Narrativa straniera Romanzi storici La cattedrale del mare
 

La cattedrale del mare La cattedrale del mare

La cattedrale del mare

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Barcellona, XIV secolo. NeI cuore dell'umile quartiere della Ribera gli occhi curiosi del piccolo Arnau sono catturati dalle maestose mura di una grande chiesa in costruzione. Un incontro decisivo, poiché la storia di Santa Maria del Mar sarà il cardine delle tormentate vicende della sua esistenza.



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La cattedrale del mare 2020-06-16 07:52:11 Liv
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Liv Opinione inserita da Liv    16 Giugno, 2020
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Non esiste Bene o Male che sia assoluto

“La cattedrale del mare” è un romanzo di Ildefonso Falcones, ambientato nella Barcellona del XIV secolo.

Le vicende narrate riguardano l’intera vita del protagonista, Arnau Estanyol, e vanno di pari passo con quelle della costruzione della Cattedrale di Santa Maria del Mar (le pagine riservate alla posa della prima chiave di volta della chiesa sono davvero ben riuscite, si resta col fiato sospeso, come si fosse presenti, finché la pietra non raggiunge la posizione corretta).
Seguiamo di entrambi nascita, crescita, cadute, riprese, compimento: Arnau è un uomo del popolo e la cattedrale sarà la chiesa del popolo, i loro destini appaiono fin dal primo incontro legati a doppio filo.

La storia è molto ricca di eventi e personaggi ma si segue bene perché le descrizioni e i dialoghi danno al lettore tempo e modo per calarsi nelle situazioni e familiarizzare con volti e caratteri.

Il romanzo si sostiene sulla forza dei contrasti: il lettore verrà continuamente posto davanti ad alternative in cui si sentirà chiamato a schierarsi e sarà un’impresa che difficilmente gli riuscirà.
Subire un affronto e vivere o ribellarsi e morire? Lo stesso padre di Arnau, Bernat, sceglierà prima una cosa e più avanti nel romanzo un’altra: avrà considerato il primo un errore o semplicemente la seconda volta avrà sentito meno ragioni e responsabilità nel sopravvivere a un’ingiustizia?
Salvare una moglie o un figlio? Abbandonarsi ad un amore dolce o passionale? Aderire a una guerra d’armi con baldanza ma rifuggire una guerra di sentimenti? E in tal caso si è coraggiosi o vili?

In questo romanzo non manca la questione della schiavitù e anche per questo argomento che, lapalissianamente, non prevedrebbe due facce della stessa medaglia, l’autore è in grado di mostrarci quanto ogni giudizio possa restare sospeso, o comunque debba essere contestualizzato: Arnau aborrisce il commercio degli schiavi ma, indirettamente e a sua insaputa, sarà ciò che gli salverà la vita, rivestirà cioè una funzione salvifica.
Inoltre ci destabilizza constatare che la libertà ha importanza e confini che ciascuno determina per sé -incontreremo uno schiavo affrancato che pagherà per la libertà di un altro schiavo, gli donerà del denaro che questi però sperpererà tornando a vendere la propria libertà per la sopravvivenza - o che la schiavitù possa essere una condizione non imposta, infatti la sceglie liberamente Sahat e le sue motivazioni non saranno difficili da comprendere.
Sahat è forse il personaggio che più è rappresentativo dello spirito del libro: una vita da schiavo, da falso convertito, da uomo di fiducia che però opera alle spalle del suo padrone, eppure così leale…

Ed ecco il punto: se c’è un motore positivo delle vicende dei nostri protagonisti questo non è l’amore che, anzi, spinge molti di loro a danneggiare gli amati, ma la lealtà. Non importa che cammino ondivago tra Bene e Male compiranno le azioni animate dallo spirito di lealtà, saranno le sole che ci faranno respirare un senso di giustizia (invito il lettore a ripensare a questa considerazione quando incontrerà un servo che per lealtà a una buona padrona sfiderà un inquisitore).

Non c’è assolutamente buono né assolutamente cattivo nemmeno nella fede: Arnau troverà in essa la sua massima consolazione e trarrà da essa la sua massima forza ogni volta che si rivolgerà alla Vergine del Mare, ma sempre dalla sua religione gli giungerà il massimo tormento quando l’Inquisizione deciderà di processarlo.

Tutto il romanzo è un invito all’empatia, al cercare di comprendere gli animi dei personaggi perché, come ci ricorda il titolo dell’ultima sezione del libro, la loro evoluzione li conduce a essere comunque servi di un destino, al di là del Bene e del Male.

