Narrativa italiana Romanzi autobiografici Volevo essere una farfalla
 

Volevo essere una farfalla Volevo essere una farfalla

Volevo essere una farfalla

Letteratura italiana

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Michela Marzano è un'affermata filosofa e scrittrice, un'autorità negli ambienti della società culturale parigina. Dalla prima infanzia a Roma alla nomina a professore ordinario all'università di Parigi, passando per una laurea e un dottorato alla Normale di Pisa, la sua vita si è svolta all'insegna del "dovere". Un diktat, però, che l'ha portata negli anni a fare sempre di più, sempre meglio, cercando di controllare tutto. Una volontà ferrea, ma una costante violenza sul proprio corpo. "Lei è anoressica" le viene detto da una psichiatra quando ha poco più di vent'anni. "Quando finirà questa maledetta battaglia?" chiede lei anni dopo al suo analista. "Quando smetterà di volere a tutti i costi fare contente le persone a cui vuole bene" le risponde. E ha ragione, solo che è troppo presto. Non è ancora pronta a intraprendere quel percorso interiore che la porterà a fare la pace con se stessa. "L'anoressia non è come un raffreddore. Non passa così, da sola. Ma non è nemmeno una battaglia che si vince. L'anoressia è un sintomo. Che porta allo scoperto quello che fa male dentro. (...) Oggi ho quarant'anni e tutto va bene. Perché sto bene. Cioè... sto male, ma male come chiunque altro. Ed è anche attraverso la mia anoressia che ho imparato a vivere. Anche se le ferite non si rimarginano mai completamente. In questo libro racconto la mia storia. Pensavo che non ne avrei mai parlato, ma col passare degli anni parlarne è diventata una necessità." Michela Marzano



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Volevo essere una farfalla 2017-10-23 10:09:01 Elena72
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Elena72 Opinione inserita da Elena72    23 Ottobre, 2017
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Accettare e perdonare se stessi

Michela Marzano è oggi è una donna di successo impegnata su molti fronti: insegna filosofia in un'università parigina, scrive saggi e romanzi tradotti in diverse lingue e si batte politicamente per portare avanti le idee in cui crede. Eppure la sua vita, sebbene costellata di gratificazioni, non è sempre stata per lei serena come ci si potrebbe aspettare. Assillata fin da bambina dal desiderio di essere “la prima della classe” per sentirsi stimata ed accettata da tutti, ha sofferto di disturbi psicologici che per un lungo periodo l'hanno intrappolata nel tunnel dell'anoressia.

“Per anni, la mia vita è stata una corsa disperata e folle verso la “riuscita”. Riuscire a fare tutto quello che dovevo fare. (…) Fare a tutti i costi. Rinunciando a tutto il resto. Con l'angoscia permanente di non farcela, di non essere all'altezza, di fallire... Fino al momento della verità: la certezza di aver passato anni e anni della mia vita a rincorrere qualcosa che in fondo non volevo.” (p. 204-205).

Pur di soddisfare le aspettative di suo padre, Michela fin da bambina ha fatto del senso del dovere la sua ossessione, obbligandosi ad una vita di sacrifici e di rinunce in nome del successo in ogni campo, soprattutto in quello scolastico. “Volevo essere una farfalla” è la confessione di un desiderio irrealizzabile, quello di essere incorporea, leggera al punto di non pesare sugli altri, l'illusione di poter rinforzare la propria volontà fino a negarsi la necessità di un bisogno primario come l'alimentazione. L'anoressia, ci dice la Marzano, non è che il sintomo di un disturbo che ha radici più profonde, che spesso restano oscure a noi stessi. L'autrice in questa sua opera autobiografica ricerca, nella memoria, le cause delle sue insicurezze e ripercorre gli episodi che, dall'infanzia all'età adulta, sono stati da lei vissuti in modo traumatico. Un improvviso ricovero della madre, le attenzioni morbose di un professore al liceo, un incidente con il motorino, un amore giovanile che l'ha fatta soffrire fino a spingerla ad un tentativo di suicidio, un matrimonio fallito: il tutto riletto come un lungo e sofferto percorso che l'ha condotta a rivedere la luce dopo aver attraversato le tenebre. Le conclusioni a cui giunge la Marzano sono semplici, ma non scontate: non siamo perfetti, non possiamo arrivare a fare tutto sempre e nel migliore dei modi, dobbiamo accettare anche i nostri fallimenti e i nostri limiti.

“E' forse l'unica cosa che ho veramente capito: nella vita non si può fare altro che accettarsi. Ed essere indulgenti. E perdonarsi.” (p.210)

“Volevo essere una farfalla” è una confessione sincera, un susseguirsi di brevi capitoli che non rispettano un ordine logico né cronologico dei fatti narrati. Una serie di riflessioni sull'esistenza scritte in modo schietto, essenziale, con uno stile a tratti telegrafico ma emotivamente coinvolgente. Il testo non è un trattato sull'anoressia, né l'autrice ha la pretesa di voler dare spiegazioni o soluzioni a questo problema: “Volevo essere una farfalla” è la testimonianza di una donna che ha sofferto e che ha faticosamente recuperato, forse anche grazie alla scrittura, un suo equilibrio.

Ho trovato questo libro utile, quasi terapeutico: mi ha dato molti spunti su cui confrontarmi, mi sono rivista in alcune situazioni citate dall'autrice e ho condiviso molti dei suoi pensieri. Consigliato a coloro che spesso tendono ad annullarsi pur di sentirsi amati ed accettati, alle donne che si sentono sempre in colpa per non aver fatto abbastanza, a chi si dimentica che prima di amare gli altri bisogna imparare ad amare se stessi.

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