Una primavera tardiva Una primavera tardiva

Una primavera tardiva

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Un memoir, i ricordi dell’autore: la sua famiglia, la famiglia d’origine della madre, i due villaggi che l’hanno visto bambino. La cosa che più affascina chi ha letto i romanzi di I.J. Singer è ritrovare l’atmosfera dei tanti, ricorrenti shtetl che fanno da sfondo alle sue storie. E i personaggi veri che popolano Leoncin e Bilgoraj sono, se possibile, ancora più vivi, vivaci, originali di quelli dei romanzi, come se l’autore, mentre scrive, stesse rivivendo quei giorni lontani, e li raccontasse con lo stesso sguardo critico, ironico, ma affettuoso e tollerante che gli appartiene sempre. Un padre, sognatore ingenuo affascinato dal chassidismo con la sua vena mistica, le sue danze e i suoi canti. Ma incapace di mantenere la famiglia a un livello accettabile per la moglie e il suocero, rabbino capo di Bilgoraj, uomo colto, autorevole e benestante. Singer ricorda con orrore i giorni interminabili passati a scuola dai tre anni in poi, ostaggio di insegnanti incompetenti, per non dire squilibrati, di compagni crudeli con i più deboli; e con gioia il poco tempo libero trascorso nei campi con i ragazzi di famiglie semplici e poco religiose. A Bilgoraj la nonna, regina di una cucina affollata e generosa, accoglie la figlia e i nipoti con abbracci calorosi e prelibatezze, in una casa opulenta, in continuo fermento, piena di vita. In quell’atmosfera, Bathsheba, la madre dell’autore, sembra rinascere, illuminarsi, passa ore a dialogare da donna curiosa e intelligente qual’è, con il padre, impegnato a esercitare il suo magistero di rabbino, tra coppie che implorano il divorzio e macellai in preda ai dubbi sulle norme alimentari della religione ebraica. Una storia vera, calata nell’ambiente ristretto di due villaggi d’antan, che in realtà rivela un intero universo.



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Una primavera tardiva 2017-09-26 09:24:04 Enzo
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Opinione inserita da Enzo    26 Settembre, 2017

Isarel Singer

Dopo aver letto tutto deI fratello Isaac, Israel Singer è stata una sorpresa. Forte, delicato, profondo, non è assolutamente inferiore al fratello e, se fosse rimasto in vita, si sarebbero giocati il Nobel alla pari. Descrive in modo acuto il mondo ebraico di un tempo. Può piacere o no. Annoiare, non direi. Anch'io ho lasciato il libro per qualche giorno, ma poi sono tornato a leggere, come per necessità. Credo che, per argomenti del genere, la forma racconto sia forse la più indovinata. Il romanzo risulta molto più difficile e complicato. Consiglio a tutti di leggerlo senza pregiudizi e con piacere. Nel frattempo, ho acquistato i libri di Esther Singer, la sorella.

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