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1984 di George Orwell
 
1984 di George Orwell 2012-03-22 19:43:50 peucezia
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peucezia Opinione inserita da peucezia    22 Marzo, 2012
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Distopica profezia o traduzione della realtà

Tra i capolavori del genere distopico 1984 è un incubo senza fine che preconizza una realtà effettiva.
Quando Orwell scrisse il suo romanzo si era appena usciti da una seconda guerra mondiale disastrosa per il paese seppur vittoriosa e non erano trascorsi che trent'anni dalla fine del primo conflitto.
Immaginare un paese semi distrutto e eternamente in guerra non era quindi difficile.
Un controllo delle masse che giungeva addirittura a modificare quanto scritto in precedenza su libri e quotidiani era praticato con costanza sia dal regime nazista che da quello staliniano e la figura del misterioso Grande Fratello che domina i muri della città con fare minaccioso ricorda in parte Stalin e Hitler per i capelli scuri e i baffi e in parte i manifesti in cerca di reclutamento stampati negli Stati Uniti e raffiguranti un meno inquietante ma comunque autoritario e impositivo Zio Sam.
Il grido che Orwell lancia tra le pagine del romanzo è contro i totalitarismi di ogni forma e colore e contro la privazione delle libertà individuali.
Colpisce come il progressivo impadronimento delle altrui menti incoraggi la delazioni e agisca particolarmente sui bambini da sempre più sensibili a farsi plasmare ( i regimi totalitari dedicavano infatti molto tempo all'educazione di fanciulli ed adolescenti), ma colpisce soprattutto quella fantomatica Neolingua che a, causa di un vocabolario ridotto all'osso impedisce di esprimere concetti complessi e soprattutto di ribellarsi ( Orwell è stato senz'altro influenzato da Swift e le sue sarcastiche riflessioni sul linguaggio espresse in I viaggi di Gulliver).
1984 è distopico perché ambientato in un futuro, perché soprattutto immagina un peggioramento delle condizioni umane diversamente dalle teorie utopistiche che tendono a vedere la realizzazione di società ideali, ma si rivolge agli uomini del suo tempo.
Il protagonista Winston Smith è un antieroe dal nome altisonante del primo ministro Churchill e dal cognome più British che ci sia: mite, smunto, tenta di mantenere la sua integrità mentale fino alla resa finale.
Prosa scorrevole, periodi lineari, maestrìa nella tecnica narrativa. Romanzo inserito non a caso tra i migliori del panorama della letteratura mondiale contemporanea. Consigliatissimo.

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Fahreneit 451, Brave new world, Signore delle mosche
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