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Ricucire la vita

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La presentazione e le recensioni di Ricucire la vita, saggio di Ugo Riccarelli edito da Piemme. All'inizio Ugo Riccarelli non avrebbe voluto scrivere questo libro, un libro che in qualche modo lo porta a rivivere la sua condizione di trapiantato e a ripercorrere i meandri inconsci, un po' scomodi e spesso insicuri, di quel territorio dai confini incerti che, soprattutto nei casi come il suo, sta tra la malattia e la guarigione. Poi l'incontro con un centro d'eccellenza, l'ISMETT di Palermo, e la scoperta che anche da noi, all'interno della nostra controversa sanità, è possibile trovare quello che una volta esisteva solo all'estero, l'hanno convinto a ridare voce alle molte storie che gravitano attorno a una condizione estrema come quella dei trapianti. Le vicende legate ai trapianti sono testimonianze incredibili di vita, un affascinante intreccio di sofferenza e allegria, di speranza e delusione, di fortuna e volontà, di molta di quella sostanza complessa che, come si può intuire, compone la materia di cui è fatta la vita degli uomini. Ma sono anche un territorio poco esplorato, e forse la premessa indispensabile per percorrerlo è capire che cos'è un trapianto: non il frutto del lavoro di un chirurgo, ma una storia complessa in cui converge un'incredibile quantità di conoscenze, di variabili, di opportunità, di organizzazione, della quale l'operazione chirurgica è solo l'atto finale. Tutto questo ci racconta Ugo Riccarelli in "Ricucire la vita", in cui e le storie dei singoli si intrecciano in un'unica grande storia che esplora il senso della vita stessa.

Nato a Ciriè (Torino) nel 1954 da famiglia toscana, da anni si occupa di promozione culturale e attualmente collabora con il Teatro di Roma. Ha pubblicato Le scarpe appese al cuore (Feltrinelli, 1995, Mondadori, 2002); Un uomo che forse si chiamava Schulz (Piemme, 1998), premio Selezione Campiello e, nelle traduzioni francesi, Prix Wizo 2001; Stramonio (Piemme, 2000, Einaudi, 2009); Il dolore perfetto (Mondadori, 2004), premio Strega 2004; Un mare di nulla (Mondadori, 2006); Comallamore (Mondadori, 2009); La repubblica di un solo giorno (Mondadori, 2011), oltre alle raccolte di racconti L’angelo di Coppi, Pensieri crudeli e Diletto.



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Ricucire la vita 2012-01-25 07:04:53 Bruno Elpis
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Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    25 Gennaio, 2012
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"Ricucire la vita" di Ugo Riccarelli - Il commento

