Tempesta Tempesta

Tempesta

Letteratura italiana

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Non è mai troppo tardi per imparare a essere figli, né per riannodare la memoria al presente. Renzo e Camilla non sono un padre e una figlia qualunque. Novantadue anni lui, diciassette lei, una vita intera li divide, o anche più d'una. Di quest'uomo che aveva già i capelli grigi quando è nata, che non ha mai visto giovane e forte come i papà delle sue amiche, Camilla si è sempre un po' vergognata. E così, quando Renzo si ammala gravemente e viene ricoverato in una clinica dalla quale è presto chiaro che non tornerà più a casa, Camilla ha l'inconfessabile sensazione di potersi finalmente tuffare verso il futuro, senza voltarsi indietro. Mala malattia del padre la mette davanti alla consapevolezza che non si può costruire niente senza aver prima fatto i conti con le proprie radici, che non puoi perdere qualcuno senza aver provato a conoscerlo, e che forse le rimane ancora un po' di tempo per essere davvero sua figlia. Così inizierà a cercare nel passato per scoprire il ragazzo che Renzo è stato tanti anni prima, quando la guerra infiammava l'Italia, i giovani salivano in montagna, sparavano, soffrivano la fame e il ghiaccio, cercando ogni giorno e ogni notte di dare un senso alle loro azioni. Il tempo in cui Renzo era ‘Tempesta', comandante di una brigata partigiana. Per Camilla, riappropriarsi della storia familiare e di una memoria collettiva che non ha smesso di vibrare significherà trovare una nuova prospettiva per aprirsi al mondo, agli altri e all'amore.



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Tempesta 2023-07-11 09:37:08 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    11 Luglio, 2023
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Tempesta e Camilla

«Renzo era invaso dalle cose nuove che tutte insieme lo aggredivano continuamente: la marcia, la montagna, la fuga, la donna. Era esausto.»

Esordio molto potente è quello di Camilla Ghiotto in libreria con “Tempesta” edito da Salani Editore. Scritto dalla grande componente evocativa, il libro presenta al suo interno una parte di componente autobiografica e una parte romanzata. A muovere le fila vi è una storia radicata in un tempo non ancora così lontano ma spesso percepito come tale, quasi dimenticato. Torniamo agli anni della Seconda guerra mondiale, scopriamo di Tempesta, soprannome di battaglia del padre, Renzo Ghiotto, della narratrice, conosciamo di un legame separato da tanti anni di distanza e fatto di equilibri e silenzi. Renzo è stato infatti comandante di brigata con il nome di battaglia di Tempesta e tra lui e la figlia vi era una distanza d’età estremamente significativa che ha scavato un solco che inevitabilmente ne ha dettato le sorti e condizionato il rapporto.
Renzo muore novantenne quando la figlia frequenta il primo anno di liceo, tuttavia, il ritrovamento di uno scritto del padre in cui questo sviscera la propria esperienza di partigiano, è l’occasione per la giovane per riscoprire la figura del genitore e trovare quel filo rosso atto a comprenderne davvero la psiche.

«[…] Renzo aveva accettato mentalmente una vita gettata nell’incertezza e nell’isolamento, e quella decisione era già una ribellione. Trovare un gruppo organizzato e funzionante era una sorpresa, un sollievo. Con la sua divisa di allievo di solido panno blu era ancora un estraneo, ma era insieme a loro. Mal vestiti, ma partigiani veri. Male armati anche. […] Adesso era dei loro, armato. I partigiani era anche lui, pensò.»

Ecco allora che il romanzo prende forma e campo snodandosi su due piani narrativi diversi; da un lato vi è il racconto delle fasi che seguono nell’immediato il lutto dettato dalla morte del padre, dall’altro scopriamo parole e pensieri scritti di pugno da Tempesta. Potrà esserci una rivisitazione e correzione da parte dell’autrice ma, nel concreto, queste pagine sono tratte dall’esperienza di vita dell’uomo negli anni del conflitto. Precisazione necessaria e dovuta perché vi è un cambio ritmo narrativo che può inficiare e/o influenzare la lettura nei suoi tratti e nei suoi sviluppi.
Per Camilla diventa importante conoscere davvero il padre, quel padre che forse non ha mai davvero conosciuto. Quello scritto è un richiamo senza eguali per lei.
Si potrà dunque pensare che “Tempesta” sia solo e soltanto un romanzo d’esordio focalizzato sul rapporto padre-figlia, un rapporto di riscoperta e nuova linfa ma no, non è così, “Tempesta” non è solo questo. È un libro che coinvolge anche per l’aspetto storico, per quelle lotte partigiane che vengono riportate alla luce nella loro semplicità e autenticità, anche nel loro essere antieroiche. Dunque ci troviamo davanti a uno scritto che porta a vivere una riflessione interiore che si focalizza sull’io e il rapporto con l’altro ma si snoda anche in una ricostruzione veritiera di quel che è stato e vi riesce per mezzo della rievocazione di chi quei giorni li ha vissuti davvero sulla pelle.
E non è forse vero che dalla ricerca delle proprie radici è possibile ricercare se stessi? Scoprirsi forse davvero? E non è forse vero che dalle scelte compiute da chi ci ha preceduti è possibile trovare quel coraggio e quella linfa per compierne di nuove e coraggiose?
Perché il presente è fatto di passato e memoria, perché senza presente, passato e memoria, non può esistere neanche un futuro.

«Di fronte a tutte le galassie attraversate da mio padre mi sento uno dei suoi ultimi approdi. I suoi novantadue anni sono decisamente troppi per i miei diciassette. Lei ha vissuto tutto di me, era lì quando sono nata, io ho assistito solo alla stagione conclusiva della sua vita. Che tutto debba finire lo sapevo già, e sapevo che questa era una delle cose destinate a finire prima di me, ma così mi pare troppo presto.»

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