Saggistica Arte e Spettacolo Il museo immaginato
 

Il museo immaginato Il museo immaginato

Il museo immaginato

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La presentazione e le recensioni di Il museo immaginato, opera di Philippe Daverio edita da Rizzoli. “Il gioco dell’invenzione d’un museo ideale, un luogo dove le muse possano seguire l’ipotesi d’una idea; un museo necessariamente concreto: ci si cammina, anche se solo virtualmente”. Guidato dalla sua curiosità e da un gusto personalissimo, Philippe Daverio inventa la sua collezione d’arte, scrivendo di alcuni capolavori di tutti i tempi, dalla Pala di Brera di Piero della Francesca al Giuramento degli Orazi di David, dalla Nascita di Venere di Botticelli alla Canestra di frutta di Caravaggio. Opere note e meno note, rilette attraverso il suo sguardo ironico e penetrante e raccontate in relazione al loro contesto o mettendone in evidenza i particolari. Un viaggio in un museo immaginato, una galleria di dipinti descritti da una penna irriverente e graffiante. Il primo vero libro illustrato sull’arte di uno dei più popolari uomini di cultura europei.

Philippe Daverio è nato nel 1949 a Mulhouse, in Alsazia, e vive a Milano. Professore ordinario alla Facoltà di Architettura dell’Università di Palermo e incaricato al Politecnico e allo IULM di Milano, è direttore della rivista Art e Dossier. È autore e conduttore in tv di Passepartout e di Emporio Daverio.

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Il museo immaginato 2012-06-26 12:59:06 Amarilli73
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Amarilli73 Opinione inserita da Amarilli73    26 Giugno, 2012
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PICCOLO MUSEO SUL COMODINO

Questo è un libro da tenere sul comodino, da leggere, ma soprattutto da sfogliare e risfogliare, assaporando letteralmente ogni pagina, sia scritta sia illustrata (in effetti, anche l’edizione economica è molto bella e curata).

Vi piacerà, soprattutto, se avete già apprezzato quell’approccio un po’ sornione, pacioso, ma sempre acuto, che ha il Daverio nelle sue insolite “guide” nel mondo dell’arte in formato televisivo.

Daverio si propone come uno che “insegna a guardare i quadri”, cosa che i suoi maestri, in passato, hanno insegnato a lui: quindi non solo a passarci davanti e a memorizzarli, ma a farli propri, a entrarci dentro, a cogliere il particolare che ci sarebbe altrimenti sfuggito, e a sorprenderci - a volte - proprio per il particolare che ci sarebbe altrimenti sfuggito.

Per farlo, inventa un gioco, una sorta di divertissement (inizialmente suo ma che vuole condividere con gli altri), disegnandosi un palazzo con tante stanze (a me piace pensare ad una qualche villa sperduta nella campagna veneta), e arredando ogni stanza con una scelta personalissima di quadri, tutti legati immagino a un qualche ricordo, un’emozione fugace, un debito artistico…
E poi questa sorta di principe-mecenate (ma Daverio preferirebbe un qualche cardinale del ‘500-600, e leggendo capirete perché…) ci invita ad entrare in questo personale museo, virtuale ma comunque molto molto bello: ecco quindi, via via, l’entrata, il pensatoio, la biblioteca, le stanze del padrone e della padrona di casa, ma anche dell’amante, le cucine, e la cappella privata, dove curiosare, soffermarsi, meditare sulla scelta dei dipinti (alcuni conosciutissimi, altri vere chicche da scoprire), senza la fatica di correre per un museo vero e di fare le code tra decine di turisti.

A mio parere, rispetto ad altre recensioni che ho letto e alle stesse note di copertina, non è vero che è una sorta di guida “per tutti”, anzi: presuppone una buona base culturale di partenza, perché Daverio disquisisce e si diverte con chi lo legge, dando molto per già conosciuto. Direi che bisogna prendere questo libro, piuttosto, come un invito ad approfondire i vari spunti che si trovano nelle pagine. Io personalmente, avendone un lontano ricordo del liceo, sono andata a rivedermi Grifonetto Baglioni e le Nozze Rosse del lontano 1500, oppure la triste vicenda di Beatrice Cenci e l’incredibile processo a cui furono sottoposti lei e i suoi parenti. E questa curiosità che fa nascere nel lettore mi sembra uno degli aspetti più positivi e piacevoli dell’opera.

L’altro aspetto positivo è naturalmente la preziosa serie di notizie che si acquisiscono e che rimangono in mente dopo aver letto e assaporato questo libro. Perché quello di Daverio è sì un impressionante bombardamento di nozioni, citazioni e aneddoti, ma è soprattutto un nozionismo non fine a se stesso, bensì utilizzato per dare la propria personale interpretazione delle cose.
Perché alla fine è questa per me l’arte, una visione che qualcuno dà delle cose, visione che si può condividere o meno, ma che può comunque servire a dare una chiave di lettura per capire un po’ di più…di noi…del resto…dell’oltre (??)

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A CHI NON AMA CORRERE DIETRO LE GUIDE TURISTICHE E PREFERISCE GODERSI LE OPERE IN SANTA PACE
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Il museo immaginato 2012-02-25 17:36:38 valeg
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valeg Opinione inserita da valeg    25 Febbraio, 2012
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Grande Philippe!

Quanto vorrei avere un amico come Philippe,quanto vorrei lasciarmi cullare dalle sue appassionate digressioni sui capolavori dell’arte pittorica mondiale,le sue parole forgiate di poesia e di passione che ti cullano e ti ubriacano come un buon prosecco,facendoti appassionare di quello sconfinato tabernacolo di significati e simbologismo che sono i capolavori del Tiziano,di Leonardo,del Giorgione,del Caravaggio,del Tiepolo,e di tutti quegli irripetibili interpreti dell’arte visiva che hanno fatto magnifico il rinascimento Italiano ed Europeo fino al IXX secolo. Perché così lui si pone nei nostri confronti,edifica con la sua mente visionaria questo splendido palazzo Palladiano,lo riempie dei più celebri dipinti dell’umanità,li colloca al suo interno secondo un ordine ben preciso,non casuale,e da amicone veste i panni di una guida spassionata e tutt’altro che saccente,il suo fine non è affardellarci la mente con prolisse quante noiose digressioni sulle tecniche pittoriche o la vita degli artisti,egli evade dalla descrizione accademica e ci insegna,come i migliori maestri,a guardare oltre i colori,oltre i tratteggi del pennello,oltre le tecniche,mescolarli,unirli,interpretarli,ci racconta i pettegolezzi che si celano dietro i dipinti e i suoi protagonisti,ci aiuta a capire cosa partorisce l’immagine oltre il visivo,ci aiuta a percepirne gli odori,i rumori,la materia dipinta che con la sua poesia,riesce a prendere vita davanti ai nostri occhi. Dal Museo di Philippe,a parte piacevolmente ubriachi e sazi,non ne usciremo come esperti d’arte,sicuramente un po’ amareggiati perché la nostra visita è durata meno di quel che speravamo,però avremo la chiave di una visione dell’arte sicuramente diversa e più appassionante. Di cuore,grazie Philippe.
p.s.:Da quello che ho capito la moglie di Daverio è Veneziana,quindi spesso egli abusa di frasi in stretto dialetto veneto,parlando magari di autori veneti come il Tiziano,il Cima,il Giorgione,o il Tintoretto. Se avete bisogno di una traduzione non esitate a contattarmi.

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principianti dell'arte pittorica,
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