Fahrenheit 451 Fahrenheit 451

Fahrenheit 451

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Montag fa il pompiere in un mondo dove gli incendi, anziché essere spenti, vengono appiccati. Armati di lunghi lanciafiamme, i militi irrompono nelle case dei sovversivi che conservano libri o altra carta stampata e li bruciano: così vuole la legge. Ma Montag non è felice della sua esistenza alienata, tra giganteschi schermi televisivi e slogan, con una moglie indifferente e passiva e un lavoro che svolge per pura e semplice routine. Finché un giorno, dall'incontro con una donna sconosciuta, nasce un sentimento impensabile, e per Montag il pompiere, inizia la scoperta di un mondo diverso da quello in cui è sempre vissuto, un universo di luce non ancora offuscata dalle tenebre della società tecnologica imperante.



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Fahrenheit 451 2020-11-16 07:51:06 Chiara77
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Chiara77 Opinione inserita da Chiara77    16 Novembre, 2020
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Il bisogno di pensare

Come ci fa notare Neil Gaiman nella sua Introduzione all’edizione Mondadori del celeberrimo “Fahrenheit 451”, la narrativa distopica non vuole fare predizioni sul futuro, in realtà vuole parlare del presente. E Ray Bradbury sicuramente voleva scrivere del suo presente, degli Stati Uniti del 1953, nel suo “Fahrenheit”, quando le trasmissioni televisive erano il miglior passatempo possibile e la Guerra Fredda era percepita come un pericolo reale e concreto. Ma alla fine Bradbury ha scritto un classico, cioè ha scritto un romanzo che ha parlato, che parla e parlerà a più generazioni, perché parla ancora oggi a noi, di noi.

Credo che la trama sia nota più o meno a tutti, almeno nelle sue linee essenziali: Montag è un pompiere che vive nel mondo di un ipotetico futuro, dove i vigili del fuoco non hanno il compito di spegnere gli incendi, di salvare vite e custodire i beni dell’umanità e della cultura ma, al contrario, sono chiamati a bruciare i libri.

Molto evidente e – temevo prima di leggere il romanzo- forse un pochino scontato il simbolismo espresso da Bradbury: mi sembrava troppo ovvio che la rappresentazione di un’umanità che avesse perso la voglia di leggere e fosse diventata inerte e passiva ci avrebbe resi sgomenti e ci avrebbe fatto orrore. Invece devo ammettere che, pur nella sua semplicità e facile evidenza, la metafora di “Fahrenheit 451” arriva potente e diretta al nostro raziocinio di persone che vivono nel XXI secolo.

Non si tratta solo di parlare di libri e di lettura, non si tratta soltanto ovviamente di condannare un’eccessiva fruizione di programmi televisivi (nel nostro tempo poi potremmo parlare di eccessivo utilizzo di videogiochi o di social media): la riflessione riguarda aspetti più profondi inerenti al bisogno di pensare e quindi di diventare attivi, creatori, proprio degli esseri umani. Colui che legge in “Fahrenheit” è l’uomo di cultura, di cultura umanistica in particolare, lo storico, il filosofo, il linguista: colui che si interroga sul significato delle cose e, con le sue riflessioni si discosta momentaneamente dalla logica utilitaristica fine a se stessa. In un mondo in cui ha vinto definitivamente l’idea che ciò che conta è solo il lavoro e il divertimento dopo il lavoro, in cui – di conseguenza?- governa un regime totalitario, non c’è altra scelta che dichiarare fuori legge chiunque senta forte l’esigenza e il bisogno di pensare.

Ma può essere veramente sopportabile vivere in questo modo? Forse all’inizio può sembrare divertente, evitare i problemi, trascorrere le ore in una rassicurante pausa rispetto alle preoccupazioni, alle difficoltà, allo studio e ai pensieri impegnativi. Ma dopo? Trascorrere un’esistenza fasulla, anestetizzati davanti a uno schermo, senza più la capacità di percepire il nostro senso di essere nel mondo: non è possibile tollerarlo davvero. Può portare soltanto all’oblio e alla distruzione. Montag intuisce tutto questo e ne diventa consapevole quando incontra Clarisse McClellan, una ragazza dagli occhi luminosi che ha il brutto vizio di fare caso al mondo intorno a sé. Non è governata solo da una coscienza annebbiata e stordita, come la maggior parte delle persone che vivono nel mondo distopico di “Fahrenheit”. Da quel momento anche Montag si risveglia, comprende che non può più accettare quel tipo di esistenza e comincia a combattere.

“ -[…] Solo una settimana fa, spruzzando cherosene con la mia pompa, pensavo che fosse divertente.-
Il vecchio annuì. -Quelli che non sono capaci di costruire finiscono per dar fuoco alle cose. E’ una verità antica come la storia e come la delinquenza giovanile.”

“Fahrenheit 451” è quindi senza dubbio un classico moderno, un romanzo che ancora oggi è attuale; che ci fa ricordare anche in questo nostro tempo presente quanto sia importante il nostro bisogno di pensare, di riflettere e di creare e costruire qualcosa di nostro relazionandoci con il mondo intorno a noi, entrando in connessione con il nostro io più profondo e di conseguenza con le altre persone.





