Narrativa italiana Romanzi storici Sono stato un numero
 

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Questo libro racconta la vita di Alberto Sed dalla nascita ai giorni nostri. Rimasto orfano di padre da bambino, Alberto è stato per anni in collegio. Le leggi razziali del 1938 gli hanno impedito di proseguire gli studi. Il 16 ottobre 1943 è sfuggito alla retata effettuata nel ghetto di Roma. È stato catturato in seguito, insieme alla madre e alle sorelle Angelica, Fatina ed Emma. Dopo il transito da Fossoli, la famiglia è giunta ad Auschwitz su un carro bestiame. Emma e la madre, giudicate inabili al lavoro nella selezione condotta all'arrivo, sono finite subito nella camera a gas. Angelica, un mese prima della fine della guerra, è stata sbranata dai cani per il divertimento delle SS. Solo Fatina è tornata, segnata da ferite profonde: ha assistito alla fine terribile di Angelica ed è stata sottoposta agli esperimenti del dottor Mengele. Alberto è sopravvissuto.

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Sono stato un numero 2011-02-17 14:25:01 katia 73
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katia 73 Opinione inserita da katia 73    17 Febbraio, 2011
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Sono stato un numero

Ho letto molte testimonianze di sopravvissuti all’olocausto a ad Auschwitz e continuerò a farlo perché ognuna di loro è unica, come unica è per ma la storia di Alberto Sed.
Dopo un ‘infanzia non facilissima dato la premutura morte del padre Alberto , sua madre e le sue tre sorelle vengono catturati, portati prima a Fossoli e poi trasferiti ad Auschwitz, qua la madre e la sorella più piccola finiscono subito nelle camere a gas, troppo gracili per lavorare, quello non è un posto per gli inabili al lavoro, ma questo Alberto lo scoprirà solo dopo la sua liberazione. Le altre due sorelle Angelica e Fatima invece vengono giudicate abili al lavoro e trasferite nel settore femminile lui riuscirà a vedere Fatima per un fugace momento solo dopo molti mesi, senza avere nemmeno la certezza che si trattasse veramente di lei.
Ad Alberto vengono affidate diverse mansioni nel lager, sicuramente la più agghiacciante per lui è lavorare nelle camere a gas, cercare di non far trasparire il proprio terrore e la propria pietà negli occhi della gente che accompagna agli spogliatoi e che cerca di rassicurare.
Due mesi prima della liberazione le SS, in una giornata particolarmente noiosa forse, fanno sbranare dai cani lupo Angelica sotto gli occhi impotenti di Fatima, questo segnerà per sempre la sua vita, Alberto infatti scrive che Fatima è tornata a casa solo con il corpo, la sua mente non ha mai fatto ritorno, la sua vita si è spenta in quel pomeriggio assolato e noioso in un cortile di Auschwitz, un posto terribile dove le SS aspettavano i treni carichi di gente e lanciavano i neonati in aria per colpirli al volo con il fucile.
“il mondo ha il colore degli occhi che lo guardano “ scrive Albero, e lui ha saputo, dopo aver vissuto queste atrocità, guardarlo ancora con speranza, con il ricordo di tutto ciò, ma con lo sguardo proiettato verso il futuro si è costruito una famiglia e un lavoro nuovo, e ha testimoniato nelle scuole, cercando di insegnare ai giovani studenti che il futuro non si costruisce cancellando il passato, ma guardando agli errori che contiene per non commetterli più.
Un libro che non posso far altro che consigliare per continuare a riflettere ed indignarsi un po’

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