono tutte uguali agli occhi del Signore, e nessuno può rendere schiavo il suo fratello. La schiavitù meritava, dunque, di essere abolita. Ma quella in Inghilterra le era parsa una semplice verità, in Ohio veniva intaccata da motivi economici, vicende personali e pregiudizi radicati, persino fra gli Amici. Honor ripensò alla panca dei neri che aveva visto all'assemblea di Philadelphia, al moto di indignazione che aveva suscitato in lei. Sei sicura che ti sentiresti a tuo agio, su domandò, accanto a una donna di colore? Honor aiutava i neri, ma in fondo non li conosceva. A parte la signora Reed, con i fiori sempre freschi sul cappello, lo stufato piccante, la trapunta....Erano dettagli come quelli a dar corpo a una persona. Quando un ideale, per quanto fulgido, discendeva nella vita di tutti i giorni, finiva per offuscarsi e perdere forza."
Honor è una donna che non crede solo che tutti gli uomini sono uguali, quindi la schiavitù è ingiusta e orribile, lei è un essere pensante, sa quello che è giusto e sbagliato, vuole essere libera di fare ciò in cui crede esser giusto e quando viene ostacolata è capace di chiudersi in un silenzio di protesta, è ostinata, caparbia, cocciuta, decisa e leale ed alla fine troverà la sua strada, senza piegarsi a niente ed a nessuno.
La Chevalier è una delle mie scrittrici preferite, non mi delude mai, in questo libro raffigura un bellissimo ritratto di donna Honor, un esempio da seguire, ci racconta anche dell'America agli arbori della sua civiltà, dove la schiavitù era dilagante e le famiglie cercavano il posto ideale dove affondare le radici per le loro future generazioni, ci aiuta a capire questo popolo che oggi è diventato potente e si crede capace ed in dovere di dettar leggi al resto del mondo.
"Vedi, Honor, l'America è un paese giovane, vogliamo guardare avanti, non indietro. Noi non piangiamo sulle disgrazie, voltiamo pagina. Viene giudicato meschino qui, chi indugia troppo a lungo nella mestizia."
"Gli Americani, in genere amavano fare le cose a modo loro e poco si curavano dell'altrui giudizio: fieri della loro individualità, non perdevano occasione di esibirla."

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L'ultima fuggitiva 2014-05-01 17:54:00 Pelizzari
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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    01 Mag, 2014
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Le parole non sono tutto

Romanzo dai ritmi molto lenti che mi ha ricordato tantissimo mia nonna, perché la protagonista è un’abile sarta, ed i ritmi lenti del cucito ed i suoi silenzi me l’hanno davvero fatta sentire vicina. Honor scappa dall’Inghilterra per raggiungere l’America e si trova a cavallo di due mondi, molto diversi, fra cui è e rimane molto combattuta, perché c’è differenza fra fuggire e correre verso il futuro. L’ambientazione della storia è proprio nell’America schiavista, in cui Honor è un anello della ferrovia sotterranea che, dimostrando una profonda umanità, aiuta i neri fuggitivi nel loro cammino verso la libertà. Nella sua nuova vita Honor incontra tanti personaggi molto particolari che rimangono davvero impressi, il cacciatore di schiavi, non così negativo come sembra, Bell, molto più umana di come ti aspetti. La storia colpisce molto e scorre lenta in capitoli alternati a lettere in corsivo, che, come strumento di comunicazione, ti portano davvero indietro nel tempo. Uno dei protagonisti della storia è il silenzio, in cui si può ascoltare ciò che avviene nel cuore. Silenzio che è attesa trepidante, che aiuta a liberare la mente dai pensieri, che aiuta a volgere l’attenzione all’interno, sprofondando nella calma più assoluta. Silenzio che aiuta a trovare la pace, perché ti senti afferrare dalla luce interiore che ognuno di noi ha.

