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La presentazione e le recensioni di Libri profetici, poesie di William Blake. "La natura della mia opera è visionaria e profetica" scrisse William Blake. Sebbene i suoi riferimenti siano la Bibbia e la Cabbala, Swedenborg, gli studi esoterici, e quindi una visione eterodossa rispetto a quella - non solo religiosa - che caratterizzava il suo tempo, Blake intese perfettamente che le "oscure fabbriche di Satana" del paesaggio industriale contemporaneo erano costruite a immagine di una filosofia meccanicistica che negava il sacro e distruggeva ogni forma di trascendenza. L'acceso simbolismo, la spiritualità, la tensione religiosa dei "libri profetici", pazientemente composti a mano negli anni più difficili della Rivoluzione francese, mitizzano con drammatico impeto ma anche con lucidissima intuizione critica, problemi ancora vivi e irrisolti.



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Libri profetici 2010-12-20 22:38:16 Jan
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Jan Opinione inserita da Jan    21 Dicembre, 2010
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Il mirabile Blake.

Raramente ho incontrato nella mia vita una grandezza poetica così simbolica, mistica, ghematriaca.
Blake è, anche in questa raccolta che esalta la sua Ricerca, tutto questo.
Parole che si sgretolano in oro liquido, sogni impazziti di tenebra, visioni.
I libri profetici sono angeli stanchi che si fermano per un istante.
Interrogateli per un secondo prima che spicchino il volo, nuovamente, verso la Stella del mattino.

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Libri profetici 2008-06-04 04:32:41 galloway
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galloway Opinione inserita da galloway    04 Giugno, 2008
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I "Canti" di Blake

I “Canti dell’Innocenza e dell’Esperienza” di William Blake



William Blake nacque a Soho, un quartiere di Londra, nel 1757. All’età di otto anni vide un albero pieno di angeli che risplendevano dai rami come stelle. Pittore, incisore, poeta, stampatore, bibliomane avanti lettera, Blake restò visionario tutta la vita, morì cantando in un bugigattolo dello Strand londinese fatto di due piccole stanze nel 1827. La sua poesia si manifesta principalmente nei “Canti dell’Innocenza e dell’Esperienza” pubblicati nel 1794, considerati il suo capolavoro poetico anche a distanza di tanto tempo. Durante la sua vita vendette solo trenta copie delle sue composizioni. Wordsworth lo considerò matto; Coleridge lo ritenne un genio e d’allora i critici continuano ad essere divisi su chi fu veramente William Blake. Io, modestamente, lo considero uno degli spiriti poetici più illuminati di tutti i tempi, punto di riferimento per tutte le età e le stagioni della vita.



I “Canti” sono una combinazione di estrema semplicità nella loro forma, pur impregnati di significati complessi e misteriosi. Per capirli è necessario conoscere qualcosa di questo uomo enigmatico che descrisse se stesso come “Autore & Stampatore” e che restò incisore, disegnatore, illustratore di piccolo calibro per tutta la vita. All’età di 23 anni sposò Catherine Boucher, bellissima figlia di un giardiniere alla quale insegnò a leggere, scrivere, dipingere ed ad aiutarlo a mescolare i colori e preparare le tele per le incisioni. In molti disegni di William si intravede la sua immagine sfuggente e misteriosa. Non ebbero figli e la cosa è abbastanza strana se si pensa che i “Canti” erano diretti sopratutto ai bambini. L’unione fu molto felice nonostante la grande povertà ed i periodi di depressione che dovettero entrambi affrontare.



A Lambeth, dove William compose gran parte delle sue poesie, una volta lo trovarono nel piccolo giardino sul retro della casa, seduto nudo al sole sotto un albero insieme a Catherine intenti a leggere il “Paradiso Perduto”. Invitò l’amico che era venuto a visitarlo ad entrare dicendogli di non preoccuparsi, che essi erano soltanto Adamo ed Eva. Un altro amico, poco tempo dopo, descrisse l’approccio visionario alla poesia come qualcosa di molto diverso dalle allucinazioni o dalla follia. Egli mise in evidenza che quella di Blake era solo un’originalità geniale, piena di senso visivo. In una frase descrisse il pensiero di Blake come “peopled Thoughts”.