Aggiungo, infine, una riflessione su due temi che permeano l’intero romanzo: la condizione della donna e delle comunità ebraiche. Gli episodi che narrano di umiliazioni, abusi, calunnie, vorremmo tanto relegarli al barbaro mondo medievale che ne fa da sfondo ma perché li avvertiamo così attuali? Perché leggere della società che condanna una donna giovane e sana che non si sposa e mette al mondo dei figli, non ci puzza di idea marcia? Perché nel seguire la folla di Barcellona che assalta il ghetto accusando gli ebrei di aver ucciso Gesù Cristo ci par di sentire anche l’eco di migliaia di moderni scarponi militari? Quanto Medioevo ci portiamo dentro?

Il romanzo è consigliato per quanti non hanno paura di dubitare e di ascoltare le ragioni degli altri; fortemente sconsigliato per chi ha sole certezze nella vita.

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La cattedrale del mare 2018-02-19 15:23:06 FrancoAntonio
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FrancoAntonio Opinione inserita da FrancoAntonio    19 Febbraio, 2018
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Arnau e la storia di Barcellona

Nel 1320 il matrimonio di Bernat Estanyol, contadino relativamente benestante, ma pur sempre servo della gleba, viene funestato dall'arrivo improvviso del suo barone che dopo aver gozzovigliato al banchetto di nozze, gli violenta la futura sposa sulla base del preteso jus primae noctis. Così iniziano le vicende ed i triboli della famiglia Estanyol e, in particolare, del giovane Arnau, concepito quel funesto giorno, ma inequivocabilmente figlio di Bernat. Attraverso gli occhi di Arnau ci vengono proposti più di sessant'anni di storia catalana tra il 1320 ed il 1384, con tutte le angherie che la nobiltà compie a danno dei servi e, in generale, delle classi inferiori; le futili guerre dichiarate per ripicche personali della classe dirigente, guerre nelle quali a soffrire sono solo i più umili; la combattiva tenacia delle classi mercantili che cercano, comunque, di restare a galla; i terribili soprusi ai danni della comunità ebraica e di quella servile, e, infine, il manifestarsi dei primi devastanti esempi di quello che sarà il potere dell’Inquisizione spagnola.
Normalmente tendo ad astenermi dal recensire libri che hanno già ottenuto molti pareri: una critica in più rischia solo di aumentare il “rumore di fondo” senza fornire un ulteriore chiaro supporto a chi vuol farsi un’idea precisa del libro, prima di affrontarne la lettura.
In questo caso ho deciso fare una eccezione a questi principi perché ho sentito il bisogno di chiarire, prima di tutto a me stesso, l’impressione provata nel leggere questo romanzo. Ci sono stati momenti in cui ero catturato dalla lettura e bevevo come un assetato le storie che ammanniva l’A., ci sono stati altri momenti in cui sono stato tentato di buttare il volume teatralmente fuori dalla finestra.
La Cattedrale del Mare è, a tutti gli effetti, un feuilleton in chiave moderna, ciò va detto e senza nessun intento spregiativo visto che tra gli autori di romanzi d’appendice vanno annoverati giganti della letteratura mondiale quali Sue, Dumas, Balzac, Stevenson. Nel caso particolare va riconosciuto il merito a Falcones di aver fornito un impianto storico accuratissimo e documentato. Quando elenca con puntigliosa precisione i vari condottieri che, agli ordini del Re di Aragona, conducono la campagna punitiva contro il riottoso cognato Re di Maiorca, m’è sembrato di riaprire le pagina dei Promessi sposi ove Manzoni rievoca la discesa in Italia delle truppe lanzichenecche.
Le vicende di Arnau Estanyol sono al contempo coinvolgenti ed irritanti, con quel continuo alternarsi di cadute nella polvere ed innalzamenti verso le più alte vette della gloria. Ho trovato abbastanza insopportabile la caratterizzazione di certi personaggi, alcuni (a cominciare da Arnau) troppo esageratamente buoni e succubi della mala sorte che si accanisce contro di loro ed altri inesorabilmente malvagi senza neppure una logica giustificazione. Arnau che accetta tutto senza neppure un moto di ribellione è altamente incredibile; delle due molto più umano e reale è il padre Bernat che, almeno alla fine, mostrerà un rigurgito di orgoglio. Sul fronte opposto altrettanto improbabile è, ad esempio, Margarida con il suo odio artificioso e scoppiato all'improvviso senza giustificazione alcuna. In genere tutto il romanzo è pesantemente intriso di quel gusto tipicamente spagnolo per le storie a tinte forti dove i sentimenti, tra cui l’odio e l’amore, sono portati sino ai loro massimi vertici.
La storia in generale sente pesantemente gli influssi di altre opere letterarie. E’ inevitabile, infatti, pensare ai Pilastri della Terra di Follet quando si parla della costruzione della Cattedrale di Santa Maria al Mar. Il processo davanti all’Inquisizione trova un precedente, molto più rigoroso e drammaticamente credibile, in quello che Eco descrive nel nome della Rosa. E questi sono solo alcuni dei debiti che Falcones ha nei confronti di alcuni grandi autori.
In sintesi il romanzo non è disprezzabile, ma, a mio avviso, esageratamente lungo fino a diventare tedioso. l’A. ha voluto descrivere tutta la vita di Arnau, ma, se si fosse limitato ad alcuni decenni la storia ne avrebbe tratto giovamento. Per tener desta l’attenzione del lettore sono stati inventati continui ribaltamenti delle sorti dei protagonisti. Alla fine ciò non fa che esasperare. Infatti esistono due tipi di romanzo storico. Ci sono i romanzi che vogliono descrivere un determinato periodo visto attraverso gli occhi dei contemporanei, ma allora questi ultimi sono solo comparse nel grande gioco della Storia. Ci sono quelli che, invece, mirano a raccontare una vicenda umana sullo sfondo di accadimenti realmente avvenuti, ma in questo caso le vicende dei personaggi devono necessariamente rispettare una unicità d’azione. Falcones ha voluto incrociare i due generi, un po’ come se Manzoni avesse preteso di proseguire raccontando i triboli matrimoniali di Renzo e Lucia e, magari, di farci partecipi anche dei problemi dei loro figlioli, creando un mattone difficilmente digeribile.
Un conto è un’opera letteraria e un conto è una telenovela che può essere “tirata in lungo” finché il pubblico risponde positivamente.

