Saggistica Scienze umane La responsabilità dello scrittore
 

La responsabilità dello scrittore La responsabilità dello scrittore

La responsabilità dello scrittore

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"La responsabilità dello scrittore", il testo sinora inedito in italiano della conferenza tenuta a Parigi nel 1946 in occasione della prima riunione dell'Unesco, illustra, nei termini chiari e incisivi propri di una comunicazione orale, la svolta profonda compiuta da Sartre nel giro di pochi anni: dalla concezione dell'esistenza come contingenza, e dunque come problema individuale, alla maturazione di una filosofia che si propone di tenere insieme il punto fermo dell'irriducibilità di ogni singola esistenza e una incandescente tensione sociale. Ricostituendo il legame con una tradizione tipicamente francese che tocca l'apice con Zola, nella "Responsabilità dello scrittore" Sartre delinea quella che sarà la nota teoria dell'"engagement" dell'intellettuale. Sin dal momento in cui decide di mettersi davanti al foglio bianco, lo scrittore è costretto a compiere una scelta e, in un mondo in cui la comunicazione va assumendo una dimensione planetaria, non ha più nemmeno l'alibi dell'ignoranza: tacere un'ingiustizia significa rendersene complici. "La responsabilità dello scrittore" serba intatta a più di sessant'anni dalla stesura la propria freschezza comunicativa ed è in grado di trasmettere ancor oggi al lettore la genuina passione culturale e sociale che animava l'autore.



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La responsabilità dello scrittore 2017-08-31 16:55:43 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    31 Agosto, 2017
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La forza della parola

Correva l’anno 1946 quando Jean Paul Sartre, sulla scia dei resti del Secondo Grande Conflitto Mondiale ed in occasione della prima riunione dell’UNESCO, provvedeva ad illustrare la concezione dell’esistenza come contingenza, e dunque, come problema individuale, alla maturazione di una filosofia che si propone di tenere insieme l’irriducibilità di ogni singola realtà e la cocente tensione sociale.
E sarà proprio partendo dal legame con la tradizione tipicamente francese – che vede il suo apice in Emile Zola – che Sartre, delineerà quella che sarà la teoria dell’engagement dell’intellettuale, poiché lo scrittore, sin dal momento in cui decide di mettersi innanzi ad un foglio bianco, compie una scelta. O meglio, è costretto a scegliere, è costretto a dire la verità perché in un mondo dove la comunicazione assume dimensione planetaria, non ci si può appellare all’ignoranza e alcuna ingiustizia può essere celata. Le parole, come ci ricorda il filosofo, possono essere utilizzate come segni convenzionali ricollegati tra loro per formare significati ed idee, ed ancora, possono essere concepite come oggetti naturali. Di fatto, esse permeano di contenuto, di concetto, sono anima. Non possono dunque essere taciute, nel momento in cui, lo scrittore, vi attribuisce un nome. Perché il narratore è colui che “ha fatto appello alla libertà altrui perché questa libertà riconosca in primo luogo la sua”. E, poiché la libertà non si contempla, ma si realizza, egli si rivolge alla libertà altrui quando vuole proporle di cambiare qualcosa.
Assunto ciò, il compositore è responsabile, non può sottrarsi dal tutelarla, quella libertà, che è costantemente minacciata da un mondo violento e rude, che nulla risparmia a chi ci vive.
Un piccolo saggio di appena 58 pagine contenente riflessioni, poi confluite nell’opera “Che cos’è la letteratura?”, che permettono al conoscitore di interrogarsi su interrogativi e problematiche di ancora attuale oggetto sociale.
Un testo ben ponderato ed esaustivo che costituisce una buona base di partenza ma che necessita di ulteriori approfondimenti, non riuscendo, vista sua relativa dimensione, a dare piena risoluzione, e soddisfazione, alle molteplici domande che seguono alla lettura.

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