Saggistica Arte e Spettacolo Nel ritmo del piacere
 

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Nel ritmo del piacere

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Per la prima volta, John Taylor racconta la sua incredibile storia. Un romanzo di sogni realizzati, di lezioni imparate e di demoni conquistati. Timido figlio unico, Nigel John Taylor non sembrava destinato allo stardom del pop e alle masse di ragazze sovraeccitate. Ma quando si disfò del suo primo nome e imbracciò un basso elettrico, tutto cambiò. John diede vita ai Duran Duran con il suo amico Nick Rhodes nell’estate del 1978, e i due furono presto raggiunti da Roger Taylor, poi Andy Taylor e infine Simon Le Bon. Tutti insieme, i magnifici cinque ottennero immediatamente un successo senza precedenti, le loro fotografie su milioni di pareti, ogni canzone un hit mondiale. In questa avvincente autobiografia, John rievoca i momenti più entusiasmanti della sua carriera: gli incontri con autentiche icone come David Bowie, Andy Warhol e persino James Bond, gli appuntamenti con le modelle di «Vogue», le macchine veloci, il tutto vissuto mentre suonava e lavorava con la band che amava. Ma non dimentica i tormenti che lo condussero sull’orlo dell’autodistruzione, le dure lotte che ha dovuto affrontare prima di dare una svolta positiva alla sua esistenza.

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Nel ritmo del piacere 2013-11-28 17:47:51 gracy
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gracy Opinione inserita da gracy    28 Novembre, 2013
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Duraniana o Spandau?

Se dico anni 80 cosa vi viene in mente?
A me vengono gli occhi lucidi. E’ il decennio della mia adolescenza, degli anni più belli in assoluto, sono gli anni che hanno segnato percorsi fondamentali per la mia formazione, sono cresciuta accarezzando, vivendo e assaporando i mitici anni 80 a colpi di mode, il chiodo e le Cult con tanto di minigonna e collare punk per poi passare ai capelli ricci, acconciati con gli accessori Naj Oleari, con tanto di cartella e giubbotto griffato, scarpe e jeans di tendenza, per poi passare dall’ascolto dei Sex Pistols ai Clash, dai Pink Floyd agli Ac/Dc, da David Bowie ai Doors…. per poi non rimanere assolutamente indifferente al fascino della boy band dei Duran Duran. I poster nella cameretta, le cassette nello stereo, tutte le riviste “Cioè” “Ragazza In” e gli adesivi sul diario. “L’insostenibile leggerezza dell’essere” sul comodino assieme a “Un uomo” della Fallaci “Camera con vista” e “Il piccolo principe”. Potrei parlarne all'infinito.

"È una notte di lunedì al Brighton Dome, due settimane prima dell'uscita di Girls On Film, il nostro terzo singolo. Una settimana dopo il mio ventunesimo compleanno. Le luci si abbassano e attacca Tel Aviv. Ma sta capitando qualcosa di strano. Nessuno di noi riesce a sentire la musica. Che succede tra il pubblico? È il suono della folla che si fa sempre più rumoroso. Un continuo crescendo. Un coro. Sono urla. Poi entriamo sul palco, attraversando il sipario di sicurezza. Un brivido di paura ci percorre. Ci scambiamo sguardi apprensivi. Una smorfia compare sui nostri volti, come per dire "sarà tutto vero?". E il sipario si alza sulla nostra nuova vita".

Io ero innamorata cotta di Jonh Taylor, Simon Le Bon era affascinante per carità, ma il magnetismo che emanava sul palco John per me era il massimo, col suo spolverino, i capelli lunghi, con quel ciuffo mechato e le sue movenze mentre suona il basso sono rimasti indelebili nella mia memoria.
In questo libro Nigel John Taylor si confessa, ci racconta i suoi percorsi formativi di figlio unico, di studente irrequieto, di adolescente che vive il suo presente, di ragazzo “punk”appassionato di musica, di musicista in erba, di talentuoso artista che a poco emerge in quella bolgia di innumerevoli pop star che tentano di sfondare il lunario. Lui, assieme ai Duran Duran ci riesce e da Birmingham il successo diventa planetario. C’è tanto “wild boy” nella sua storia, fatta di ascese e di discese, di meriti e di sconfitte, di successi e di insuccessi dove il sesso, la droga e l’alcool hanno sempre avuto un ruolo determinante, ma toccare il fondo e acquisire la consapevolezza di ritornare a vivere hanno dato il giusto equilibrio per tornare ad essere un uomo maturo, che con il suo modo semplice di raccontarsi e di mettersi a nudo con saggezza e ironia ha mantenuto costante il suo fascino, è davvero uno degli uomini più belli, eppure sono trascorsi trent’anni. Interessanti certi aneddoti, bellissime le foto, una chicca che non deve mancare nelle librerie di chi ha vissuto fortemente i mitici anni 80.

A proposito! E le spalline enormi nelle giacche ve le ricordate?

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