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Consigliato perché, in fondo, è piacevole approfondire la storia di una delle città più affascinanti del Mondo, quando era all'apice della sua gloria di Città Marinara. Ma non mi sento di consigliare la lettura del seguito ("Gli eredi della terra"): già questo è troppo lungo...
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La cattedrale del mare 2018-02-02 10:27:58 Paola75
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Paola75 Opinione inserita da Paola75    02 Febbraio, 2018
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VIA FORA

Nei dintorni di Navarcles si celebrano le nozze di Bernat Estaynol con Francesca, sono invitati tutti i contadini della zona e l'atmosfera è festosa fino all'arrivo del conte e dei suoi sgherri, i quali si uniscono alla cerimonia pretendendo cibo e vino, cosi che l'atmosfera di gioia si spegne lasciando posto ad un assoluto silenzio e sguardi furtivi. La situazione peggiora quando il conte reclama il diritto feudale ossia di giacere per primo la prima notte di nozze con la moglie del servo e per non rischiare di avere "un altro figlio illegittimo" costringe Bernat subito dopo ad avere rapporto con sua moglie. Francesca rimane incinta ma il figlio appena nato, presenta un neo sotto l'occhio destro identico a quello di Bernart, confermando così la sua paternità. Ciò diventa un motivo di beffa alla virilità del conte e per non lasciarsi deridere obbliga Francesca insieme al figlioletto a trasferirsi a palazzo per far da balia ai suoi figli. Bernat furioso rapisce il figlio e fugge con lui in montagna (non potendo far nulla per Francesca la quale rimane al palazzo subendo altra violenza)per poi trasferirsi a Barcellona da sua sorella.Nella capitale vige una legge che consente, dopo un anno ed un giorno di permanenza in città, di ottenere la cittadinanza e quindi lo scioglimento del vincolo di servo della gleba. Qui suo cognato, un ricco mercante lo accoglierà (anche se mal volentieri) a lavorare presso la sua bottega di vasaio e dividere il tetto con i suoi schiavi mentre suo figlio Arnau verrà ospitato in casa con la zia Guiamona e i tre cugini. Arnau stringe amicizia con Joanet un ragazzino povero e verrà accolto dai due Estaynol come fratello e figlio.
Un aspetto molto importante nella vita di Arnau è la sua fede nella Santa Vergine Maria con la quale colma il vuoto lasciato da sua madre, avrà un forte legame con la Madonna a tal punto da vederla sorridere e sarà un punto di riferimento per lui così come la cattedrale in cui vi risiede: Santa Maria del Mar, i due ragazzi affascinati dalla maestosa chiesa in costruzione, passeranno gran parte del tempo aiutando nel loro piccolo i bastaixos (scaricatori di porto) e verranno amati e rispettati. In seguito Arnau si avvicinerà alla confraternita dei bastaixos mentre Jonat preso sotto protezione dal prete della chiesa studierà per diventare prete.
Una vita piena di vicissitudini accompagnerà Arnau all'età adulta, forte e audace riuscirà grazie ad un amico ebreo Hasdai a diventere un ricco banchiere
ma ciò non cambierà il suo modo di essere e nonostante abbia raggiunto una stabilità economica, divenuto probiviro della città e sposato con la pupilla del re non verrà mai accettato dai nobili per via delle sue umili origini ma ciò non peserà sulla sua vita, inoltre il suo animo buono e generoso lo porterà sempre a schierarsi con i più deboli ed ad essere amato da molte persone.
Otre al protagonista molti sono i personaggi che animano questo romanzo e faranno da scenario nella società catalana del xiv secolo: gli abitanti già da allora inclini al commercio e alla vita marinara (pur non avendo un porto), animamo le vie con le loro usanze e tradizioni, molto fondamentale è la figura dei bastaixos un tempo schiavi ma poi divenuti uomini liberi i quali gratuitamente trasportavano sulle spalle grandi massi alla chiesa di Santa Maria del Mar per contribuire alla sua costruzione.
All'epoca molte erano le diversità sociali tuttavia la popolazione alla chiamata della host (esercito cittadino) si riuniva nelle piazze richiamati dal grido di "Via fora" ossia " uscite tutti" per difendersi dalle offese recate alla città da signorotti locali e ridando così onore al buon nome di Barcellona; tra realtà e fantasia seguiremo molti altri aspetti storici importanti di quel tempo in particolare: lo stato del servo della gleba, contadini coltivavano le proprie terre concesse in enfiteusi, pagando tasse e versando parte del ricavato ai loro superbi signori, subendo ingiustizie e vivendo nelle loro misere condizioni di fame e di sporcizia. Altre pagine saranno dedicate al periodo nero della peste che decimò la popolazione e ancora guerre ,successioni al trono e discriminazione verso le donne.
Un altro tema storico affrontato è il ruolo che la chiesa ha avuto in quei tempi: vescovi diaconi etc smaniosi di potere, preti con i loro sermoni tendevano a spaventare i fedeli e giudicati dal tribunale della Santa Inquisizione in cui migliaia di persone venivano sottoposte a torture in nome di Dio e della fede; inoltre contribuì a fermentare l'odio verso gli ebrei, quest'ultimi vestiti di nero e con una rotella gialla sul petto (per poterli distinguere), cosiderati eretici erano obbligati a convertirsi e per intere generazioni sono stati costretti a subire violenze e assalti nei ghetti; tuttavia erano tutelati e protetti dal re unicamente per il proprio interesse infatti erano i suoi maggiori creditori.
Molto interessante è il dialogo tra Arnau e Hasdai, il suo amico ebreo, il quale spiega il loro "credo" mettendo alla luce un'altra versione in cui i cristiani sono abituati a vedere il mondo ebraico.
L'intreccio tra le mille avventure di Arnau e gli eventi storici che vi susseguono hanno reso la lettura coinvolgente e appassionata, solo il finale mi ha lasciata un pò perplessa: troppo frettoloso per far uscire di scena alcuni personaggi. Ha il suo seguito in "Gli eredi della terra" e a breve inizierò a leggerlo e ammetto di essere curiosa di scoprire cosa vi troverò.

