Campo del sangue Campo del sangue

Campo del sangue

Letteratura italiana

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Campo del sangue è il resoconto di un viaggio da Venezia ad Auschwitz, compiuto per gran parte a piedi, sulle orme delle vittime e dei carnefici, intrapreso da Eraldo Affinati insieme a un amico poeta. Un viaggio di conoscenza e di coscienza verso l'incommensurabilità del Male, sotto la guida ideale dei protagonisti della formazione umana e culturale dell'autore: il nonno partigiano, la madre sfuggita alla deportazione, gli autori più amati, i testimoni del massacro.



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Campo del sangue 2012-06-06 05:21:22 silvia71
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silvia71 Opinione inserita da silvia71    06 Giugno, 2012
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Riflettere sull'uomo e sulla storia

Pagine e pagine di letteratura sono state dedicate al nazismo e alle persecuzioni razziali, analizzandone ogni singola sfaccettatura.
Partendo da questo presupposto, ogni qualvolta viene pubblicato un nuovo testo che abbracci questa dolorosissima parte di storia, viene naturale chiedersi quale nuova conoscenza possiamo trarne dalla lettura.
Affinati elabora un'opera dal taglio particolare, creando un ibrido tra un romanzo, un diario di viaggio, un saggio, facendosi inoltre portavoce di ricordi legati alla propria famiglia.
Memore dei racconti della madre, grazie ai quali conobbe le vicissitudini sofferte dalla famiglia durante la seconda guerra, decide egli stesso di intraprendere un viaggio fino ad Auschwitz; non un viaggio in prima classe con tutte le comodità di cui egli potrebbe disporre oggi, bensì un viaggio fatto di treni affollati, lunghi percorsi a piedi, soggiorni presso conventi, dormitori, ostelli.

Quale senso assume questo lungo e tormentato percorso?
Il lettore lo scoprirà strada facendo, camminando al fianco dell'autore e ascoltandolo.
Affinati vuole rievocare le sensazioni vissute da quella povera gente; il dolore, il terrore, la disperazione. Ecco che il suo viaggio nel presente si mescola ad immagini dell'epoca, foto in bianco e nero, immagini flash destinate a rimanere indelebili.
Cosa si prova ad essere strappati dalla sicurezza e dal conforto della vita quotidiana, allontanati dagli affetti, privati della dignità di uomini?
Quali i pensieri e le domande che percorrevano i deportati durante gli interminabili e massacranti giorni di viaggio verso i campi di concentramento?
Domande pesanti come macigni, a cui è arduo rispondere e forte il rischio di banalizzare.
L'autore non ci propone delle risposte, ma chiede al lettore di seguirlo in questo viaggio nel tempo aprendo il cuore e predisponendolo all'ascolto e alla meditazione.

Il grido che si leva è uno solo: “perché è successo? “
Lo sguardo di Affinati passa dalle vittime ai carnefici, tentando un'analisi sociologica e filosofica delle ideologie fattrici del nazismo, sfocianti poi nella pagina più atroce delle persecuzioni.
Il racconto si arricchisce di una ridda di citazioni tratte da opere letterarie e saggistica, che impegnano alquanto il lettore, ma al contempo forniscono strumenti utili per avvicinarsi al tema.

Qualche avvertenza è d'obbligo per tutti coloro che si apprestino alla lettura:
sicuramente risulta un testo impegnativo per la stratificazione stilistica con cui è stato ideato e scritto e per l'innesto continuo di riferimenti letterari che rallentano il flusso narrativo.
Questo è un racconto che si allontana nettamente dal romanzo storico o dal puro saggio, assumendo le vesti di un sfogo interiore dell'autore, o meglio, di un bisogno di capire le radici di tanto odio e tanta follia.

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