Fahrenheit 451 Fahrenheit 451

Fahrenheit 451

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Montag fa il pompiere in un mondo dove gli incendi, anziché essere spenti, vengono appiccati. Armati di lunghi lanciafiamme, i militi irrompono nelle case dei sovversivi che conservano libri o altra carta stampata e li bruciano: così vuole la legge. Ma Montag non è felice della sua esistenza alienata, tra giganteschi schermi televisivi e slogan, con una moglie indifferente e passiva e un lavoro che svolge per pura e semplice routine. Finché un giorno, dall'incontro con una donna sconosciuta, nasce un sentimento impensabile, e per Montag il pompiere, inizia la scoperta di un mondo diverso da quello in cui è sempre vissuto, un universo di luce non ancora offuscata dalle tenebre della società tecnologica imperante.

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Fahrenheit 451 2019-06-24 15:02:25 archeomari
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archeomari Opinione inserita da archeomari    24 Giugno, 2019
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Libri svolazzanti come farfalle carbonizzate

Il fuoco. Un tema caro alla letteratura di ogni secolo, che si perde nella notte dei tempi. Forza distruttrice e insieme purificatrice, da sempre elemento sacro. Uno dei quattro elementi, per il quale Prometeo perse la benevolenza degli dei. Da sempre acceso in alcuni templi antichi, tra cui quello delle sacerdotesse Vestali, che dovevano custodire le fiamme sacre ed evitare che si spegnessero. Il fuoco è energia, calore, bellezza distruttrice.
Per quanto purificatore, col fuoco non si scherza e neppure Ray Bradbury lo fa.
Tanto per evitare problemi, l’autore decise di pubblicare il suo romanzo distopico e provocatorio sulla rivista “Playboy”, nel 1953, come estensione del suo romanzo breve “The fireman” (da Wikipedia).
Negli anni ‘50 in America la radio, la tv stavano conquistando fette sempre più larghe di popolazione e il Bradbury, con una perspicacia inaudita ai suoi tempi (se escludiamo Huxley ed Orwell), sentiva di dare un monito al mondo, di metterlo in guardia da questi media che erano destinati, come si è rivelato poi nei decenni successivi, a manipolare le coscienze attraverso una degenerazione dell’informazione.
Non dirò ciò che è stato già detto sul “Quarto potere”, sul lavaggio del cervello e sulla cattiva informazione che, nell’era digitale, a causa di un sovraccarico di informazioni genera confusione e sbandamento.

Neil Gaiman nella “Prefazione” sottolinea lo scopo di Bradbury che vuole ammonire far riflettere chi legge sui pericoli di questa informatizzazione di massa:

“Se continua così, la comunicazione globale avverrà soltanto attraverso messaggi di testo e via computer, mentre la conversazione faccia a faccia tra due persone, senza la mediazione della macchina, sarà fuorilegge”

Nel mio modesto commento voglio soltanto dare le mie impressioni di lettura.
È un bel libro sotto le duecento pagine, si legge con piacevolezza, magari con qualche difficoltà all’inizio dovuta alla necessità di familiarizzare con l’ambientazione futuristica sullo sfondo della quale si dipanano le vicende del pompiere Guy Montag.
Quest’ultimo, trentenne, dopo dieci anni di onorato servizio col lanciafiamme (si badi bene, col lanciafiamme e non con la pompa per spegnere gli incendi) in seguito ad alcuni fugaci chiacchiere con una diciassettenne bizzarra, Clarisse, va in crisi, comincia a vedere la realtà da un altro punto di vista che gli era completamente offuscato, preso dalla passività con cui aveva accettato di bruciare gli strumenti per liberare il pensiero: i libri.
Insieme ai suoi colleghi pompieri anziché spegnere gli incendi e salvare cose e persone, appicca fuoco ai libri, poi alle case e quando, preso da” raptus” lancia cherosene anche addosso alle persone, Montag tocca il fondo e comincia la sua crisi esistenziale.
Aveva già di nascosto salvato alcuni libri dal rogo legalizzato, tuttavia è proprio quando pensa a quella donna che aveva preferito farsi bruciare viva insieme ai suoi libri e che, prima di morire lo aveva guardato con gli occhi accusatori “toccando il cuoio e il cartone delle rilegature, scorrendo i titoli dorati con le dita” come se fossero gli oggetti più cari che possedeva, che il protagonista comincia a ribellarsi, ad opporsi anche se all’inizio un po’ confusamente, all’ordine costituito.