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La cattedrale del mare 2017-08-22 21:57:54 Maria Fazio
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Maria Fazio Opinione inserita da Maria Fazio    22 Agosto, 2017
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il libro che dipinge la storia catalana

Questo romanzo dipinge un ritratto accurato della storia catalana del XIV secolo.
Le vicende del protagonista Arnau Estanyol vengono narrate come un viaggio all’interno della società del periodo. Questo libro rappresenta dunque un percorso storico dove le esperienze del protagonista e dei personaggi che lo circondano vengono mostrati in quella che era la mentalità di quell’epoca.

Il ritmo narrativo è incalzante, e impeccabile. Le scene che si susseguono sono costruite intorno al protagonista proprio per descrivere al meglio la realtà storica catalana. Gli stessi titoli dei capitoli sono impostati tenendo conto dell’evoluzione sociale che Arnau vive. A mano a mano che il protagonista cresce e diventa adulto la sua ascesa lo porta ad attraversare tutti gli strati sociali della Barcellona del XIV secolo.

In questo libro i temi dell’ingiustizia sociale vengono trattati come manifestazione della costante lotta tra bene e male.

Questo è un romanzo che consiglio a tutti gli amanti del genere storico e a coloro a cui piacciono i protagonisti che partono dal basso, proprio dal fondo, per riuscire a raggiungere la libertà e la serenità.