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Fahrenheit 451 2020-10-28 15:50:54 GioPat
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GioPat Opinione inserita da GioPat    28 Ottobre, 2020
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Un problema non va affrontato, ma bruciato

Guy Montag è un vigile del fuoco che appicca incendi nelle case di chi detiene illegalmente libri, in quanto la lettura è considerata proibita. Egli, inizialmente coerente con il suo lavoro, si reca insieme ai suoi colleghi della “milizia del fuoco” nelle case dei sovversivi per riportare l’ordine e il rispetto delle leggi. Tuttavia l’incontro con una ragazza prima e quello con un’anziana signora poi, modificheranno radicalmente il modo di pensare di Montag, quando vede la signora preferire bruciare viva insieme alla propria casa e ai suoi libri, anziché abbandonarli. Da qui il protagonista comincia a domandarsi cosa contengano i libri e, spinto dalla voglia di conoscere contro cosa combatte, ne nasconde qualcuno nella propria casa, iniziando la lettura di nascosto. Questo suo comportamento comporterà non poche conseguenze in un mondo parallelo in cui i vigili del fuoco anziché spegnere gli incendi li appiccano.

Romanzo di Ray Bradbury che in meno di 200 pagine ha sviluppato una storia di per sé molto semplice, ma straordinaria allo stesso tempo. Dalla trama si evince come l’alienazione dei lavoratori possa portare gli stessi a compiere gesti che in condizioni di normalità non avrebbero compiuto. La storia si articola in 3 macrocapitoli che rappresentano dei veri e propri blocchi in cui suddividere la trama, e in ognuno vi sono dei passaggi significativi per il protagonista e gli altri personaggi. La trama del romanzo personalmente mi è piaciuta in quanto semplice e ho apprezzato i colpi di scena presenti, alcuni inaspettati.

Lo stile del libro l’ho apprezzato decisamente meno, a causa delle lunghe descrizioni che durano pagine intere, come i dialoghi dei personaggi che a volte risultano dei veri e propri monologhi. Tale scelta potrebbe indurre il lettore a pensare che serva per delineare bene i personaggi, tuttavia non è così poiché a mio parere i monologhi effettuati potevano essere riassunti in poche righe. I personaggi del racconto non sono molti, tuttavia ho trovato una caratteristica comune a molti di essi che non ho molto apprezzato: il piglio filosofico. I personaggi si domandano del perché di molte cose, ma se si va a leggere il romanzo si scopre che lo fanno senza una ragione precisa e soprattutto senza che sia utile ai fini del prosieguo della narrazione.

Personalmente non so se consigliare questo libro, in quanto la trama è molto bella e quando scorre fa stare con il naso incollato alle pagine. Tuttavia le lunghe descrizioni la rendono una lettura difficile da affrontare. Ho apprezzato il fatto che essendo stato scritto più di 50 anni fa, vi sono parole che non rientrano nel nostro utilizzo seppur siano di facile comprensione.

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Fahrenheit 451 2020-06-16 09:58:47 Belmi
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Belmi Opinione inserita da Belmi    16 Giugno, 2020
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Vagabondi all'esterno, biblioteche dentro

Montag è un vigile del fuoco, il suo compito non è quello di spengere incendi ma di appiccarli, lui è un “Happiness Boys” e, come gli altri suoi compagni incendiari, ha fra i suoi principali compiti quello di liberarsi dei libri. Ma un incontro cambierà per sempre la sua vita e il suo modo di pensare:

“Egli portava la sua felicità come una maschera e quella ragazza se n'era andata per il prato con la maschera e non c'era modo di andare a battere alla sua porta per riaverla”.

Montag comincia a ragionare con la sua testa e a farsi delle domande:

““Tu non c'eri, stanotte, non l'hai veduta” riprese lui. “Ci dev'essere qualcosa di speciale nei libri, delle cose che non possiamo immaginare, per convincere una donna a restare in una casa che brucia. È evidente!””.

Fahrenheit 451 è stato scritto nel 1953 ma lo trovo un libro decisamente attuale, specialmente in questa fase che stiamo vivendo. Bradbury mostra con uno stile particolare, come un mondo di persone uguali e poco pensanti possa essere più gestito e manipolato:

“Riempi loro i crani di dati non combustibili, imbottiscili di “fatti” al punto che non si possano più muovere tanto son pieni, ma sicuri d'essere “veramente bene informati”. Dopo di che avranno la certezza di pensare, la sensazione del movimento, quando in realtà sono fermi come un macigno”.

Questo libro si legge velocemente, è molto riflessivo e adatto a tutti, soprattutto ai ragazzi, evidenziando il fatto che spesso l'omologazione non premia ed essere se stessi e pensare con la propria testa è un primo passo per avere un mondo migliore.

Buona lettura!

