Narrativa italiana Romanzi storici Primavera di bellezza
 

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Letteratura italiana

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L'avvento dell'8 settembre 1943 come data ed episodio fondamentale per molte generazioni di italiani; il momento della scelta di vita da parte di un giovane, necessariamente portato alla ribellione: nella vicenda di Johnny, lo stesso protagonista dell'altro romanzo, Il partigiano Johnny, c'è tutta la realtà fascista in sfacelo; la sua "formazione" lo conduce non a una maturità felice ma al nulla di un mondo privo di senso.



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Primavera di bellezza 2016-12-16 08:00:12 enricocaramuscio
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enricocaramuscio Opinione inserita da enricocaramuscio    16 Dicembre, 2016
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Una nazione allo sbando

Attraverso gli occhi del ventenne Johnny, studente universitario e giovane recluta del corso per ufficiali del Regio Esercito, Fenoglio racconta il disfacimento di un’intera nazione impantanata in una guerra insensata e alle prese con un regime fascista arrivato ormai al capolinea. In questo momento delicato, il nostro protagonista è alle prese con il duro addestramento e con la pesante quotidianità della vita militare, in cui la difficile coabitazione tra gente proveniente da ogni parte dello Stivale e di ogni estrazione sociale dimostra quanto ancora sia lontana la vera unità all’interno del Paese. Ma le divisioni non mancano neanche a livello politico, la fiducia nel Duce e in ciò che rappresenta è al minimo storico e, a parte qualche “fascistello” che ancora ci crede, “la stragrande maggioranza era afascista, i pochi restanti antifascisti, distribuiti tra settentrionali e meridionali; con questa sostanziale differenza: che per gli anti del Sud i fascisti erano buffoni, per gli anti del Nord criminali.” Per le reclute, ancora lontane del poter essere impiegate al fronte, la vita scorre noiosa fino al fatidico 8 settembre 1943: l’armistizio segna un punto di non ritorno, negli ambienti militari la disorganizzazione e l’incertezza regnano sovrani, la rassegnazione è il sentimento più diffuso e porta ad una inqualificabile arrendevolezza nei confronti degli ex alleati tedeschi. In una nazione divisa, la scelta è restare in un esercito allo sbando o disertare ed unirsi ai ribelli partigiani. Johnny, disgustato e ormai senza fiducia né speranza, vorrebbe soltanto tornarsene a casa ma, ad un passo dalla meta, il suo orgoglio, il suo amore per la Patria, la sua rabbia, lo porteranno ad imbracciare di nuovo le armi. Fenoglio, in poche pagine, riesce ad unire il rilevante valore storico e politico di un’opera che rappresenta una testimonianza importante di uno dei periodi più difficili del nostro paese alla qualità letteraria, regalandoci una lettura al tempo stesso interessante e piacevole. L’autore usa uno stile per lo più sobrio ma si diverte a sfoggiare neologismi e frasi dissacranti nei confronti della retorica e della fraseologia fascista e ad affiancare alla lingua italiana brevi interludi in inglese. Se il sarcasmo gioca un ruolo fondamentale in quest’opera, a risaltare sono le amare e provocatorie riflessioni sulla superficialità, sull’indolenza, sulla negligenza di un popolo che vuole difendere i propri confini con cannoni finti, che si arrende nonostante la netta superiorità numerica, che quando le cose si mettono male si fa annientare dal panico, dalla confusione, dalla paura. “Attraversarono la borgatella, muta e sprangata, solo una gelosia si scostò mostrando una esangue corolla di visi di ragazze, che fissarono tragicamente i soldati, i disgraziati uomini della generazione dalla quale avrebbero estratto i loro sposi e amanti”.

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Primavera di bellezza 2012-09-25 09:08:23 antonelladimartino
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antonelladimartino Opinione inserita da antonelladimartino    25 Settembre, 2012
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Vivessimo in un paese serio

Per i titoli delle mie recensioni in genere estraggo qualche frase, breve ma significativa, dal testo da recensire. Il trucco, in genere, funziona. Per questo singolare e inquietante romanzo di Fenoglio ho dovuto combattere con l’imbarazzo della scelta: il testo contiene un ottimo assortimento di espressioni che non soltanto calzano alla perfezione l’opera, ma offrono anche una testimonianza incisiva su quanto poco sia cambiato nel nostro paese dal 1959 (la data di pubblicazione).

“Vivessimo in un paese serio” è un’espressione che ho sentito ripetere molte volte, da persone di inclinazioni politiche diverse. E non è l’unica. Molte sono le espressioni che testimoniano gli stessi rancori, le stesse discriminazioni, lo stesso odio di allora.
“Voi figlietti di papà...” “Terroni...” “Polentoni...” “Bagascioni di romani.” “Ma siamo tutti cattolici, evidentemente.” “Le donne sono uguali dappertutto.”

La storia narrata da Fenoglio è tutta nostra. La leggiamo attraverso gli occhi del protagonista, un giovane piemontese, allievo ufficiale alla fine dell’estate del 1943. Johnny ci conduce da una quotidianità di naja inconcludente e tragicomica fino allo sfascio dell’esercito italiano, provocato dall’armistizio (in realtà una resa quasi senza condizioni, realizzata e proclamata troppo in fretta) dell’8 settembre. Gli ufficiali, seguendo l’esempio delle alte sfere dello Stato, prima impartiscono una serie di ordini contraddittori, poi fuggono, abbandonando l’intero esercito italiano allo sbando. Un disastro. Uno dei tanti esempi di “eroismo” che conosciamo bene.

“Mica buffoni, criminali sono.”
Che fare di fronte al pessimo esempio che proviene dall’alto? Anche questa domanda sembra molto attuale. Allora i tedeschi erano davvero “quattro gatti”, ma l’esercito italiano era disorganizzato e privo di mezzi. C’è chi tenta di resistere all’attacco dei tedeschi, anche in assenza di ordini superiori. Si sa che è una battaglia persa in partenza. Johnny è uno dei pochi che non ritiene inutile resistere.

“Primavera di bellezza”, scrive l’autore, è una traduzione dall’inglese. Provocazione? Comunque, le incertezze non tolgono nulla all’efficacia della narrazione, che tra sorprese, anticipazioni e colpi di scena incalza, trascina e cattura il lettore senza possibilità di fuga. Il romanzo è corale: i personaggi sono caratterizzati da pennellate a volte rapidissime, ma sempre incisive. Lo stile è insolito, a volte difficile, mai banale: a mio parere la presenza di neologismi e di inserti in lingua inglese contribuisce a descrivere la confusione, la rabbia, la disperazione di quei giorni. È il nostro passato che ritorna, crudele nella sua attualità.

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