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La cattedrale del mare 2017-08-18 05:50:45 cosimociraci
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cosimociraci Opinione inserita da cosimociraci    18 Agosto, 2017
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Le pietre dei bastaixos

Prima di leggere La Cattedrale Del Mare avevo letto solo Gli eredi della Terra decidendo che Falcones non era un autore consono alla mia lettura.
Spinto da un consiglio fraterno, mi sono avvicinato a questo romanzo con un po' di sospetto e col timore di trovarlo lento.
Felice di essere smentito, mi sono imbattuto in una lettura veloce ed interessante, più dinamica ed essenziale de Gli eredi della Terra e de I pilastri della Terra, tanto per dare un termine di paragone con un altro autore.
E' un romanzo di riscatto e di libertà. Libertà affrontata da molti punti di vista. Come un povero contadino, fosse libero di coltivare la sua terra, ma servo del suo padrone; gli artigiani liberi ma schiavi della fame; i nobili liberi ma assoggettati al re ed alla chiesa.
Falcones racconta di come Arnau Estanyol, ancora in fasce, viene trascinato dal padre in fuga dal suo padrone. L'umiltà, l'onestà ed il senso del dovere che il padre ha impartito ad Arnau, sono le basi sulle quali il giovane affronta la sua personale scalata sociale. Durante questa lunga e penosa ascesa, Arnau inciampa nel destino che, con un insopportabile senso di ineluttabilità, l'opprime e lo costringe a ricominciare spesso daccapo.
Un inverosimile, ma sperato, lieto fine del romanzo ci mostra infine l'immagine di uomini ricchi e ambiziosi umiliati dalle conseguenze della loro tracotanza.
Falcones pone inevitabilmente l'accento sulle disparità sociali e di come, i poveri hanno il senso della famiglia e delle vita a differenza dei ricchi che danno un prezzo anche alla vita stessa.
Questa differenza è maggiore nel personaggio di Joanet, nato povero da una madre che non ha mai visto, perché rinchiusa in una stanza dopo aver tradito il marito. Joanet viene adottato da Bernat Estanyol, padre di Arnau, diventando per Arnau come fratello minore. Arnau, pur di mantenere agli studi il piccolo Joanet, ancora adolescente comincia l'attività di scaricatore di porto, bastaixos. Joanet , per conto suo, si impegna negli studi ed affronta la carriera ecclesiastica. Il cambio di posizione sociale, all'interno della chiesa, e la corruzione di cui la chiesa stessa è ricca, in epoca medioevale, spingono Joanet alla carriera di inquisitore "dimenticando" o "mescolando" la vera distinzione tra bene e male.
Sia ben chiaro che le considerazioni di Falcones non vogliono essere un attacco diretto alla religione ma solo alla chiesa mediovale, infatti Arnau è un profondo fedele della Madonna del Mare nella quale scorge un sorriso rivolto direttamente a lui.
Falcones crea dei co-personaggi fondamentali, le donne. La madre di Arnau, la moglie e l'amante. Tutte loro rappresentano un elemento del romanzo molto importante. La madre stuprata che abbandona il figlio riesce a trovare riscatto nel finale. La moglie, fedele e gentile, rappresenta il lato più dolce di tutto il romanzo. L'amante, passione e decisa, invece è un ostacolo, un muro che Arnau non può e non vuole superare.
Loro, e anche le altre di differenti scale sociali, saranno fondamentali per il sostegno della trama.

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La cattedrale del mare 2017-01-11 20:20:54 paolnoah9011
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paolnoah9011 Opinione inserita da paolnoah9011    11 Gennaio, 2017
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Un tuffo nella Catalogna del XIV secolo

Credo sia un ammirevole romanzo che forse un giorno rileggerò per assaporare al meglio l'atmosfera che riesce ad emanare.

Ildefonso Falcones si cimenta con questo romanzo storico raccontando l'esistenza del suo protagonista che cerca di emergere continuamente dalle difficoltà che il modo di vivere del tempo imponeva, di resistere quando sarebbe stato più semplice arrendersi e che continua a seguire il cammino della sua vita lottando per un ideale migliore.

Una piacevole narrazione che non stanca il lettore tranne forse nelle digressioni che presentano personaggi storici con relativi nomi e parentele. Spicca inoltre la conoscenza dell'autore nel campo legislativo, che sfrutta cavilli e norme a favore di una trama più ricca non solo di informazioni storiche.

L'avventura del padre prima e la vita del figlio poi, permetteranno di conoscere svariati personaggi che avranno ognuno una propria importanza nella trama senza risultare mai inutili. L'intervallo temporale nel quale si svolge la storia aiuta non poco l'autore a creare caratteri che muteranno nel tempo accentuando o diminuendo i vari atteggiamenti.

La città di Barcellona, che troveremo nel maggior numero di pagine, non risulta così nitida e precisa da poter vivere le sue strade, tanto che la campagna e il territorio circostante rimarranno impressi nel lettore allo stesso modo, anche se raccolti in un minor spazio. Il XIV secolo catalano viene invece presentato in molte sue caratteristiche, con gli usi e le tradizioni che scandivano la vita quotidiana. La storia del protagonista è raccontata completa dalla sua nascita fino agli ultimi giorni, incontrando le avventure e la semplicità dell'infanzia, le responsabilità e l'affermazione nell'età adulta, per arrivare poi ad una dura realtà di chi cerca di fare il possibile ma non più per se stesso.

