Di chi è questo cuore Di chi è questo cuore

Di chi è questo cuore

Letteratura italiana

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Una piccola anomalia cardiaca viene scoperta all’uomo che ha il nome e le sembianze dell’autore, allontanandolo da un’attività sportiva ai limiti del fanatismo e infrangendo l’illusione di un’efficienza fisica senza data di scadenza. È questo l’innesco di un romanzo sul corpo, ma soprattutto sul cuore come luogo dei sentimenti e dei destini individuali. C’è un ragazzo caduto, o forse lasciato cadere, da una finestra di un albergo di Milano durante una gita scolastica. Ci sono gli esseri umani, fragili e pieni di voglie. La solitudine e il desiderio. Ma la storia gira attorno alla relazione dell’autore con la sua compagna, alle trasferte di lavoro, alle tentazioni a cui sono esposti, alla fiducia e al sospetto di cui si nutre la convivenza. Chi è, ad esempio, quell’uomo che si infila in casa loro la notte? Una pista porterebbe nel quartiere, il Villaggio Olimpico di Roma, popolato da figure che sembrano carte dei tarocchi e che lo scrittore consulta nelle sue camminate erranti. Dopo La città interiore, Mauro Covacich compone una nuova, potente avventura narrativa che ha il coraggio dell’autobiografia più vera. Un romanzo capace di entrare con esattezza nel presente che plasma le nostre vite.

Recensione della Redazione QLibri

 
Di chi è questo cuore 2019-03-29 13:50:52 Antonella76
Voto medio 
 
3.8
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Antonella76 Opinione inserita da Antonella76    29 Marzo, 2019
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La realtà attraverso gli occhi di uno che corre...



Difficile dire di cosa parli questo libro...un po' romanzo, un po' autofiction, un po' cronaca, un po' saggio filosofico.
Covacich si mette a nudo e diventa protagonista di se stesso...o forse solo "veicolo" per parlarci di altro.

Lui corre, nonostante la scoperta di un problema cardiaco, non riesce a rinunciare ai suoi chilometri, alle sue scarpe da corsa, al piacevole contatto con il tessuto tecnico dell'abbigliamento sportivo, e se pur con un'andatura più tranquilla, ci porta con sé per le strade di Roma Nord e nei suoi pensieri, nei suoi ragionamenti.
Troviamo i senzatetto che si stordiscono nel vino a buon mercato per arrivare a sera, gli spritz e i lupini consumati in un bar del Villaggio Olimpico, gli zingari con i loro accampamenti, i lavavetri e i loro modus operandi, i topi, gli alberi, le donne...
Covacich prende la sua vita e ne estrapola momenti, donandoci riflessioni, storie, appunti, domande.
Perché il ragazzino in gita scolastica precipita dal balcone dell'albergo?
E perché lui riesce a percepirne quasi il sollievo?
Il cane legato alla catena, soffre? Oppure si sente padrone assoluto e soddisfatto del suo mondo che finisce esattamente dove lui riesce ad arrivare?
Siamo davvero come alberi, piantati a caso uno accanto all'altro?
Siamo davvero così soli?
Sarà vero che la morte arriva solo quando la vita decide di lasciarle un po' di spazio?

Ma, soprattutto, chi è quell'uomo che di notte fuma in casa sua e che vede soltanto lui?
L'alter ego dell'autore si materializza in una sorta di Zuckerman grasso, nudo e osceno.

Un libro che si assapora piano.
A volte spietato, ma anche dolce e ironico.
Reale e realistico, ma ricco di iperboli mentali.
Una lettura che non presenta nessun cedimento, nessun momento noioso, che ci fa guardare la realtà circostante attraverso un filtro nuovo, attraverso occhi attenti e indagatori.
Covacich si conferma, per me, un acuto osservatore del nostro vivere quotidiano, un uomo che non ha timore di ammettere le proprie debolezze, i propri limiti e in grado di trasformare qualcosa di molto intimo in qualcosa di molto universale.

Un libro senza una storia, ma pieno di storie.




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