Narrativa italiana Romanzi storici Il segreto della Madonna nera
 

Il segreto della Madonna nera Il segreto della Madonna nera

Il segreto della Madonna nera

Letteratura italiana

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Quale fosse l'aspetto fisico della Madre di Gesù, non ci è dato conoscerlo: certo era un tipo di ragazza più simile a una nord africana che a un'europea. La tradizione cristiana occidentale ne ha tramandato innumerevoli immagini, ma tutte ben caratterizzate da modelli iconografici precisi, chiaro o scuro che fosse il colorito della pelle: l'Annunciata; la Madre di Gesù; la Protettrice dei credenti e delle città; la Regina; l'Ausiliatrice; l'Addolorata, e così via. Di là dai vari atteggiamenti, titoli e simboli, vi è però un modello teologico ben definito: è sempre la donna giovane, vergine-madre del Salvatore, feconda per opera dello Spirito Santo, spesso raffigurata in una fisicità femminile di generosa nutrice quando porta in braccio o allatta il Bambino, il viso delicato è segnato da giovanile innocenza, il corpo avvolto da un abito bianco e da un ampio mantello in genere azzurro; lo sguardo o è rapito in Dio o si rivolge al Figlio oppure si spande maternamente sui fedeli ai suoi piedi. Accanto a queste immagini, altre ve ne sono di assai inquietanti e di tutt'altro stampo: le Madonne nere.

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Il segreto della Madonna nera 2018-12-31 10:04:02 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    31 Dicembre, 2018
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Una Madonna molto speciale

Maria Grazia Orlandini, dirigente scolastica in pensione, ottima studiosa di storia locale, arte e toponomastica, pubblica con la casa editrice Araba Fenice nel 2018 il suo primo romanzo storico, Al tempo della guerra del sale. Una zampa di capra ferrata. Ora torna in libreria con la sua seconda fatica letteraria: Il segreto della Madonna nera. Un libro caratterizzato da una precisa e solerte impronta storiografica, frutto di una ricerca approfondita che risalta con particolare evidenza per tutto il testo. Il tema delle “madonne nere”, delle loro leggende, dei culti precristiani e del passaggio al cristianesimo è particolarmente caro e sentito dall’autrice, che lo sviluppa con grande perizia di metodo. A seguire vi è la vicenda, frutto della fantasia della narratrice, che tiene in speciale conto sempre:
“la ricostruzione fedele dell’ambiente storico delle vallate del Monregalese nel periodo narrato così come appare dai documenti e degli studi di storici locali.”.
Il romanzo si apre con Angela, giovane laureata in “Conservazione e diagnostica del patrimonio culturale per la conservazione e il restauro dei beni storico-artistici, incaricata del restauro di
“una curiosissima statua di legno, la cui storia, a parere del parroco, si perde nei secoli.”
Ma da subito si accorge che qualcosa non le torna: un posto desolato, una strana paura mista ad inquietudine l’assalgono e poi….. quello strano individuo…. Pare si chiami Marco, architetto, che dicendo di sostituire il parroco, la mette in guardia dalle conseguenze nefaste che scaturiscono da un possibile trasferimento della statua. Perché?
“Questo simulacro, credetemi, ha dei poteri particolari e non si sa che reazione potrebbe avere se si portasse via come fosse una valigia.”
Inaudito sentire tali parole. Ma nel vedere questa statua….
“Il primo incontro colla statua (…) stupisce molto Angela. Nessuno le aveva detto che si trattasse di studiare …. Una Madonna nera, una statua particolare, tutta avvolta nel suo antico abito d’oro, che sembra guardarli con un sorriso ieratico e assente, proteso verso il mondo, indifferente alla discussione che si svolge ai suoi piedi. (…) Angela sposta lo sguardo sulla supposta portatrice di maledizioni; vede solo un antico pezzo di legno scolpito in una curiosa forma triangolare, con una grande spazio aperto nella parte posteriore, differente dalle molte statue della Madonna che ha studiato. Eppure, chissà perché, quella statua la incanta e la intimorisce.”
Così complice il fascino indiscusso dell’ambiente in cui si trovano, per cui:
“Sul paese e sulle valli sta scendendo scura la notte. Sugli alberi i pochi uccellini, non partiti per lidi più accoglienti, hanno zittito il loro canto mentre il verde della macchia degli alberi vira già all’azzurro; solo il cielo, sopra la cerchia delle Alpi, è ancora lievemente incendiato di un rosso cardinalizio che sfuma a mano a mano verso il blu più cupo.”,
inizia un viaggio ieratico sulle tracce di questa affascinante madonna nera, che sembra portare con sé, oltre a leggende crepuscolari, anche verità nascoste, lontane nel tempo e nello spazio. Inizia, quindi, la storia di questa scultura tra miracoli, tempi antichi, tra Vico, Montaldo, Roburento, per terminare a Genova. E tanto altro…
Il libro mette in luce , anche, quel confine labile tra sacro e profano che caratterizza gli anni tra il 1584, il 1619 e la fine del 1698, dove:
“Nei paesi di montagna la povertà del suolo, la situazione difficile nei villaggi e degli alpeggi, il rude ambiente roccioso di scoscesi pendii, imponeva agli abitanti una vita di stenti in cui la quotidianità era null’altro che l’aspra fatica di trarre dall’avaro ambiente un misero reddito. In quest’ambiente tutto richiamava allora a presenze magiche, che convivevano con i simboli del sacro. (…) Sacro e magico: a entrambi questi mondi soprannaturali, con uguale rispetto e fiducia, la gente si rivolgeva. “.
Un libro molto intrigante ed affascinante, scritto ed elaborato con grande precisione storica, che si confonde con la fantasia e la ricchezza del narrato. Il tema delle madonne nere, dunque, è centrale nell’opera. Madonne
“nere venerate nei santuari di mezza Europa, tra le immagini più sacre della Chiesa Cattolica.”
Conclude il bel libro un’appendice storico-critica di don Luciano Michelotti.
Un’ottima lettura, e un plauso rinnovato per la completezza e l’elaborazione della trama e del contenuto.

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Consigliato a chi ha letto Maria Grazia Orlandini, Ai tempi della guerra del sale.
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