Narrativa italiana Racconti di viaggio Quando guidavano le stelle
 

Quando guidavano le stelle Quando guidavano le stelle

Quando guidavano le stelle

Letteratura italiana

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Sentimentale ma molto reale: in quattro navigazioni il viaggio si snoda dall’Egeo dei tempi di Ulisse alle coste romane di Ostia, da Costantinopoli all’Andalusia, da Ragusa a Cipro, e infine da Alessandria d’Egitto a Ravenna. Di porto in porto, di tappa in tappa, ci ritroviamo in epoche diverse, nella Atene del V secolo a.C., a Cartagine alla vigilia della terza guerra punica, nella Valencia del Cid Campeador, nella Genova medievale, a Istanbul, e a Napoli all’inizio del Novecento. Ogni approdo racconta un pezzo di storia del Mediterraneo, attraverso il ricordo di grandi eventi o la riscoperta di personaggi ormai dimenticati, ma sempre parlando anche di noi e di quel mare che non smette di suscitare speranze.



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Quando guidavano le stelle 2020-04-21 16:26:12 archeomari
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archeomari Opinione inserita da archeomari    21 Aprile, 2020
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Un viaggio imperdibile tra passato e presente

Volevo segnalare questo bellissimo libro letto qualche anno fa insieme ai saggi di Braudel e Abulafia. Non si tratta però di un manuale di storia, ma, come lo stesso sottotitolo suggerisce, una piacevole traversata del Mediterraneo, il mare nostrum attraverso i secoli, i popoli che lo attraversavano, le culture diverse che vi si affacciavano, arrivando a puntuali ed interessanti riflessioni sul presente.
L’autore, storico medievista ed esperto di storia mediterranea, tenendo “uno sguardo alla storia di questo mare e l’altro al suo difficile presente” ci accompagna in questo viaggio sentimentale in quattro navigazioni, partendo dal porto del Pireo di Atene, oggi una delle città più inquinate d’Europa ed approdando a Napoli, dopo essere passati per Instabul, Palermo, Venezia, Cartagine (Tunisi), Genova, la costa spagnola.
Ogni capitoletto è un vero piacere per l’immaginazione e per la memoria storica: di porto in porto, i paesaggi, i monumenti, i personaggi indimenticabili che hanno reso famosa quelle città. In viaggio come novello Ulisse nella consapevolezza che i versi omerici “ci dicono qualcosa di ancora più semplice ed immediato (...): c’è un uomo, in un mare che sembra infinito, sotto una volta immensa di stelle; tutto qui”.
Quando a guidare i marinai non erano le moderne attrezzature ed equipaggiamenti, ma solo e semplicemente le stelle.
Un mare, il nostro Mediterraneo, che non ha mai presentato una sola ed omogenea realtà sulle sue coste. Come ricordava il grande Braudel, la cui lezione è rimasta insuperata: non esiste un solo Mediterraneo, ma più Mediterranei, tante realtà, una diversa dall’altra. Conflitti, lingue diverse, religioni diverse, fanatismi diversi, ma anche fitti ed intensi scambi commerciali e culturali al punto tale da parlare di mondo interconnesso anche nell’antichità. Oggi però, come Vanoli in più parti del libro sottolinea, il Mediterraneo è diventato un mare senza orizzonti e, sembra, senza futuro.

“Pochi anni, ma sono bastati: il Mediterraneo adesso è una parola che fa paura, che ci divide e ci indigna. Non importa più la sua storia millenaria: importano i disperati che vi affogano ogni giorno, importa la crisi economica che da anni lo attraversa come una tempesta, importano i pazzi e gli assassini che ne insanguinano le coste. C’è chi dice che abbiamo fatto le scelte sbagliate (...) . Può essere, io mi limito solo a registrare che una parola ha cambiato di suono: eroso dalla globalizzazione, dalle politiche di un’Europa sempre più settentrionale, da devastanti scelte finanziarie, da una lotta religiosa cieca e fanatica, poco a poco questo Mediterraneo millenario ha cominciato a spegnersi”.

Malinconia per una vivacità ed una specificità economica e culturale perdute, ma anche un invito, perché no, a viaggiare e vedere le nostre bellissime città senza far uso di internet e di asettiche strumentazioni, alla riscoperta delle diverse culture che hanno fatto la storia del nostro mare.

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