La sposa gentile La sposa gentile

La sposa gentile

Letteratura italiana

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Mentre fra mille luminarie si festeggia l’arrivo del ’900, Amos, giovane banchiere ebreo di una cittadina piemontese, fa a sé stesso una promessa per il nuovo secolo: diventare qualcuno e mettere su una solida famiglia patriarcale. Il destino però lo costringerà a giocare con altre carte. L’irrefrenabile passione per Teresa, una contadina cristiana del luogo, lo metterà di fronte all’ostracismo della comunità ebraica. Ma Teresa non vuole che il suo uomo debba soffrire per causa sua. Nell’amore fideistico e assoluto che prova per lui ingloba anche la sua religione: vuole a tutti i costi diventare ebrea. La storia di questa donna originale e commovente si snoda fino al terribile 1938 delle leggi razziali fasciste, attraverso la ricostruzione avvincente delle vicende familiari, dei cambiamenti politici e di costume dell’Italia.


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La sposa gentile 2016-08-12 04:46:54 Natalizia Dagostino
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Natalizia Dagostino Opinione inserita da Natalizia Dagostino    12 Agosto, 2016
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Rinunce d'amore

L’anarchico Gaetano Bresci il 29 luglio 1900 uccide, a Monza, il re d’Italia Umberto I.
Agli inizi del secolo, la storia della famiglia che Lia Levi racconta, inizia con un matrimonio combinato, di rituali e di automatismi, di società primordiali e rassicuranti.

Amos Segre è proprietario di un piccolo e solido istituto bancario che amministra, fra l’altro, patrimoni altrui. Possiede un rifugio per gli oggetti scelti e acquistati, un rifugio per le cose belle, da innamorarsene, da sopravvivere: i mobili, i quadri, il pianoforte.

“Forse la felicità ha bisogno di pause per poter guardare se stessa, ma la frenesia galoppa per conto proprio senza mai una sosta”p.45

Amos è sottratto all’amore sognante ma organizzato e scontato di Margherita dalla passione urgente e affamata verso Teresa, figlia del fattore Giovanni Scaletta. La contadina diciottenne educata in un collegio di suore è la sposa gentile, la cattolica che rinnega la famiglia, il credo religioso, la sua stessa natura vivace e sensuale per dedicarsi alla cura, all’ossequioso badare, alla seduzione e all’adattamento. Per amore.

La sposa di Amos, il patriarca, diviene la domina e rappresenta il luogo per riunire tutta la famiglia nelle festività ebraiche. Teresa è madre, è un’arca di Noè, è rifugio e sostegno, è Eshet Hail, donna di virtù, come Ruth, la mohabita, che si fa ebrea per onorare il marito e si prende cura della suocera Noemi. Per amore.

La Belle Epoque, l’età giolittiana, il cinquantenario per l’Unità d’Italia, il voto alle donne, il fascismo e le sue guerre, le leggi razziali: in tempi lunghi di profonde trasformazioni, Teresa compie, quieta, la sua opera silenziosa di rivoluzione simbolica, rimanendo vigile, intelligente, cauta e dignitosa.

Quando Amos muore, dopo un tempo che sembra eterno, Teresa, con autorità, rispolvera e sistema sul comò una scultura lignea di Brustolon raffigurante una testa di Madonna col bambino, ritrovando, in un sol gesto, equilibri nuovi con gli spazi, con i figli, con il tempo.

Mai chiusa di romanzo così dirompente, significativa ed efficace. A misurare il recinto, a stabilire il limite, a ritrovare la geografia di sé.
Per amore, infine.

“Guardare avanti è difficile, il passato e il presente arrivano sempre di corsa a riacchiapparti per le spalle…”p.12

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