Tutto questo La cattedrale del mare lo racconta nel clima medievale della Catalogna, a Barcellona, nella tragedia della Peste Nere, in amicizie fidate fino alla fine, con i tribunali dell'Inquisizione e con la forza di un uomo che non si permetterà mai di cadere.

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I pilastri della terra.
Romanzi storici e ambientazioni medievali.
Un romanzo da non affrontare con leggerezza per seguirne pienamente la trama.
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La cattedrale del mare 2016-08-04 09:54:05 LaClo
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LaClo Opinione inserita da LaClo    04 Agosto, 2016
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Una città affascinante

Il romanzo pur essendo molto scorrevole e piacevole riesce a portare alla luce differenti aspetti che ho apprezzato molto.

Il primo è senza dubbio la rappresentazione della Barcellona del XIV secolo, in particolare tutto ruota intorno alla costruzione della Cattedrale di Santa Maria del Mar che rimarrà un punto di riferimento per tutta la vita del protagonista Arnau e che rappresenta la vera essenza della religione cattolica, l'aspetto positivo. Barcellona è tratteggiata in modo molto preciso ma vivido, il tipo di società che viene presentata è sicuramente aderente al periodo storico, nonostante il protagonista appaia sicuramente meno convenzionale e non abbia una mentalità tipica del periodo in cui vive. Tale caratteristica è l'elemento propulsivo della storia. Infatti è proprio il comportamento insolito di Arnau a muovere l'intera azione narrativa. L'aspetto maggiormente positivo è il fatto che sebbene Arnau abbia delle idee insolite per il periodo, per esempio la sua visione positiva del popolo ebraico, rimane sempre ben inserito nel suo contesto e non per questo meno reale ma rappresenta una minoranza che sicuramente era presente in quel periodo ed è pertanto plausibile.

La seconda tematica interessante che si riflette nelle quattro parti in cui è suddiviso il romanzo è quello della servitù che nelle prime due parti è soltanto socio-politica, nelle altre due diventa una servitù simbolica che trasmette un messaggio diverso. Il tema della servitù è senza dubbio l'altro motore dell'azione: infatti, nella prima parte intitolata servi della gleba, è proprio la ribellione di Bernat verso il conte che ha violentato la moglie a provocare la fuga verso Barcellona. La servitù durante il romanzo cerca di essere elusa in qualche modo, all'inizio Bernat ricorda le regole del padre, improntate sulla sottomissione e sulla sopravvivenza cercando di non entrare in contrasto con il padrone delle terre.
Il figlio Arnau è un'offesa al conte in quanto è chiaramente figlio di Bernat e non deriva dalla violenza perpetrata verso la moglie di Bernat, Francisca. Il conte obbliga quindi Francisca e Arnau a recarsi al suo castello e Bernat riesce a rapire il figlio e a scappare alla volta di Barcellona dove incorrerà in un secondo tipo di schiavitù.

Infatti dopo un breve periodo di serenità la sorella muore e il marito si risposa con una nobile, Bernat e Arnau diventano quindi di nuovo servi della nobiltà. Bernat si ribella nuovamente partecipando a una sommossa popolare e muore impiccato.
La seconda parte è fondamentale per quel che riguarda l'aspetto religioso, Arnau crede infatti, che sua madre sia la Madonna e riesce ad instaurare una sorta di rapporto con questa figura, incoraggiato dal padre. Inoltre Arnau scopre er la prima volta la Cattedrale in costruzione e la consacra come luogo nel quale incontrare sua madre. Incontra anche l'amico Joan, fondamentale in seguito.
Arnau compie il suo atto di ribellione appiccando fuoco al cadavere del padre per impedire che fosse esposto al pubblico ludibrio, e si avvicina ai bataixos che trasportano i massi per costruire la cattedrale. Il suo ruolo diventa attivo è lui stesso a costruire l'abitazione di sua madre e da qui inzia la sua ascesa sociale.

La terza parte riguarda l'aspetto amoroso e sentimentale, la servitù di Arnau non è più sociale bensì è legata ad un amore adultero proibito dalla sua comunità che diventa quasi una forma di ricatto. Durante le sue avventure Arnau ha modo di diventare ricco e importante, in particolare riesce salvando alcuni ebrei nelle cattedrale provvidenziale a diventare un ricco banchiere e a sposare una nobile che però lui non desidera. Si trova quindi di nuovo schiavo dei suoi sentimenti che lo inducono ad amare la figlia adottiva di un suo amico bataixos.

L'ultima parte presenta il tema della servitù del destino che esattamente come aveva favorito l'ascesa sociale di Arnau allo stesso tempo ne decreta anche la rapida discesa portandolo addirittura al cospetto dell'inquisizione. Il destino interviene nuovamente e il Console del Mare, Arnau viene liberato e i suoi nemici subiscono una dura punizione dal destino mentre Arnau diventa finalmente libero di vivere il suo amore dopo la morte di Elinor.

