Saggistica Arte e Spettacolo Il tempo non basta mai
 

Il tempo non basta mai Il tempo non basta mai

Il tempo non basta mai

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"Non sono mai stata molto favorevole a "distribuire" pezzi di mio padre al di fuori dell'ambito privato e familiare; ogni volta, per me, è una parte di papà che se ne va. Da piccola non riuscivo a capire perché tante persone lo volessero portar via da me e da mamma, o perché dovessimo presenziare a inaugurazioni, intitolazioni e cerimonie che lo riguardavano. Un giorno mia madre mi ha detto che aveva registrato per me un'intervista - "è un regalo per te" disse - sapeva che un giorno avrei voluto sapere. Mi ha raccontato il loro incontro (sulle scale della scuola), la differenza d'età tra loro, la famiglia, la televisione, il Sud America, le orchidee (e le bombe), la mia nascita, i giochi, i libri, il dolore. Ho scoperto così che, per la prima volta, ero io a sentire il bisogno di donare qualcosa di mio padre a tutti coloro che volessero scoprirlo. È arrivato il momento di scrivere chi era mio padre". Alberto Manzi è l'uomo che ha insegnato a leggere a milioni di italiani, il maestro che, grazie alla sua trasmissione sulla RAI ha segnato un'epoca ed è diventato una delle icone della televisione italiana. Oggi la sua storia sorprendente rivive nel racconto della figlia.

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Il tempo non basta mai 2014-04-07 05:56:40 LuigiDeRosa
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LuigiDeRosa Opinione inserita da LuigiDeRosa    07 Aprile, 2014
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Ogni altro sono io

"Ogni altro sono io" l'avrà pensato Alberto mentre lo picchiavano, quelli della Policia boliviana perchè aveva aiutato una povera donna rea di aver rubato poche pagliuzze d'argento dagli scarti di lavorazione a mani nude grattando le rocce, perchè i suoi figli avevano fame. Come si permetteva, Lei, uno scarto umano, di sottrarre argento alle grandi compagnie minerarie che affamavano il popolo? Come si permetteva, Lui, un ospite straniero, di opporsi alla violenza di un militare contro una derelitta armata solo della sua fame?
Giulia Manzi e Luigi De Rosa
"Ogni altro sono io" Alberto l'avrà letto nelle carni di don Giulio, suo amico e guida spirituale, in quelle mani martoriate, in quelle dita piegate, spezzate, contorte come i rami degli ulivi del Getsemani. Dita ormai inutili, colpevoli come il loro padrone di aver insegnato a leggere e a scrivere agli indios. Come vi permettete d'insegnare a leggere e scrivere al popolo! Un popolo che sa leggere e scrivere imparerà anche a pensare con la propria testa, questa è pazzia!
Il Potere non può e non deve permetterlo!
"Ogni altro sono io" l'avrà pensato guardando negli occhi i ragazzi del Gabelli, mentre si tastava le tasche dei pantaloni, dove aveva nascosto i mozziconi di matita, visto che in carcere matite e penne non erano ammesse.
"Ogni altro sono io" l'avrà pensato mentre gridava al Provveditore di vergognarsi, con il concorso vinto aveva visto assegnare le cattedre ad amici degli amici e non a lui, perchè in Italia per diventare maestro non basta vincere un concorso, in questo paese la meritocrazia è una parola vuota, chiedetelo alle migliaia di precari che ne vivono sulla propria pelle quest'ingiustizia ogni santo giorno.
"Ogni altro sono io"Alberto l'avrà pensato mentre raccoglieva le cartacce che trovava lungo la strada, come l'ultimo degli scopini, mentre si recava come ogni giorno nella Casa Comunale, lui che era stato eletto Sindaco d'un paese che quando scoprì che il Maestro della Televisione amministrava con meritocrazia e non con "partitocrazia" gli voltò le spalle.
E' sopravvissuto per tre giorni in mare aperto, uno dei tre superstiti dell'affondamento del sommergibile dov'era imbarcato durante la Seconda Guerra. E' sopravvissuto alle vessazioni e alle torture delle peggiori dittature sudamericane. Era andato in Brasile con una borsa di studio per raccogliere dati sulla biologia delle formiche, scoprì invece la bestialità degli uomini e vi si ribellò.
E' sopravvissuto e sopravviverà a chi oggi gli vuole dedicare statue di bronzo, mentre quand'era vivo l'ha completamente ignorato. E' sopravvissuto e sopravviverà a chi vuole giudicare i ragazzi, con la stessa arroganza e saccenza di quegli ispettori ministeriali che "neanche li guardavano in faccia i ragazzi" come ricorda l'altro grande educatore italiano don Lorenzo Milani in "La scuola di Barbiana".
"Ogni altro sono io" l'avrà pensato durante tutti quegli anni trascorsi in RAI, mentre conduceva la trasmissione "Non è mai troppo tardi"; sono sicuro che quando guardava nella telecamera pensava alle migliaia di Italiani che avrebbero imparato a leggere e a scrivere, ma soprattutto ad essere liberi.
C'è un ultimo insegnamento che ci ha lasciato il Maestro Amberto Manzi, è scritto in tutti i suoi romanzi, vi siete mai chiesti perchè i suoi eroi muoiono? Da El Loco a Orzowei? Perchè se offri al lettore la favola a lieto fine, la coscienza si acquieta, uno scrittore invece le coscienze le deve svegliare, se volete un mondo migliore dovete darvi da fare voi per primi, non aspettate l'eroe, non ascoltate i pifferai magici, imparate che la vita è l'unica possibilità che vi viene data per scoprire che
"Ogni eroe potreste essere voi!"

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