Narrativa straniera Letteratura rosa Due biglietti per la felicità
 

Due biglietti per la felicità Due biglietti per la felicità

Due biglietti per la felicità

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In una domenica invernale, mentre una tempesta di neve avvolge Villerude-sur-Mer, una piccola stazione balneare sulla costa atlantica della Francia, un uomo e una donna varcano la soglia del cinema Le Paradis. La domenica è giorno di cineforum. Ma Antoine è distratto. Qualcuno in sala ha catturato la sua attenzione: una donna minuta, dal profilo delicato e i lunghi capelli rossi, una figura che sembra riemergere direttamente dalla sua infanzia. Capace di far funzionare qualsiasi congegno tranne la propria vita, Antoine è un abile meccanico tuttofare, un timido che sogna di diventare un eroe. La donna, invece, è Rose, violoncellista di talento in fuga dalla notorietà. Mentre il cinema Le Paradis rischia la demolizione e il paese spera in un piccolo miracolo, Antoine e Rose saranno i protagonisti di una grande avventura.

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Due biglietti per la felicità 2015-12-20 06:57:09 Natalizia Dagostino
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Natalizia Dagostino Opinione inserita da Natalizia Dagostino    20 Dicembre, 2015
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Il cinema di Camille

Scelgo questo romanzo per distrarmi, ma anche la distrazione è riflessiva. Apprezzo la narrativa trasparente di leggerezza sana, dove cuore e amore fanno sempre rima. E, dunque, ci sono anch’io nella casa vacanze a Villerude in avenue des Pins 57.

Incontro Rose Millet, 33 anni, alla ricerca della gioia. Il successo come violoncellista, il fidanzato tenero e scontato, i contratti doverosi nei teatri di tutto il mondo, per la protagonista, rappresentano solo una copertura affascinante del suo vuoto interiore.

Incontro Antoine, proiezionista di pellicole cinematografiche e tuttofare, amante infelice, uomo indeciso, con la passione per la costruzione di giocattoli con pezzi riciclati. Antoine sente e ascolta spesso lo spettro di Camille, il defunto proprietario che continua ad aggirarsi nel cinema.

Il fantasma di Camille, più che un disturbo di percezione, in fondo, non è altro che Titi, la parte libera e vivace di Antoine. Ed è in questo luogo interiore che Rose e Titi, amici d’infanzia, dopo tanti anni, possono rincontrarsi.

I due si riconoscono, ricordano, riannodano fili e segreti e si innamorano ognuno/a di sé, dell’altra/o, della storia d’amore possibile, adoperandosi con tutte le forze nell’attività di salvare il prezioso violoncello di Rose e il vecchio cinema di paese.

Una nota stonata è, a pagina 14, il riferimento al film di Tornatore: che bisogno c’è di assicurare chi legge che la storia raccontata non c’entra con Cinema Paradiso? Aleggia l’idea vaga, di poter comprare libertà vendendo competenze e pezzi di vita e la convinzione che e che , e la certezza, ancora più rovinosa, che .

Ma nelle favole l’attesa vale, perché l’amore di sempre torna. Aspetta il momento giusto, ma torna. Un libro per continuare a raccontare storie, per non morire di fatica, per credere che il romanticismo è questo, meno faticoso dell’altro, quello filosofico e letterario.

Un romanzo musicale e carino (aggettivo che permetto a me di usare solo perché ricattata dai ricordi). Un pensiero dedicato a chi quel violoncello, nella soffitta di Avenue Louise, lo ha suonato per me: preludio della Suite n.1 di Johann Sebastian Bach.

“… Jhon! Mi dici sempre che ho le spalle troppo rigide, e sai perché? Perché ho paura di non riuscire a essere come ho promesso e ogni mattina mi sveglio con questo pensiero…” p.32

“Penso che l’ispirazione sia riuscire a identificarsi con ciò che si fa. Nell’antichità, i Romani credevano che dentro ognuno di noi ci fosse uno spirito divino, una specie di guida che ci suggerisce cosa fare. In fondo l’ispirazione è quel momento magico in cui siamo in armonia con noi stessi e con il nostro spirito divino”p.132/3

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