Ugo Riccarelli, autore che ha vinto il premio Strega nel 2004 con “Il dolore perfetto”, dimostra con un romanzo-saggio di grande interesse umano come sia possibile “Ricucire la vita”.
Il testo è dedicato all’ISMETT di Palermo, centro specializzato in trapiantologia (e non soltanto), che costituisce un centro di eccellenza chirurgica e scientifica nel difficile tessuto socio-economico della nostra splendida Sicilia.
L’autore si era già occupato della sua personale esperienza, di doppio trapianto di cuore e polmoni, nell’opera “Le scarpe appese al cuore” e, quasi suo malgrado, decide di riprendere il tema del dramma umano, esistenziale e sanitario che i trapiantati devono vivere: “La strada che mi ha portato alla malattia e poi alla guarigione, e infine alla lotta per mantenere la salute così faticosamente raggiunta, è una strada complessa, a suo modo esaltante e terribile insieme, una cosa con la quale convivo tuttora e che, forse proprio per questa sua attualità, mi ha sempre tenuto un po’ distante dagli inviti a darne pubblicità, a raccontarne le tappe …. come spesso capita ai reduci …”
Il centro ISMETT nasce da una partnership internazionale con l’UPMC, centro all’avanguardia di Pittsburgh, Pennsylvania: operativa dal 1999, la struttura sanitaria ha sempre incrementato e migliorato la propria attività. Costituendo, in Sicilia, un punto di riferimento per italiani che, già condannati al calvario da gravi malattie, non sono più costretti a espatriare per ricevere cure e interventi chirurgici. Il centro rappresenta inoltre per l’economia locale un importante polo di occupazione e per la ricerca scientifica un punto di accumulazione di studi e di esperienze.
E pensare che, l’arte medica del trapianto è nata da un’intuizione straordinariamente elementare del giovane medico Alexis Carrel: impressionato da un attentato illustre (quello al presidente francese Carnot, che fu accoltellato al fegato), constatò che la morte del politico avrebbe potuto essere evitata con una buona sutura vascolare e quindi si recò … da mademoiselle Leroudier, una brava ricamatrice di Lione e da lei apprese “i segreti dei punti dati con l’ago sui tessuti”.
Dall’anedottistica raccontata con tutti i crismi della buona letteratura, la storia del centro siciliano – è facile intuirlo – passa attraverso la narrazione di vicende umane ed emozioni, nelle quali il tempo (tempo trascorso con speranze e delusioni nelle lunghe liste d’attesa, tempo come evento cruciale dal momento dell’espianto dell’organo da trapiantare, tempo per verificare l’efficacia delle ciclosporine nella fase di rigetto …) è una variabile determinante.
Argomenti difficili da trattare senza scadere nella retorica, se non per chi, come l’autore, ha sperimentato sulla propria pelle al tempo stesso la complessità dei sentimenti e la semplicità di una verità: “racconti che ci ricordano come sia prezioso il vizio di vivere, di avere la possibilità di compiere quelle cose banali che finalmente, attraverso la malattia e la guarigione, abbiamo adesso re-imparato ad apprezzare, quasi in una sorta di nuova e infantile verginità.”
Per scongiurare il rischio del pietismo, la sapiente penna di Riccarelli si avvale di molte metafore. Ad esempio, quella del ‘meccanico’ che ‘cambia il pezzo’: “La prima, semplicistica immagine che mi balza agli occhi è quella di tipo funzionale, un po’ da officina per intendersi.” Salvo ovviamente constatare che “un cuore, un fegato, un rene, ovviamente, non hanno la stessa natura di uno spinterogeno, di una biella o di una candela”. O la metafora agricola: “Per fare spazio al cuore nuovo, si deve preparare medicalmente la sede” come il contadino prepara il terreno che deve accogliere una semina o una pianta nuova.
Accanto alla pagine più tecniche – quelle che illustrano l’attività e l’evoluzione della stessa nel centro medico – vi sono i drammatici passaggi che affrontano il terribile e sconvolgente paradosso che è alla base del trapianto: “C’è la mia vita e la mia morte, certamente; ma c’è anche la morte di un altro, nel mio caso un ragazzo inglese di sedici anni, la fine della cui vita, della sua vita, ha dato inizio ad altre storie e ad altre vite”. O, come rilevano gli psicanalisti: “C’è la sottile problematica della sopravvivenza legata alla morte di qualcun altro …” Circostanza questa che in fondo pone, come rileva l’autore, il medesimo interrogativo che Primo Levi (“I sommersi e i salvati”) attribuisce al sopravvissuto dal campo di concentramento “Perché io?”
Anche se l’esperienza di Riccarelli è del tutto particolare, in quanto i suoi organi espiantati sono stati a loro volta trapiantati: “Questa doppia condizione di donatore e ricevente mi aiuta a convincermi di quanto ogni persona dovrebbe rendersi conto del posto che occupa rispetto agli altri.”
Dunque una bella storia: di speranza, di successi e di vibrante umanità, che può aiutarci nell’attuale contesto di sfiducia, difficoltà e dilagante pessimismo, quello nel quale oggi, nostro malgrado, viviamo tutti noi, compreso …

… Bruno Elpis

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