Narrativa italiana Romanzi storici Caligola. Impero e follia
 

Caligola. Impero e follia Caligola. Impero e follia

Caligola. Impero e follia

Letteratura italiana

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Ha appena cinque anni, Gaio Giulio Cesare, quando il padre decide di portarlo con sé per una campagna militare nelle terre da cui ha preso il suo nome: la Germania. Gaio, che non ama il suo nome e preferisce il soprannome che prende origine dalle calzature militari troppo larghe che ha sempre ai piedi, le caligae. Quel soprannome che porterà con sé per tutta la vita: Caligola. E quando suo padre Germanico viene avvelenato, capisce che il vero potere risiede nelle informazioni. Per questo impara ad attraversare non visto i corridoi dei palazzi imperiali, dove viene a conoscenza di trame, intrighi e congiure. Così il piccolo Caligola intraprende il percorso che lo porterà a sedere sul trono dell'Urbe. Un percorso lungo, pieno di ostacoli, in cui la tentazione della vendetta deve essere sempre temperata da prudenza e astuzia.



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Caligola. Impero e follia 2016-03-19 16:00:20 Mr. A
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Mr. A Opinione inserita da Mr. A    19 Marzo, 2016
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I VIZI (e le virtù) di Caligola

Caligola è stato, senza dubbio, l'imperatore romano che nessuno si asterrebbe a non definire pazzo. Governò Roma per quasi 4 anni dal 37 al 41 d.C. successore di Tiberio, morto il 16 marzo del 37 soffocato da Macrone (il prefetto del pretorio).
Come fa di consueto, l'autore espone nel suo romanzo l'intera vita di Gaio, figlio di Germanico, partendo dalla sua nascita fino alla sua morte (descritta nell'ultima pagina del romanzo). La vita di Gaio non è una vita facile, ha molti fratelli più grandi di lui, 3 sorelle e la madre che dopo la morte del padre, diventa una donna ambiziosa e pericolosa per l'allora imperatore Tiberio. Le mire della madre sono di riportare la dinastia Giulio Claudia sul trono. Ben presto Tiberio si accorge del pericolo che corre, e Gaio rimane solo, come unico esponente della dinastia Giulio Claudia dopo la morte dei suoi fratelli e l'esilio delle sorelle. Dopo aver stretto una forte amicizia con Macrone (il prefetto del pretorio di Tiberio), Caligola partecipa alla congiura della morte di Tiberio e ne diventa successore a 25 anni.

Come Imperatore Caligola soddisfa tutte le sue voglie e tutti i suoi vizi, dal rapporto incestuoso con la sorella Drusilla (ne è terribilmente innamorato fino a quando era ragazzo), ai giochi erotici che faceva con Micenio, un transessuale ricevuto come dono. Nel volume sono descritte meticolosamente tutte le sue "avventure", la malattia che lo portò quasi alla morte, la morte di Drusilla per avvelenamento, le congiure di palazzo, finché ormai impaurito e rassegnato iniziò a scrivere tutti i nomi di coloro che cercavano di complottare ai suoi danni, su dei registri che chiamò "spada e pugnale", per infliggere pene, suicidi ed esili. Leggendari i suoi atti di follia come la nomina a senatore del suo cavallo Incitatus, l'attraversamento della baia di napoli su un ponte di barche perché "doveva galoppare sopra l'acqua come un Dio", la divinizzazione di sa sorella Drusilla ecc... e a proposito di questi atti di apparente follia, è interessante porre l'attenzione nella versione di Franco Forte in cui appare che queste folli azioni erano azioni ragionate, ciascuna con un preciso obiettivo. Caligola morirà in seguito ad una congiura da parte di Cherea e Callisto, gli succederà Claudio.

Il libro è magnificamente scritto, le descrizioni sono meravigliose e la descrizione storiografica accurata e appagante. Ho trovato eccessivo il ripetersi (intendo almeno 1-2 volte ogni capitolo e con scene anche molto esplicite) di continui riferimenti sessuali. Ogni capitolo ha quasi sempre una scena di sesso descritta in maniera molto esplicita, che coinvolge intrighi erotici di ogni genere, Perfino nella prima parte del libro, vengono descritte scene erotiche in cui Caligola partecipa all'età di 5 anni (!!!). Questo è stato il motivo del mio voto (3) a piacevolezza, perché a tratti le trovavo fuori luogo e anche leggermente disgustose. Anche se è storia (perché i romani facevano d tutto), un minimo di contegno in più non guastava di certo. Consiglio comunque assolutamente il libro e l'autore (in particolare il meraviglioso libro di Gengis Khan), le 400 pagine scorrono bene e la precisione storiografica è senz'altro molto ricercata e apprezzabile.

