Narrativa italiana Romanzi storici L'avventura di un povero crociato
 

L'avventura di un povero crociato L'avventura di un povero crociato

L'avventura di un povero crociato

Letteratura italiana

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Nell'ottobre 1096, Rimondino di Donuccio, un giovane dal fisico acerbo ma dotato di gran forza e di caratteristiche fuori dal comune (vista acutissima, olfatto sensibilissimo, udito sviluppato oltre misura) viene inspiegabilmente chiamato dal conte Guido suo signore a partecipare a un viaggio, a scopo militare, in una terra lontana. Inizia così il lungo viaggio verso Gerusalemme, in mezzo al fiore dei guerrieri ma anche a torme mai viste di armati e pellegrini, per salvare la Città Santa dagli infedeli che minacciano la cristianità. Ed è un incalzare di avventure, di mondi estranei che si incontrano, di realtà sconosciute che si aprono agli occhi di Rimondino, crociato suo malgrado.

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L'avventura di un povero crociato 2018-09-16 11:30:31 Renzo Montagnoli
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Renzo Montagnoli Opinione inserita da Renzo Montagnoli    16 Settembre, 2018
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Deus lo volt

L’autore si è premurato di stilare una Nota per il lettore che, anziché essere riportata inizio dell’opera, si trova inspiegabilmente alla fine della stessa, un’allocazione che impedisce a chi si accinge a iniziare la lettura di comprendere di cosa si parlerà. Per brevità ne riporto uno stralcio.”La chiave di questo libro sta in un documento. Non si tratta della solita invenzione letteraria, il manoscritto dell’anonimo cui si sono in tempi diversi riferiti Chrétien de Troyes, Alessandro Manzoni e Umberto Eco. No. Qui il documento è autentico, e conservato nell’Archivio di Stato di Firenze. Parla di un viaggio alla fine dell’XI secolo – la prima crociata? - compiuto verso la Terrasanta dal conte Guido, antenato di quella gran dinastia dei Guidi di Casentino che avrebbe offerto, due secoli dopo, generosa ospitalità a Dante. Conosciamo anche il nome di un accompagnatore del conte alla crociata: Rimondino di Donnuccio. Solo un nome, nient’altro”. Ora, un narratore che avesse per le mani una simile opportunità finirebbe inevitabilmente per dare spazio alla migliore e più ampia fantasia, dando vita a un romanzo epico, magari avvincente, anche se poco credibile, impregnato di tutti gli stereotipi propri delle guerre in nome della religione. Cardini, però, è innanzitutto uno storico che insegna all’Università di Firenze, abituato a cercare di avvicinarsi il più possibile alla verità, lasciando poco spazio all’inventiva e allora ha pensato di utilizzare lo spunto del manoscritto in una chiave del tutto diversa, volta a erudirci sulla storia in modo piacevole, e così anziché scrivere un saggio storico, oppure un romanzo storico, ha di fatto confezionato un riuscitissimo romanzo fedele alla storia. Le lotte nel papato, con la contemporanea presenza di due pontefici, le torme di pellegrini che anelano di recarsi a Gerusalemme, irretiti dalle predicazioni di Pietro l’Eremita (quello famoso per il suo motto Deus lo volt, cioè Dio lo vuole), i signori, con i loro armati, mossi, tranne pochi casi, più dal desidero di conquista che da un autentico spirito religioso, il lungo viaggio da Clermont Ferrand, attraverso l’Italia, l’imbarco a Bari e a Brindisi, dopo la sosta a Roma, l’incontro con l’imperatore bizantino Alessio I Comneno, il passaggio in Anatolia, le mille battaglie per andare avanti, i sotterfugi, i tradimenti,le violenze e il sangue profuso si snodano nelle numerose pagine del libro, dandoci una miriade di notizie, relative anche a come si viveva in una certa epoca e in determinati luoghi, insomma per farla breve L’avventura di un povero crociato è una miniera di informazioni che si assimilano facilmente avvinti dagli eventi che si susseguono.
La figura dell’accompagnatore del conte Guido, cioè Rimondino di Donnuccio, è una presenza non ingombrante, ma essenziale all’opera. E’ con abilità che l’autore ci tratteggia questo giovane suddito, circondandolo anche di un alone di mistero a tutto beneficio della narrazione. Con Rimondino il romanzo inizia e con lui finisce; è un personaggio a suo modo semplice e complesso, un testimone imparziale di un grande evento quale fu quella prima crociata. Sappiamo anche che era luparo, cioè di professione cacciatore di lupi, e illibato fino a Bari, ove, prima di imbarcarsi, ebbe una prima esperienza sessuale; di poche parole, osservava e registrava, imparava ascoltando e vedendo; invecchiò precocemente per gli stenti e i tormenti delle battaglie, un uomo alla fine consapevole di aver vissuto l’avventura più grande della sua vita, quella che di per se stessa sintetizza un’esistenza, tanto che dopo tutto apparirà diverso, grigio e senza stimoli. Le ultime pagine sono dedicate a lui e sono di sublime bellezza.
Da leggere? Certamente, perché si tratta di un’opera stupenda.

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