Saggistica Arte e Spettacolo Uno sguardo dal ponte
 

Uno sguardo dal ponte Uno sguardo dal ponte

Uno sguardo dal ponte

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La presentazione e le recensioni di Uno sguardo dal ponte, opera di Arthur Miller edita da Einaudi. Di Uno sguardo dal ponte (A View from the Bridge) esistono due versioni: la prima, in un atto, rappresentata nel settembre del 1955 a New York, assieme con Ricordo di due lunedì; la seconda, in due atti, rappresentata nell'ottobre del 1956 a Londra. La seconda versione, quella che si può leggere nella traduzione italiana, nasce dalla precedente e ne costituisce il superamento, essendo il risultato di un processo di sostanziale rielaborazione drammaturgica e critica. "Se questa storia era accaduta, e se non avevo potuto dimenticarla in tanti anni, - ricorda Miller,- essa doveva avere per me un qualche significato, e potevo scrivere ciò che era accaduto, e perchè era accaduto; e del significato che ciò aveva per me, descrivere quel tanto di cui mi rendevo conto. Tuttavia desideravo lasciare l'azione così com'era, in modo che lo spettatore avesse la possibilità di interpretare il significato interamente per conto suo, e accettare o respingere la mia interpretazione. Questa consisteva nell'orrore di una passione che nonostante sia contraria all'interesse dell'individuo che ne è dominato, nonostante ogni genere di avvertimento ch'egli riceve, e nonostante perfino ch'essa distrugga i suoi principi morali, continua ad aumentare il suo potere su di lui fino a distruggerlo".

Di Arthur Miller (New York, 1915) Einaudi ha pubblicato: Il crogiuolo, Erano tutti miei figli, Morte di un commesso viaggiatore, Uno sguardo dal ponte, Vetri rotti, Il mondo di Mr Peters e Vetri rotti. Inoltre, sempre presso Einaudi sono usciti Una specie di storia d'amore e altre commedie ("Gli struzzi") e La discesa da Mount Morgan ("Supercoralli").

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Uno sguardo dal ponte 2013-11-29 04:30:42 Bruno Elpis
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Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    29 Novembre, 2013
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Il porto dell'ossessione

Eddie Carbone è un portuale newyorchese di origini italiane. Abita a Brooklyn con la moglie Beatrice e la nipote diciottenne Catherine, figlia della sorella della moglie. Per Catherine l’uomo nutre un amore ossessivo, che si manifesterà in tutta la sua morbosità nell’occasione in cui a casa di Eddie verranno ospitati due cugini immigrati clandestini: Marco, padre di tre figli, e il giovane Rodolfo. Quest’ultimo, biondo (“Com’è che lui è così scuro e tu così chiaro, Rodolfo?” “Nu usaccio! Dicono che mille anni fa i danesi sono venuti giù in Secelia!”), allegro ed estroverso, simpatizza subito con Catherine, con la quale allaccia una relazione con relativa promessa di matrimonio.
Eddie le prova tutte per contrastare la relazione: insinua nella nipote il dubbio che Rodolfo stia cercando di farsi sposare per ottenere la cittadinanza americana (“Lo sai che se ti sposa ha diritto a diventare cittadino americano”; “Dacché c’è l’America, dacché c’è l’Ufficio Immigrazione, non fanno altro! Pigliano una ragazza che non sa niente e la…”), accusa il giovane di mancare di rispetto alla ragazza (“Al tuo paese non ti porteresti fuori una ragazza giorno e notte senza chiedere il permesso”), ipotizza addirittura che Rodolfo “non sia regolare” perché canta, diverte gli altri, ha interessi vanesi come l’abbigliamento e i dischi…
Gelosie e provocazioni si susseguono (“Rodolfo e come impietrito – sono due animali che si sono azzannati e lasciati senza una decisione finale, e ognuno aspetta quel che farà l’altro”) fino a che Eddie giungerà a denunciare i cugini all'ufficio immigrazione e a farli arrestare.
L’avvocato Alfieri funge da narratore: “Lo ricordo adesso, entra nel mio ufficio, gli occhi come due gallerie nere – lì per lì pensai che avesse assassinato qualcuno, ma poi m’accorsi che era soltanto passione, una passione che era entrata in lui come una straniera”.
Finale tragico nel secondo dei due atti di cui è composto il dramma, che fu reso nel 1962 da Sidney Lumet con un film girato in studio a Parigi e con esterni a Brooklyn, interpretato da Raf Vallone e Jean Sorel (Rodolfo), nel quale venne variato il finale e che fece scandalo per una scena.

Il dramma della gelosia viene reso con potenza scenica che utilizza il cliché dell’italiano passionale e impulsivo; anche molte battute adottano una lingua con le inflessioni dialettali degli immigrati. Particolare lo sfondo dell’ambiente portuale e della gente che lavora ai Docks.

Bruno Elpis

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