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L'ultima fuggitiva 2014-02-19 16:03:47 Anne Elliot
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Anne Elliot Opinione inserita da Anne Elliot    19 Febbraio, 2014
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Differenza tra fuggire e correre verso il futuro

Il mio primo libro di Tracy Chevalier fu “ La ragazza con l’orecchino di perla ”: lo annovero tra i miei preferiti. Qualche tempo dopo lessi “ La vergine azzurra “ e, malgrado gli sforzi di appassionarmi alla storia, andando avanti con la lettura quasi mi pareva impossibile che l’autrice del libro che mi era rimasto nel cuore, fosse la stessa di quello che invece mi accingevo a leggere. La delusione fu tale che non lessi più nulla di suo, fino a quando, entrata in una libreria, non scorsi tra gli scaffali il suo nuovo romanzo: l’ultima fuggitiva.
Mi venne spontaneo sfogliarlo, soffermarmi sul titolo, la copertina e diedi una rapida lettura alla trama. La storia sembrava interessante, certo. Ma poteva bastare un intreccio stimolante per dare a questa scrittrice una “seconda possibilità” ?.
No, non bastò.
Riposi il libro e, sebbene fui tentata dall’acquisto fino all’ ultimo , uscii dalla libreria a mani vuote e con un dubbio : avrò fatto bene?
I giorni successivi mi misi a leggere le recensioni su internet e, salvo rare eccezioni, la maggioranza dei lettori era piuttosto soddisfatta. Mi decisi e lo comprai.


Che dire, non è ai livelli de La ragazza con l’orecchino di perla, credo che sia difficile- almeno a mio parere- che possa ripetersi: la storia della giovane fanciulla col turbante azzurro ed il suo sguardo misterioso, è insuperabile.
Però Honor Brigth, è questo il nome della giovane protagonista, si fa valere. La vicenda è indubbiamente interessante ed attuale. Lo schiavismo è una tematica che ha suscitato l’interesse anche del cinema, basti pensare a Django di Tarantino, The Butler e a 12 anni schiavo, per citarne alcuni.
Honor, è una ragazza insicura, smarrita e con le idee offuscate. Le serviva solo una valida scusa, la rottura del suo fidanzamento, per poter fuggire dall’ Inghilterra. Dopo settimane di navigazione, in compagnia della sorella- ma solo per una breve durata- finalmente approderà sul suolo americano. Ed è qui che ha inizio la sua avventura. Quei posti non “davano” un vero e proprio senso di appartenenza. D’altronde, i luoghi citati nel romanzo avevano una storia troppo recente affichè potesse maturare nelle persone una tale affettività. Anche le case richiamavano quel senso di instabilità tipico degli abitanti: esse non erano di pietra, come in Inghilterra, ma di legno.

“ La gente passa da qui per andare da qualche altra parte. Quando conosci qualcuno non sai mai se il giorno dopo lo rivedrai. C’è chi si ferma un giorno, chi un mese, chi un anno, ma prima o poi se ne vanno tutti.” – così le dirà la signora Bell Mills , proprietaria dell’unica modisteria di Wellington e che sarà la miglior amica di Honor in quella terra forestiera.
La ragazza conoscerà personalmente una delle più grandi vergogne americane: lo schiavismo. I “negri” non venivano considerati essere umani, ma bestie di un qualche padrone. Non avevano diritti ma solo il dovere di ubbidire. La libertà era pura utopia. Eppure, delle volte, i più impavidi e temerari, uomini e donne- senza distinzione- riuscivano a stravolgere il proprio angusto destino: fuggire verso una terra che non gli avrebbe fatti sentire in gabbia. Essi però, nulla avrebbero potuto senza l’aiuto dei “ membri della sotterranea “, un copioso gruppo di persone che, ritenendo ingiusta la legge contro i neri e sostenendo- come la stessa religione insegna- che tutti siamo fratelli di fronte a Dio, si dissociarono dalle obbligazioni imposte dal sistema economico e dalle autorità, per un fine più nobile. La stessa Honor non saprà voltare le spalle e chiudere gli occhi e arriverà a mentire- tra i peccati più gravi del Quaccherismo, il suo credo di appartenenza- a serbare segreti nei confronti delle persone a lei più vicine , pur di aiutare i fuggitivi, pur di ribellarsi a questa ingiustizia.