In effetti la percezione del mondo che aveva Blake era quella di un simbolista. Parlando con l’amico William Hayley, in occasione della morte del figlio scrisse, che egli doveva convincersi che ogni perdita mortale è una conquista in immortalità. “Le rovine del tempo, egli scrisse, costruiscono residenze nell’eternità”. Fu un lettore vorace sin da piccolo e cominciò a scrivere all’età di tredici anni, camminando per le strade di Londra, andando nei i villaggi vicini, ed incontrando angeli che lavoravano nei campi. Egli spiegò che la sua ispirazione avveniva “oltre il suo occhio corporeo o vegetativo, attraverso la finestra della vista”. Auto-didatta, dinamico, pieno di immaginazione, Blake elaborò le sue visioni poetiche in un sistema di conoscenze simboliche, una sorta di filosofia profetica, in parte religiosa, in parte politica, in parte ancora, politica. Influenzato dalle speranze della Rivoluzione Francese e dal misticismo cristiano di Swedenborg e Jakob Boheme, Blake si ribellò contro le istituzioni della Chiesa e dello Stato. Sfidò le idee convenzionali dell’educazione e della morale sessuale e scelse vie ed opinioni libertarie per le quali “tutto ciò che vive è sacro”.



Tutti questi elementi, sia originali che eccentrici, non è un caso che si ritrovino nelle “Songs” in forma di idee sovversive e strane indirizzate ai bambini e che “ogni fanciullo possa gioire di sentire”. T. S. Eliot ha detto che la filosofia di Blake è simile a “mobili fatti in casa” con colorate illuminazioni a disegni, simili a qualcosa di estremamente familiare e comune. Ma man mano che le stesse vengono studiate, esse si impossessano dell’immaginazione assumendo una maestosità ed una grandezza che incute paura per la forza che dalle stesse si scatena.



Blake aveva un carattere buono e gentile, un uomo generoso, affatto pacifista e mai convenzionale. Il suo corpo possente non era mai fermo, i suoi capelli sembravano lingue di fuoco sulla testa; i grandi occhi accesi fuori dalle orbite; nelle mani sempre una penna, un pennello o un incisore che si passava tra le dita. “Le mie dita emettono scintille di fuoco di attesa delle opere future” scrisse una volta. Era solito isolarsi a lavorare per intere settimane, oppure camminare per decine di chilometri in un solo giorno. Catherine una volta disse: “Vedo ben poco il sig. Blake e godo poco della sua compagnia. E’ sempre in paradiso”.



Ma il paradiso di William era spesso turbolento. Nel 1780 si unì ai Gordon Rioters che incendiarono la prigione di Newgate; nel 1789 indossò il berretto rivoluzionario della libertà nelle strade di Londra; per tutti gli anni dopo il 1790 si unì ai radicali politici come Thomas Paine, l’autore dei “Diritti dell’uomo” ed alla femminista Mary Wollstonecraft, autrice dei “Diritti delle donne” e antesignana del movimento femminista; prese spesso parte a Lambeth a dimostrazioni contro la violenza sulle donne e i bambini, e tanti altri episodi simili che si trovano di riflesso nelle sue poesie, insieme agli aspetti arcadici della sua vita trascorsa accanto a Catherine. Sensibile agli affetti intimi ed a quelli sociali, rimase sempre contro ogni forma di ingiustizia ed oppressione.



In termini puramente letterari Blake concepì le sue poesie alla stessa maniera dei canti trascritti e pubblicati nei libri e nei manuali per bambini, in forma colloquiale secondo una tradizione molto diffusa nel 18° secolo. La prima parte dei “Songs of Innocence” si realizza in un ambiente pastorale infantile, pieno di giardini e villaggi. Temi centrali sono la gioia, il comfort, la tenerezza, la sicurezza divina e dei genitori. La seconda parte, “Songs of Experience” ha per scenario un ambiente cupo, fatto di incubi, sprazzi di foreste scure e città d’ombra. Un senso di caduta, minaccia e crudeltà aleggia sulle poesie. Le idee centrali sono la gelosia, la rabbia, le gelosia, l’ingistizia e una costante protesta contro l’infelicità del mondo. Le due parti si controbilanciano si di un repertorio poetico di immagini bibliche e disegni per l’infanzia quali il Pastore, la Mamma, la Nurse, l’Agnello, l’Uccello, il Leone, la Tigre, la Mosca, temi che diventano personaggi e che Blake impiega con grande abilità poetica, in versi melodiosi ed incantati. Riecheggiano tradizionali ballate popolari, salmi religiosi, nenie, voci di strada. Diventano orecchiabili poesie, facili da memorizzare, scritti in una lingua che sembra provenire da una sorta di folklore popolare universale.