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Fahrenheit 451 2019-12-13 08:35:52 Vincenzo1972
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Vincenzo1972 Opinione inserita da Vincenzo1972    13 Dicembre, 2019
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I libri saranno le nuove streghe.

Da buon ingegnere, terminata la lettura di questo romanzo, riflettevo su come la storia dell'uomo possa essere rappresentata efficacemente da una funzione sinusoidale: alti e bassi, buio e luce, splendore e decadenza, distruzione e rinascita che si alternano con un periodo di ampiezza secolare.
Sembra quasi che l'uomo sopperisca alla sua innata tendenza autodistruttiva, alimentata dalla congenita brama di potere e supremazia che scatena inevitabilmente guerre e disastri, con una altrettanto istintiva e tenace capacità di ricostruzione, alimentata dai sensi di colpa per il danno causato.
Come quando un bambino cerca di riparare il vaso rotto con la palla raccogliendo i cocci di quello che è rimasto.
Il problema è che l'uomo, così come il bambino con la palla, dimentica: perde memoria dei suoi errori, e delle relative conseguenze, e quindi continua a rompere per poi riparare, distrugge e ricostruisce. Cicli e ricicli della storia.
Fahrenheit 451 è un monito a non dimenticare. La memoria dei propri errori è l'unica difesa contro l'inesorabile propensione dell'uomo al proprio annientamento.
E Montag ora l'ha capito. Troppo tardi forse, ma in tempo per salvare almeno se stesso: adesso i suoi occhi vedono oltre quella cortina di fumo che avvolge l'intera società e che egli stesso ha contribuito ad alimentare, ubbidendo agli ordini di un sistema che ha lentamente corrotto e corroso la mente di uomini e donne sfruttando la tecnologia per renderli felici; una felicità illusoria, però, come quella indotta dalle droghe, che appaga i desideri più futili e reprime ogni possibile fonte di preoccupazione, di disagio, di incertezza. Inclusa anche la ragione e il pensiero.
Montag è un pompiere, ma nel suo mondo del futuro i pompieri non sedano il fuoco bensì lo appiccano, non placano le fiamme con estintori ma le nutrono con cherosene.
E bruciano libri. Perché i libri sono una minaccia per la stabilità del paese: i libri seminano dubbi, inducono al confronto e mettono in discussione le certezze facendole vacillare, creando così contrasti, divergenze, caos che sono le controindicazioni della libertà di opinione e di pensiero.
Quindi bruciano i libri per rendere gli uomini tutti uguali: "non tutti nati liberi ed uguali, come dice la Costituzione, ma tutti 'resi' uguali. Ogni uomo dev'essere l'immagine degli altri, perché allora tutti sono felici, non ci sono montagne che li fanno tremare, cime con cui devono confrontarsi. Ecco perché un libro è come un'arma carica nella casa del vicino. Brucialo, togli le munizioni dall'arma."
Ma senza uno scambio di idee ci sarebbe omologazione di cervelli, livellamento ed appiattimento culturale: non sarebbe più una società, ma 'una serie di tubi dove l'acqua entra da una parte ed esce dall'altra'.
E Montag l'ha capito. L'ha capito quando ha visto una donna lasciarsi bruciare con i libri nascosti nella sua casa:
"Nei libri dev'esserci qualcosa, non possiamo immaginare cosa, che spinge una donna a bruciare con la sua casa. Dev'essere così, non ti fai ardere vivo per niente."
L'ha capito quando ha conosciuto Clarisse, una ragazza che abitava vicino casa sua, e che gli ha insegnato ad aprire gli occhi, a guardare il mondo con attenzione, senza lasciarsi trascinare dalla massa che sfreccia lungo l'autostrada della propria vita senza sosta alcuna, bensì prendendosi il tempo necessario per ammirare lo spettacolo della natura, il movimento delle foglie in balia del vento o la rugiada di prima mattina.
"Riempiti gli occhi di cose meravigliose e vivi come se dovessi morire tra dieci secondi."
E l'ha capito osservando sua moglie Mildred, praticamente lobotomizzata come tutte le sua amiche, privata di ogni minima capacità critica tale da poter discernere il vero dal falso, ridotta ad uno stato semivegetale di totale dipendenza dalle voci artificiali che bombardano la sua mente giorno e notte creando il vuoto dove prima c'era massa cerebrale.
"Montag ricordò di aver pensato che se fosse morta, era sicuro che non avrebbe pianto. Sarebbbe stata la morte di una sconosciuta, una faccia vista per strada, una fotografia sul giornale, e a quel pensiero era scoppiato a piangere improvvisamente: non per la morte ma all'idea di non piangere la morte, uno stupido uomo al capezzale di una sciocca dalla testa vuota che il serpente affamato continua a svuotare."
Il romanzo di Ray Bradbury entra a pieno titolo tra i grandi classici della letteratura distopica, tra cui spicca anche 1984, il capolavoro di Orwell.
In entrambi i casi, sorge quasi spontaneo ammirare la notevole lungimiranza di questi autori e l'incredibile attualità delle loro storie: oggi non abbiamo ancora muri e pareti che ci parlano (ancora per poco forse) ma trascorriamo gran parte della nostra giornata con gli occhi fissi sullo schermo di un cellulare, interagiamo con esso molto più che con un essere umano, lasciandoci persino condizionare nelle nostre scelte e nel nostro stile di vita.
A pensarci bene, non siamo poi così distanti dal futuro di Bradbury.
"Prova a chiederti cosa vogliamo più di tutto, in questo paese: la felicità, non è vero? Non l'hai sentito ripetere tutta la vita? Voglio essere felice, dice la gente, e noi cerchiamo di fare in modo che lo sia. La teniamo occupata, la facciamo divertire. E' per questo che viviamo, no? Vogliamo il piacere, ci piace essere eccitati, e bisogna ammettere che la nostra cultura è prodiga di tutto questo."
E quando si perderanno di vista anche gli altri valori, quando tutto diventerà secondario, anzi peggio ostativo, alla ricerca della felicità, inizieremo anche noi a bruciare tutto.
"Quelli che non sono capaci di costruire finiscono per dar fuoco alle cose. E' una verità antica come la storia."
E come negarlo: si appiccavano roghi nel medioevo, si bruciano libri nel futuro di Fahrenheit 451.. i libri saranno le nuove streghe.. cicli e ricicli della storia.
Quando non ci sono più stimoli per l'intelletto sopravviene il buio, la paura del cambiamento, e la società permane in uno stato di decadenza spesso favorito dal potere che può cosi agire indisturbato, sopprimendo - bruciando - tutto ciò che potrebbe alterare lo status quo. Sino alla rivoluzione successiva, alla guerra che rasa tutto al suolo e, sulle macerie e sui morti, spiana la strada per la ricostruzione.
Perciò è importante non dimenticare.
"Quando ci chiederanno cosa facciamo, dobbiamo rispondere: Noi ricordiamo. E' così che vinceremo, alla fine. E un giorno ricorderemo a tal punto che costruiremo la più grande pala a vapore della storia e scaveremo la fossa più gigantesca di tutti i tempi: là seppelliremo la guerra e la ricopriremo."