Cosa c’è dentro ai libri di così prezioso? Perché alcune persone preferiscono farsi bruciare piuttosto che vivere senza leggere? E perché l’ordine di chi sta al vertice è quello di sopprimere la cultura? Cosa c’è di così sovversivo nei libri?

Perché i pompieri sentono questa sensazione di liberazione mentre vedono volare via fogli di libri come farfalle annerite? Che piacere c’è nel radere al suolo intere biblioteche?
Ci risponde Beatty, il capo di Montag:
“La bellezza del fuoco sta nel fatto che distrugge responsabilità e conseguenze. Quando un problema diventa fardello, lo butti nella fornace e scompare. (...) Niente che possa poi marcire: pratico, estetico, antibiotico”.

Qualcuno potrà far notare che manca una figura femminile forte. Mildred non è un personaggio positivo, tutt’altro. Io rispondo che sono in realtà due le figure femminili, seppur molto fugacemente, a fare la differenza nella vita di Montag. Clarisse, la giovane e “folle” diciassettenne, che indugia nella natura, nei suoi colori, nei suoi profumi, che vive in una famiglia senza televisore e la donna che si lascia bruciare insieme ai suoi libri. Non basta questo a far zittire le voci sul presunto maschilismo di questo romanzo?

Lascio poi a voi i passi più belli sulla meraviglia e l’importanza di leggere che avrete voglia di segnare nell’angolino del vostro cuore di lettori.

La sensazione che si prova nel leggere “Fahrenheit 451” è angoscia pura e traspare dalle pagine; ci sono dei passaggi che ho trovato quasi ipnotici e stranianti. La solitudine nella vita in generale ed anche nella coppia -penso a Montag e sua moglie Mildred- sono attuali. Attraverso le pagine il lettore si immerge nella stessa tristezza che attanaglia il cuore del protagonista. A tal proposito devo proprio trascrivere questo passo che mi ha colpito profondamente, in riferimento alla distanza tra i due coniugi: “Montag dormiva in un angolo della stanza piuttosto lontano da lei, su un’isola d’inverno separata da un mare deserto”.

Solitudine, incomunicabilità, coscienze addormentate, consapevolezze anestetizzate, si troverà un varco in mezzo a tanto fumo e pagine di libri come farfalle carbonizzate?





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Consigliato a tutti, anche a chi NON ha letto “1984” di George Orwell e “Il mondo nuovo” di Aldous Huxley.
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Fahrenheit 451 2019-04-01 21:15:29 leogaro
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leogaro Opinione inserita da leogaro    01 Aprile, 2019
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Il pensiero al rogo

Il romanzo è ambientato in un imprecisato futuro dove i libri sono stati messi al bando, come tutta la cultura in genere. La televisione governativa è usata ossessivamente per definire le regole sociali, ciò che è giusto e sbagliato, e guida una popolazione passiva, ormai quasi incapace di pensare. “Un’ora di lezione davanti alla TV, un’altra ora di storia riassunta o riproduzione di quadri celebri e poi ancora sport… non si fanno domande, loro hanno già le risposte pronte, su misura”. Con le masse mentalmente annientate, basta poco a tenere l’ordine sociale, garantito dai Militari del fuoco e dai Segugi meccanici, una sorta di automi-poliziotti.

