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Storia di Asta Storia di Asta

Storia di Asta

Letteratura straniera

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Reykjavík, primi anni Cinquanta. In un piccolo appartamento seminterrato Sigvaldi e Helga toccano il cielo con un dito abbandonandosi alla loro giovane e travolgente passione e decidono di chiamare la figlia Ásta. Ásta come una grande eroina della letteratura nordica, Ásta perché ást in islandese vuol dire amore. Sedici anni dopo Ásta scopre il sentimento di cui porta il nome in una fattoria negli aspri Fiordi Occidentali dove trascorre l’estate. Lo impara a conoscere dalla storia tormentata tra un uomo e una donna uniti dalla solitudine e divisi dalla dura vita contadina; lo impara a capire dalla vecchia Kristín che ogni tanto, al mattino, si sveglia in un’altra epoca del suo passato e può così rimediare ai rimpianti che le ha lasciato la vita; lo vive sulla propria pelle insieme a Jósef, il ragazzo che le cambierà l’esistenza. Eppure sono tutte promesse di felicità non mantenute ad avvicendarsi in questa impetuosa storia famigliare, segnata per sempre dal giorno in cui Helga si rivela uno spirito troppo libero e assetato di emozioni per non ribellarsi alla soffocante routine domestica e abbandonare marito e figlie, lasciando Ásta con un’inquietudine, un’ansia di fuga, una paura di seguire fino in fondo i propri sogni.



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Storia di Asta 2020-05-10 07:37:28 68
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68 Opinione inserita da 68    10 Mag, 2020
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Il cuore tormentato della vita

La vita di Asta era sbocciata nell’ amore ( Ast in islandese significa amore ), svanito il giorno in cui a soli sette mesi fu abbandonata dal desiderio di libertà della madre Helga, un padre ( Sigvaldi ) inadeguato, una balia amorevole, il futuro una quantità di relazioni senza volto e due grandi amori svaniti nel nulla.
Questa è la sua storia, flashback e sbalzi temporali, tra passato e presente, voci corali di parenti, amici, amori, conoscenti, un percorso adolescenziale tra Reykjavik e i fiordi occidentali, da adulta tra Vienna e la Norvegia.
Asta e’ assalita dalle responsabilità, dalle pretese dell’esistenza, da meschinità, delusioni, dalla ripetitività assassina che a volte accompagna il quotidiano, come se la vita l’ avesse trascinata alla fine del mondo, il più lontano possibile dalla sua balia.
Adolescente problematica, viene inviata nei Fiordi occidentali a trascorrere l’ estate e quelli saranno i momenti più belli, da quando la sua infanzia a soli quindici anni si è interotta bruscamente in un giorno d’autunno.
Ma può esservi per lei un posto accogliente, quale il senso dell’esistere, e perché non morire dopo l’ ennesimo fallimento ?
Asta ha paura, di tutto, in primis della vita, l’ esilio le consegnerà il primo amore, Joseph, nella durezza del lavoro nei campi e nella torbiera i due passeranno le giornate più belle, attimi che li avvicinano, il giovane della Bibbia e la ragazza uscita da un grande libro.
Insieme a loro Arni e Kristin, madre e figlio, scolpiti dalla fattoria, nella semplicità e ripetitività’ di gesti con una certa dose di follia su un’ isola che ha la forma di un animale estinto, la cui vita e’ sempre dipesa dalla quantità di fieno raccolto, forse da qualche pesce e da una manciata di poesie.
Anche Sigvaldi, ormai sessantenne, caduto da una scala e sdraiato su un marciapiede, la vita appesa ad un filo, ripercorre la propria esistenza, inseguito da un tempo che cancella ogni cosa, giorni che scorrono infiniti rimandando tutto al domani, un tempo inarrivabile da cui è impossibile evadere.
Vi sono uomini che si lanciano nelle tempeste del mondo per non affrontare se stessi e non guardare in faccia i sentimenti più intimi e complessi, Asta si allontanerà dal suo mondo cercando una casa, un senso di appartenenza, o semplicemente una via di fuga, avvolta nel rimorso. Studierà letteratura, sperando che l’aiuti a vivere meglio, il senso di perdita come soffio dell’ esistenza, e ci sarà un momento in cui si specchierà nella madre, un passato ingombrante ed una nuova vita, al primo posto sogni e bisogni personali, semplici pretesti, o forse peggio, ...” una donna che ha lasciato morire in solitudine la sua balia e ha permesso a quell’uomo “....
Un ritorno, un’ altra stagione, un figlio, un amore tragicamente perduto, un altro abbandonato, la necessità di ricostruirsi altrove, quando il caso o il destino la consegneranno ad un altro tempo.


“....Ci sono poche cose giuste in questo mondo, anzi, le verità del cuore non sempre si accordano a quelle del mondo. Per questo la vita è incomprensibile. È dolore. È tragedia. E’ la forza che ci fa risplendere....”


L’ ultimo romanzo di Stefanssonn abbandona un certo lirismo estetico conservando una forte matrice autoctona, riconosce elementi autobiografici, la bellezza poetica di un passato interiorizzato, ma ci parla anche dei cambiamenti di una Islanda contaminata, denuncia le storture di un mondo male indirizzato, affronta temi di intimità schiacciati dal presente, riflette su tempo, destino, ricordi, amore, felicità, disperazione con una protagonista, Asta, ...” inseguita da due cani fedeli, la mancanza e la solitudine “....
Lo scrittore, entrato nella narrazione, alloggiato in un faro per scrivere e pensare, importunato da un vicino a scopi venali, sembra invitarci, oggi più che mai, in questo periodo di solitudine imposta, a fermarci, ascoltare, riflettere, concedendoci una sosta, ricordando brani di poesie che custodiscono i nostri sentimenti, cercando di aprire i silenzi, abbandonandoci alla sostanza dei giorni.


...” sono entrato nel faro. Carico di libri, di musica e di ricordi, entro nella luce che rende la notte”..





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