La scena conclusiva all'interno della cattedrale ormai ultimata rappresenta la coppia con il figlio Bernat e Arnau che tramanda gli insegnamenti del padre proponendo un modello religioso positivo che si contrappone nel romanzo all'aspetto negativo costituito dall'inquisizione e da Joan che un po' l'alter ego di Arnau, infatti egli non è in grado di avvicinarsi alla religione in modo semplice e genuino, ma vi perviene solo attraverso uno studio accademico e sterile. Arnau invece pur non avendo studiato, o forse proprio per questo riesce a mettere in pratica in maniera ottimale il vero senso del cristianesimo, l'amore per il prossimo e il rispetto di ogni persona, ha inoltre la capacità di instaurare un rapporto intimo e personale con la Madonna e non basato su dogmi e studi speciali.

In conclusione l'ho trovato un ottimo romanzo storico, unisce bene realtà storica e finzione, è avvincente ma non irrealistico e riesce a comunicare un bel messaggio di fondo che anche se non si tratta della caratteristica principale di un romanzo storico, è comunque un valore aggiunto .

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La cattedrale del mare 2015-09-27 11:12:36 Gondes
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Gondes Opinione inserita da Gondes    27 Settembre, 2015
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LA CATTEDRALE DEL MARE

Ho rimandato la lettura di questo libro per diverso tempo, forse un po’ influenzato dal fatto che viene considerato il fratello minore dei “Pilastri della Terra”. Effettivamente il fatto che tutto scorre attorno alla costruzione di una Cattedrale, può dar luogo a una sorta di dualismo e quindi il parallelo può venire spontaneo.
Leggendo però il libro non ho avuto la sensazione di avere fra le mani un qualcosa di già scritto. D’altro canto sarebbe stato un vero suicidio letterario per Falcones competere con tale mostro sacro, che ha dato il via al genere storico.
L’autore ha invece dimostrato di avere le capacità per sviluppare una bella storia orchestrata nei migliori dei modi. Il rischio, in questi tipi di romanzi, è quello di non riuscire ad incastonare la propria storia di fantasia, all’interno di in un’epoca storica ben definita. Il risultato invece mi è sembrato molto buono, facendoci anche conoscere una Barcellona che pur raccogliendo anime di diverso credo religioso, era in realtà schiava del potere dall’inquisizione, come gran parte delle città dell’epoca.
I personaggi sono tutti ben caratterizzati e riescono a dare sostanza e vivacità alla storia, che per forza di cose porta il lettore dalla parte del protagonista Arnau. Durante la sua vita, soffrirà, cadrà e riproverà ad alzarsi per contrastare tutte le ingiustizie che dovrà sopportare, perché questo è uno di quei libri che il lettore diventa parte integrante del romanzo e parteciperà con passione e trepidazione alle sventure dei suoi protagonisti.

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La cattedrale del mare 2014-09-06 07:59:41 ElenaViola
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ElenaViola Opinione inserita da ElenaViola    06 Settembre, 2014
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bellissimo e avvincente romanzo

Secolo quattordicesimo, nella Catalogna e in particolare Barcellona, in pieno feudalesimo, si snodano le incredibili vicende di Arnau Estanyol, umile ragazzo figlio del servo della gleba Bernat, il quale era fuggito dalle angherie e vessazioni del suo antico signore di Bellera, al fine di conquistare la "libertà". Arnau cresce a Barcellona guidato dai saggi insegnamenti del padre e in compagnia di Joan, vivace bambino insieme al quale scopre la Cattedrale della Madonna del Mare, all'epoca già in costruzione, e fa la conoscenza della confraternita dei bastaiox. Arnau non si distaccherà mai affettivamente dalla sua Madonna, dai bastaiox né da questa Chiesa. Il legame è così forte che le tappe della vita di Arnau sono continuamente paragonate e scandite dalle fasi di costruzione progressive della cattedrale. Arnau vive tante avventure che lo portano ad intraprendere diversi mestieri, a cambiare la sua condizione sociale, a legarsi a molti personaggi cruciali.Questo romanzo, dallo stile pulito e lineare, mi ha sorpreso piacevolmente sia per l'intreccio imprevedibile ( i personaggi si lasciano e si ritrovano per strani scherzi del destino), sia per i tanti riferimenti e avvenimenti storici che mi hanno fatto conoscere la realtà della Barcellona del XIV secolo. Vengono infatti coinvolti nella storia molte tematiche storiche: le angherie dei feudatari sui contadini e il loro triste diritto alle male usanze, le guerre intraprese dai sovrani per affermarsi sui traffici marini, la propensione al commercio della città di Barcellona, le adunate della Host (esercito cittadino) in caso di recata offesa alla città, la tremenda epidemia di peste che decimò la popolazione, le persecuzioni dell'inquisizione. Il personaggio di Arnau per la sua completa assenza di pregiudizi e fautore dell'uguaglianza e libertà (amico di ebrei e musulmani, è contrario alla schiavitù) precorre molto i tempi e probabilmente è un po' inverosimile, ma è proprio questo che rende tanto sorprendente e avvincente il romanzo. Non mancano i punti commoventi della storia. Insomma gli ingredienti ci sono tutti: personaggi, storia, emozione... da leggere!.