Il protagonista Guy Montag lavora nel corpo dei Militari del fuoco, col compito di rintracciare chi si è macchiato del "reato di lettura", bruciandone la casa e tutti i libri! E Montag sembra entusiasta della sua missione distruttiva: “Era una gioia appiccare il fuoco. Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse”.
Un giorno, però, incontra una vicina di casa, Clarisse, che lo fa riflettere sulla felicità. Montag resta esterrefatto: si rende conto di non essersi mai chiesto se fosse veramente felice! Clarisse gli mostra un modo di vivere diverso dagli altri, non stereotipato ma libero dai condizionamenti del regime. Da tempo, Montag si interrogava sulla ragazza perché aveva notato che i familiari di Clarisse, alla sera, non guardano la televisione (che tra l’altro non possiedono), ma trascorrono il tempo parlando tra loro, con un'allegria e una spensieratezza difficili da comprendere e facilmente invidiabili.
Montag torna a casa e salva la moglie Mildred, del tutto succube dei programmi TV, da un suicidio con ingestione di barbiturici. In questo frangente, di nuovo riflette sulla sua vita e sulle parole di Clarisse. Mildred vive per la televisione, in una sorta di delirio in cui considera gli attori televisivi come suoi familiari e non desidera affatto avere figli. Montag, dopo una lunga riflessione, prende coscienza di non amare, né realmente conoscere quella donna, e capisce che nella sua vita c'è qualcosa di profondamente sbagliato.
Un giorno, durante una missione di distruzione, Montag commette un'improvvisa infrazione: decide di leggere un breve trafiletto di un libro che dovrebbe bruciare. In seguito, attirato dalla sua prima fugace lettura, salva alcuni libri e inizia a leggerli di nascosto: “Ho pensato ai libri. E per la prima volta mi sono accorto che dietro a ogni libro c’è un uomo, un uomo che ha dovuto pensarli”. Fa amicizia con il vecchio professor Faber, uomo di cultura che diventa suo fidato amico e consigliere. Presto, la lettura condurrà Montag a scoprire un nuovo mondo e la sua vita cambierà radicalmente. “Non è che ognuno nasca libero e uguale, come dice la Costituzione, ma ognuno viene fatto uguale. Dopo di che tutti sono felici, perché non ci sono montagne che ci scoraggino con la loro altezza da superare”.

Godibile romanzo di fantascienza, capace di commuove e stimolare riflessioni. Bradbury predilige uno stile che alterna il discorso diretto alle riflessioni personali di Montag, con pause legate alle sequenze riflessive che non appesantiscono una lettura gradevole. I “flussi di coscienza” del protagonista , ma anche l’indeterminatezza dei luoghi d’ambientazione, contribuiscono a rendere alcuni momenti del racconto quasi claustrofobici, invitando il lettore ad un’amara riflessione: e se, di fronte all’attuale barbarie culturale dilagante, il futuro che ci aspetta fosse davvero quello?!

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Fahrenheit 451 2018-05-20 15:24:01 Erich28592
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Erich28592 Opinione inserita da Erich28592    20 Mag, 2018
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Una voce fuori dal coro (la mia)