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Fahrenheit 451 2019-11-18 10:03:10 La Lettrice Raffinata
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La Lettrice Raffinata Opinione inserita da La Lettrice Raffinata    18 Novembre, 2019
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Niente di magico nelle parole in sé

“Fahrenheit 451” è un romanzo distopico o -come viene descritto da Neil Gaiman nella sua introduzione per quest’edizione- un volume di speculative fiction che immagina un mondo futuro dove vigono leggi molto rigide, tra le quali la proibizione di possedere dei libri cartacei, in particolare romanzi e saggi.
Il protagonista Guy Montag è proprio uno dei pompieri “al contrario” incaricati di bruciare tutti i volumi proibiti, spruzzando il cherosene al posto dell'acqua dalla manichetta; l'uomo inizierà a porsi delle domande sul mondo in cui vive in seguito all'incontro con la giovane vicina di casa Clarisse McClellan, una ragazza spigliata che punta il dito senza timore contro le falle della loro società.
Ben presto, scopriamo che Montag già covava da tempo una forte curiosità nei confronti dei libri fulcro della sua attività, arrivando a sottrarre alcuni volumi dagli incendi appiccati proprio dalla sua squadra,

«Montag però non si mosse e continuò a pensare alla griglia del ventilatore di casa e a quello che aveva nascosto.»

e questo connubio di situazioni lo porterà a dover dare un cambio netto alla sua vita, scegliendo di schierarsi apertamente con coloro che i libri tentano di salvarli.
Anche a causa della relativa brevità del volume, il cast è parecchio limitato ed il personaggio di Montag si guadagna il ruolo preponderante senza troppi sforzi; Bradbury si concentra soprattutto sull'analisi della sua presa di coscienza, segnando una netta evoluzione da pompiere distruttore di libri a loro salvatore. Viene dato parecchio spazio anche al suo rapporto con la moglie: tra lui e Mildred vige una quasi totale incomunicabilità,

«Perché non comprava una radioconchiglia anche lui e parlavano insieme tutta la notte, biascicando paroline, grida, urla o imprecazioni?»

che si estende anche alla maggior parte degli altri abitanti di questa città distopica, tutti desiderosi di annullare i propri pensieri di fronte a televisori che ormai occupano intere pareti dei soggiorni e trasmettono programmi nei quali gli spettatori si sentono talmente partecipi da definire attori e presentatori la loro “famiglia”. L'autore palesa chiaramente la propria critica all'omertà che ha permesso al mondo di raggiungere questo stato di cose, e questo concetto si concretizza nella figura dell'anziano Faber.
Nettamente distinta dalla massa è invece Clarisse; fin dal loro primo incontro Montag percepisce di aver incontrato una persona unica,

«Montag ebbe la sensazione che gli camminasse intorno, come se lo esaminasse da capo a piedi, toccandolo leggermente per vuotargli le tasche ma senza muoversi affato.»