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La cattedrale del mare 2014-08-17 20:10:09 Zine
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Zine Opinione inserita da Zine    17 Agosto, 2014
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Santa Maria del Mar

Attenendosi alla Storia come unica protagonista, sulla scorta di romanzi ormai datati ma sempre eccezionali e sinceri come “I pilastri della terra” di Ken Follett, e portando avanti l’obiettivo (non dichiarato ma palese) di raccontare il passato della propria terra attraverso le voce dei suoi personaggi, Ildefonso Falcones scrive il suo primo successo, “La cattedrale del mare”, edito in Italia da Longanesi.
Il romanzo gravita attorno al protagonista, Arnau Estanyol, la cui vita è legata a doppio filo alla costruzione della chiesa di Santa Maria del Mar e attraverso le cui vicende si viene a conoscere la situazione di Barcellona in particolare, ma in fondo della Catalogna tutta, nel XIV secolo.
Arnau è figlio di un servo della gleba, la cui moglie è stata stuprata e usata come serva dal signorotto locale. Il padre salva il neonato da morte certa e fugge con lui a Barcellona. Se riusciranno a vivere in città un anno e un giorno senza farsi catturare, saranno dichiarati cittadini e uomini liberi. Grazie ai tanti sacrifici del padre, che si mette a lavorare per il parente Grau Puig, Arnau riesce a crescere e a diventare un bambino sano e volenteroso, anche se la vita è aspra e dura, piena di umiliazioni.
Presto Arnau dovrà affrontare il crudele mondo degli adulti, adotterà come fratello minore un bambino sfortunato quanto lui e vedrà morire il padre in uno dei tumulti cittadini. Comincerà allora la sua faticosa strada da uomo, prima come bastaix (scaricatore di porto e portatore di pietre per la chiesa), poi come soldato e quindi come ricco e influente uomo cittadino. Conoscerà le donne fondamentali della sua vita, alcune per la gioia, altre per ostacolare il suo cammino. La rovina, però, è sempre dietro l’angolo e Arnau è destinato ad affrontare più prove di quante possa immaginare.
Ne “La cattedrale del mare” viene dipinta una Barcellona d’altri tempi, che si può respirare sotto la superficie della città odierna e il cui carattere orgoglioso e conscio dei propri privilegi si evidenzia nelle battaglie combattute con il governo centrale per ottenere di nuovo una sorta di indipendenza. La città prende vita nelle pagine del romanzo, contendendo il ruolo di protagonista ad Arnau Estanyol da una parte, e al tempio in costruzione, quella Santa Maria del Mar che si erge pian piano negli anni della narrazione, tempio alla Madonna e chiesa del popolo semplice, di quei lavoratori legati al mare per la loro sopravvivenza.
La straordinaria accoglienza data a questo scrittore deriva probabilmente dalla schiettezza con cui lascia trasparire da ogni riga il suo intento didattico, più che narrativo, sempre con uno stile semplice, di dialogo con il lettore più che accademico e pedante. Le informazioni vengono elargite ad ampie mani ma non risultano mai noiose, né ridondanti.
Questo è al contempo il suo pregio e il suo difetto. Per quanto Falcones crei dei personaggi dotati di una vita propria e li renda capaci di suscitare affezione ed emozioni nel lettore, non si può fare a meno di notare come in parecchi punti la psicologia e le azioni degli stessi prendano una piega più o meno forzata, quando l’autore decide di introdurre un argomento specifico nella narrazione. Tornano, così, personaggi magari perduti molto tempo prima, che prendono a comportarsi in maniera differente da come li si era conosciuti, ora al servizio di una svolta narrativa pensata a tavolino.
Questo rende un po’ meccanico il progredire della vicenda, lasciando la sensazione che l’autore ogni tanto giochi al massacro col povero Arnau; nei momenti in cui le disgrazie al protagonista si affastellano senza requie, solo per poter indagare fino in fondo le conseguenze di una norma dell’epoca o per introdurre un evento che ha segnato la storia di Barcellona, in quanto lettrice ho provato una certa irritazione e il contatto con il romanzo si è sfilacciato.
In generale, comunque, un romanzo piacevole e molto più godibile di tanti dello stesso genere.

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