Negli ultimi anni, raramente mi sono avvicinato alla letteratura di genere. Spesso me ne sono chiesto il perché, eppure non ho ancora maturato una risposta solida, convincente. Le sue limitazioni più significative rispetto alla narrativa generale credo possano essere compendiate in un’unica (seppur generica) riflessione: la letteratura di genere ha mani e piedi legati, è ostaggio di un elevato tasso di prevedibilità, primariamente in termini di trama e stile narrativo. “Fahrenheit 451”, classico del genere distopico-fantascientifico, ahimè, non si è rivelato essere l’eccezione alla regola che speravo di incontrare.
Partiamo dalla trama. Montag è un pompiere, il che, nel mondo in cui vive, comporta appiccare incendi anziché domarli. Ciò allo scopo di bruciare i libri, banditi dalla società in quanto portatori, grazie alle idee in essi contenute, di tensioni e conflitti sociali. Stando a quanto descritto da Bradbury, eliminando i libri, ci trasformeremmo tutti in esseri apatici, freddi, insensibili e pure smemorati (ad esempio, Mildred, moglie di Montag, il pompiere protagonista del romanzo, non ricorda neppure come sia avvenuto il suo primo incontro con il marito).
Bene.
Anzi no.
Un giorno, tornando a casa dopo una lunga giornata di lavoro, Montag si imbatte in una giovane ragazza, la figlia dei suoi vicini, la quale gli appare fin da subito diversa da chiunque altro: osserva il cielo, coglie fiori, parla con le persone.
Questo incontro farà scattare qualcosa in Montag, qualcosa che lo porterà a mettere in discussione la società in cui vive e lo scopo stesso della sua esistenza.
D’accordo: ora che Montag ha incontrato questa ragazzina, le sue certezze cominceranno lentamente a sgretolarsi...
E invece no.
No.
Accade tutto dall’oggi al domani: Montag nota questa ragazzina accarezzarsi il mento con un fiore, le parla per qualche minuto, e decide ex abrupto di tramare contro il mondo intero.
Mi fermo qui, perché non amo fare spoiler, a prescindere dal fatto che una lettura mi abbia entusiasmato o meno: credo che chiunque abbia il diritto di leggere qualunque opera con ‘mente vergine’, almeno quanto ai suoi contenuti.
Passando brevemente allo stile, l’ho trovato irritante e inopportunamente pretenzioso: da un romanzo di fantascienza non mi aspetto certo la prosa di Steinbeck o della Némirovski, giusto per citare gli autori di due delle mie letture più recenti. Mi aspetto che sia semplice, con ritmi ben diversi da quelli di un grande classico di narrativa generale, ma coerente con se stessa sì, questo me lo aspetto.
E invece no: si passa da voli pindarici e metafore ardite (troppo ardite) ad una prosa per ragazzi.
No, così proprio non va.

Scuserete, spero, il tono di questa recensione, inusuale e un po’ sopra le righe, ma era uno ‘sfogo’ che sentivo di dover fare. Me lo sentivo, perché credo che “Fahrenheit 451” costituisca una clamorosa occasione mancata: ogni volta che prendo in mano questo libro, vengo assalito dal nervoso; ogni volta che rifletto sulla sua trama, penso che l’idea di fondo attorno a cui è stata costruita sia in realtà più che valida: qualche elemento in più, una migliore caratterizzazione dei personaggi, una maggiore attenzione ai dettagli, ed uno stile più coerente, è ciò che a mio parere manca a questo romanzo per spiccare il volo.

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Fahrenheit 451 2018-04-20 10:59:30 Clangi89
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Clangi89 Opinione inserita da Clangi89    20 Aprile, 2018
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Il fuoco che accende i pensieri

Quasi si sente l'odore del fuoco che inebria i pompieri mentre bruciano i libri poiché causa di turbamento della felicità in una società di rumori, velocità, tivù, cultura in pillole. La società con la scusa di rendere sereni i cittadini bandisce infatti le letture che provocano pensieri e reazioni emotive. I classici sono rivisitati, ridotti in poltiglia e svuotati di significato per mantenere gli animi piatti, pronti a farsi riempire dalla "Famiglia" degli schermi.
Montag però è perplesso, non accetta quella vita di alienazioni e la forza del pensiero si accende in lui. Si chiede se i pompieri abbiano sempre appiccato fuoco o se, come ha sentito dire, in passato spegnevano roghi. Si susseguono aneddoti, velocità e corse. L'acqua del fiume come passaggio che trasporta, lava e purifica il protagonista in fuga dalla città. Una città che non si accorge della guerra imminente ma é preoccupata di dare la caccia all'ex pompiere.
Montag scopre che il fuoco non sempre brucia ma può anche illuminare e scaldare volti di una manciata di uomini..Senza svelare finale.
Come non pensare alla tivù, rumori costanti, pubblicità martellante per riempire vuoti e vite? Le facili distrazioni sono alla portata di tutti senza creare pensieri né turbamenti, meglio la piattezza delle menti! Concetti che sono sempre attuali! La  "Famiglia" che dagli schermi chiama per nome lo spettatore solitario seduto in salotto sembra preannunciare la eco dei social e le realtà virtuali(fino a che punto virtuali?) che sembrano conoscerci per nome ed abitudini.
E i libri? Leggere e rileggere. Consigliatissimo

