Saggistica Scienze umane L'uomo comune
 

L'uomo comune L'uomo comune

L'uomo comune

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Ancora una volta Pino Caruso indossa la maschera dello scrittore, e dal profondo della sua anima prende forma "L'uomo comune" che riesce con leggerezza a mettere in disordine tutti i nostri parametri di percezione perché non sempre le cose, a questo mondo, sono in accordo con i ragionamenti. Anzi, quasi mai. E' un uomo, il suo, come se ne incontrano tanti: né poco né molto colto, né poco né molto informato, un giusto mezzo, un anonimo. Oggettivamente vivo, soggettivamente inesistente, sempre dentro le regole, mai fuori dalle formule. Si fa fatica a parlare di un uomo così, non è facile, si corre il rischio di non stargli dietro, di perderlo di vista, di trovarsi a raccontare la storia del suo vicino di casa o, peggio, di un suo lontano parente, perché anche se fosse un altro non cambierebbe nulla. Infatti, prendendo in giro e prendendosi in giro, sostiene che "l'ideale sarebbe non scrivere nulla. Ma se proprio non se ne può fare a meno, il ripiego migliore è scrivere di nulla. Anche se non è facile come non scrivere nulla. Le persone che non scrivono nulla sono milioni, mentre quelle capaci di scrivere di nulla non esistono: per quanto si sforzino, finiscono sempre con lo scrivere di qualcosa. Detto questo, rimane da sapere se questo benedetto nulla esiste o non esiste (anzi, adesso che ci penso, è la prima cosa da stabilire)". Caruso ci porta per mano a conoscere il suo mondo, fatto di gioco, di malinconia, di tenerezza, ma anche di irridente follia.



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L'uomo comune 2008-06-07 08:43:40 galloway
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galloway Opinione inserita da galloway    07 Giugno, 2008
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L'uomo qualunque

Tutti sanno chi è l'"uomo comune" eppure nessuno ci ha mai parlato. Gli anglosassoni lo chiamano "the man in the street" - "l'uomo della strada". Un tempo da noi lo chiamarono "l'uomo qualunque", che corrisponde all'inglese "everyman". Lo puoi incontrare all'alba sul primo treno semivuoto che va da qualche parte e lo vedi entrare nella carrozza, sedersi e iniziare a seguire il viaggio dei suoi pensieri. Lo trovi seduto nei giardini pubblici, col giornale tra le mani che non legge. Lo segui nella fila davanti allo sportello della posta, senza che faccia un lamento o una imprecazione per l'attesa. Lo vedi in chiesa seduto con la testa tra le mani immobile senza mai sollevarla verso l'altare. Ti siede davanti al ristorante mentre guarda la pizza che ha davanti, che si raffredda e non la mangia. L'"uomo comune" appartiene alla categoria della gente comune che si sa che esiste ma non si sa dove vive. Quella gente di cui tutti parlano e scrivono, fanno le statistiche, compilano le ricerche, calcolano le entrate e le uscite, fanno la media e tirano le somme senza mai averla vista, incontrata, interrogata. "Uomini comuni" contro "gente comune", anonimi senza volto, volti senza nomi. Pino Caruso ci ha scritto un libro sopra.

"L'ideale sarebbe non scrivere nulla. Ma se proprio non se ne può fare a meno, il ripiego migliore è scrivere di nulla. Anche se non è facile come non scrivere nulla. Le persone che non scrivono nulla sono milioni, mentre quelle capaci di scrivere di nulla non esistono: per quanto si sforzino, finiscono sempre con lo scrivere di qualcosa. Per scrivere di nulla è necessario, intanto, cominciare col descrivere tutto, persino quello che potrebbe esserci e non c'è; poi toglierlo e... quello che resta è nulla.

