Narrativa italiana Romanzi storici La repubblica di un solo giorno
 

La repubblica di un solo giorno La repubblica di un solo giorno

La repubblica di un solo giorno

Letteratura italiana

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Roma, novembre 1848: Pio IX fugge a Gaeta, mentre in città il governo guidato dai triumviri Mazzini, Saffi e Armellini proclama la repubblica e l'assemblea costituente si mette al lavoro per redigere una carta costituzionale che trasformi finalmente in legge gli ideali che in quell'anno di fuoco animano chi lotta per l'Italia unita. Ma alle porte della città, decisi a riconsegnarla nelle mani del Papa Re, premono i francesi: e allora a sostenere la Repubblica Romana accorrono militanti da tutta la penisola. Nel giro di pochi mesi - tra il novembre del 1848 e il luglio del 1849 - la torpida sede papale si trasforma in un fervido laboratorio di nuove esperienze, un crocevia di progetti in cui la borghesia liberale s'incontra con il popolo, disilluso e persuaso che "tanto comanna sempre chi comanna".

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La repubblica di un solo giorno 2014-11-24 09:55:43 Renzo Montagnoli
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Renzo Montagnoli Opinione inserita da Renzo Montagnoli    24 Novembre, 2014
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E’ stata breve, ma ha lasciato il segno

L’esperienza della Repubblica Romana, un fatto determinante nel nostro Risorgimento, è indubbiamente un valido motivo per scriverne, anche se non è materia facile, inquadrato com’è non solo nella nostra lotta per l’indipendenza, ma anche e soprattutto per il tentativo di realizzare uno stato moderno, dotato di una costituzione liberale e democratica. All’epoca, siamo nel 1849, ma il tutto ebbe inizio un po’ prima, soprattutto nel 1848 con l’infruttuosa campagna di Carlo Alberto contro l’Austria, c’era un fermento che percorreva tutta l’Europa, un anelito di libertà che portò a vere e proprie sollevazioni popolari contro una restaurazione asfittica, disancorata dalla realtà in cui erano germogliati gli ideali portati dalla rivoluzione francese. A Roma si congiunsero i desideri di un’Italia unita con quelli di una nuova forma istituzionale, ma mentre per il primo già sussistevano i presupposti, per il secondo non era ancora tempo, anzi era eccessivamente prematuro e l’esperimento di questa repubblica, che durò pochissimo, si infranse non solo sotto le bombe dei francesi inviati da Napoleone III a occupare la città per restituirla al pontefice, ma soprattutto su profondi dissidi interni, su concetti vaghi, a quel tempo, difficili da tradurre in pratica, su errori sia sul piano politico che su quello militare. La questione è intricata e assai complessa ed è stata oggetto di numerosi e articolati studi.. Che Ugo Riccarelli, narratore di delicate trame intimistiche, decidesse di scriverne un romanzo storico era lungi da ogni ipotesi, ma fu investito di questo compito al fine che l’opera, in collaborazione con Marco Baliani, potesse essere rappresentata in teatro in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. È comunque d’obbligo precisare che non si tratta di una commedia, ma di un romanzo vero e proprio, in cui l’autore ha privilegiato quali protagonisti dei personaggi di pura fantasia, per quanto emblemi tipici, lasciando sullo sfondo i protagonisti esistiti veramente e di grande notorietà, come Garibaldi e Mazzini; ha inteso invece fornire una rappresentazione dello spirito che animava i cittadini della repubblica in quei giorni caotici, pieni di speranze e di illusioni. Troviamo così Ranieri e Aurelio, giovani venuti dal Nord, seguaci, rispettivamente, di Mazzini e di Garibaldi,e quindi sempre in aperto contrasto con le strategie rivoluzionarie da intraprendere; c’è la bella prostituta Maddalena, che dalle alcove di preti immorali e di nobili reazionari passa all’amore come autentica passione per Ranieri, matura e si riscatta, diventando un’infermiera che assiste i feriti accanto alla principessa Cristina di Belgioioso; c’è infine, il piccolo furfante trasteverino Lucio, che grazie all’incontro con chi predica libertà, democrazia e dignità per ogni essere umano, si redime, diventa un convinto patriota e che per quella repubblica giungerà ad immolarsi.
Finalmente verrà anche scritta la Costituzione, la madre di tutte le costituzioni ottocentesche, dai nobili, elevati principi, ma durerà un solo giorno, perché la repubblica cadrà sotto le cannonate francesi.
Se la lettura è piacevole, perché la narrazione, nonostante il caos che regna sovrano nel territorio cittadino, riesce a staccare in quadri i singoli fatti che vedono protagonisti i personaggi di cui sopra, la fedeltà storica, più che lasciare a desiderare, risente delle caratteristiche dell’autore, poco portato a dare vita a un’opera in cui le masse hanno la loro importanza, più teso a delineare gli ideali dei protagonisti, sovente accompagnando il tutto con una vena romantica che, se non nuoce, mi sembra comunque eccessiva.
Poi, in contrasto con la dinamicità degli eventi, è presente una certa staticità per quanto riguarda le situazioni dei protagonisti che pare poco realistica, ma d’altra parte Riccarelli non poteva tradire la sua vocazione di cercare quello che di buono si annida in ogni animo umano.
Scrittore più di sentimenti misurati che di impeti, più di passioni del cuore che di ideali, ha fatto del suo meglio, confezionando un romanzo dignitoso, che se non può certamente rientrare fra i suoi migliori, è comunque meritevole di essere letto.

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