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Fahrenheit 451 2016-04-23 06:57:30 MrsRiso13
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MrsRiso13 Opinione inserita da MrsRiso13    23 Aprile, 2016
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Quando il fuoco non è solo fuori

Guy Montag è un pompiere che accende i fuochi, brucia libri nel rispetto della legge, salvaguardando la società del futuro dai colpi di testa dei pensatori. I libri sono banditi, odiati e temuti, considerati un pericolosissimo strumento per forgiare il libero pensiero visto che “rivelano i pori sulla faccia della vita.” È ferma convinzione del regime offrire al popolo una vita tranquilla lontano dalle preoccupazioni, una vita di “gare che si possono vincere ricordando le parole di canzoni molto popolari, o il nome di capitali dei vari Stati dell’Unione o la quantità di grano che lo Iowa ha prodotto l’anno passato.” Tra televisioni grandi quanto pareti e auricolari che diffondono le informazioni del regime viene diffusa la sensazione della “vera informazione” , della partecipazione attiva alla società e alle sue politiche. Si garantisce “la certezza di pensare, la sensazione di movimento” a discapito della realtà, statica e estranea alle decisioni prese dall'alto.
In questo contesto il nostro pompiere incendiario è messo di fronte ad alcune prove, l'incontro con una strana ragazza e un omicidio, che lo destabilizzano nelle certezze e lo incamminano nello sviluppo di una propria coscienza, un modo di pensare autonomo fonte di un nuova rinascita, una nuova e personale discrezionalità dei fatti e delle opinioni. Niente più felicità auto-imposta, niente più emozioni stereotipate messe addosso dal regime e dai suoi strumenti.
Queste decisioni condannano Montag alla solitudine e all'esilio per salvarsi la pelle, dando, però nuova speranza nel futuro, evidenziando “che non si scoraggia mai, l'uomo, o non si disgusta mai fino al punto di rinunciare a rifar tutto da capo, perché sa, l'uomo, quanto tutto ciò sia importante e quanto valga la pena di essere fatto”.
Poche pagine di per descrivere una distopia, possibile quanto pericolosa che punta il dito sui libri e sulla lettura, capaci di far sviluppare un pensiero autonomo, una morale dando al lettore una propria libertà di azione basata su idee personali. La felicità e la tristezza, l'approvazione e la disapprovazione non sono che facce di una stessa medaglia, senza le quali l'essere umano non è che un fantoccio in attesa del proprio marionettista.
Denuncia semplice e diretta, descritta da uno stile freddo e scarno che, talvolta, indispone suscitando pensieri di abbandono. Le descrizioni dei luoghi e degli ambienti sono ridotte a mere indicazioni per sorreggere la trama, senza arricchimenti o spazialità.
Se da un parte, questa caratteristica impoverisce il risultato finale, dall'altra aiuta a ricreare quell'ambiente statico e freddo che descrivono le vicende e superato lo scoramento iniziale, non si può non notare, l'armonia creata con i fatti narrati. La prima parte grigia e oscura si riscalda come l'animo di Guy diventando, a seguito della presa di coscienza, più ricca e colorata. Le scene, per contralto, frenetiche e veloci rallentano, come a voler dimostrare che l'analisi interiore segue la necessità di guardarsi intorno, di capire, di assimilare profondamente e non solo di vedere superficialmente.
Se ben congegnato é il filone principale del racconto, esso mai sia arricchisce di spunti o narrazioni parallele, prontamente abbandonati allo scorrere delle vicende senza ulteriori indicazioni. Questa strada dritta lascia la sensazione finale che qualcosa che doveva accadere non sia accaduta o che non si sia compreso a pieno qualche frase del romanzo.
Concludo, ovviamente, promuovendo quello che, per me, più che un grande romanzo è uno specchio nel quale riflettere la propria coscienza per scoprire se si è un pompiere incendiario o se si è ancora in tempo a salvare qualche libro.
Suggerisco uno tra tanti, questo!

