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Letteratura italiana

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Madame Bovary non ha niente di vero. È una storia totalmente inventata, non vi ho messo dentro niente, né dei miei sentimenti né della mia vita. Così scrive Flaubert in una lettera del 1857, prendendo le distanze dalla sua eroina. Ma in altra occasione afferma: "Madame Bovary sono io". Forse proprio da questa dicotomia prende lo spunto Dacia Maraini per indagare sul rapporto profondo e contraddittorio che lega uno scrittore al suo personaggio più noto. Emma Bovary, come dice l'autrice, è una di quelle persone "di casa" nella nostra città interiore, ci sembra di conoscerla da sempre. La sua storia è una delle più amate, soprattutto dalle donne, che in lei vedono l'esponente di una rivolta, sebbene confusa e sotterranea: Dacia Maraini, scrittrice e donna, ripercorre le vicende del romanzo per capire il suo fascino, ancora intatto dopo centocinquant'anni.



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Cercando Emma 2020-10-08 08:53:03 Emilio Berra TO
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Emilio Berra  TO Opinione inserita da Emilio Berra TO    08 Ottobre, 2020
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TUTTO SU MADAME BOVARY

Ho spesso pensato che il romanzo "Madame Bovary" fosse una riuscita rappresentazione di un grave caso clinico.
Dacia Maraini parte da un presupposto parecchio interessante : "Emma mi pare sia un ostaggio, ma non del marito, bensì del suo autore che la incalza con tenacia e accanimento". E aggiunge: "Mi sono resa conto di quanto sia malvoluta Emma Bovary, di quante miserie la carichi il suo autore, tanto da non poterle trovare neanche una qualità, una sola", benché ci siano lettrici che "amano identificarsi con i personaggi femminili (...) , succede a volte che si ingegnino a trovare, nelle eroine dei libri, qualità che in realtà esse non hanno" .

La Maraini ripercorre il romanzo con occhi attenti e consulta una grande mole di documentazione privata di Flaubert. E qui emerge la figura di un uomo che si guarda dentro e non si piace affatto : "E' penoso ma sono sempre stato così: desidero continuamente quello che non ho", scoprendo di essere pure attanagliato dalla noia.
Pare che Flaubert abbia proiettato su Emma quanto detestava di sé e anche ciò che non sopportava della sua amante 'storica', senza però dotarla di intelligente spirito critico e di cultura, che invece loro possedevano. Anzi, "sembra dirci Flaubert che Emma inseguiva, già da adolescente, il peggio della letteratura dell'epoca, (...) se ne intossicava" , per diventare poi una donna che "non distingue più fra sentimento sincero e sentimento (...) recitato, fra proiezioni febbrili (...) e persone vere" .

"Mentre il marito lavora, lei rumina la sua infelicità"; per lei "la vita coniugale si snoda nella prevedibilità" . Si abbona a riviste dai nomi eloquenti come "La silfide dei salotti", e durante i pasti arriva al punto di portarsi a tavola il libro o la rivista".
Un'impietosa disamina che forse aiuta a restituire Madame Bovary alla pietà dei lettori.

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"Madame Bovary"
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