Ci troviamo qui di fronte ad uno strumento narrativo già sfruttato da Zamjatin in “Noi” e poi da Orwell in “1984”, con una figura femminile che smuove la coscienza sopita di un uomo perfettamente integrato nella società; in questo caso però è del tutto assente un interesse sentimentale, inoltre Montag è già parzialmente cosciente e basta davvero poco per innescare la sua trasformazione.
Mi ero interessata inizialmente a questo volume specialmente per la distopia che viene raccontata e, sebbene questo aspetto non venga analizzato troppo dettagliatamente nel testo, mi posso dire molto soddisfatta. Il passaggio dall'utopia alla distopia, ad esempio, si percepisce chiaramente dalle parole di quello che potremmo considerare l'antagonista della storia, ossia il capitano dei pompieri Beatty:

«-[...] Dobbiamo essere tutti uguali: non tutti nati liberi e uguali, come dice la Costituzione, ma tutti resi uguali. Ogni uomo deve essere l'immagine degli altri, perché allora tutti sono felici, [...]»

Sbandierando quindi un nobile fine -la felicità dei cittadini-, il governo attua una serie di azioni tipiche di questo genere, come il controllo pressante sull'informazione pubblica e la riscrittura della Storia a proprio vantaggio,

«-È vero che molto tempo fa i pompieri spegnevano gli incendi invece di appiccarli?
-No, le case sono sempre state a prova di fuoco. Glielo assicuro.»

Ma ciò che maggiormente salta all'occhio del lettore sono le leggi assurde che vengono imposte in questo mondo: non solo il divieto di possedere libri, ma anche un codice stradale che non impone limiti massimi bensì minimi alle automobili,

«-[...] Una volta mio zio cominciò a guidare piano, era sull'autostrada. Andava a sessanta all'ora e lo misero in cella per due giorni.»

Sebbene lo stile dell'autore non mi abbia convito del tutto (ho riscontrato un utilizzo di metafore quasi ridondante), il valore di questo titolo non può essere negato in alcun modo. Un valore che potrà essere compreso soprattutto da chi i libri li ama,

«-Tu non c'eri, non l'hai vista-, disse Montag. -Nei libri dev'esserci qualcosa, non possiamo immaginare cosa, che spinge una donna a bruciare con la sua casa. Dev'essere così, non ti fai ardere vivo per niente.»

e spera possano davvero salvare l'umanità, che anche una storia angosciante come quella di Montag possa offrirci uno sguardo ottimista verso il futuro.

«-[...] Forse i libri possono aiutarci a mettere la testa fuori dalla caverna. A impedirci di fare gli stessi maledetti errori.»

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Fahrenheit 451 2019-11-03 12:58:59 siti
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siti Opinione inserita da siti    03 Novembre, 2019
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AL BANDO LA CONOSCENZA

In uno scenario urbano dominato dalla tecnologia, l’uomo apparentemente ancora vive , in realtà resiste e si adatta, come sempre nella storia del genere umano. Questa volta però l’adattamento dipende da una realtà che egli stesso ha creato in un parossismo tecnologico senza precedenti dove, gioco forza, l’élite destinata al comando, come sempre nella storia del genere umano, trova terreno fertile per imporre un nuovo mondo, nuovi modelli, univoci, incontrastati e incontrastabili. Terribili e temibili eppure, alla fine sopportabili. Tutto si sopporta se viene offerta una alternativa facile e comoda che porti alla passività assoluta e all’ottundimento di ogni manifestazione che possa anche solo di sfuggita far cadere nella razionalità. Con il raziocinio si estingue però anche l’emotività e il non pensare procede di pari passo con l’infelicità più assoluta. Una forma di resistenza è possibile, ma , come sempre nella storia del genere umano, porta all’isolamento, al confino, alla fuga e per finire alla macchia. Basta una forma di potere totalitario e lo scenario distopico immaginato da Bradbury non ci pare poi così lontano o irrealizzabile. Certo la componente fantastica, tipica del genere, qui ha del geniale: in un’ottica invertita, uno dei quattro elementi alla base di qualunque cosmogonia, il fuoco, diventa , in chiave simbolica, lo strumento che genera in luogo di distruggere: i pompieri appiccano incendi in luogo di domarli e di esso si servono per distruggere le case che ancora custodiscono l’unico potere che potrebbe minare quello centrale dal quale sono comandati: i libri. E Montag, il nostro eroe, fa proprio il pompiere, fin quando, un giorno, all’improvviso esce dal torpore che lo circonda e lo domina dal momento in cui ebbe la netta percezione che qualcosa stava cambiando senza avere la forza per opporsi. La narrazione segue le sue vicende e il suo destino per restituire gradualmente una dimensione collettiva quasi impercettibile inizialmente e che via via restituisce il quadro completo di un mondo privato del suo bene più prezioso: la conoscenza. Originale e nota intuizione alla base di un romanzo che, per mero gusto personale, non riesce a catturare la mia attenzione a livello formale anche se anche , a livello contenutistico stimola la riflessione. Lo consiglieri solo agli appassionati del genere.