Ma non è tutto, bisogna anche fare attenzione a non scrivere di qualcuno. Ma chi veramente può essere indicato come nessuno? Scartiamo, per ovvi motivi, le persone esistenti e consideriamo, a tal fine, improponibili anche le persone immaginarie: don Abbondio non si può dire che sia nessuno; magari non sarà una persona fisica, ma qualcuno è - a meno di non sostenere che Manzoni non sia mai esistito. Chi resta, allora? Non resta nessuno. È questo il punto.

Per descrivere una persona che non è - che è, cioè, nessuno -, per darne idea precisa, occorre, come per descrivere il nulla, elencare tutte le cose che non è. E, forse, nemmeno basta, poiché ogni persona è tutto quello che non è, meno lui. Quindi, uno che non è nessuno, non dovrebbe essere nemmeno se stesso. E, comunque, arrivare all'idea di nessuno è impossibile senza parlare di tutti. Che in un posto non ci sia nessuno, è pensabile soltanto se potrebbe esserci qualcuno. Se al mondo non ci fosse qualcuno, sarebbe inconcepibile il concetto stesso di nessuno. Nulla e Nessuno sono concepibili in quanto contrari di Tutto e Qualcuno.

Almeno, io ragiono così; anche se scrivere di nulla e di nessuno non mi è ancora riuscito. E se ora ne parlo è perché sono convinto che, se non si trova presto un sistema, non ci si riuscirà mai. Certe cose o le trovi subito o non le trovi più. Il tempo è contro di noi: fa sparire oggetti e persone in modo irreversibile. Figuriamoci se non è capace di fare sparire il nulla!

Detto questo, rimane da sapere se questo benedetto nulla esiste o non esiste (anzi, adesso che ci penso, è la prima cosa da stabilire). Razionalmente, saremmo portati a pensare che esista, che da qualche parte debba pur esserci: non è possibile che tutto sia qualcosa e che non ci sia niente che non è nulla. Ma, in quanto a prove, non ne abbiamo. Al momento, il nulla, non si sa né che cosa sia né se c'è: sono anni che scienziati di tutto il mondo cercano e non trovano nulla."



Certo è che, se non esiste, è segno che c'è un impedimento permanente che gl'impedisce di esistere.
Da quanto ho capito, il nulla esiste e non esiste. Oscilla. Oscilla, cioè, tra l'essere e il non essere. Ma come può essere?, direte voi, una cosa è o non è. C'è o non c'è. Una "cosa"! Non il nulla, che è elemento vago. Vaghissimo.



Mi spiego: a un uomo basta se stesso per esistere; anche se è solo, su un'isola deserta, sa di esistere. Ma il nulla che ne sa? Da solo (e per se stesso) non può esistere (soprattutto se esiste). Ci vuole quindi qualcuno che, trovandolo, lo identifichi e lo faccia esistere. Ma chi? È questo l'impedimento permanente.



Il nulla, se non è infinito, non è un vero nulla; bensì, "qualcosa" che collega a "qualcos'altro"; o lo separa. Occorre, di conseguenza, cercare un nulla, oltre il quale non ci sia più nulla. Ma chi può trovare un nulla simile? Chi può andare "eternamente oltre" a controllare che non ci sia più nulla? Nessuno! E un motivo c'è: il nulla, essendo infinito, richiede anche un tempo infinito. Il che presuppone l'esistenza di qualcuno che non abbia nulla da fare. F magari uno così lo si trova. Ma se non ha nulla da fare, è segno che non vuol fare nulla e sarà dunque impossibile indurlo a fare qualcosa.



Inoltre, l'inafferrabilità del nulla vanifica in partenza ogni tentativo. Trovarlo, significherebbe, in pratica, non trovare nulla. E non sapremmo mai se l'abbiamo trovato o no. Tuttavia non bisogna disperare. Il nulla è rintracciabile. Basterà cercare altrove; per esempio, non fuori, ma dentro la propria testa. E si sospetta che qualcuno lo abbia già trovato. Purtroppo – proprio per questo – non può dirci nulla.

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i libri degli uomini speciali
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