Narrativa italiana Romanzi storici I Medici. Un uomo al potere
 

I Medici. Un uomo al potere I Medici. Un uomo al potere

I Medici. Un uomo al potere

Letteratura italiana

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Firenze, 1469. Lorenzo de' Medici sta vincendo il torneo in onore della sua sposa, Clarice Orsini, appena giunta a Firenze per le nozze con l'uomo che diventerà il Magnifico. Questo matrimonio non è un passo facile per Lorenzo: il suo cuore - ne è convinto - appartiene e sempre apparterrà a Lucrezia Donati, donna di straordinaria bellezza e fascino. Eppure asseconderà il volere della madre e rafforzerà l'alleanza con una potente famiglia romana. Chiamato a governare la città e ad accettare i costi e i compromessi della politica, diviso fra amore e potere, Lorenzo sottovaluta i formidabili avversari che stanno tramando contro di lui per strappargli la guida di Firenze. Girolamo Riario, nipote di papa Sisto IV, dopo aver sobillato Jacopo e Francesco dei Pazzi, storici nemici della famiglia de' Medici, e stretto alleanza con Francesco Salviati, arcivescovo di Pisa, concepisce una congiura il cui esito per Lorenzo sarà terribile: il fratello Giuliano verrà brutalmente ucciso davanti ai suoi occhi. E da quel momento si aprirà un periodo di violenza e vendetta da cui in pochi si salveranno...

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I Medici. Un uomo al potere 2019-05-13 06:59:26 La Lettrice Raffinata
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La Lettrice Raffinata Opinione inserita da La Lettrice Raffinata    13 Mag, 2019
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I veri pazzi sono fuori

“Un uomo al potere”, ossia il secondo libro nella tetralogia di companion novel scritta da Matteo Strukul ed iniziata con “Una famiglia al potere”, è stato un vero e proprio harakiri letterario; d'altro canto dopo un romanzo folgorante come "1984" nulla avrebbe potuto reggere il confronto.
La mia previsione negativa non è stata affatto smentita, infatti anche questo “grande romanzo storico” -come viene appellato in copertina- risulta essere sciapo e inconcludente. La trama si concentra sulla figura di Lorenzo, che diventa il Magnifico senza alcun motivo tra un capitolo e l’altro; la prima parte del volume racconta vari episodi dal suo amore non così segreto per Lucrezia Donati alle difficoltà nel governo della Signoria, mentre la seconda è dedicata soprattutto alla Congiura dei Pazzi, il tutto contornato dalle sottotrame di vari personaggi secondari del tutto dimenticabili. Quello dei personaggi di contorno è un problema che si ripresenta, perché si dimostrano sempre ritratti con banalità, ad esempio gli antagonisti sono facilmente individuabili per le solo perversioni sessuali.
Una cosa per me è certa: Strukul è ossessionato dai verbi affogare, annegare e allagare che immancabilmente farciscono le sue ardite metafore. Per il resto lo stile si mantiene altalenante, ci sono alcune descrizioni gradevoli ad esempio, ma anche monologhi retorici, dialoghi vuoti e ripetizioni continue di informazioni e concetti… non tutti i tuoi lettori soffrono di Alzheimer Matteo, te lo assicuro.
Desidero comunque trovare un paio di elementi positivi in questo romanzo. Ho riscontrato un maggiore impegno nella caratterizzazione dei personaggi, in special modo del protagonista; inoltre la scelta di adottare dei capitoli molto brevi rende davvero veloce la lettura e così il romanzo può essere adatto a chi vuole leggersi solo qualche pagina prima di dormire.

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I Medici. Un uomo al potere 2018-01-29 09:46:02 FrancoAntonio
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FrancoAntonio Opinione inserita da FrancoAntonio    29 Gennaio, 2018
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Lorenzo de’ Medici nei primi anni di signoria

Il decennio 1469-1479 vide eventi epocali per la vita di Firenze. Nel 1469 Piero de’ Medici, ormai vecchio e malato, cede la guida della città ai due figli Lorenzo e Giuliano, il secondo ancora adolescente. Di fatto, perciò, Lorenzo si troverà ad affrontare da solo terribili crisi politiche, come le ribellioni di Prato e Volterra. Soprattutto quest’ultima, con la terribile strage che perpetrarono i mercenari dopo la caduta della città, segnerà tragicamente il primo periodo della sua signoria. Ma il punto di svolta sarà determinato dalla congiura de’ Pazzi con l’assassinio di Giuliano e lo sconvolgente bagno di sangue che ne seguirà. Parallelamente anche la vita privata di Lorenzo è agitata; divisa com'è tra l’amore passionale per Lucrezia Donati ed i doveri coniugali verso Clarice Orsini, discendente della potente famiglia romana.
Questi sono gli argomenti che si è trovato a trattare l’A. Quindi c’era materiale in abbondanza per un corposo romanzo storico in cui le passioni politiche si alternassero a quelle personali dei protagonisti. Tra l’altro in questo periodo agirono alcuni dei più grandi artisti del Rinascimento, da Andrea del Verrocchio, a Botticelli al giovane Leonardo, che, proprio in quegli anni, comincerà a stupire il mondo per il suo genio e la sua abilità stilistica e di ricercatore.
Questo volume, secondo di una trilogia dedicata alla famiglia fiorentina, poteva essere perciò un romanzo di grande interesse, ricco di eventi e di pathos. Purtroppo è solo una diligente (fino ad un certo punto) ricostruzione dei fatti senza alcuna anima; il cui unico interesse consiste in un comodo ripasso storico di quegli anni.
Lo stile, che vorrebbe essere aulico e magniloquente, in realtà è solo gravido di un’enfasi manieristica e di stucchevoli luoghi comuni. La narrazione, suddivisa in capitoli brevi, risulta sgranata come in un rosario e priva di quella necessaria fluidità che consenta al lettore di appassionarsi alle vicende descritte. La stessa congiura de’ Pazzi che avrebbe dovuto essere il punto più alto della storia viene così pesantemente sminuzzata, per mostrare il punto di vista dei vari protagonisti, da perdere unità e consistenza. Quindi, nonostante la tensione narrativa di questi ultimi capitoli risollevi un poco il piattume generale del libro, ciò è insufficiente ad aumentare di molto la gradevolezza del racconto. Spesso, anzi, viene spontaneo saltare interi paragrafi per giungere alla fine del capitolo e tirare un sospiro di sollievo con una pausa.
I singoli personaggi sono sbozzati con l’accetta in modo approssimativo e manicheo, con i “cattivi” che incarnano la quintessenza del male e si mostrano ridicolmente rozzi e brutali in ogni loro atteggiamento ed i “buoni” sempre eleganti nei modi oltre che nei sentimenti. Ometto di infierire evitando di segnalare i passaggi nei quali il romanzo cade nell'umorismo involontario come quando Leonardo, aggirandosi per una Firenze impazzita per l’odio, si fa strada con la sua fida balestra da fianco, né più e né meno fosse un Gary Cooper in “Mezzogiorno di fuoco” armato della sua Colt.
In conclusione un romanzo che delude qualsiasi aspettativa che un lettore amante dei romanzi storici poteva farsi. E, visto il soggetto trattato, ciò è un vero peccato mortale.

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Consigliato a chi ha letto...
Neppure a chi a letto il volume precedente "I Medici. Una famiglia al potere". In definitiva è un libro serenamente evitabile.
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