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Ishiguro, "Non lasciarmi"
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Fahrenheit 451 2019-10-08 08:25:32 vivian84
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vivian84 Opinione inserita da vivian84    08 Ottobre, 2019
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Il mondo che mai noi vorremmo

Questo romanzo di Ray Bradbury, classico esempio di narrativa speculativa, è un monito per ognuno di noi: serve a ricordarci tutto ciò che di più prezioso abbiamo e che spesso diamo per scontato, tuttavia potrebbe andar perduto improvvisamente sotto il nostro sguardo incredulo qualora il mondo precipitasse in una profonda spirale di follia.
Fantasticare sul futuro è senza dubbio più interessante che concentrarsi sul qui ed ora e se vesti i panni dello scrittore percepisci quel bisogno innato, attraverso le parole, di avvertire ed immaginare, illuminando con pensieri e riflessioni quel sentiero ancora buio e sconosciuto che è il domani.
Ray Bradbury per certi aspetti è stato più che lungimirante - alla pari di un visionario - e leggere il suo romanzo, concepito e scritto nell’America di quasi 70 anni fa, colpisce diritto allo stomaco provocando un terremoto interiore che ti fa vacillare non poco.
Anche le sue parole fanno parte di quella cerchia eletta a conoscenza, parole che vanno custodite gelosamente nella mente di ognuno di noi e riportate alle generazioni future.


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Fahrenheit 451 2019-06-24 15:02:25 archeomari
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archeomari Opinione inserita da archeomari    24 Giugno, 2019
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Libri svolazzanti come farfalle carbonizzate

Il fuoco. Un tema caro alla letteratura di ogni secolo, che si perde nella notte dei tempi. Forza distruttrice e insieme purificatrice, da sempre elemento sacro. Uno dei quattro elementi, per il quale Prometeo perse la benevolenza degli dei. Da sempre acceso in alcuni templi antichi, tra cui quello delle sacerdotesse Vestali, che dovevano custodire le fiamme sacre ed evitare che si spegnessero. Il fuoco è energia, calore, bellezza distruttrice.
Per quanto purificatore, col fuoco non si scherza e neppure Ray Bradbury lo fa.
Tanto per evitare problemi, l’autore decise di pubblicare il suo romanzo distopico e provocatorio sulla rivista “Playboy”, nel 1953, come estensione del suo romanzo breve “The fireman” (da Wikipedia).
Negli anni ‘50 in America la radio, la tv stavano conquistando fette sempre più larghe di popolazione e il Bradbury, con una perspicacia inaudita ai suoi tempi (se escludiamo Huxley ed Orwell), sentiva di dare un monito al mondo, di metterlo in guardia da questi media che erano destinati, come si è rivelato poi nei decenni successivi, a manipolare le coscienze attraverso una degenerazione dell’informazione.
Non dirò ciò che è stato già detto sul “Quarto potere”, sul lavaggio del cervello e sulla cattiva informazione che, nell’era digitale, a causa di un sovraccarico di informazioni genera confusione e sbandamento.

Neil Gaiman nella “Prefazione” sottolinea lo scopo di Bradbury che vuole ammonire far riflettere chi legge sui pericoli di questa informatizzazione di massa:

“Se continua così, la comunicazione globale avverrà soltanto attraverso messaggi di testo e via computer, mentre la conversazione faccia a faccia tra due persone, senza la mediazione della macchina, sarà fuorilegge”

Nel mio modesto commento voglio soltanto dare le mie impressioni di lettura.
È un bel libro sotto le duecento pagine, si legge con piacevolezza, magari con qualche difficoltà all’inizio dovuta alla necessità di familiarizzare con l’ambientazione futuristica sullo sfondo della quale si dipanano le vicende del pompiere Guy Montag.
Quest’ultimo, trentenne, dopo dieci anni di onorato servizio col lanciafiamme (si badi bene, col lanciafiamme e non con la pompa per spegnere gli incendi) in seguito ad alcuni fugaci chiacchiere con una diciassettenne bizzarra, Clarisse, va in crisi, comincia a vedere la realtà da un altro punto di vista che gli era completamente offuscato, preso dalla passività con cui aveva accettato di bruciare gli strumenti per liberare il pensiero: i libri.
Insieme ai suoi colleghi pompieri anziché spegnere gli incendi e salvare cose e persone, appicca fuoco ai libri, poi alle case e quando, preso da” raptus” lancia cherosene anche addosso alle persone, Montag tocca il fondo e comincia la sua crisi esistenziale.
Aveva già di nascosto salvato alcuni libri dal rogo legalizzato, tuttavia è proprio quando pensa a quella donna che aveva preferito farsi bruciare viva insieme ai suoi libri e che, prima di morire lo aveva guardato con gli occhi accusatori “toccando il cuoio e il cartone delle rilegature, scorrendo i titoli dorati con le dita” come se fossero gli oggetti più cari che possedeva, che il protagonista comincia a ribellarsi, ad opporsi anche se all’inizio un po’ confusamente, all’ordine costituito.