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Fahrenheit 451 2016-01-02 18:36:34 Fabricius
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Fabricius Opinione inserita da Fabricius    02 Gennaio, 2016
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La fiamma della ribellione

Ci sono libri in grado di “accendere” una fiammella nelle nostre teste. “Fahrenheit 451”, uno dei romanzi più famosi di Ray Bradbury, è sicuramente uno di questi, dato che il fuoco e le fiamme sono alla base di questo libro.
Il fuoco che in questo romanzo arde è quello dei militi del fuoco, pompieri insoliti, perché, anziché domare gli incendi, li appiccano. Guy Montag, il protagonista delle vicende, è uno di questi. Armati di lanciafiamme, gli incendiari irrompono nelle case, rigorosamente refrattarie al fuoco, per lasciare che le fiamme svolgano il loro compito: “bruciare” i libri, un grande problema per la società (o forse dovrei dire per il Governo). Sembrerà assurdo ai nostri occhi, ma non a quelli della società in cui vive Montag. Questi vive in un mondo in cui i libri sono ritenuti “fucili carichi”, potenziali pericoli per la mente dell’uomo, “ami” con cui non si può “pescare” altro che l’infelicità. Quella di “Fahrenheit 451” è quindi una società in cui i libri e l’informazione (quella autonoma e non quella comandata dal Governo) sono banditi. Il motivo dichiarato (ma siamo sicuri che sia quello reale?) è quello di preservare la felicità degli individui. In questo romanzo, dunque, il fuoco ha un grande valore, perché distruggendo da felicità. È veramente così? Annientare la cultura, condizionare il pensiero può preservare la felicità? Apparentemente sì, ma tutto ciò non fa altro che alienare l’esistenza di ciascuno, che, pur credendosi felice, riflettendoci, non lo è. A Montag per capirlo serve l’incontro con una diciassettenne anticonformista, che con i suoi discorsi apre una breccia di luce nella sua mente. È a partire dalla domanda “siete felice?” che Montag inizia a dubitare della propria vita, del proprio lavoro, persino dell’amore verso sua moglie Milldred, che sembra affezionata molto più alla televisione che al marito. Montag inizia così a prendere coscienza di sé e del mondo che lo circonda e, grazie all’aiuto di Faber, un vecchio professore incontrato al parco parecchi anni prima, da inizio alla propria ribellione, che non è semplicemente rivolta contro il modello di società in cui vive, ma soprattutto contro il Governo. Guy comprende che il vero scopo dei militi del fuoco è evitare che il popolo, per mezzo dei libri, si crei una propria mentalità, rifletta autonomamente e non si lasci condizionare.
“Sapere è potere”, un potere più incisivo di quello di qualsiasi governante, perché controllare una massa di ignoranti è semplice, ma è difficile contrastare il potere del sapere. Questo è ciò che filtra da “Fahrenheit 451”, che nonostante risalga agli anni ‘50 e sia un romanzo di fantascienza, è sicuramente molto attuale. Non dobbiamo permettere a nessuno di condizionarci e dobbiamo evitare di diventare una massa facilmente controllabile, anche perché dittatori come Hitler, si sono affermati soprattutto condizionando il pensiero del popolo, annientando la cultura. Dobbiamo evitare questo, perché tutto ciò che è già accaduto non è solo passato, ma soprattutto presente, dato che può ripetersi, o forse si sta già ripetendo.