La vita americana di Honor non era monotona, ridondante, vuota e poco stimolante come quella che conduceva in Inghilterra, eppure, nonostante gli sforzi, non si sentiva di appartenere a nessun luogo e , né l’amore né le amicizie riusciranno a placare questo suo incessante senso di angoscia. Manifesterà spesso il bisogno di ritornare a casa, la nostalgia per la sua famiglia e la sua amica più cara, avrebbe potuto ricondurla a casa, se solo la distanza non fosse così invalicabile
Era andata via dal suo paese perché pensava che per lei sarebbe stato meglio cominciare da qualche altra parte. Stranamente, però, la concezione di lasciarsi tutto alle spalle e non sentirsi vincolati , era molto americana; ma questo è anche un romanzo di formazione ed Honor, non senza difficoltà e rinunce , riuscirà a capire la differenza tra fuggire e correre verso il futuro.

In fondo, l ‘Ohio non era poi così male…
Le foglie d’acero in autunno erano meravigliose.

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L'ultima fuggitiva 2013-05-17 09:20:14 Elena75
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Elena75 Opinione inserita da Elena75    17 Mag, 2013
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LA SCHIAVITU' IN AMERICA

Romanzo appassionante e commovente allo stesso tempo: Honor Bright una giovane ragazza che dopo essere stata lasciata a un passo dalle nozze decide di imbarcarsi con la sorella per andare in America e cambiare vita. La sorella Grace muore di malattia durante la traversata e lei si rifugia dal genero che lascia ben presto per andare a lavorare in un negozio di cappelli. Conosce Jack di cui si innamora e va a vivere con lui, la suocera e la cognata in una fattoria: ma la vita si farà veramente dura per lei in quanto con il suo innato spirito di fratellanza inizia a nascondere fuggitivi neri nel fienile ed aiutarli per arrivare in Canada. Ben presto scoperta, finisce per essere odiata dalla suocera che non accetta questo comportamento. Scopre poi di avere una forte attrazione per Donovan, il cacciatore di neri, cattivo e violento l'opposto di tutti i suoi sani principi.
Un libro fluido, ben scritto e appassionante che riporta agli anni bui americani, alla violenza e al razzismo che ci possono far riflettere anche sui nostri comportamenti attuali.

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L'ultima fuggitiva 2013-04-25 17:32:42 LittleDorrit
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LittleDorrit Opinione inserita da LittleDorrit    25 Aprile, 2013
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la macchia nera dell'America