Cosa c’è dentro ai libri di così prezioso? Perché alcune persone preferiscono farsi bruciare piuttosto che vivere senza leggere? E perché l’ordine di chi sta al vertice è quello di sopprimere la cultura? Cosa c’è di così sovversivo nei libri?

Perché i pompieri sentono questa sensazione di liberazione mentre vedono volare via fogli di libri come farfalle annerite? Che piacere c’è nel radere al suolo intere biblioteche?
Ci risponde Beatty, il capo di Montag:
“La bellezza del fuoco sta nel fatto che distrugge responsabilità e conseguenze. Quando un problema diventa fardello, lo butti nella fornace e scompare. (...) Niente che possa poi marcire: pratico, estetico, antibiotico”.

Qualcuno potrà far notare che manca una figura femminile forte. Mildred non è un personaggio positivo, tutt’altro. Io rispondo che sono in realtà due le figure femminili, seppur molto fugacemente, a fare la differenza nella vita di Montag. Clarisse, la giovane e “folle” diciassettenne, che indugia nella natura, nei suoi colori, nei suoi profumi, che vive in una famiglia senza televisore e la donna che si lascia bruciare insieme ai suoi libri. Non basta questo a far zittire le voci sul presunto maschilismo di questo romanzo?

Lascio poi a voi i passi più belli sulla meraviglia e l’importanza di leggere che avrete voglia di segnare nell’angolino del vostro cuore di lettori.

La sensazione che si prova nel leggere “Fahrenheit 451” è angoscia pura e traspare dalle pagine; ci sono dei passaggi che ho trovato quasi ipnotici e stranianti. La solitudine nella vita in generale ed anche nella coppia -penso a Montag e sua moglie Mildred- sono attuali. Attraverso le pagine il lettore si immerge nella stessa tristezza che attanaglia il cuore del protagonista. A tal proposito devo proprio trascrivere questo passo che mi ha colpito profondamente, in riferimento alla distanza tra i due coniugi: “Montag dormiva in un angolo della stanza piuttosto lontano da lei, su un’isola d’inverno separata da un mare deserto”.

Solitudine, incomunicabilità, coscienze addormentate, consapevolezze anestetizzate, si troverà un varco in mezzo a tanto fumo e pagine di libri come farfalle carbonizzate?





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Consigliato a tutti, anche a chi NON ha letto “1984” di George Orwell e “Il mondo nuovo” di Aldous Huxley.
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Fahrenheit 451 2019-04-01 21:15:29 leogaro
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leogaro Opinione inserita da leogaro    01 Aprile, 2019
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Il pensiero al rogo

Il romanzo è ambientato in un imprecisato futuro dove i libri sono stati messi al bando, come tutta la cultura in genere. La televisione governativa è usata ossessivamente per definire le regole sociali, ciò che è giusto e sbagliato, e guida una popolazione passiva, ormai quasi incapace di pensare. “Un’ora di lezione davanti alla TV, un’altra ora di storia riassunta o riproduzione di quadri celebri e poi ancora sport… non si fanno domande, loro hanno già le risposte pronte, su misura”. Con le masse mentalmente annientate, basta poco a tenere l’ordine sociale, garantito dai Militari del fuoco e dai Segugi meccanici, una sorta di automi-poliziotti.

Il protagonista Guy Montag lavora nel corpo dei Militari del fuoco, col compito di rintracciare chi si è macchiato del "reato di lettura", bruciandone la casa e tutti i libri! E Montag sembra entusiasta della sua missione distruttiva: “Era una gioia appiccare il fuoco. Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse”.
Un giorno, però, incontra una vicina di casa, Clarisse, che lo fa riflettere sulla felicità. Montag resta esterrefatto: si rende conto di non essersi mai chiesto se fosse veramente felice! Clarisse gli mostra un modo di vivere diverso dagli altri, non stereotipato ma libero dai condizionamenti del regime. Da tempo, Montag si interrogava sulla ragazza perché aveva notato che i familiari di Clarisse, alla sera, non guardano la televisione (che tra l’altro non possiedono), ma trascorrono il tempo parlando tra loro, con un'allegria e una spensieratezza difficili da comprendere e facilmente invidiabili.
Montag torna a casa e salva la moglie Mildred, del tutto succube dei programmi TV, da un suicidio con ingestione di barbiturici. In questo frangente, di nuovo riflette sulla sua vita e sulle parole di Clarisse. Mildred vive per la televisione, in una sorta di delirio in cui considera gli attori televisivi come suoi familiari e non desidera affatto avere figli. Montag, dopo una lunga riflessione, prende coscienza di non amare, né realmente conoscere quella donna, e capisce che nella sua vita c'è qualcosa di profondamente sbagliato.
Un giorno, durante una missione di distruzione, Montag commette un'improvvisa infrazione: decide di leggere un breve trafiletto di un libro che dovrebbe bruciare. In seguito, attirato dalla sua prima fugace lettura, salva alcuni libri e inizia a leggerli di nascosto: “Ho pensato ai libri. E per la prima volta mi sono accorto che dietro a ogni libro c’è un uomo, un uomo che ha dovuto pensarli”. Fa amicizia con il vecchio professor Faber, uomo di cultura che diventa suo fidato amico e consigliere. Presto, la lettura condurrà Montag a scoprire un nuovo mondo e la sua vita cambierà radicalmente. “Non è che ognuno nasca libero e uguale, come dice la Costituzione, ma ognuno viene fatto uguale. Dopo di che tutti sono felici, perché non ci sono montagne che ci scoraggino con la loro altezza da superare”.

