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La terapia De André La terapia De André

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La presentazione e le recensioni di La terapia De André, opera di Gabriele Catania edita da Sperling & Kupfer. Dietro uno scemo c'è un villaggio, cantava Fabrizio De André prendendo di mira i pregiudizi e la superficialità di chi non capisce, isola e sbeffeggia gli ultimi e i diversi. Abbracciando con empatia il loro punto di vista, ha dato voce al dolore di chi non ha le parole giuste per farsi ascoltare e ha espresso una comprensione totale e incondizionata. Per questo le sue canzoni si sono rivelate una preziosa strategia terapeutica: chi soffre di un disagio emotivo può essere guidato a identificarsi nei personaggi del grande cantautore, come Marinella, il pescatore, il suonatore Jones, il medico, il chimico, e a riconoscere in loro quei meccanismi psicologici che generano sofferenza e impediscono la guarigione. Allo stesso modo genitori, amici e parenti riescono a cogliere il nucleo del problema e si liberano dal fardello distruttivo della colpevolizzazione e delle aspettative mal riposte. Da alcuni anni lo psicoterapeuta Gabriele Catania utilizza il canzoniere deandreiano per aiutare i suoi pazienti a superare le piccole e grandi difficoltà interiori e relazionali, dagli attacchi di panico all'anoressia, dalla paura della morte al rapporto conflittuale con i genitori, dal desiderio di essere accettati al bisogno d'amore. In questo libro racconta nove casi esemplari e ripercorre attraverso le storie dei personaggi la visione, cruda e consolatoria al tempo stesso, di Faber, il poeta che nella solitudine dei diversi e degli incompresi ha saputo vedere "una goccia di splendore".

Gabriele Catania, nato a Catania nel 1956, vive e lavora a Milano. Da circa vent'anni svolge la sua attività di psicoterapeuta presso l'Unità operativa di psichiatria dell'ospedale Luigi Sacco, dove dirige il centro di psicoterapia N.O.Te.C. Insegna Psicologia clinica presso l'Università statale di Milano. Ha collaborato all'antologia Ai bordi dell'infinito a cura di Elena Valdini. È presidente dell'associazione di volontariato "Amici della mente onlus".



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La terapia De André 2013-05-06 05:42:28 LuigiDeRosa
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LuigiDeRosa Opinione inserita da LuigiDeRosa    06 Mag, 2013
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Chi va dicendo in giro che odio il mio lavoro non

Quanti di noi si sono lasciati sedurre dalla poesia e dalla musica di Fabrizio De Andrè? Quanti in quelle parole della magnifica coppia Giuseppe Bentivoglio - Fabrizio De Andrè in momenti particolari della propria vita hanno trovato risposte a dubbi e chetato inquietudini? Non mi meraviglia che l'opera di un grande autore possa rivelarsi catartica, terapeutica, quanti di noi hanno letto riviste scientifiche importanti narrare di pazienti in coma che si risvegliano al suono di una canzone?, la musicoterapia è una modalità di approccio alla persona , non verbale che in questi ultimi anni ha fatto passi da gigante nel campo riabilitativo, educativo, terapeutico di molti disagi. Quello che mi ha invece colpito in questo saggio, è la geniale umanità di De Andrè che ne esce prepotente, la sua capacità di dare parola al disagio mentale che è problema di ordine sociale e culturale prima che clinico. Gabriele Catania racconta la sua scoperta di questa specie di "musicoterapia" che passa attraverso l'ascolto delle canzoni di De Andrè, descrive l'anoressia, l'omosessualità vissuta come colpa, il disagio mentale, il complesso di Telemaco trovando associazioni con le canzoni di Fabrizio illuminanti, penso al Bonbarolo per il contrasto padre figlio, "La morte" per scavare nel disagio di chi ha paura di accettarla,"Un matto (dietro ogni scemo c'è un villaggio)" per analizzare il rapporto che noi cosiddetti sani abbiamo con il disagio mentale.Mi piace chiudere con la ballata che apre questo libro "La ballata dell'amore cieco", De Andrè la scrisse ispirato dalla lettura della poesia di un poeta francese "La Marie des Anges" di Jean Richepin, come nella canzone del poeta genovese si racconta di un uomo che per conquistare una donna è disposto a tutto, quando la donna infine gli chiede il cuore della madre, l'innamorato non batte ciglia, va e uccide sua madre, le strappa il cuore e lo porta alla donna che ama, ma nella poesia di Richepin c'è un epilogo diverso da quello deandreiano, il matricida correndo inciampa , il cuore ancora pulsante della madre nella sterpaglia chiede al figlio "T'es tu fait mal, mon enfant ? Figlio mio, ti sei fatto male ? "
Questa storia paradossale è uno degli esempi migliori per spiegare l'Amore a prescindere, quello che supera tutto , quello che rende impermeabili ad ogni sofferenza gli attori che lo vivono e lo condividono. Un saggio che consiglio a tutti.
Se la cultura non è in grado di incorporare il disagio mentale ogni tentativo di cura è destinato al fallimento.

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