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Un mondo al contrario
Ogni epoca, per chi la vive e la racconta, tende ad esprimere se stessa, nei fatti e nei contenuti, inequivocabilmente, sempre che riesca a coglierli, le generazioni future inevitabilmente vi lèggeranno distopie, illuminazioni, preveggenze, una visione riconducibile al presente, densa di significati, così attuale.
Questo si può affermare per Fahrenheit 451, il famoso romanzo di Ray Bradbury che sembra anticipare un futuro già’ nostro, invero l’ autore descrive il mondo che lo pervade, ne percorre la triste quotidianità, cerca di carpirne e riassumerne l’ evidenza.
In un’ America post bellica già indirizzata all’ ipertecnologia, che si sta appropriando di presente e futuro, una massificazione che esclude il pensiero autonomo dissolvendolo, che evacua i contenuti, la popolazione omologata a semplice consumatrice di eventi in un reale irreale imbevuto di niente, un’ anestesia generalizzata ha ridotto l’ umano ad abulica presenza.
in un contingente siffatto, costruito al contrario, i pompieri appiccano incendi, i libri vengono bruciati quotidianamente, il fuoco azzera ogni presenza.
Eppure, una flebile voce lentamente si forma, c’è qualcuno che comincia a dubitare di se stesso, del proprio agire, degli altri, che vuole iniziare a pensare autonomamente, che si pone delle domande indotte da chi non è allineato alla massa, che sembra andare controcorrente, nutrirsi di essenza, di profumi e fragranze, che parla di altro, di contenuti difformi, che guarda la gente, sa ascoltare, che insinua il dubbio, in se stessi, in una vita siffatta.
E allora come si può essere così vuoti, parlare di niente, chi ci ha tolto tutto, guardando gli altri vedi te stesso, perché c’è bisogno di un’ omologazione di massa, chi ci ha resi tutti uguali in una vita ridotta a semplice lavoro e divertimento, uccisa la cultura, un processo di dissolvenza che porterà il pubblico a smettere di leggere volontariamente.
Montag, il pompiere protagonista del romanzo, ascolta la voce della coscienza, userà le proprie armi per smentire se stesso, insegue l’ apprendimento, la lettura, il pensiero autonomo, comprende che ogni libro contiene un essere umano, una vita, tante vite, che non si ha bisogno di sola tranquillità ma anche di turbamento.
Nessuna ricetta, alcune indicazioni
…la prima cosa di cui abbiamo bisogno, qualità e spessore nell’ informazione. La seconda è il tempo per assorbirla, la terza è il diritto di compiere azioni basate su quello che impariamo dalla interazione tra le prime due…
insegnamenti di cui appropriarsi
… io non parlo delle cose, ma del significato delle cose. Siedo qui e so di essere vivo…
un’ urgenza dentro un cammino impervio e pericoloso
…Per ogni cosa c’è il suo momento: si, un tempo per demolire e un tempo per costruire. Un tempo per tacere e uno per parlare. Certo, e tutto il resto. Ma che altro. Che altro? Qualcosa, una cosa…





