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Romanzi storici su Roma, altri libri dell'autore (Roma in fiamme, Gengis Khan figlio della luce, Carthago
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Caligola. Impero e follia 2015-07-17 05:25:09 Bruno Elpis
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Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    17 Luglio, 2015
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Cinquanta sfumature di Caligola


Il “Caligola” di Franco Forte in parte contravviene alla figura che dell’imperatore è stata fornita da storici come Svetonio: ossia di despota dissoluto, sanguinario e folle, che si macchiò di stragi e nominò il suo cavallo come primo tra i senatori (“Nominerò Incitatus console, con la ratifica del Senato”). Un sovrano, insomma, che ai giorni nostri potrebbe tranquillamente essere accostato a Gheddafi (per la lussuria: il libico si circondò di amazzoni; per il lusso: chi non ricorda la pistola d’oro di Gheddafi? e per le mille altre stranezze, come i guanti bianchi indossati dal colonnello africano per non toccare mani sporche di sangue); o al nord coreano Kim Jong Un, capace di giustiziare un generale perché si addormenta di fronte a lui…

In questo tentativo di prescindere dai precedenti, Franco Forte indugia nelle prime fasi della vita del futuro imperatore, per ricercare nell’humus familiare e nel contesto storico del I secolo dopo Cristo (“Chi è il prefetto della Giudea? Ponzio Pilato…”) i possibili antecedenti dell’abisso (parte III del romanzo) e della follia (parte IV) nella quale precipitò Gaio Cesare Germanico, ribattezzato Caligola (“Drusilla era la sola che avesse il permesso di chiamarlo ancora Gaio”) per via delle calzature che amava indossare.
In un clima perennemente minato dai dissidi familiari (“Quando… Gaio aveva saputo del suicidio della madre, aveva tirato un sospiro di sollievo…”), dalle lotte dinastiche per la successione al trono di Tiberio, da tradimenti e vendette (“Chi dobbiamo mandare a processo, oggi? … Le delazioni e le reciproche accuse fra senatori piovevano a ritmo continuo…”), Caligola adotta metodi difensivi (“Non è la prima volta che ci spii, vero?”) e pian piano afferma il suo potere con strumenti di repressione (“Pugnale e spada erano temuti più delle armi vere da cui avevano preso il nome…”) e con una politica demagogica che vede nella plebe un possibile alleato e nell’aristocrazia dei senatori un nemico da irridere e screditare.

Il romanzo scorre accattivante, anche grazie alle descrizioni suggestive del lago di Nemi (“Lo Specchio di Diana e, oltre l’orlo del cratere che racchiudeva il lago… Anzio, la città in cui era nato”) e al sottofondo erotico che si delinea in parallelo alle acrobazie politiche e ai delitti realizzati per tutelare la sovranità di un tiranno sempre più orientato verso i modelli di monarchia divina all’orientale (“Farò costruire un ninfeo…”). Sulla base di una convinzione: “Insieme al denaro e alla lusinga del potere, il piacere sessuale era lo strumento più semplice per ottenere ciò che si voleva e Gaio aveva capito che saperne sfruttare i segreti e le tecniche più raffinate avrebbe potuto dargli modo di mettersi in vantaggio su molti.”
E sono cinquanta e forse più le sfumature dell’erotismo di Caligola: a partire dall’iniziazione in tenerissima età - aveva soltanto cinque anni! – quando il bambino partecipa agli incontri sessuali con due legionari, Flavio e Aurelio, ai quali procaccia giovani schiave da barattare con lezioni militari. Per poi attraversare quattro matrimoni, a caccia della donna che lo renderà finalmente padre. Passando attraverso tutte le declinazioni del sesso: attivo, passivo (“Alternando l’impeto dell’amore romano con la passività di quello greco”), ambiguo, esibizionista con la bella Ennia di fronte al marito Macrone, incestuoso, preferibilmente consumato con l’amata sorella Drusilla (“La sorella era la sola di cui gli importasse veramente qualcosa, oltre a se stesso”) e con il trans Micenio (“Ti presento Micenio, disse Agrippa indicando la schiava”).

Bruno Elpis

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