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Il gesto di Caino
 
Il gesto di Caino 2020-11-03 10:05:44 Mario Inisi
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Mario Inisi Opinione inserita da Mario Inisi    03 Novembre, 2020
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La ricostruzione dell'uomo

Come al solito Recalcati fornisce al lettore spunti di riflessione interessanti per una vicenda nota ma sotto molti aspetti oscura, quella di Caino. Dio si pone rispetto a Caino come Padre, rispettando la sua libertà di sbagliare ma permettendogli di crescere e di riscattarsi e di non essere identificato con il suo delitto.
Il gesto di Caino, negazione della parola, dato che la rabbia e l'omicidio saltano ogni dialogo, viene accolto da Dio con il segno che protegge l’assassino. Dio gli dà dunque modo di metabolizzare la sua colpa e di riscattarsi.
Il peccato dell’uomo e di Caino è prima di tutto quello di pensare che Dio voglia impedire all’uomo il godimento di qualcosa. L’accesso a tutto lo scibile nel caso di Eva e la mancanza di riconoscimento al suo lavoro e ai suoi doni nel caso di Caino. Il secondo peccato è l’invidia di Cainoche percepisce l’altro, Abele, come più di lui. Caino vorrebbe essere figlio unigenito del Padre. Invece l’accesso al rapporto con l’Altro, cioè con il Padre, gli è impedito dal rapporto con la madre che è di possesso. E’ come se Caino venisse sequestrato dalla madre, mentre Abele ha un rapporto preferenziale e libero con il Padre. Abele incarna dunque l’immagine ideale di Caino, da cui l'invidia. Perciò l’uccisione di Abele è come un suicidio, come la morte di Narciso che annega nel lago per sovrapporsi alla sua immagine riflessa.
Dopo il delitto Dio con la domanda Dov’è tuo fratello riporta la legge della Parola. E’ la parola che nominando le cose le estrae dal caos dell’indeterminato, rende le tenebre notte e la luce giorno, sottrae le cose dal regno della materia e le iscrive in quello dello spirito. E' la Parola che stabilisce la legge, dunque il limite dell'uomo e soprattutto la possibilità di essere uomo.
Il senso di fratellanza nasce legato non alla filiazione biologica, ma al senso di colpa per avere trasgredito la legge di Dio che è quindi non un limite ma una possibilità. La maledizione di Caino costringendolo all’erranza lo libera dal legame perverso con la madre, quindi gli offre la possibilità di svicolarsi dall’essere figlio per diventare uomo. Il segno impresso da Dio sulla sua fronte lo umanifica staccandolo dalla colpa. Il fratricida diventa fratello. La fratellanza nuova nasce dalla comunanza etica e non da legami di sangue. Come nell’Edipo di Sofocle la verità si rivela con il riconoscimento etico della colpa. Caino supera il narcisismo e si mette a ricostruire l’altro attraverso la relazione con il figlio Enoc e con la città di Enoc. Enoc significa infatti dedicato, consacrato. Se anche la torre di Babele è il proseguimento sociale dell’errore iniziale di Caino da parte dei suoi discendenti nella negazione dell’alterità e nella volontà di unificare e di formare un popolo solo, però la città rappresenta per Caino ormai l’Altro. Il fondamentalismo dei babelici è l’eredità del narcisismo di Caino ma il fondamentalismo non è la sola né la principale eredità di Caino.
Caino mi affascina molto più di Abele, mi sembra che Dio lo abbia amato di un amore paterno e liberante come se attraverso la sofferenza avesse voluto rivestirlo di una umanità più forte che non quella legata a uno stato originario di innocenza.

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