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"1984" di G. Orwell e altri romanzi distopici.
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Fahrenheit 451 2015-08-17 08:42:40 LIsaRay
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LIsaRay Opinione inserita da LIsaRay    17 Agosto, 2015
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Libro profondo ma troppo breve

Fahrenheit è un libro che si presta a chiunque. E' considerato un classico in quanto Bradbury lo ha reso un libro senza età, oggi come ieri la cultura salva e libera la mente.
Considero geniale l'immagine che Bradbury ha creato dei pompieri: invece di spegnere, appiccano il fuoco.
E' un romanzo che fa riflettere sull'importanza del libro, del racconto completo con tutte le sfumature: la nuova società tende infatti a riassumere per rendere più accessibile l'informazione... Ma cosa c'è di più sbagliato che togliere il superfluo? Saremo in grado di giudicare e agire liberamente conoscendo solo una breve sintassi?
La risposta di Fahrenheit è no. L'uomo non è in grado di pensare se non apprezza tutte le sfumature dell'arte.

Tuttavia ho percepito troppo il senso di un romanzo distopico, forse è quasi troppo irreale, a differenza di 1984 con il quale viene spesso paragonato. Infatti, a mio parere, Fahrenheit è decisamente inferiore quanto a contenuti e stile rispetto al libro di Orwell.

Oltre a questo volevo sottolineare un'altra cosa che non ho gradito: la brevità. E' immediato e d'impatto, ma forse troppo, molti argomenti potevano essere sviluppati meglio tanto che alla fine ho pensato che dovevano succedere molte altre cose.. Diciamo che l'ho trovato un po' scarno:
Anche la parte iniziale è quasi fastidiosa a causa dei continui cambi di scena e azioni che avvengono contemporaneamente.

(spoiler) Invece ho apprezzato molto il finale, l'idea che l'uomo, quando tutti i mezzi gli sono privati, può solo ricordare, credendo fino alla fine di lasciare il messaggio alle generazioni future solo cercando di memorizzare ogni giorno più pagine fino allo stremo.Perché l'uomo è l'emblema dell'unione della grande malvagità, che brucia la cultura e fa sparire il sapere, e della grande bontà, che in ogni modo deve compiere i suoi obiettivi, sebbene questi richiedano generazioni e generazioni.

Leggetelo, fa riflettere

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Fahrenheit 451 2015-08-10 18:35:10 Pelizzari
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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    10 Agosto, 2015
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Uccidere la cultura

La fantascienza negli anni ’50 era immaginare la distruzione dei libri, l’annientamento della cultura. Questo libro è considerato un caposaldo della letteratura, è osannato e celebrato da decenni, ma, se devo essere sincera, anche se vado decisamente controcorrente, a me non è proprio andato a genio. Pur apprezzandone i contenuti, non mi è piaciuto l’”attacco”, l’impostazione, lo sviluppo, il disegno dei protagonisti. Ho sorriso all’idea di fantascientifico che è implicita nel pensare di bruciare lo scibile umano in un immenso fuoco. Sarebbe l’equivalente del pensare, al giorno d’oggi, di riuscire, con qualche bomba, a far tacere gli animi ed a zittire i pensieri. Peccato perché tutta la forza evocativa che tanti riconoscono in questo scritto a me non è proprio arrivata.

