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Mio fratello
 
Mio fratello 2020-02-24 10:43:57 lapis
Voto medio 
 
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Stile 
 
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Contenuto 
 
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Piacevolezza 
 
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lapis Opinione inserita da lapis    24 Febbraio, 2020
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"Gradisci un Bartleby?"

Perdere un fratello, insostituibile compagno e complice di un'intera vita. Come celebrare la persona che ti ha accompagnato e sostenuto lungo tutto il tuo cammino? Come riempire l'abissale vuoto e ritrovarne l'invisibile presenza?

"Passati sedici mesi, mi mancava ancora, ogni giorno. Lui però veniva spesso a trovarmi. Con garbo, devo dire. Discreto, si intrufolava dentro di me. Il cuore non accusava più il colpo. Le lacrime non c’erano più. Mio fratello arrivava all’improvviso e adesso il mio magone non lo cacciava più via".

Se sei Daniel Pennac, puoi provare a scrivere, a scrivere di lui. Ma è come se la memoria si rifiutasse, come se nulla di quel che affiora alla mente possa bastare per raccontarlo davvero, per farlo rivivere nelle parole, per ritrovarlo. La magrezza, l'ironia delicata, la pacata gentilezza, la disponibilità. Troppo poco di fronte alle sensazioni che i ricordi racchiudono.
In soccorso arriva allora il Bartleby di Melville, forse il personaggio più enigmatico e misterioso mai apparso sulla carta. Mite, solitario e taciturno, Bartleby non vuole niente, non fa niente, non soddisfa mai la curiosità di chi si interroga sui dettagli della sua vita e sulle motivazioni delle sue rinunce, dei suoi silenzi, dei suoi no. E così, con questo libro, Daniel Pennac non vuole certo rispondere ad alcuna domanda su chi fosse suo fratello Bernard bensì, attraverso la rilettura scenica di Bartleby intrecciata a brevi aneddoti e ricordi affettuosi, recitare la sua assenza, evocarne una sfumatura, ritrovare un'emozione, abbracciare una malinconia.
Per una vita, Bernard l'ha accompagnato con la sua presenza discreta e silenziosa, fatta di umorismo, di sostegno e poche confidenze. Andandosene, a Daniel rimane il vuoto della sua compagnia e del suo affetto, ma anche una domanda, destinata a galleggiare per sempre tra i non detti di una vita, tra quelle battute ironiche che hanno mascherato le rispettive solitudini. Chi ho perso? Come Bartleby, Bernard resterà per noi un mistero senza voce, capace però di arrivare al nostro cuore attraverso parole di amore sincero e rispettoso. Un romanzo intimo ed emozionante.

"Per tutta la vita avevamo recitato insieme. Salivo sul palcoscenico come se gli restituissi il biscotto allo zenzero che un giorno mi aveva offerto: Gradisci un Bartleby?".

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Commenti

6 risultati - visualizzati 1 - 6
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Ultimamente amo molto i libri sulle perdite, li sento così veri e necessari. Forse lo leggerò.
Uhm. Ho qualche remora sull'autore, anche se dalla recensione sembra un bel libro davvero!
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lapis
24 Febbraio, 2020
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Sì, l'emozione racchiusa in queste poche pagine, di piccoli ricordi, affettuosi o divertenti, sta tutta nella verità che racchiudono. Va oltre la valutazione letteraria in senso stretto, perchè scrivere di una persona perduta è un bisogno interiore ed emotivo. A me è piaciuto molto.
Grazie, Manu
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lapis
24 Febbraio, 2020
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Ciao Marianna! Anche a me non sempre Pennac convince, non so se per gli stessi motivi :)
Nella mia piccola esperienza di lettura, l'ho trovato a volte più interessato all'originalità dell'invenzione letteraria che non alla componente umana, rendendomi così difficile affezionarmi ai suoi personaggi. Qui invece, trattandosi di un testo incentrato proprio sul ricordo e l'affetto, l'emozione a mio avviso non manca.
Grazie per il commento, Manu
Bel commento, mi spaventa terribilmente. Eppure mi attrae, forse mi farebbe bene. Forse no.
Intanto lo segno, poi si vedra'!
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lapis
28 Febbraio, 2020
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Grazie CUB! Commovente sì, ma non straziante, c'è più tenerezza che dolore in queste pagine, e ampio spazio è lasciato al parallelo con Melville. Non spaventa troppo, secondo me :)
Ciao, Manu
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