Saggistica Arte e Spettacolo La rosa tatuata
 

La rosa tatuata La rosa tatuata

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La presentazione e le recensioni di La rosa tatuata, opera di Tennessee Williams edita da Einaudi. "La rosa tatuata è la più famosa delle pièces di tennessee Williams non ancora tradotte in italiano, ma tutti ricordano il film del 1955 con Anna Magnani, che vinse l'Oscar, e Burt lancaster. Scritta intorno al 1950 si impernia sulle vicende di una donna non più giovane e non più bella che rinuncia all'esistenza per mitizzare caparbiamente il proprio passato: ma questa volta Williams tratta la materia in chiave brillantemente comica, e correda la vicenda di un lieto fine per la protagonista. Dedicata all'amato compagno Frank Merlo, l'italoamericano che gli aveva fatto scoprire la Sicilia, la storia è ambientata in una comunità italiana ai margini di una cittadina che si affaccia sul Golfo del Messico, fra camion di banane, contrabbandieri e benpensanti di rigido ceppo anglosassone. Serafina è una modesta sarta che da tre anni si è rinchiusa in casa a crogiolarsi nel dolore per la scomparsa del marito, le cui ceneri tiene in un'urna. Vive del suo lutto, non privo di nostalgia per le prodezze sessuali del defunto, rendendosi feroce custode dell'innocenza della figlia giovinetta. Col tempo, però, si lascia convincere a tornare all'esercizio dei sensi, sia per la rivelazione delle infedeltà del defunto, sia per i goffi approci di un improbabile corteggiatore, istrionico e inaffidabile, quanto l'altro doveva essere autorevole e virile; ma, cosa fondamentale, e morale della festosa commedia, ben vivo e vegeto". (Masolino D'Amico)

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La rosa tatuata 2013-10-26 03:28:57 Bruno Elpis
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Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    26 Ottobre, 2013
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Rosa, rosae, rosae…

La sarta Serafina Delle Rose è devota e fedele a Rosario, il marito camionista che “arrotonda” facendo il corriere della droga (“Questa notte lo fa per l’ultima volta! Domani smette di portare la roba dei fratelli Romano!”). Ma il marito ha un’amante: Estella Hohengarten, che si rivolge proprio a Serafina perché le confezioni una camicia di seta per l’uomo che ama; Serafina ovviamente ignora che la donna è l'amante del marito. Rosario ha origliato e insegue Estella con il camion: sbanda, il camion s’incendia e Rosario perisce. Serafina si trincera nel dolore e impedisce alla figlia Rosa di avere un rapporto sereno con il ragazzo del quale è innamorata.
Quando Serafina scopre tutta la verità sul marito, in un primo tempo si rifiuta di credere, poi lentamente cede al corteggiamento di Alvaro Mangiacavallo, anche lui emigrante siciliano e camionista come Rosario (“Alvaro scende dall’argine. Ha circa ventisette anni, è bruno e molto attraente. E’ un tipo mediterraneo di quelli che sembrano lucidi torelli.”). Convintasi dell’infedeltà del marito, Serafina fa a pezzi l'urna con le ceneri e accorda maggior libertà alla figlia: la donna si sta finalmente liberando del suo passato e dei pregiudizi…

Tennessee Williams scrisse questo dramma appositamente per Anna Magnani, che però non conosceva l'inglese al punto di potersi esibire in teatro. Il drammaturgo cedette allora i diritti per la realizzazione di un film, del quale fu sceneggiatore. Al fianco di Burt Lancaster, la bravissima attrice italiana vinse l’Oscar nel 1955 come miglior attrice protagonista.

LA COMMEDIA DEI CLICHE’ SUGLI ITALIANI
Come viene rilevato nella prefazione, la pièce è “pericolosamente basata, ai nostri occhi, sul cliché dei nostri connazionali come appaiono agli stranieri, ossia estroversi, rumorosi, superstiziosi, pittoreschi…”
Qualche esempio?
Gli italiani sono rozzi: “Al paese loro abitano nelle caverne sui colli e chi comanda sono i banditi”.
Superstiziosi. Serafina dice di una vicina che è una strega: “Ha un occhio bianco e tutte le dita storte”. La figlia le fa notare: “Ha una cataratta, mamma, e le dita sono storte perché ha l’artrite!”
Legati a tradizioni spesso assurde. Come quella che impone di portare il lutto sine die: “Da tre anni sta davanti alla macchina da cucire e non si mette mai un vestito e non esce di casa…”
Bigotti: “Questa è una casa cattolica.”
Retrivi: “Noi siamo siciliani. Non lasciamo le ragazze sole coi ragazzi con cui non sono fidanzate!”
Sessualmente aitanti e focosi: “Quando penso agli uomini, io penso a mio marito. Mio marito era siciliano… abbiamo fatto l’amore ogni notte della settimana senza saltarne nemmeno una…”
Fedeli ai limiti della cecità: “A me basta ricordare l’amore di un uomo che è stato mio… solo mio!”
E poteva mancare questo luogo comune su di noi? “Io non mi chiamo Maccheroni”. “Va bene, Spaghetti”.

ROSA, ROSAE, ROSAE…
In questa pièce il simbolismo di Tennesse Williams è affidato alla rosa.
Rosario è il marito di Serafina, Rosa la figlia, Delle Rose il cognome.
Rosario ha una rosa tatuata sul petto e il suo tatuaggio è contagioso come una malattia: “Lui aveva una rosa tatuata sul petto, quel balordo, e Estelle… se n’è fatta tatuare una uguale anche lei.”
Il tatuaggio del marito ricorre nelle suggestioni di Serafina: “Mi sono guardata il petto nudo e ci ho visto sopra la rosa tatuata di mio marito, addosso a me, sul mio petto, il suo tatuaggio”.
Rosa è il colore del tessuto della camicia da realizzare: “Le portai la seta color di rosa per fargli una camicia”.
Il pretendente della figlia, il marinaio Jack, per ingraziarsi Serafina le fa un omaggio: “Spero che le rose le piacciano come piacciono a me”.
Le rose sono anche un vezzo: “E certe volte mi mettevo perfino… una rosa nei capelli…”
E un profumo: “Avete… olio di rose… nei capelli…”
E una metafora: “Il tempo delle rose è sempre, per tutti! La rosa è il cuore del mondo…”
Il contagio della rosa si estende prima ad Alvaro, che si fa tatuare il fiore sul petto, poi – in circolarità – si chiude con Serafina: “Proprio ora ho sentito di nuovo sul petto il bruciore della rosa. So cosa vuol dire…”

Bruno Elpis

P.S.
Come sempre, pubblico i miei q-commenti anche in www.brunoelpis.it (nella sezione "recensioni"), questa volta con le foto di Anna Magnani e Tennessee Williams.

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