Blake lavorò alle poesie per oltre dieci anni, limando i suoi versi, dipingendo, incidendo, disegnando lettere per i versi, scene, ambienti e situazioni che diventano opere d’arte a sé. In effetti l’edizione dei “Songs” dalla quale la Folio Society pubblicò in facsimile la sua edizione, è la riproduzione in ottavo originale che la vostra Guida possiede. Un vero e proprio gioiello editoriale che la moglie di William vendette all’arcivescovo di Limerick nel 1830 per dieci ghinee, che finì poi nelle mani del romanziere americano E. M. Forster il quale la regalò al King’s College per il suo ottantesimo compleanno.



I “Canti dell’Innocenza e dell’Esperienza” stanno ad indicare le due contrapposte condizioni e stati d’animo dell’essere umano. In effetti descrivono lo stato d’animo interiore del poeta, la sua ricerca spirituale, e forse anche il suo matrimonio con Catherine. Segnalano anche il cambiamento di atteggiamento nei confronti della Rivoluzione Francese a causa degli eccessi di Robespierre con gli eventi del 1792 i quali avevano oscurato i principi dei diritti individuali e della libertà. Blake fa suo proprio il linguaggio infantile per comunicare agli adulti il ciclo della visione umana dell’esistenza basata sull’amore, la libertà, la giustizia, la crudeltà, la forza divina e creativa che possono trovarsi nell’universo. Viviamo, secondo questa visione, in un mondo che contiene sia l’Agnello che la Tigre. La semplicità dei versi e delle immagini rilancia una corrente continua di dubbi che provocano ironia e ambigui simbolismi. Nel corso degli ultimi anni ci sono state interpretazioni di vario genere sul significato delle poesie. Studiosi freudiani, marxisti, neoplatonici, buddisti, cristiani gnostici, junghiani hanno tentato di interpretare le poesie dai vari punti di vista. Tutte interpretazioni plausibili e possibili.



Qualcosa bisogna dire anche a proposito della tecnica adoperata da Blake nelle incisioni ed in particolare l’impiego che egli fa dell’acido su rame per ricavarne un’immagine specchio in qualche modo esemplificazione della sua arte. Una volta ebbe a dire che le sue incisioni erano “stampa col metodo infernale fatta a mezzo di corrosivi che nell’inferno sono salutari e medicinali in quanto sciolgono le superfici mettendo in luce l’infinito che vi era nascosto dietro”.



Per quanto poi riguarda il concetto dei due opposti stati dell’animo umano, queste opposizioni non sono opposti convenzionali ma qualcosa di dinamico e di mistico. Il concetto iniziale di un universo luminoso, spirituale e dinamico, Blake probabilmente lo ricavò da Swedenborg ed ha una lunga storia nascosta nel pensiero cristiano delle antinomie fatto proprio dal suo carattere ribelle. Le poesie, in effetti, sono quasi tutte costruite su modelli contrari: l’Agnello e la Tigre; il Bambino Perduto; Giovedì Santo; lo Spazzacamino; la Poesia della Nurse; Gioia Infantile e così via. Poesie che sviluppano le stesse immagini e spesso perfino le stesse parole, da una condizione di gioia e contentezza, ad una di dolore e protesta. Ma i contrari vanno anche più in profondità. Essi esistono all’interno delle stesse poesie ed emergono con sempre più forza man mano che il ciclo si sviluppa. Vere e proprie mbiguità impreviste o energie di contrastante significato .



“The Songs of Innocence and Experience” è un libro che a prima vista può sembrare eccentrico, infantile, con illustrazioni ingenue e primitive. In effetti ad una lettura approfondita il libro si rivela una delle più grandi opere poetiche di tutta la letteratura romantica inglese per la sua qualità di epica filosofica associabile a quella di poeti come Milton o Wordsworth. Non a caso tra i seguaci di Blake si annoverano Swinburne, Yeats e Allen Ginsburg. Le sue poesie ci fanno rileggere la fanciullezza e la nostra presunta maturità e ci avvertono della possibile presenza degli angeli e di tutto ciò che eventualmente essi tentano di dirci.

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