Porto di Bristol. Inghilterra, 1850.
Un grande veliero, carico di sogni e speranze salpa per l'America, a bordo ci sono due donne che consegnano, nelle mani del destino, la propria vita. Sono le sorelle Bright di Bridport. Grace, sta lasciando l'Inghilterra per andare in sposa ad un uomo più vecchio che l'attende nello stato dell'Ohio; Honor, invece, fugge da un amore perduto recando con sé un immensa voglia di ricominciare.
Grace, muore subito dopo l'arrivo per aver contratto la febbre gialla e Honor, rimasta sola, raccoglie le emozioni, il suo baule contenente la "trapunta dei ricordi", un po' di coraggio, la paura dell'ignoto e si inoltra in quella terra selvaggia e straniera per raggiungere la casa del promesso sposo di sua sorella, unico porto sicuro nel paese sconosciuto. Lungo la via farà i suoi primi incontri; ed ecco Belle, donna schietta e sicura di sé, che l'accoglierà come una di famiglia e suo fratello, Donovan, che tenterà in più occasioni di catturare la sua attenzione. L'uomo è sfrontato, rude e selvaggio come la natura lussureggiante che li circonda, ha quell'odore misto di tabacco e whisky e la pelle scurita dal sole e Honor ne resta attratta e turbata. Ma lui non è "l'uomo dei sogni".
È solo uno spietato cacciatore di schiavi.
Nell'America, divisa tra schiavisti e abolizionisti,si alternano le vicende di coloro che tentano di guidare i fuggitivi verso la libertà e quelli che gli danno la caccia perché ciò non accada. Honor, capirà a sue spese che dovrà scegliere da che parte stare e soprattutto dovrà imparare a reprimere l'attrazione che la lega a quell'uomo così lontano dai suoi principi e dalla sua moralità. Questo romanzo, racconta l'altra faccia dell'America, quella dalla parte dei "negri" ovvero di tutte quelle persone che hanno barattato la vita o la tranquillità per i principi di uguaglianza non sanciti dalla costituzione americana. Leggere questo libro è come viaggiare in treno dalla parte del finestrino. Si vedono scorrere panoramiche di un periodo fortunatamente lontano dal nostro e che riportano alla memoria del cuore le mille sofferenze patite da migliaia di uomini e donne di colore privati della propria identità di popolo, della dignità di uomini e della libertà, per noi concetto fin troppo scontato. La Chevalier, accuratissima nelle ricostruzioni storico/sociali, proietta anche lo stile di vita dei Quaccheri, una sorta di setta religiosa nata in Inghilterra e diffusasi poi in America. Il romanzo, che in alcuni punti potrebbe risultare lento, esplode in un epilogo commovente che intreccia le vite dei tre personaggi in evidenza oltre a quella della protagonista. Un libro consigliato a chi cerca una lettura di spessore che conduca ad una seria riflessione.

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L'ultima fuggitiva 2013-03-07 14:19:52 katia 73
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katia 73 Opinione inserita da katia 73    07 Marzo, 2013
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L'ultima fuggitiva

La Chevalier come al solito non mi ha deluso, il suo romanzo migliore per me resta sempre “la vergine azzurra” ma anche questo è davvero bello e piacevole.
L’autrice ci trasporta nell’America del 1850, quando la schiavitù non era ancora stata abolita, le donne vestivano stretti corsetti e stravaganti cappelli, e durante questo “viaggio” ci fa conoscere personaggi davvero interessanti, gettando luce su una comunità a me sconosciuta : i quaccheri .

Honor è una giovane ragazza inglese che parte alla volta dell’America con la sorella Grace, quest’ultima in procinto di sposarsi con un suo connazionale trasferitosi oltre oceano , il viaggio in nave è lungo e purtroppo giunte a destinazione nulla va come dovrebbe e la povera Grace muore. Honor si ritrova così sola, in una terra straniera a fare i conti con un’accoglienza da parte del mancato cognato tutt’altro che calorosa, da qua dovrà cercare di rimettere insieme i pezzi della sua vita e cercare d’integrarsi nella nuova comunità di quaccheri del paese.
Qua scopre questo strano mercato di schiavi di cui aveva solo sentito parlare nella sua terra d’origine , c’è chi gli da la caccia impietosamente e chi organizza il modo di farli arrivare sani e salvi in Canada verso la libertà , insomma le due facce dell’America che s’incontrano ed entrambe per motivi diversi l’attraggono.

La ricostruzione storica è davvero buona come per tutti i suoi precedenti romanzi, leggendolo ci si rende conto che prima della stesura c’è stato un profondo studio dei luoghi e del tempo storico, direi che nulla è lasciato al caso ed è forse quello che più apprezzo nella Chevalier. Non trascura però la caratterizzazione dei personaggi, davvero ottima a mio avviso, io ho amato moltissimo Belle, la stravagante modista che accoglie Honor al suo arrivo in America .
Lo stile è semplice e scorrevole , l’ho finito in poche sere, a volte ho trovato un po’ noiosette le descrizioni delle trapunte e dei vari metodi per cucirle , probabilmente perché io fatico anche solo a cucire un bottone , a parte questo piccolo particolare consiglio la lettura di questo romanzo.

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