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Fahrenheit 451 2015-07-08 12:00:36 lapis
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lapis Opinione inserita da lapis    08 Luglio, 2015
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Genialità “folgorante”

Un romanzo di fantascienza che descrive un ipotetico mondo futuro in cui il potere è amministrato mediante un’unica e semplice regola: il divieto di leggere e possedere libri. A garantirne l’applicazione, un efficiente corpo di “pompieri-incendiari” che non disdegnano violenza e omicidio pur di rispettare la propria missione ma che non si chiedono nemmeno perché. E’ questa in effetti la caratteristica principale degli abitanti di questo mondo futuro: nessuno si fa domande. Apparentemente felici, amano la velocità e l’azione, vivono attorniati da personaggi televisivi a grandezza naturale che scambiano per la propria famiglia e, pur di non rimanere da soli con i propri pensieri, hanno sempre auricolari ronzanti nelle orecchie. E’ quindi con il divertimento che, di fatto, gli uomini sono ridotti a meri fantocci non-pensanti, superficiali, non più in grado nemmeno di distinguere il confine tra realtà e finzione.

Un romanzo che sconcerta, quindi, perché i tratti di questo mondo così irreale assomigliano drammaticamente alla realtà che ci circonda in cui i libri non si leggono non per legge ma per scelta, sostituiti da divertimenti di più facile consumo – non così dissimili di fatto dalla velocità, dagli spettacoli scacciapensieri, dal chiacchiericcio senza contenuti predetto da Bradbury. Che l’abbia fatto nel 1953, tra l'altro, non può che essere genialità.

Un romanzo da leggere assolutamente per farsi qualche domanda sul mondo attuale e su come trascorriamo il nostro tempo. Se non bastasse, per leggere un libro scritto davvero bene.

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Fahrenheit 451 2014-10-31 08:22:12 C.U.B.
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Contenuto 
 
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C.U.B. Opinione inserita da C.U.B.    31 Ottobre, 2014
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Piromania sapiens

Lo sguardo perso verso una nicchia nascosta, la mente stretta ad un altrove di parole, concetti, avventure, emozioni.
La coscienza linda eppure quel senso di allarme resta squillante, come se la paura non accettasse buone ragioni per sancire la resa. Nascondi qualcosa di prezioso e pericoloso, probabilmente un ultimo esemplare di quello che oggi e' oggetto di un crimine mortale : possedere un libro. Proibito.
Le sirene sono sempre piu' vicine, una pattuglia di vigili del fuoco si abbatte contro la porta di casa. Qui non ci sono incendi da spegnere, ci sono incendi da appiccare, sgorga il cherosene sulle pagine oscene di Shakespeare, di Dante, di Byron. L'anziana mano ossuta della donna sfila uno zolfanello, muove la bocca ripetendo bei versi muti, pianta gli occhi velati nelle pupille dei suoi aguzzini e accendendo la piccola fiamma sancisce " Non avrete mai i miei libri. Io voglio restare qui."
In un modo o nell'altro, non li hanno avuti.

In un mondo pilotato dal Governo, dove la vita umana ha un valore irrisorio e la gente e' rinchiusa in un alveare beatamente fittizio di pubblicita', consumismo, banalita' televisive e decadenza socio culturale si sviluppa la vicenda di Fahrenheit 451, un racconto distopico con ascendente forse fantascientifico, per un Bradbury degli anni Cinquanta. Letto oggi in un tempo in cui la cronaca e' pregna di violenza sempre piu' giovane e dove esistono Paesi in cui il terrore colpisce scuole e studenti mirando all'analfabetismo come induttore per l'indebolimento delle masse, il libro e' di un'amarezza sconcertante.
I personaggi sono ben delineati ed il traumatico senso di soffocamento ed impotenza e' tangibile, sarebbe un buon invito per l'umanita' a riflettere sui sensi unici. Purtroppo la Razza Prediletta par proprio avere il seme della distruzione ben radicato in sè, cio' non toglie che il romanzo sia un pezzo importante da tenere in libreria; una volta letto il concetto non evapora e  badate bene, la mente si cela piu' facilmente di un ingombrante volume all'occorrenza. Buona lettura.

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