Godibile romanzo di fantascienza, capace di commuove e stimolare riflessioni. Bradbury predilige uno stile che alterna il discorso diretto alle riflessioni personali di Montag, con pause legate alle sequenze riflessive che non appesantiscono una lettura gradevole. I “flussi di coscienza” del protagonista , ma anche l’indeterminatezza dei luoghi d’ambientazione, contribuiscono a rendere alcuni momenti del racconto quasi claustrofobici, invitando il lettore ad un’amara riflessione: e se, di fronte all’attuale barbarie culturale dilagante, il futuro che ci aspetta fosse davvero quello?!

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Orwell
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Fahrenheit 451 2018-05-20 15:24:01 Erich28592
Voto medio 
 
3.3
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
2.0
Piacevolezza 
 
4.0
Erich28592 Opinione inserita da Erich28592    20 Mag, 2018
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Una voce fuori dal coro (la mia)

Negli ultimi anni, raramente mi sono avvicinato alla letteratura di genere. Spesso me ne sono chiesto il perché, eppure non ho ancora maturato una risposta solida, convincente. Le sue limitazioni più significative rispetto alla narrativa generale credo possano essere compendiate in un’unica (seppur generica) riflessione: la letteratura di genere ha mani e piedi legati, è ostaggio di un elevato tasso di prevedibilità, primariamente in termini di trama e stile narrativo. “Fahrenheit 451”, classico del genere distopico-fantascientifico, ahimè, non si è rivelato essere l’eccezione alla regola che speravo di incontrare.
Partiamo dalla trama. Montag è un pompiere, il che, nel mondo in cui vive, comporta appiccare incendi anziché domarli. Ciò allo scopo di bruciare i libri, banditi dalla società in quanto portatori, grazie alle idee in essi contenute, di tensioni e conflitti sociali. Stando a quanto descritto da Bradbury, eliminando i libri, ci trasformeremmo tutti in esseri apatici, freddi, insensibili e pure smemorati (ad esempio, Mildred, moglie di Montag, il pompiere protagonista del romanzo, non ricorda neppure come sia avvenuto il suo primo incontro con il marito).
Bene.
Anzi no.
Un giorno, tornando a casa dopo una lunga giornata di lavoro, Montag si imbatte in una giovane ragazza, la figlia dei suoi vicini, la quale gli appare fin da subito diversa da chiunque altro: osserva il cielo, coglie fiori, parla con le persone.
Questo incontro farà scattare qualcosa in Montag, qualcosa che lo porterà a mettere in discussione la società in cui vive e lo scopo stesso della sua esistenza.
D’accordo: ora che Montag ha incontrato questa ragazzina, le sue certezze cominceranno lentamente a sgretolarsi...
E invece no.
No.
Accade tutto dall’oggi al domani: Montag nota questa ragazzina accarezzarsi il mento con un fiore, le parla per qualche minuto, e decide ex abrupto di tramare contro il mondo intero.
Mi fermo qui, perché non amo fare spoiler, a prescindere dal fatto che una lettura mi abbia entusiasmato o meno: credo che chiunque abbia il diritto di leggere qualunque opera con ‘mente vergine’, almeno quanto ai suoi contenuti.
Passando brevemente allo stile, l’ho trovato irritante e inopportunamente pretenzioso: da un romanzo di fantascienza non mi aspetto certo la prosa di Steinbeck. Mi aspetto che sia semplice, con ritmi ben diversi da quelli di un grande classico di narrativa generale, ma coerente con se stessa sì, questo me lo aspetto.
E invece no: si passa da voli pindarici e metafore ardite (troppo ardite) ad una prosa per ragazzi.
No, così proprio non va.

Scuserete, spero, il tono di questa recensione, inusuale e un po’ sopra le righe, ma era uno ‘sfogo’ che sentivo di dover fare. Me lo sentivo, perché credo che “Fahrenheit 451” costituisca una clamorosa occasione mancata: ogni volta che prendo in mano questo libro, vengo assalito dal nervoso; ogni volta che rifletto sulla sua trama, penso che l’idea di fondo attorno a cui è stata costruita sia in realtà più che valida: qualche elemento in più, una migliore caratterizzazione dei personaggi, una maggiore attenzione ai dettagli, ed uno stile più coerente, è ciò che a mio parere manca a questo romanzo per spiccare il volo.

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